Censis: ecco l’Italia di oggi

Censis: ecco l’Italia di oggi, malinconica e con la paura della guerra

Dall’ultimo rapporto sulla situazione sociale emerge un Paese che non cresce e vive “in uno stato di latenza”. L’inflazione aumenta le disuguaglianze e costringe i cittadini a mettere mano ai risparmi. E il 61,1% degli italiani teme che scoppi un conflitto mondiale

AGI – Un’Italia malinconica, agitata dalla paura della guerra e dall’inflazione, che costringe a erodere i risparmi e pagare le bollette in ritardo. Questo il ritratto che emerge dal cinquantaseiesimo rapporto Censis sulla situazione sociale di un Paese che, si legge nel testo, “vive in uno stato di latenza”.

“Il nostro Paese, nonostante lo stratificarsi di crisi e difficoltà, non regredisce grazie allo sforzo individuale, ma non matura”, sottolinea l’istituto, osservando che “l’Italia non cresce abbastanza o non cresce affatto” e “la macchina amministrativa pubblica è andata fuori giri e così non sarà in grado di trainare la ripresa”. 

Un italiano su quattro a rischio povertà o esclusione

Nel 2021 gli individui soggetti al rischio di povertà o di esclusione sociale sono pari al 25,4% della popolazione, ovvero oltre uno su quattro. Gli individui a rischio di povertà o esclusione sociale sono per il 41,2% residenti nel Mezzogiorno (a fronte del 21% nel Centro, del 17,1% nel Nord-Ovest e del 14,2% nel Nord-Est), per il 33,9% sono appartenenti a famiglie in cui il reddito principale è quello pensionistico (a fronte del 18,4% e del 22,4% appartenenti a famiglie con reddito principale da lavoro dipendente o da lavoro autonomo) e per il 64,3% sono membri di famiglie che percepiscono ‘altri redditi’, dei quali 56,6% si qualifica anche come individuo a bassa intensità lavorativa.

Infine viene nuovamente superata la soglia del 40% nel caso di individui appartenenti a famiglie dove almeno un componente non è italiano (42,2%) o dove vivono tre o più minori (41,6%).

Nel 2021 le famiglie che vivono in condizione di povertà assoluta sono più di 1,9 milioni, il 7,5% del totale: un milione in più rispetto al 2019. 

L’inflazione aumenta le disuguaglianze

Gli italiani temono la corsa dell’inflazione: oltre il 64% sta già mettendo mano ai risparmi per far fronte all’impatto dei rincari dei prezzi. 

La quasi totalità degli italiani, il 92,7%, è convinta che l’accelerata dell’inflazione durerà a lungo e che bisogna pensare subito a come difendersi. Il 76,4% pensa che non potrà contare su aumenti significativi delle entrate familiari nel prossimo anno, il 69,3% teme che nei prossimi mesi il proprio tenore di vita si abbasserà (e la percentuale sale al 79,3% tra le persone che già detengono redditi bassi) e ben il 64,4% sta ricorrendo ai risparmi per fronteggiare l’inflazione.

L’indice armonizzato dei prezzi al consumo, ricorda il Censis, è aumentato nel primo semestre del 2022 del 6,7% rispetto al primo semestre del 2021. Nello stesso periodo, le retribuzioni contrattuali del lavoro dipendente a tempo pieno sono aumentate solo dello 0,7%. Ma l’inflazione non solo colpisce i redditi fissi o comunque tendenzialmente stabili nel medio periodo, aumenta anche la forbice della disuguaglianza tra le diverse componenti sociali: le famiglie meno abbienti si confrontano con un incremento medio dei prezzi pari al 9,8%, mentre per le famiglie più agiate l’aumento è del 6,1%, quasi 4 punti percentuali in meno.

Questo divario discende dalla diversa dinamica dei prezzi dei beni (alimentari e per la casa su tutti) che pesano in particolare sul carrello della spesa delle famiglie meno abbienti. Nell’ultimo periodo, tra il 2012 e il 2021, l’andamento dei prezzi riflette le conseguenze di una fase tendenzialmente deflattiva per l’Italia (in media 0,7% annuo), caratterizzata soprattutto da una moderazione salariale che ha di fatto rimosso qualsiasi rischio di innesco della spirale prezzi-salari. Ma, secondo il Censis, gli attuali livelli di inflazione – con punte di rialzo dei prezzi dei beni alimentari intorno all’11%, senza contare gli incrementi del 50% dei beni energetici – potrebbero incidere profondamente sul potere d’acquisto delle famiglie.

Il timore di una guerra mondiale

Il 61,1% degli italiani teme che possa scoppiare un conflitto mondiale e il 57,7% che l’Italia possa entrare in guerra, si legge nel rapporto, secondo il quale il 66,5% degli italiani, 10 punti percentuali in più rispetto al 2019 pre-Covid, si sente insicuro.

I principali rischi globali percepiti sono: per il 46,2% la guerra, per il 45,0% la crisi economica, per il 37,7% virus letali e nuove minacce biologiche alla salute, per il 26,6% l’instabilità dei mercati internazionali, dalla scarsità delle materie prime al boom dei prezzi dell’energia, per il 24,5% gli eventi atmosferici catastrofici, come temperature torride e precipitazioni intense, per il 9,4% gli attacchi informatici su vasta scala. 

“Finita l’era delle sicurezze, prevale il nichilismo”

“La malinconia definisce il carattere degli italiani, il nichilismo. E’ la fine dell’era dell’abbondanza e delle sicurezze”, ha detto Massimiliano Valerii, direttore generale del Censis, nel corso della presentazione del rapporto. Una malinconia, ha spiegato, che “corrisponde alla coscienza della fine del dominio dell’Io sugli eventi del mondo, l’Io che è costretto a confrontarsi con i propri limiti quando è costretto a relazionarsi con il mondo”. Situazione che deriva da questi ultimi 3 anni “straordinari” che hanno visto eventi eccezionali che vanno dalla pandemia alla siccità fino al caro bollette e alla guerra, “i grandi eventi della storia che si è rimessa in moto e con cui dobbiamo relazionarci”.

“Se quella del 2020 non sembra un’Italia sull’orlo di una crisi di nervi – ha concluso – oggi invece si paga un prezzo dell’irruzione della storia nelle nostre piccole storie e quei meccanismi proiettivi hanno perso presa sulla società e forza di orientamento nei comportamenti collettivi”.

Covid, “legittimo obbligo vaccinale per docenti e Ata e nessun assegno alimentare per i sospesi”. Pronuncia della Corte Costituzionale

da OrizzonteScuola

Di redazione

La Corte Costituzionale “salva” l’obbligo del vaccino anti Covid introdotto dal governo Draghi nel 2021 per alcune categorie professionali e gli over 50. La Corte ha ritenuto inammissibili e non fondate le questioni poste da cinque uffici giudiziari.

“La Corte ha ritenuto inammissibile, per ragioni processuali, la questione relativa alla impossibilità, per gli esercenti le professioni sanitarie che non abbiamo adempiuto all’obbligo vaccinale, di svolgere l’attività lavorativa, quando non implichi contatti interpersonali. Sono state ritenute invece non irragionevoli, né sproporzionate, le scelte del legislatore adottate in periodo pandemico sull’obbligo vaccinale del personale sanitario”.  

“Ugualmente non fondate, infine, sono state ritenute le questioni proposte con riferimento alla previsione che esclude, in caso di inadempimento dell’obbligo vaccinale e per il tempo della sospensione, la corresponsione di un assegno a carico del datore di lavoro per chi sia stato sospeso; e ciò, sia per il personale sanitario, sia per il personale scolastico”, è quanto rende noto l’Ufficio comunicazione della Corte costituzionale, in attesa del deposito delle sentenze.


Iscrizioni a.s. 2023/24, domande dal 9 al 30 gennaio 2023

da La Tecnica della Scuola

Di Lara La Gatta

Come avevamo anticipato, le iscrizioni all’a.s. 2023/24 dovranno essere presentate dalle ore 8:00 del giorno 9 gennaio
2023 alle ore 20:00 del 30 gennaio 2023
.

La conferma è arrivata con la nota del 30 novembre, che disciplina appunto le iscrizioni alle scuole dell’infanzia e alle scuole di ogni ordine e grado per l’anno scolastico 2023/2024.

Le iscrizioni sono effettuate on line per tutte le classi iniziali della scuola primaria, secondaria di primo grado e secondaria di secondo grado statale. La modalità telematica riguarda anche le iscrizioni ai percorsi di istruzione e formazione professionale erogati in regime di sussidiarietà dagli istituti professionali, nonché dai centri di formazione professionale accreditati dalle Regioni che, su base volontaria, aderiscono al procedimento di iscrizione on line.
Invece, le iscrizioni alle classi iniziali dei corsi di studio delle istituzioni scolastiche paritarie si effettuano on line esclusivamente per le scuole paritarie che decidono facoltativamente di aderire alla modalità telematica.

La funzione per l’abilitazione al sistema www.istruzione.it/iscrizionionline/ da parte delle famiglie sarà disponibile a partire dalle ore 9:00 del 19 dicembre 2022. Si accede utilizzando le credenziali SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale), CIE (Carta di identità elettronica) o eIDAS (electronic IDentification Authentication and Signature).

Sono invece escluse dalla modalità telematica le iscrizioni relative:

  • alle sezioni della scuola dell’infanzia;
  • alle scuole della Valle d’Aosta e delle Province autonome di Trento e Bolzano;
  • alle classi terze dei licei artistici e degli istituti tecnici;
  • alla terza classe dei percorsi dell’istruzione tecnica – indirizzo Trasporti e Logistica, percorso sperimentale Conduzione del mezzo navale / Conduzione di apparati e impianti elettronici di bordo (CAIM/CAIE);
  • al percorso di specializzazione per “Enotecnico” degli istituti tecnici del settore tecnologico a indirizzo “Agraria, agroalimentare e agroindustria”, articolazione “Viticoltura ed enologia”;
  • ai percorsi di istruzione per gli adulti, ivi compresi quelli attivati presso gli istituti di prevenzione e pena;
  • agli alunni/studenti in fase di preadozione, per i quali l’iscrizione è effettuata dalla famiglia affidataria direttamente presso l’istituzione scolastica prescelta.

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Sciopero generale nazionale dei sindacati di base: aumento stipendi, assunzione precari scuola e altri punti. Venerdì 2 dicembre

da La Tecnica della Scuola

Di Redazione

Il mese di dicembre inizia con uno sciopero generale. Infatti, venerdì 2 dicembre, la Confederazione COBAS con Unicobas, Cobas Sardegna, Cub, Usb e altre sigle sindacali di base hanno proclamato lo sciopero generale intercategoriale nazionale.

Tra i punti dello sciopero, si legge dal manifesto dei Cobas:

  • rinnovo dei contratti con significativi aumenti dei salari e adeguamento automatico al costo della vita;
  • introduzione del salario minimo di 12 euro/ora;
  • cancellazione degli aumenti delle tariffe dei servizi ed energia, un calmiere dei prezzi dei beni primari e dei combustibili;
  • riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario;
  • impedire l’Autonomia Differenziata che disgrega il paese, e in particolare scuola e sanità; dire NO al sistema di appalti/subappalti rafforzati dal DDL Concorrenza;
  • respingere l’attacco reazionario del governo Meloni ai diritti civili e democratici, la criminalizzazione dei migranti e l’ulteriore inasprimento della repressione del conflitto sociale e sindacale, con l’introduzione del reato di occupazione abusiva e raduni illegali;
  • investimenti economici rilevanti per la scuola e sanità pubbliche, per i trasporti, per il salario garantito a disoccupati e sottoccupati;
  • cancellare l’alternanza scuola-lavoro e gli stage gestiti dai centri di formazione professionale;
  • una nuova politica energetica che utilizzi pienamente le fonti rinnovabili;
  • dire NO alla guerra e all’economia di guerra, all’aumento delle spese militari e all’invio di armi in Ucraina; l’aumento delle risorse a favore dell’autodeterminazione, la tutela della salute delle donne, combattendo discriminazioni, oppressione nel lavoro, nella famiglia e nella società;
  • la difesa del diritto di sciopero e il riconoscimento a tutte le OO.SS. di base dei diritti minimi e dell’agibilità sindacale in tutti i luoghi di lavoro.

A questi punti si aggiungono quelli specifici del mondo scuola di Unicobas:

  • sopprimere Invalsi;
  • ripristino nelle Superiori di Primo e Secondo grado delle ore tagliate di Lettere, Storia, Geografia, Scienze o relative al bilinguismo, nonché dei laboratori e delle ore tagliate dalla Gelmini negli Istituti Tecnici;
  • assunzione dei precari su tutti i posti vacanti;
  • pensioni a quota 95.

A essere coinvolti nello sciopero generale saranno tutti i settori pubblici e privati, dalla sanità alla scuola, dalle fabbriche ai trasporti.

Durante la giornata si terranno manifestazioni regionali o provinciali a Roma (Ministero Istruzione V.le Trastevere ore 10, Ministero Lavoro, V. Molise ore 9.30), Torino, Milano, Padova, Trieste, Genova, La Spezia, Bologna, Firenze, Pisa, Grosseto, Ancona, Terni, Napoli, Bari, Taranto, Catania, Palermo, Cagliari.

Dimensionamento: le ‘mega’ scuole sono il modello giusto?

da Tuttoscuola

Nell’ultimo decennio meno scuole ma sempre più grandi: in media ogni istituzione scolastica ha più alunni (+6%), più classi (+13%), più docenti (+39%), più plessi (da 4,6 a 4,9 in media). Il numero di scuole è diminuito dell’11%. E’ verosimile ritenere che il lavoro dei sempre meno Dirigenti scolastici e Dsga sia divenuto più complesso e oneroso.

Ora il nuovo dimensionamento prevede una ulteriore riduzione del numero di istituzioni scolastiche, e non inverte il trend riguardo alla “taglia” media delle istituzioni scolastiche (che anzi arriveranno ad avere 5,8 plessi in media).

Si pensa che le “mega” scuole siano un modello organizzativo e pedagogico più efficiente ed efficace oppure si tratta di scelte (passate ma anche attuali, al più mitigate) dettate da logiche di risparmio? E con quali effetti sulla qualità del servizio?

L’incontro tra il ministro Valditara e i sindacati che organizzano i dirigenti scolastici ha registrato una dura presa di posizione di questi ultimi per la previsione di consistenti tagli di organico dei DS e dei DSGA, conseguenti al nuovo dimensionamento delle istituzioni scolastiche previsto dall’art. 99 del testo della legge di bilancio inviato alla Camera per l’approvazione.

Francesco Sinopoli (Flc-Cgil) ha dichiarato: “Siamo molto preoccupati per questa manovra … non possiamo che preannunciare forti azioni di mobilitazione non escludendo nessuno degli strumenti a disposizione”.

Antonello Giannelli (ANP) sulla proiezione di dati che giustificano la drastica riduzione: “Sono proiezioni che non si realizzeranno mai e non è ipotizzabile una riduzione simile sul numero dei dirigenti scolastici”.

Ivana Barbacci (Cisl-Scuola): “l’indice di riferimento è decisamente alto (950 alunni in media) per definire i posti dell’organico regionale .. i risparmi destinati anche alle supplenze brevi e al fis, nulla hanno a che vedere con il maggior carico di lavoro che investirà i DS e i DSGA”.

Come si vede, sono soprattutto i numeri della manovra riferiti al dimensionamento e agli organici a far discutere.

Tuttoscuola, sulla base delle iniziali bozze della manovra, per prima aveva lanciato l’allarme di quei tagli robusti (possibile previsione di 850 istituzioni in meno); previsione che il ministero dell’Istruzione e del Merito aveva successivamente ridimensionato sulla base del testo rivisto della manovra (673 istituzioni scolastiche normo-dimensionate in meno).

Nella precisazione ministeriale inviata a Tuttoscuola, il MIM precisava che aveva evitato un taglio più drastico, pari ad altre 90 istituzioni in meno: la riduzione scendeva quindi a -583 istituzioni scolastiche).

Va indubbiamente apprezzato l’impegno del MIM di contenere la riduzione.

Va inoltre precisato che la riforma non prevede la chiusura di plessi scolastici: aumenterà il numero di plessi di cui in media si dovranno fare carico i DS (dai 4,9 di oggi ai 5,8 del 2031).

Infine va sottolineato – come ricorda il dettagliato comunicato del Ministero (che denota un approccio trasparente e volto a spiegare e a motivare le scelte fatte, anch’esso da apprezzare) – che i risparmi conseguenti verranno reinvestiti nella scuola.

E’ innegabile però che gli assetti delle istituzioni scolastiche ne usciranno stravolti. E la strada per arrivare dal “As is” al “to be” non sarà indolore (sono prevedibili accorpamenti, cambiamenti di DS e Dsga, trasferimenti, cambi di sede, passaggi di competenze da un Comune a un altro, etc).

Ricostruito il quadro, continua a destare perplessità la scelta di continuare (come è stato fatto negli ultimi vent’anni da Governi di ogni colore) a operare tagli su una categoria – quella dei dirigenti scolastici, ai quali va abbinata la figura chiave dei Dsga – che rappresenta l’1% del personale della scuola: neanche se, per assurdo, fossero del tutto eliminati si ricaverebbero risparmi significativi per l’elefantiaco sistema di istruzionePerché persistere a cercare risparmi dalla figura che molti studi definiscono quella singolarmente più importante per incidere sulla qualità della scuola?

Lo prevede il PNRR, si è detto.

Ecco cosa dispone in merito:

Riforma 1.3: La riforma consente di ripensare all’organizzazione del sistema scolastico con l’obiettivo di fornire soluzioni concrete a due tematiche in particolare: la riduzione del numero degli alunni per classe e il dimensionamento della rete scolastica. In tale ottica si pone il superamento dell’identità tra classe demografica e aula, anche al fine di rivedere il modello di scuola.

Da quel testo non si evince un diretto rapporto tra la riduzione degli alunni e conseguente riduzione delle istituzioni scolastiche.

Il ripensamento dell’organizzazione del sistema scolastico potrebbe in teoria prevedere anche un incremento, anziché un decremento del numero di istituzioni scolastiche.

Per quanto sia verosimile, rivedere il dimensionamento aveva davvero come obiettivo far cassa sulla riduzione degli organici della dirigenza su cui grava l’efficienza organizzativa delle scuole?

Non è detto, e se l’obiettivo strategico del PNRR è un miglioramento generale del sistema, la cruciale tematica del dimensionamento della rete scolastica non si presta a una visione “al ribasso”.

Tuttoscuola non si era limitata a definire numeri, ma aveva soprattutto osservato che il dirigente scolastico non gestisce direttamente alunni, bensì in primo luogo personale scolastico che, a differenza del calo del numero di alunni, ha registrato da anni un costante aumento di docenti.

La Cisl-Scuola nell’incontro con il ministro ha rilanciato questa oggettiva e rilevante situazione: “Occorre rilevare che se è evidente la tendenza al calo demografico, è altrettanto evidente che negli ultimi anni la riduzione del numero delle autonomie scolastiche è stato accompagnato dalla crescita del numero del personale e dall’aumento dell’indice dei contratti a tempo determinato. Pertanto, la complessità gestionale è andata progressivamente aumentando nonostante la decrescita demografica”.

Tuttoscuola ha fatto i calcoli. Il numero degli alunni dal 2012-13 al 2021-22 è diminuito di circa il 6% (7.858.077-7.405.014), quello delle classi è aumentato di quasi l’1% (365.661-368.855) e quello dei docenti è aumentato quasi del 24% (697.101-862.681).

Nel decennio considerato il numero delle istituzioni scolastiche (compresi Convitti e CPIA) è diminuito quasi dell’11% (9.139-8.160). Parimenti si è ridotto di conseguenza il numero di DS e Dsga. Inutile dire che seguire più alunni, più famiglie, più docenti, ripartiti in media su più sedi, aumenti il carico di lavoro e la complessità intrinseca.

Questi dati di sintesi danno inoltre chiaramente il quadro della insussistenza del rapporto tra alunni e istituzioni scolastiche.

Dai numeri appare evidente che nell’ultimo decennio si è scelta una transizione verso un minor numero di istituzioni scolastiche di taglia maggiore: un modello di “mega” scuole, insomma.

Lo si è fatto perché si riteneva che fosse un modello organizzativo e pedagogico più efficiente ed efficace (sarebbe interessante in questo senso conoscere le performance delle scuole, anche in termini di risultati Invalsi: le scuole più grandi ottengono risultati in media migliori delle altre?); oppure per mere logiche ragioneristiche, alla ricerca di risparmi contenuti in rapporto alla spesa complessiva, ma che hanno stravolto gli assetti organizzativi delle scuole e reso più difficile la vita di chi le dirige (con conseguenti, inevitabili impatti sull’efficacia dell’azione)?

Il numero di dirigenti scolastici – coloro ai quali si chiede di dare corpo all’autonomia scolastica e di essere “leader educativi” – è diminuito dell’11% (e con essi il numero di Dsga): è proprio lì che si vuole andare ancora a tagliare?

E’ vero ciò che fa notare il MIM: ci sono norme (miopi, a nostro avviso) di precedenti Governi che lo prevedono.

Ma l’attuale Governo ha la facoltà di cambiare strada, come ad esempio ha annunciato di voler fare per il Reddito di Cittadinanza.

Per raggiungere l’obiettivo della scuola della personalizzazione e del merito vanno messi gli attori nella condizione di poter operare all’interno di parametri sostenibili.

Dimensionamento scolastico, MIM pubblica i dati. Valditara: ‘Ottenuti risparmi che rimarranno nella scuola’

da Tuttoscuola

“Sul tema del dimensionamento scolastico vorrei precisare che le scelte del dicastero vanno nella doppia direzione di mitigare gli effetti delle normative precedenti e di osservare i vincoli dell’Europa in attuazione del PNRR: non si può essere europeisti a corrente alternata, solo quando non costa alcuno sforzo”. Così il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, sulla questione del dimensionamento scolastico sulla quale anche Tuttoscuola si è espressa nei giorni scorsi. “Le misure approvate dai ministri Azzolina e Bianchi hanno illuso il mondo della scuola, facendo credere che si potessero istituire nuove istituzioni scolastiche, ma facendosene carico per soli tre anni. Scaduta quella disciplina temporanea e transitoria (oggi in contrasto con il PNRR) se non fossimo intervenuti si sarebbe arrivati a una disciplina più penalizzante per ben 90 posizioni di dirigente scolastico e direttore amministrativo. È importante quindi uscire da un equivoco su cui troppi stanno giocando: la norma da noi proposta non prevede chiusure di plessi scolastici, ma l’efficientamento della presenza della dirigenza sul territorio, eliminando l’abuso della misura della ‘reggenza’, vero deficit organizzativo che abbiamo ereditato. Tra l’altro, la misura da noi voluta genera dei risparmi, che abbiamo ottenuto rimangano a beneficio del mondo della scuola e in particolare dei dirigenti scolastici. Questi sono fatti suffragati dall’analisi degli uffici tecnici del ministero”. Di seguito il contenuto diffuso dal Ministero dell’Istruzione in un comunicato stampa a cui a breve farà seguito un approfondimento di Tuttoscuola.

Il Ministero spiega che l’intervento normativo di riforma del sistema di dimensionamento della rete scolastica nazionale discende da una stringente indicazione europea, nell’ambito delle misure del PNRR, che mira ad adeguare la rete scolastica all’andamento anagrafico della popolazione studentesca. In particolare, la riforma si pone l’obiettivo di armonizzare la distribuzione delle Istituzioni scolastiche a livello regionale con l’andamento della denatalità, considerando un arco temporale di dieci anni e superando il modello attuale. Come detto, tale analisi impatta inevitabilmente con il decrescere della popolazione studentesca nella fascia compresa tra i 3 e i 18 anni.

Le proiezioni dei dati demografici per i prossimi anni, infatti, rilevano una costante riduzione del numero della popolazione residente. Per individuare il tasso di diminuzione della  popolazione scolastica, è stata calcolata l’incidenza media, riferita agli anni dal 2016 al 2021, degli alunni presenti nell’Anagrafe Nazionale Degli Studenti sulla popolazione 3-18 anni – fonte ISTAT (2023-2034).

La proposta tiene conto della riduzione degli studenti ma applica anche alcuni correttivi che tengono conto delle specifiche criticità di alcuni territori: comuni montani, piccole isole, minoranze linguistiche, cessazioni previste dei dirigenti scolastici, nuove immissioni in ruolo di dirigenti scolastici.

Il sistema introdotto dalla riforma, per il Ministero, si prefigge di ottenere:

  • L’armonizzazione delle reti scolastiche a livello regionale con il numero degli studenti nell’arco temporale di dieci anni, favorendo una migliore programmazione pluriennale della rete scolastica;
  • La riduzione progressiva delle reggenze (sino all’eliminazione) attribuite ai Dirigenti Scolastici e della prassi dei DSGA condivisi tra più scuole, con il miglioramento dell’efficienza amministrativa e gestionale;
  • L’attribuzione alle Regioni di un contingente di Istituzioni Scolastiche (ovvero un numero complessivo di dirigenti scolastici e DSGA)  che ciascuna Regione potrà organizzare autonomamente senza i parametri legati al numero minino di alunni per Istituto 600/400;
  • La previsione di meccanismi compensativi in grado di attenuare la riduzione delle istituzioni scolastiche rispetto agli effetti della normativa vigente 600/400.

Questo modello, secondo quanto si legge nella nota diffusa dal Ministero, consentirà anche di programmare per ogni triennio il numero di istituzioni scolastiche, con dirigente scolastico e DSGA. Tale circostanza permetterà alle Regioni di procedere a una pianificazione a livello locale adeguata alle esigenze del territorio e all’Amministrazione di programmare un piano di assunzioni sulla base dell’effettivo fabbisogno.

Inoltre, la disposizione esclude il verificarsi di situazioni di esubero di dirigenti scolastici, tenuto conto del personale attualmente in servizio e della stima delle cessazioni per i prossimi anni.

Dall’applicazione della misura, a seguito della razionalizzazione della rete scolastica e del minor fabbisogno di dirigenti scolastici e di direttori dei servizi generali e amministrativi, si genereranno dei risparmi di spesa certificabili anno per anno. I risparmi sono stati quantificati nei diversi anni secondo la misura riportata nella tabella seguente.

Punto qualificante dell’impianto complessivo, per il Ministero, è la possibilità di reinvestire in modo strutturale tali risorse a favore del sistema scolastico.

In particolare, la norma consente di riutilizzare per incrementare:

  • il Fondo di funzionamento delle istituzioni scolastiche;
  • il Fondo Unico Nazionale della dirigenza scolastica;
  • il Fondo integrativo di istituto, anche con riferimento alle indennità destinate ai direttori dei servizi generali ed amministrativi;
  • il Fondo “La Buona Scuola” per il miglioramento e la valorizzazione dell’istruzione scolastica di cui all’articolo 1, comma 202, della legge 13 luglio 2015, n. 107 nonché al pagamento delle supplenze brevi e saltuarie del personale scolastico.

In ogni caso, la scelta sulle specifiche destinazioni di tali risparmi sarà rimessa alla decisione del Ministro dell’Istruzione e del Merito, che con un proprio provvedimento determinerà la finalizzazione delle risorse e la loro distribuzione, tenendo in considerazione le esigenze connesse allo svolgimento delle funzioni dei dirigenti scolastici come soggetti direttamente coinvolti nel processo di riforma.

Decreto Dipartimentale 2 dicembre 2022, AOODPIT 2678

Approvazione della graduatoria di merito della procedura, di cui all’Avviso prot. 1938 del 10/08/2022, diretto a selezionare Enti del Terzo Settore, con cui attivare una collaborazione volta alla realizzazione di Progetti in favore delle istituzioni scolastiche del sistema nazionale di istruzione, ai sensi della direttiva del Ministro dell’Istruzione 20 maggio 2022, n. 122

Decreto Direttoriale 2 dicembre 2022, AOODPIT 2675

Ministero dell’Istruzione e del merito
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
Direzione generale per gli ordinamenti scolastici, la valutazione e l’internazionalizzazione del sistema nazionale di istruzione
Ufficio IV

Presentazione candidature per l’attivazione del percorso sperimentale integrato CAIM CAIE negli Istituti Tecnici Trasporti e Logistica a.s. 2023/2024

Nota 2 dicembre 2022, AOODGSIP 4033

Ministero dell’istruzione e del merito
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione
Direzione Generale per lo Studente, l’Inclusione e l’Orientamento scolastico

Ai Dirigenti scolastici e ai Coordinatori didattici delle istituzioni del sistema nazionale di istruzione
Ai Direttori generali e Dirigenti titolari degli Uffici scolastici regionali
Al Sovrintendente Scolastico per la Provincia di Trento
Al Sovrintendente Scolastico per la scuola in lingua italiana Bolzano All’Intendente Scolastico per la scuola in lingua tedesca Bolzano All’Intendente Scolastico per la scuola delle località ladine Bolzano
Al Sovrintendente Scolastico per la Regione Valle d’Aosta Aosta
LORO SEDI
Alle Associazioni delle Persone con disabilità e dei loro familiari
Ai Presidenti di FISH e FAND
All’Osservatorio nazionale per l’inclusione degli alunni con disabilità LORO SEDI

Oggetto: 3 dicembre 2022 – Giornata internazionale delle persone con disabilità

56ª Rapporto Censis sulla Situazione sociale del Paese

56° RAPPORTO SULLA SITUAZIONE SOCIALE DEL PAESE/2022
2 dicembre – ore 10:00

Giunto alla 56ª edizione, il Rapporto Censis prosegue l’analisi e l’interpretazione dei più significativi fenomeni socio-economici del Paese, individuando i reali processi di trasformazione della società italiana.

Su questi temi si soffermano le «Considerazioni generali» che introducono il Rapporto. Nella seconda parte, «La società italiana al 2022», vengono affrontati i processi di maggiore interesse emersi nel corso dell’anno.

Nella terza e quarta parte si presentano le analisi per settori: la formazione, il lavoro, il welfare e la sanità, il territorio e le reti, i soggetti e i processi economici, i media e la comunicazione, la sicurezza e la cittadinanza.

Intervengono:

Massimiliano ValeriiDirettore Generale Censis
Giorgio De RitaSegretario Generale Censis

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