Disabilità, gli emendamenti proposti alla legge di bilancio

Disabilità, gli emendamenti proposti alla legge di bilancio
Vita del 06/12/2022

Siamo in un momento di grandi opportunità per cambiare il welfare del Paese. Tante le sfide aperte in questi mesi, con la consapevolezza che non possiamo sbagliare, perché un’altra occasione di questa portata non ci sarà più, nel prossimo futuro. Dal Congresso della Fish le richieste di emendamenti alla Legge di Bilancio, che avranno un impatto sostanziale sulla vita dei cittadini con disabilità e delle loro famiglie.

ROMA. Essere al centro di un momento storico di grandissime opportunità, in cui davvero si può da un lato riscrivere in meglio il welfare del nostro Paese e dall’altro trasformare l’approccio della società intera verso le persone con disabilità. È questo lo “spirito del tempo” che ha animato i due giorni del congresso Fish, dal titolo “Come trasformare le attuali sfide in opportunità di crescita”. Dal Pnrr alla Legge delega sulla disabilità, fino alla Legge delega sulla non autosufficienza sono tante le sfide aperte in questi mesi: non possiamo sbagliare, perché un’altra occasione di questa portata non ci sarà più, nel prossimo futuro.
Il congresso si è svolto sabato 3 dicembre, in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità. Molti i membri del Governo e del Parlamento presenti, a conferma di come la Fish sia riconoscoiuta come un autorevole interlocutore indipendente sui temi della disabilità. In particolare nella mattinata sono intervenuti Alessandra Locatelli, Ministra per le Disabilità; Giuseppe Valditara, Ministro per l’Istruzione e il Merito; Maria Teresa Bellucci, vice-ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali e Giuseppe Conte, deputato e presidente MoVimento 5 Stelle.

La Fish ha consegnato agli esponenti politici un dossier di proposte di emendamenti alla Legge di Bilancio, attualmente all’esame della Camera dei Deputati, forte della sua conoscenza diretta dei bisogni delle persone con disabilità e delle loro famiglie. «Sono proposte di emendamenti che avranno un impatto sostanziale sulla vita dei nostri cittadini con disabilità e delle loro famiglie. Sappiamo bene che i tempi ristretti con cui quest’anno viene predisposta la legge di bilancio non permettono il necessario coinvolgimento di tutte le parti sociali sui numerosi dossier oggetto delle politiche pubbliche, tuttavia ci auguriamo che al più presto possa avviarsi un confronto con la nostra Federazione perché grande in questo momento è la preoccupazione tre le migliaia di persone con disabilità del nostro Paese, le cui condizioni di vita sono già ampiamente determinate da livelli di protezione e inclusione sociale che sappiamo essere non propriamente e adeguatamente compiuti», afferma Vincenzo Falabella, presidente Fish. «Siamo quotidianamente testimoni degli sforzi che le persone con disabilità e le loro famiglie stanno compiendo e i rischi a cui sono esposti: la situazione attuale ci obbligherà a ripensare molte cose nella nostra vita e a rimodulare alcune priorità in una direzione che preveda innanzitutto la garanzia di una maggiore tutela della salute e della sicurezza dei cittadini tutti, ma ancor di più di coloro che sono più vulnerabili ed esposti ai rischi connessi alla condizione di salute e tra questi vi sono le tante persone con disabilità».

Di seguito le proposte di emendamenti chiesti dalla Fish, in sintesi.

Fondo per la Non Autosufficienza. Nell’articolato non si prevede alcun intervento di finanziamento dei “livelli essenziali delle prestazioni sociali per la non autosufficienza”. Si chiede che, parallelamente a quanto previsto per le persone anziane non autosufficienti, si preveda per il 2023 un ampliamento del Fondo, con risorse specificatamente dedicate a persone che hanno una disabilità gravissima e grave dalla nascita o sopravvenuta, ma non anziane: pur essendo non autosufficienti, i loro bisogni non sono esattamente sovapponibili a quelli di chi è diventato non autosufficiente solo a seguito dell’età anziana. In tale senso quindi le due fattispecie dovrebbero essere “separate”, con percorsi specifici e dedicati, anche attraverso fondi o quote di fondi “ad hoc” differenziati).

Fondo per la Vita Indipendente. Anche su tale fondo non vi è alcun riferimento, mentre è necessario rafforzare tutto il settore della “vita indipendente”, incardinandolo in uno specifico e separato fondo (attualmente è dentro il fondo per la non autosufficienza e relativo piano triennale, con una quota specifica di 50 milioni di euro). La legge delega sulla disabilità dovrebbe dargli collocazione autonoma attraverso i decreti attuativi. Fin da subito però occorre cominciare a prevede la costituzione del fondo dedicato, con una prima allocazione di risorse dedicate, oltre quelle già previsti nella parte specifica dell’attuale Piano Nazionale per la non Autosufficienza.

Fondo per il “Dopo di Noi”. Istituito con Legge n. 112/2016, dal 2018 ha una dotazione strutturale di 56,1 milioni di euro annui, che però il Governo, con la legge di bilancio per il 2021, ha portato per il successivo triennio a 76,1 mln di euro annui. La Legge prevede una copertura delle minori entrate per la fruizione di agevolazioni fiscali e tributarie per il “dopo di noi” per 51,958 mln per l’anno 2017, agevolazioni che sono state fruite solo per 946mila euro: ci sono quindi 51,012 milioni che vanno riallocati sul Fondo.

Fondo per i caregiver. La legge di bilancio 2021 ha previsto l’istituzione, nello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di un fondo destinato alla “copertura finanziaria di interventi legislativi finalizzati al riconoscimento del valore sociale ed economico” dell’attività di cura svolta dal caregiver familiare. Occorre ora dare attuazione a questa disposizione. Si propone un incremento del fondo per interventi legislativi per il riconoscimento del valore sociale ed economico dell’attività di cura non professionale svolta dal caregiver familiare.

Istruzione. Si prevede un aumento di fondi per la manutenzione delle scuole ma non si prevedono fondi per l’adeguamento e l’abbattimento nelle scuole delle barriere architettoniche e senso-percettive. Si ritiene rilevante pensare all’inserimento nella legge di bilancio di una norma che istituisca le scuole di specializzazione per l’inclusione scolastica che provvedano al potenziamento degli attuali corsi di specializzazione e alla formazione iniziale di tutti i docenti sulle didattiche inclusive.

Lavoro. Il perdurare del contesto pandemico determina infatti la necessità che venga garantito per tutto il 2023 il diritto al lavoro agile per le persone con disabilità e condizioni assimilate e la preferenza di accesso a tale misure ai caregiver delle persone con disabilità. Analogamente dovrà essere garantita l’equiparazione dell’assenza dal lavoro al ricovero ospedaliero per le persone che ne abbiano già fruito nel pregresso contesto emergenziale. Nel frattempo va avviato un approfondimento per rendere strutturali tali soluzioni. In considerazione dell’avvenuta approvazione delle Linee Guida per il collocamento mirato, si ritiene essenziale prevedere all’interno della Legge una dotazione specifica che consenta la realizzazione di standard e obiettivi individuati delle citate linee guida al fine di garantirne concreta applicazione in modo diffuso sull’intero territorio nazionale. Si chiede un aumento del Fondo per il diritto al lavoro dei disabili.

Un’ulteriore proposta riguarda l’esenzione dall’obbligo di imponibilità ai fini IRPEF delle borse di studio assegnate alle persone con disabilità.
 
Nella giornata di domenica 4 dicembre sono stati eletti i componenti della nuova giunta nazionale della Fish. Vincenzo Falabella è stato riconfermato presidente, mentre gli altri membri della giunta sono Mario Alberto Battaglia (Aism), Roberto Speziale (Anffas), Maria Cristina Dieci (Fish Emilia-Romagna), Daniele Romano (Fish Campania), Antonio Cotura (Fiadda), Maria Rosaria Duraccio (Enil e Dpi), Annunziata Coppedè (Fish Calabria), Stefania Leone (Adv), Michele Adamo (Uildm), Marco Espa (Abc), Giovanni Marino (Angsa) e Alessandro Manfredi (Fish Lombardia).

di Sara De Carli

È allarme insonnia tra i bambini

È allarme insonnia tra i bambini: in aumento depressione e disturbi di apprendimento
Sanità Informazione del 06/12/2022

Il parere del neuropsichiatra: «Troppi invii per DSA e ADHD dipendono da una scarsa igiene del sonno».

Dormono poco, dormono male, si svegliano peggio. I disturbi del sonno dilagano tra bambini e adolescenti, uniti alla scarsità di ore di riposo in relazione all’età, e impattano drammaticamente sul rendimento scolastico e sulla capacità di gestire la vita quotidiana. Da un’indagine della Fondazione Novella Fronda di Padova del 2016, in Italia il 13,5% dei piccoli sotto i 3 anni e l’11,9% di quelli tra 3 e 5 anni dorme meno delle ore indicate. Mentre una ricerca del 2021 uscita su Nature human behaviour riporta che più della metà degli adolescenti (14-17 anni) riposa meno di 8-10 ore per notte. E i risultati si vedono: non solo dai colpi di sonno e da una scarsa attenzione in classe, ma da un aumento dell’aggressività, fino ad arrivare nei casi più estremi di conclamata fragilità, ad un aumento del rischio depressivo, suicidario e allo sviluppo di dipendenza da droghe. Ma cosa è cambiato negli ultimi anni che ha scalfito così profondamente il rapporto tra i giovanissimi e il sonno? Con quali conseguenze? Ci ha risposto il dottor Fulvio D’Amico, neuropsichiatra infantile, Responsabile IPAS Psichiatria e Psicofarmacologia dell’Età evolutiva presso l’AOU “Luigi Vanvitelli” della Campania.

Insonnia, lockdown, iperconnessione
«Il problema va distinto in base a due fenomenologie. La prima – spiega D’Amico – è quella relativa alla reattività di adattamento di bambini e adolescenti ai nuovi stili di vita imposti dalla società: i minori sono stati investiti dalla tecnologia, dai videogame ai social network fino ad arrivare alla DAD, che danno vita ad un incremento dell’attività cerebrale del sistema reticolare, quello che regola la funzione attentiva. Gli studi stanno cercando di dimostrare l’effettiva correlazione tra uno stimolo visivo continuativo o iper-connessione e l’alterazione del ritmo sonno veglia. In particolare la DAD – sottolinea – nel periodo del suo ricorso massivo quindi durante il lockdown, ha determinato in aggiunta una alterazione del ritmo sonno veglia e della routine ad essa correlata. I bambini passavano spesso direttamente dal letto alla lezione a distanza a volte con ancora il pigiama indosso, e mediamente andavano a letto più tardi perché la mattina potevano bypassare i tempi di preparazione e tragitto casa-scuola».

I disturbi del sonno come campanello d’allarme
«Altro discorso – afferma il neuropsichiatra – è invece il disturbo del sonno correlato alla psicopatologia. Negli adolescenti l’estrema alterazione del ritmo circadiano può essere spia di un disturbo dell’umore, o di uno stato maniacale di tipo depressivo, che in primis afferiscono alla sfera psichiatrica di per sé, ma soprattutto sono un campanello d’allarme per potenziali intenti suicidari».

Le conseguenze di una scarsa igiene del sonno nei minori
«Le ripercussioni neuropsicologiche di una scarsa igiene del sonno – spiega ancora D’Amico – riguardano le funzioni attentive e la memoria di lavoro. Pensiamo al colpo di sonno: uno stimolo incoercibile che, indipendentemente dal grado di interesse che l’attività che stiamo svolgendo riveste nei confronti del nostro sistema attentivo, ricade nella sfera del cervello primitivo che regola i nostri stimoli fisiologici. Per quanto riguarda la memoria di lavoro, la capacità del nostro cervello di creare ed elaborare connessioni tra le informazioni, questa sicuramente risente della scarsità di sonno al punto da configurare problemi di apprendimento. I DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) e la sindrome ADHD (Disturbo da Deficit dell’Attenzione e Iperattività) sono malattie neurobiologiche – sottolinea – ma oggi molti casi di invio a valutazione specialistica per sospetto DSA o ADHD risentono in realtà dell’aspetto sociologico, della difficoltà a livello scolastico e sociale ad accettare e gestire comportamenti o carenze che sebbene si discostino dall’atteso non superano la soglia della patologia. E che, in molti casi – osserva lo specialista – sottendono a una scarsa igiene del sonno, a scorretti input genitoriali, a stili alimentari inadeguati (eccesso di carboidrati e squilibri metabolici che incidono a livello neurologico) e ad un abuso di tecnologie digitali».

Sì alla melatonina, no alle benziodiazepine
«La somministrazione regolare di melatonina, nelle dosi e nei tempi indicati, è sicuramente un alleato per regolare il ritmo circadiano e migliorare la qualità del sonno. Assolutamente da evitare invece, in assenza di condizioni psichiatriche che ne giustifichino il ricorso terapeutico, l’utilizzo delle benzodiazepine – conclude – che creano assuefazione generando un pericoloso circolo vizioso».

di Chiara Stella Scarano

Studenti e docenti, ribellatevi alla Autonomia leghista

Studenti e docenti, ribellatevi alla Autonomia leghista

Franco Buccino

da La Repubblica ed. Napoli, 6 dicembre 2022

La proposta di Calderoli sull’Autonomia differenziata ha creato una reazione abbastanza compatta nel paese, soprattutto sul tema dell’istruzione. E ha messo in luce l’insofferenza della Lega perfino verso Meloni, come già accaduto con Conte e con Draghi. Essa in realtà punta sulle differenze, quelle territoriali, tutte a vantaggio del Nord, e mira non solo a consolidarle ma a incrementarle, se fosse possibile. Certo nella maggioranza anche Fratelli d’Italia penso che punti a differenze, magari a livello internazionale, se non a modificare la Costituzione: sia pure al momento con infinita cautela. E mentre Meloni è attenta, si espongono La Russa e Calderoli, appunto. Quello della maglietta (per non dimenticare).

Le spiegazioni sul merito che la premier ha dato nella replica al dibattito sulla fiducia, e cioè che non si tratta di portare tutti gli studenti agli stessi risultati ma cercare di dare a tutti le stesse opportunità, mi sembrano una barriera insormontabile all’Autonomia di Calderoli, e forse non solo sull’istruzione. Sempre che Meloni non cambi idea, magari per la sopravvivenza del suo governo.

Non ripeto le cose ormai note ai più, di che significa provare a colmare o ridurre, nel nostro paese, il gap nel sistema scolastico o in quello sanitario, e magari nel lavoro e nell’occupazione. Ma sull’istruzione occorre tornare.

Perché la Lega ci tiene tanto ad avere l’Autonomia differenziata sull’istruzione, richiedendola per tutte le venti e passa materie collegate?

Non certo o non solo per una ricostruzione storica,  “nordcentrica”, “padanocentrica”, e quindi per dare  alla indiscussa superiorità delle regioni del Nord una solida base culturale se non ideologica. Non solo per inserire ricorrenze e antiche liturgie di stampo leghista, come l’ampolla dell’acqua del Po raccolta sul Monviso: cose di anni passati, ma non abbandonate da numerosi fanatici.  E forse neanche per dare più peso ai titoli di studio dei cittadini del Nord, magari conseguiti in compiacenti scuole private e paritarie del Sud. Tutte cose che c’entrano ma sono di contorno, servono a creare consenso tra i loro elettori o almeno a confondergli le idee.

Al solito le ragioni vere non possono essere che di tipo economico. Non contente di essere ampiamente avvantaggiate dal criterio della spesa storica, che mantiene o accentua le differenze ma mai le riduce, le regioni del Nord si sentono depauperate perché il costo del personale della scuola è più alto al Centrosud. Il che comporta una riduzione significativa delle risorse loro spettanti: si parla di svariati miliardi di euro! Questo dipende dal fatto che generazioni di docenti e di altro personale della scuola passano al Nord i primi anni di lavoro e poi, con una acquisita anzianità, tornano nei luoghi di origine.

Se tali risorse tornassero nelle mani delle regioni del Nord, con esse potrebbero “incentivare”, pagare meglio il personale delle loro scuole. Anzi, a quel punto, potrebbero creare un sistema d’istruzione  regionale, reclutare e gestire direttamente i docenti e le altre figure.

Si capisce che sarebbe un colpo per l’unità del paese. Non solo, ma avrebbe un effetto domino, trascinandosi tutte le pubbliche amministrazioni, dalle poste ai tribunali, alle agenzie delle Entrate, ecc.                                                                                                                              Magari al Nord non riuscirebbero ad essere autosufficienti e quindi dovrebbero far “immigrare” dalle altre regioni lavoratori, di sicuro più precari di prima e senza prospettive di tornare ai loro paesi.

Cosa resterebbe dell’unità d’Italia, che già oggi non gode buona salute. Il problema vero è che molte delle idee che la Lega sbandiera senza “pudore”, sono condivise in qualche misura da cittadini anche di altro orientamento politico, magari in palese contrasto anche con la loro fede religiosa, perfino aderenti alla stessa famiglia sindacale. Per molti c’è bisogno di una rieducazione civica.

Tra le iniziative da mettere in campo per contrastare questa sciagurata ipotesi di Autonomia, saranno fondamentali quelle che riguarderanno e coinvolgeranno gli studenti, ma anche i docenti e tutto il mondo della scuola. Tutti insieme a difendere l’autonomia delle loro scuole e a salvaguardarne i valori di democrazia e solidarietà, sotto l’egida della Costituzione.  

Iscrizioni a.s. 2023/24, come presentare domanda per la classe prima della primaria dal 9 al 30 gennaio 2023

da La Tecnica della Scuola

Di Lara La Gatta

Anche le iscrizioni alle classi prime della scuola primaria sono disciplinate, per l’a.s. 2023/24, con nota del 30 novembre.

Le domande devono essere inviate attraverso il sistema “Iscrizioni on line”, dalle ore 8:00 del 9 gennaio 2023 alle ore 20:00 del 30 gennaio 2023.

Chi può iscriversi

I genitori e gli esercenti la responsabilità genitoriale:

  • iscrivono alla prima classe della scuola primaria i bambini che compiono sei anni di età entro il 31 dicembre 2023;
  • possono iscrivere i bambini che compiono sei anni di età dopo il 31 dicembre 2023 ed entro il 30 aprile 2024. Non è consentita in alcun caso, anche in presenza di disponibilità di posti, l’iscrizione alla prima classe della scuola primaria di bambini che compiono i sei anni di età successivamente al 30 aprile 2024.

Con riferimento ai bambini che compiono i sei anni di età tra il 1° gennaio e il 30 aprile 2024, è opportuno che ile famiglie considerino le indicazioni e gli orientamenti forniti dai docenti delle scuole dell’infanzia frequentate dai bambini.

Le scuole che accolgono bambini anticipatari rivolgono agli stessi particolare attenzione e cura, soprattutto nella fase dell’accoglienza, ai fini di un efficace inserimento.

Trattenimento alla scuola dell’infanzia

Con riferimento alle deroghe all’obbligo di istruzione riguardanti bambini di sei anni con disabilità o arrivati con adozione internazionale, concernenti il possibile trattenimento per un anno nella scuola dell’infanzia, le stesse sono consentite su richiesta della famiglia in casi circostanziati, supportati da documentazione che ne attesti la necessità, e in via del tutto eccezionale.

Orario

All’atto dell’iscrizione, i genitori esprimono le proprie opzioni rispetto alle possibili articolazioni dell’orario settimanale che è così strutturato: 24 ore, 27 ore, fino a 30 ore, 40 ore (tempo pieno).

Per l’accoglimento delle richieste di articolazione dell’orario settimanale trovano applicazione i criteri di precedenza deliberati dal Consiglio di istituto.

L’accoglimento delle opzioni fino a 30 ore settimanali o per il tempo pieno è subordinato alla disponibilità delle risorse di organico e di adeguati servizi, circostanze che devono essere portate a conoscenza delle famiglie, anche con apposita nota da prevedere sul modulo on line di iscrizione.

L’adozione del modello di 24 ore settimanali è possibile solo in presenza di un numero di domande che consenta la formazione di una classe con minimo 15 alunni.

Insegnamento di educazione motoria

La legge 30 dicembre 2021 n. 234, art. 1, commi 329 e seguenti, ha introdotto nella scuola primaria l’insegnamento dell’educazione motoria da parte di docenti specialisti forniti di idoneo titolo di studio, a decorrere dall’anno scolastico 2022/2023 per la classe quinta e a decorrere dall’anno scolastico 2023/2024 per la classe quarta, precisando che tale insegnamento viene impartito in un orario (quantificato in non più di due ore settimanali) aggiuntivo rispetto all’orario ordinamentale di 24, 27 e fino a 30 ore.

Pertanto, le scuole, nel corso delle assemblee che precedono le iscrizioni e tramite circolari o note, dovranno informare i genitori che l’orario settimanale prescelto al momento dell’iscrizione alla classe 1^ aumenterà fino a due ore settimanali al momento del passaggio alla classe 4^. Tale incremento di tempo scuola non riguarda il tempo pieno, stante che le ore di educazione motoria rientrano nelle 40 ore settimanali.

Domande in eccedenza

In considerazione della possibilità che, in base ai criteri di precedenza deliberati dal Consiglio di istituto, si verifichi un’eccedenza di domande rispetto ai posti disponibili e che, conseguentemente, si renda necessario indirizzare verso altri istituti le domande non accolte, i genitori, in sede di presentazione delle domande di iscrizione on line, possono indicare, in subordine rispetto all’istituto scolastico che costituisce la loro prima scelta, fino a un massimo di altri due istituti di proprio gradimento.

Il sistema di “Iscrizioni on line” comunica di aver inoltrato la domanda di iscrizione verso gli istituti scolastici indicati in subordine. L’accoglimento della domanda di iscrizione da parte di una delle istituzioni scolastiche indicate nel modulo on line rende inefficaci le altre opzioni. Qualora la domanda di iscrizione non trovi accoglimento in nessuna delle scuole indicate sul modulo on line, è responsabilità dell’ultima scuola indicata, con il necessario supporto del competente Ufficio di ambito territoriale, affiancare le famiglie nell’individuazione, tra le scuole viciniori, di un’istituzione scolastica in grado di accogliere l’alunno.

NOTA E ALLEGATI

Tagli ai fondi sul sistema 0-6: MEF batte MIM 20 milioni a zero

da Tuttoscuola

Lo stanziamento per il Fondo nazionale per il sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita ai sei anni – previsto in 309 milioni di euro all’anno – sarà decurtato di 5 milioni per il 2023, di altri 13,4 milioni nel 2024 e di 20,2 milioni nel 2025. Lo prevede la Tabella 7, pag. 108 dello Stato di previsione del Ministero dell’Istruzione e del Merito per l’anno finanziario 2023 e per il triennio 2023-2025, allegata al disegno di legge del “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2023 e bilancio pluriennale per il triennio 2023-2025”.

Se la riduzione del Fondo sarà confermata, come sembra più che probabile, dovranno essere rivisti gli accordi tra Stato e Regioni già definiti in Conferenza Unificata.

Il Fondo, istituito dal decreto legislativo 65/2017 della Buona Scuola, è finalizzato a realizzare:

  1. interventi di nuove costruzioni, ristrutturazione, edilizia, messa in sicurezza, risparmio energetico di edifici pubblici che accolgono scuole e servizi per l’infanzia;
  2. finanziamento di spese di gestione delle scuole e dei servizi educativi per l’infanzia, per abbassarne i costi per le famiglie e migliorarne l’offerta;
  3. interventi di formazione continua in servizio del personale educativo e docente e promozione dei coordinamenti pedagogici territoriali.

Criteri e ripartizione delle risorse del Fondo sono stati definiti da specifici Accordi in Conferenza Unificata Stato-Regioni da valere fino all’anno 2025.

L’allegato alla legge di Bilancio presenta anche una apparente contraddizione. Nella parte iniziale dell’allegato che introduce la tabella, si afferma:

“7) Investire sul sistema integrato 0-6 – Il potenziamento della rete dei servizi per l’infanzia costituisce una priorità del Ministero. Infatti, l’inserimento precoce nel sistema educativo è un fattore in grado di favorire il successo formativo degli studenti, oltre a costituire un importante strumento al servizio della parità di genere. Piano asili nido e scuole dell’infanzia Nel PNRR, il Ministero ha previsto una misura di investimento finalizzata all’accrescimento dell’offerta educativa nella fascia 0-6 su tutto il territorio nazionale, attraverso la costruzione di nuovi asili nido e nuove scuole dell’infanzia, ovvero mediante la messa in sicurezza di quelli esistenti. Il piano tende inoltre a promuovere la costituzione di poli per l’infanzia, favorendo così la costruzione di percorsi educativi unitari. Gli interventi di nuova costruzione, riqualificazione e messa in sicurezza degli edifici consentiranno la creazione di 228.000 nuovi posti, 152.000 dei quali nella fascia 0-3. Il Piano verrà realizzato mediante il coinvolgimento diretto dei Comuni nella fase di realizzazione e gestione delle opere, con un approccio di governance multilivello. Iniziative a sostegno del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita ai sei anni. Il Ministero intende, inoltre, aumentare le risorse da destinare alla promozione di azioni di sostegno e valorizzazione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita ai sei anni, anche al fine di attivare percorsi di formazione in servizio specificamente rivolti al personale operante nel sistema 0-6 e di implementare un sistema efficace di valutazione e monitoraggio”.

Bei propositi, smentiti, come si vede, dai numeri riportati crudamente dalla tabella 7.

Della serie: “non sappia la destra (MIM) quel che fa la sinistra (MEF)?

Verso una scuola che valorizza il talento individuale?

da Tuttoscuola

Una buona parte del discorso programmatico pronunciato dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara dinanzi alle Commissioni Cultura riunite di Camera e Senato è stata dedicata all’esposizione della sua visione del ruolo della scuola: non di quella attuale ma di quella che a suo avviso occorre cominciare a costruire nel corso della legislatura.

La scuola che ho in mente”, sono le sue parole, è “una scuola che accompagni con costanza i giovani e li aiuti davvero, ciascuno a valorizzare i propri unici e personali talenti come risorsa personale e come ricchezza di tutti. Serve una scuola che si adatti agli studenti, non sono gli studenti che devono adattarsi alla scuola. E poi ancora: “L’orizzonte è quello di contribuire, attraverso una grande alleanza tra scuola, famiglia, studenti, il mondo del lavoro e quello delle istituzioni territoriali, a sanare le diseguaglianze relative alle condizioni di partenza di ciascuno. Dando così piena attuazione al dettato e allo spirito della Costituzione”.

Parole impegnative che, almeno sulla carta e nelle intenzioni, non sembrano corrispondere a una visione gerarchica e selettiva della scuola, di tipo neogentiliano, ma piuttosto a un modello inclusivo, centrato sulla valorizzazione dei talenti individuali, capace di “consentire alla scuola di funzionare da ascensore sociale”.

Un modello di scuola che, come avevamo già segnalato nella newsletter dello scorso 21 novembre, sembra far parte di un più complessivo disegno di fondazione teorica di una Destra democratica, ancorché conservatrice (nel significato anglosassone di conservative), nel quale Giuseppe Valditara appare impegnato in questa fase della sua consolidata esperienza politica, segnata anche dalle tre legislature (2001-2013) nelle quali, da senatore e responsabile scuola di AN, fu uno dei più stretti supporter della svolta moderata e costituzionale impressa a quel partito dall’allora leader Gianfranco Fini.

Vedremo presto se alle parole e alle intenzioni risponderanno fatti concreti. La valorizzazione dei talenti individuali in una scuola “che si adatti agli studenti” e capace di “sanare le diseguaglianze relative alle condizioni di partenza di ciascuno” comporterebbe una radicale personalizzazione dei percorsi formativi, l’eliminazione degli standard minimi di apprendimento (salvo che per un limitato core curriculum di competenze di base) e delle bocciature (salvo casi particolari). Un progetto, insomma, più rivoluzionario che conservatore.

Chi vivrà vedrà. Comunque, va seguito con interesse, a nostro avviso, lo sforzo di riflessione e riprogettazione in corso a destra – ma anche a sinistra – sul rapporto tra scuola e società anche dal punto di vista dei valori civili e costituzionali da difendere. Di tale riflessione fa parte anche l’ultimo libro di Luca Ricolfi, da pochi giorni in libreria, di cui parliamo nella notizia successiva.

Dimensionamento/1: gli accorpamenti che pesano sull’efficienza del servizio

da Tuttoscuola

La riorganizzazione della rete scolastica (dimensionamento) ha una ricaduta sulle istituzioni scolastiche dove hanno sede le direzioni e le segreterie, ma non sulle scuole (plessi scolastici e istituti) dove i docenti svolgono le lezioni per gli alunni.
In proposito, il ministero dell’istruzione e del merito si è affrettato opportunamente a precisare che il dimensionamento previsto dalla legge finanziaria non riguarda le scuole (“la norma da noi proposta non prevede chiusure di plessi scolastici”).

Va anche precisato che il piano del MIM prevede “la riduzione progressiva delle reggenze (sino all’eliminazione) attribuite ai Dirigenti Scolastici e della prassi dei DSGA condivisi tra più scuole, con il miglioramento dell’efficienza amministrativa e gestionale”. Si tratta di un impegno di estrema importanza, che prefigura il bando dei relativi concorsi in tempi ravvicinati. A meno di pensare che la riduzione delle reggenze non la si voglia ottenere semplicemente sopprimendo le istituzioni scolastiche oggi in reggenza…

Premesso che il Pnrr impone di agire sul dimensionamento e che non è facile agire sotto lo sguardo vigilante della Commissione Europea, approfondiamo alcune probabili conseguenze della prevista riduzione del numero di istituzioni scolastiche a parità di plessi scolastici.

Nel 2021-22 hanno funzionato 41.193 scuole, più o meno quelle già esistenti negli anni scorsi e che, con tutta probabilità, saranno sostanzialmente confermate nella loro entità, mentre le istituzioni scolastiche si ridurranno di oltre 600 unità entro il 2031-32, come si ricava dal comunicato stampa del Ministero.

L’operazione non sarà indolore. Se quasi tutte quelle scuole rimarranno materialmente al loro posto, una parte, forse non trascurabile, sarà invece costretta a cambiare istituzione scolastica di riferimento.
Una conseguenza del dimensionamento con la graduale soppressione di istituzioni scolastiche è l’accorpamento di scuole, private della propria istituzione di riferimento, che vengono aggregate ad un’altra istituzione sopravvissuta al dimensionamento.

I docenti delle scuole accorpate devono riferirsi non solo ad un nuovo dirigente scolastico, ma anche ad una segreteria diversa da quella precedente quasi sempre in un territorio o in un comune diverso.
Anche le famiglie degli alunni dovranno cambiare segreteria e direzione di riferimento.

La chiusura di istituzione scolastiche per effetto della revisione della rete ha anche ripercussioni sul personale di segreteria dell’istituzione soppressa, che, nella migliore delle ipotesi, dovrà soltanto cambiare sede di servizio trasferendosi di diritto nella segreteria dell’istituzione superstite, ma, nella peggiore delle ipotesi, potrebbe risultare perdente posto ed essere costretto a cercare sede altrove, anche lontano da casa.

Si tratta di un film già visto, perché la riduzione del numero di istituzioni scolastiche è in corso da un ventennio: nel 2000-01 erano 11.592, nel 2012-12 9.139, nel 2021-22 8.160. Ora si prevede che nel 2031-21 saranno 6.885: in trent’anni le istituzioni scolastiche (quindi anche il numero di presidi, responsabili amministrativi, etc) si sarà ridotto del 40%.

Finora l’unico beneficio per il dimensionamento ha riguardato le casse dello Stato, mentre non c’è stato nemmeno lo zero virgola di vantaggio per tutto il personale scolastico e, in una certa misura, neanche per alunni e genitori.

C’è da pensare che i diversi Ministri che si sono succeduti al Palazzo della Minerva lo sapessero, ma per loro hanno deciso altri poteri forti, di stanza a Via XX Settembre a Roma (al Ministero dell’Economia e Finanze).

Con il nuovo piano di dimensionamento il Ministero ha annunciato che stavolta ci sarà “la possibilità di reinvestire in modo strutturale tali risorse a favore del sistema scolastico” (Fondi di funzionamento, FUN, Fondo integrativo di istituto, etc). Una differenza non da poco rispetto al passato.

La domanda è: a parte le scuole sottodimensionate (circa 300) vale la pena terremotare l’organizzazione delle scuole aumentando la distanza tra le figure apicali e il personale, gli studenti e le famiglie? Il modello di “mega” istituzioni scolastiche è quello giusto?

Un dibattito sereno e distaccato, basato sull’approfondimento dei numeri aiuterebbe senz’altro a prendere la migliore decisione.

Dimensionamento/2: la difficile gestione di collegi docenti sempre più numerosi, e non solo

da Tuttoscuola

Senza volere scomodare Trilussa e la media dei polli da consumare, la media nazionale attuale dei docenti per istituzione scolastica (105,8 docenti/istituzione) nasconde diverse situazioni di elevata complessità e di difficile gestione.

Accanto a scuole con meno di 100, o addirittura meno di 50 docenti (ce ne sono, anche se sempre meno), ce ne sono altre con oltre 150 o addirittura 200 docenti. Provate a immaginare un collegio dei docenti di oltre 200 unità e capirete cosa significa per un dirigente scolastico gestirlo e come si possa parlare di partecipazione attiva dei suoi componenti.

Ebbene, a Palermo ce n’è uno composto da 361 docenti, e in diverse regioni ce ne sono altri 89 che ne contano tra i 200 e i 299 docenti.

L’incremento del numero di docenti per istituzione scolastica rappresenta un trend consolidato.

Tuttoscuola ha messo a confronto la situazione dello scorso anno scolastico con quella di dieci anni prima.

Dieci anni fa, con un dimensionamento meno restrittivo e con un numero di docenti non comprensivo di molti docenti su posti in deroga e senza gli organici di potenziamento, vi erano soltanto quattro istituzioni scolastiche con un numero massimo di docenti “over 200”: avevano tra le 211 e le 244 unità. Ora sono 90.

754 istituzioni nel 2021-22 hanno avuto tra i 150 e i 199 docenti (nel 2012-13 erano solo 66); oltre il 43% delle istituzioni l’anno scorso hanno avuto tra i 100 e i 149 docenti (dieci anni prima erano solo il 17%). E così via con appesantimenti gestionali crescenti nel tempo.

A seguito delle annunciate modifiche al dimensionamento della rete scolastica, come stimato da Tuttoscuola, aumenterà il numero di plessi di cui in media si dovranno fare carico i DS (dai 4,9 di oggi ai 5,8 del 2031). Si andrà sempre più verso un modello di “mega” istituzioni scolastiche, secondo una tendenza già in atto da anni.

Per i prossimi anni sono previste infatti tre conferme: il numero complessivo dei docenti, la diminuzione del numero di istituzioni scolastiche e – di conseguenza – l’aumento del numero di docenti per ogni istituzione.

Ma i crescenti problemi gestionali a carico del capo d’istituto non saranno limitati ai collegi docenti, perché vi saranno in corso d’anno molti momenti di rapporto (a volte anche potenzialmente conflittuale) tra i docenti e il dirigente (assegnazione alle classi, compensi fis, anno di prova commissioni d’esame, ecc.).

Il dimensionamento confermato anche da quest’ultima legge finanziaria, come è sempre avvenuto da oltre dieci anni, renderà sempre più critica la gestione e l’organizzazione dei servizi da parte dei dirigenti scolastici, con il fondato timore di una negativa ricaduta sull’efficacia dell’azione dirigenziale della maggior parte dei DS. Tirare troppo la corda di una figura professionale comporta questo rischio.

Decreto Ministeriale 6 dicembre 2022, AOOGABMI 317

MINISTERO DELL’ISTRUZIONE E DEL MERITO

Proroga del termine ultimo per la rendicontazione finale degli interventi resisi necessari a seguito dell’avvenuta esecuzione delle indagini diagnostiche su solai e controsoffitti di edifici pubblici adibiti ad uso scolastico. (23A00281)

(GU Serie Generale n.18 del 23-01-2023)

IL MINISTRO DELL’ISTRUZIONE E DEL MERITO

Vista la legge 7 agosto 1990, n. 241, recante «Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi»;

Vista la legge 11 gennaio 1996, n. 23, recante «Norme per l’edilizia scolastica», e in particolare l’art. 3; Vista la legge 31 dicembre 2009, n. 196, recante «Legge di contabilita’ e finanza pubblica»;

Visto il decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2013, n. 128, recante «Misure urgenti in materia di istruzione, universita’ e ricerca», e in particolare l’art. 10;

Vista la legge 13 luglio 2015, n. 107, recante «Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti», e in particolare l’art. 1, comma 160, il quale stabilisce che la programmazione nazionale predisposta in attuazione dell’art. 10 del decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, convertito con modificazioni dalla legge 8 novembre 2013, n. 128, rappresenta il piano del fabbisogno nazionale in materia di edilizia scolastica per il triennio 2015-2017;

Visto in particolare, l’art. 1, commi 177 e seguenti, della citata legge 13 luglio 2015, n. 107;

Vista la legge 11 dicembre 2016, n. 232, recante «Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2017 e bilancio pluriennale per il triennio 2017-2019», e in particolare l’art. 1, comma 140;

Visto il decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, recante «Codice dei contratti pubblici»;

Visto il decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, recante «Disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo», e in particolare l’art. 25, commi 1 e 2-bis;

Visto il decreto-legge 9 gennaio 2020, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 marzo 2020, n. 12, recante «Disposizioni urgenti per l’istituzione del Ministero dell’istruzione e del Ministero dell’universita’ e della ricerca»;

Visto il decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 settembre 2020, n. 120, recante «Misure urgenti per la semplificazione e l’innovazione digitale»;

Vista la legge 30 dicembre 2020, n. 178, recante «Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023»;

Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 21 luglio 2017, con il quale si e’ proceduto alla ripartizione del fondo relativo all’art. 1, comma 140, della citata legge 11 dicembre 2016, n. 232;

Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 30 settembre 2020, n. 166, recante «Regolamento concernente l’organizzazione del Ministero dell’istruzione»;

Visto il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca e con il Ministro delle infrastrutture e trasporti, 23 gennaio 2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del 3 marzo 2015, n. 51, con cui sono stati individuati i criteri e le modalita’ di attuazione del citato art. 10 del decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2013, n. 128;

Visto il decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca 29 maggio 2015, n. 322, con il quale e’ stata approvata la programmazione unica triennale nazionale 2015-2017 in materia di edilizia scolastica;

Visto il decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca 7 agosto 2015, n. 594, con il quale sono stati individuati i criteri per assegnazione delle risorse tra le province e le citta’ metropolitane;

Visto il decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca 8 agosto 2017, n. 607, con il quale sono state ripartite le risorse di cui all’art. 25, commi 1 e 2-bis, del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, nonche’ sono state individuate le province e le citta’ metropolitane beneficiarie;

Visto il decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca 9 maggio 2018, n. 376, con il quale si e’ proceduto alla rettifica di alcuni interventi proposti;

Visto il decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca 21 febbraio 2019, n. 120, con il quale il termine per l’aggiudicazione dei lavori da parte di province e citta’ metropolitane, inizialmente fissato al 13 maggio 2019, e’ stato prorogato al 15 ottobre 2019;

Visto il decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca 8 agosto 2019, n. 734, con il quale sono state destinate le risorse complessive pari ad euro 55.900.000,00, per euro 40.000.000,00, al finanziamento di indagini diagnostiche per solai e controsoffitti e, per euro 25.900.000,00, a interventi che si rendono necessari a seguito delle predette indagini;

Visto il decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca 8 novembre 2019, n. 1038, con il quale e’ stato fissato un nuovo ulteriore termine per l’aggiudicazione dei lavori da parte di province e citta’ metropolitane, individuato nella data del 31 marzo 2020;

Visto il decreto del Ministro dell’istruzione 5 gennaio 2021, n. 6, che individua gli uffici di livello dirigenziale non generale dell’Amministrazione centrale del Ministero dell’istruzione;

Visto il decreto-legge 24 marzo 2022, n. 24, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 maggio 2022, n. 52, recante «Disposizioni urgenti per il superamento delle misure di contrasto alla diffusione dell’epidemia da COVID-19, in conseguenza della cessazione dello stato di emergenza, e altre disposizioni in materia sanitaria»;

Considerato che le richieste di interventi di messa in sicurezza pervenute al 3 agosto 2021, tramite il sistema informativo di monitoraggio e rendicontazione predisposto dal Ministero dell’istruzione, per le predette indagini diagnostiche, superavano la disponibilita’ delle risorse destinate con il citato decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca 8 agosto 2019, n. 734;

Dato atto che, con decreto del direttore della Direzione generale per i fondi strutturali per l’istruzione, l’edilizia scolastica e la scuola digitale 3 agosto 2021, n. 228, sono state accertate economie, con riferimento al finanziamento concesso con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca 8 agosto 2017, n. 607, pari a complessivi euro 67.548.422,82;

Considerato che, sulla base di quanto e’ emerso dalle richieste inoltrate per lavori e interventi di messa in sicurezza a seguito di indagini diagnostiche su solai e controsoffitti, di importo superiore a euro 20.000,00, da parte di province e citta’ metropolitane che hanno gia’ eseguito e rendicontato le indagini diagnostiche alla data del 3 agosto 2021, il fabbisogno complessivo ammonta a euro 17.104.901,91;

Considerato che tale fabbisogno pari a euro 17.104.901,91 ha trovato copertura nelle economie accertate con decreto del direttore della Direzione generale per i fondi strutturali per l’istruzione, l’edilizia scolastica e la scuola digitale 3 agosto 2021, n. 228 e relative al decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca 8 agosto 2017, n. 607;

Considerato pertanto, che, con decreto del Ministro dell’istruzione 6 agosto 2021, n. 254, sono state destinate le risorse complessive pari ad euro 43.004.901,91 al finanziamento di interventi resisi necessari a seguito dell’avvenuta esecuzione delle indagini diagnostiche su solai e controsoffitti di edifici pubblici adibiti ad uso scolastico;

Dato atto che tali risorse sono state assegnate, per euro 17.104.901,91, in favore di province e citta’ metropolitane di cui all’allegato B al decreto ministeriale 6 agosto 2021, n. 254, che hanno presentato richieste di contributo per interventi di messa in sicurezza a seguito di indagini diagnostiche su solai e controsoffitti di importo superiore a euro 20.000,00;

Dato atto che la restante parte delle medesime risorse e’ stata assegnata, per euro 25.900.000,00, in favore dei comuni e delle unioni di comuni di cui all’allegato A al decreto ministeriale 6 agosto 2021, n. 254, che hanno presentato richieste di contributo per interventi di messa in sicurezza a seguito di indagini diagnostiche su solai e controsoffitti di importo superiore a euro 20.000,00 e che hanno eseguito per primi temporalmente le indagini e hanno caricato a sistema la relativa rendicontazione;

Considerato che per alcuni enti locali non e’ stata completata la rendicontazione relativa all’esecuzione delle indagini diagnostiche;

Considerato che, in virtu’ dell’assenza del caricamento a sistema della rendicontazione relativa alle indagini diagnostiche, non e’ stata ancora erogata l’anticipazione della somma pari al 30% dell’importo di finanziamento agli enti locali beneficiari di cui agli allegati A e B del decreto ministeriale 6 agosto 2021, n. 254, come previsto dall’art. 2, comma 1, del predetto decreto ministeriale;

Ritenuto possibile che, per le ragioni di cui sopra, gli enti locali beneficiari del finanziamento di cui al decreto ministeriale 6 agosto 2021, n. 254, ad oggi, non abbiano ancora avviato le opportune procedure prodromiche all’affidamento dei lavori di messa in sicurezza resisi necessari a seguito delle indagini diagnostiche;

Considerato che, invero, molti degli enti locali beneficiari di cui agli allegati A e B del decreto ministeriale 6 agosto 2021, n. 254, non hanno ancora predisposto le progettazioni dei lavori resisi necessari a seguito delle indagini diagnostiche;

Considerato che le suddette progettazioni si pongono quale presupposto necessario ai fini del corretto espletamento delle procedure dirette all’affidamento dei lavori di messa in sicurezza;

Ritenuto pertanto, che, in virtu’ di quanto sopra considerato, i suddetti enti locali beneficiari riscontreranno difficolta’ ad affidare i relativi lavori di messa in sicurezza entro un termine ragionevole, tale da garantire il rispetto dell’ulteriore termine di rendicontazione finale dei suddetti interventi, fissato al 31 dicembre 2022, ai sensi dell’art. 2, comma 3, del decreto ministeriale 6 agosto 2021, n. 254;

Considerata altresi’ l’urgenza, nonche’ la oggettiva necessita’ di consentire la realizzazione dei lavori di messa in sicurezza degli edifici pubblici adibiti ad uso scolastico;

Ritenuta quindi, opportuna, alla luce delle criticita’ rappresentate, l’individuazione di due differenti termini – a seconda dello stato di avanzamento dei lavori – per la rendicontazione finale degli interventi di messa in sicurezza resisi necessari a seguito delle indagini diagnostiche finanziati con il predetto decreto ministeriale 6 agosto 2021, n. 254;

Decreta:

Art. 1
Proroga del termine di conclusione dei lavori e di relativa rendicontazione

1. Per le motivazioni indicate in premessa, il termine ultimo per la conclusione dei lavori e la relativa rendicontazione finale degli interventi di cui al finanziamento di cui al decreto ministeriale 6 agosto 2021, n. 254, originariamente fissato al 31 dicembre 2022, e’ prorogato al 30 giugno 2023, per gli interventi gia’ conclusi, e al 31 dicembre 2023, per gli interventi non ancora avviati o in corso di esecuzione.

2. Il mancato rispetto dei termini di cui al comma 1 comporta la decadenza dai contributi e dai finanziamenti concessi.

3. Nell’ipotesi in cui non siano rispettati i termini di cui al comma 1, le eventuali risorse ricevute ai sensi dell’art. 2, comma 1, del decreto ministeriale 6 agosto 2021, n. 254, sono versate da parte degli enti locali all’entrata del bilancio dello Stato, per essere riassegnate al fondo di cui all’art. 1, comma 140, della legge 11 dicembre 2016, n. 232.

4. Oltre che nei casi previsti dal decreto ministeriale 6 agosto 2021, n. 254, gli enti locali beneficiari che ne abbiano fatto richiesta alla Direzione generale competente del Ministero dell’istruzione ricevono l’anticipazione della somma, pari al 30% dell’importo di finanziamento, a condizione che, in occasione delle ricognizioni espletate dal Ministero, abbiano dichiarato l’ultimazione dei lavori di messa in sicurezza.

5. Per ogni ulteriore aspetto non regolato dal presente decreto ministeriale, restano in vigore le disposizioni di cui al decreto ministeriale 6 agosto 2021, n. 254.

Il presente decreto e’ sottoposto ai controlli di legge e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Roma, 6 dicembre 2022

Il Ministro: Valditara

Registrato alla Corte dei conti il 5 gennaio 2023
Ufficio di controllo sugli atti del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, del Ministero dell’istruzione, del Ministero dell’universita’ e della ricerca, del Ministero della cultura, del Ministero della salute, n. 18

Piano Edilizia scolastica

Martedì 6 dicembre, presso la Sala “Aldo Moro” del Ministero dell’Istruzione e del Merito, in viale Trastevere 76/a, il Ministro Giuseppe Valditara ha presentato il Piano per l’edilizia scolastica.

Sono intervenute il Direttore generale per i fondi strutturali per l’istruzione, l’edilizia scolastica e la scuola digitale, Gianna Barbieri, e il Direttore generale coordinatrice dell’Unità di missione per il PNRR del Ministero, Simona Montesarchio.

Video

Cartella stampa

CCNL Comparto Istruzione-Ricerca 2019/2021

Il 6 dicembre 2022 le Organizzazioni sindacali e l’Aran hanno sottoscritto in via definitiva il testo del CCNL del comparto Istruzione e Ricerca sui principali aspetti del trattamento economico per il triennio 2019-2021 del personale.

Questo Natale docenti, personale amministrativo e in generale tutti i lavoratori del settore scolastico riceveranno più di 2.000 euro di arretrati nella loro busta paga: stiamo parlando di una platea di circa 1,2 milioni di dipendenti pubblici, tra cui più di 850mila insegnanti. Sono orgoglioso di avere dato seguito a un impegno che avevo assunto sin dal primo giorno del mio insediamento al Ministero dell’Istruzione e del Merito, con l’obiettivo di garantire a tutte le persone afferenti al mondo della scuola il giusto riconoscimento per il loro lavoro”, afferma Giuseppe Valditara, Ministro dell’Istruzione e del Merito. A sancire in via definitiva tale erogazione è il contratto “Istruzione e Ricerca” 2019-2021, che l’Aran e i sindacati di categoria hanno firmato oggi dopo il parere favorevole della Corte dei conti sul documento. “Questo – conclude il Ministro – non è che il primo di una serie di provvedimenti che hanno come obiettivo la valorizzazione dei docenti e di tutto il personale, a cui è affidata la più nobile delle missioni: formare le generazioni future attraverso i loro insegnamenti”.


Il Consiglio dei Ministri, nel corso della riunione del 21 novembre 2022, ha autorizzato il Ministro per la pubblica amministrazione Paolo Zangrillo a esprimere il parere favorevole del Governo sull’ipotesi di contratto collettivo nazionale di lavoro sui principali aspetti del trattamento economico del personale del comparto Istruzione e Ricerca per il triennio 2019-2021, sottoscritta l’11 novembre 2022 dall’ARAN, dalle organizzazioni e dalle confederazioni sindacali rappresentative.

Sono soddisfatto, siamo riusciti a mantenere l’impegno che avevo preso personalmente coi sindacati di portare l’approvazione del contratto in questo CdM, per sbloccare entro Natale gli arretrati, che ammonteranno a una voce media di oltre 2000 euro per dipendente, e implementare gli aumenti di stipendio, che ammonteranno a regime a una voce media di 124 euro in più a mensilità”, dichiara il Ministro Giuseppe Valditara. “Questo contratto riguarda oltre 1 milione e 200mila lavoratori del comparto scuola ed è senz’altro il più importante e quello che prevede gli incrementi maggiori da parecchio tempo. La valorizzazione dei docenti è stata da subito una missione chiara di questo Ministero: non c’è Merito senza Dignità”.

Per quanto riguarda l’impianto complessivo della manovra, va inserito in un contesto emergenziale, all’interno del quale 21 miliardi su 35 sono stati destinati al contrasto del caro energia, per sostenere concretamente il ceto medio aggredito dalla crisi e le famiglie, tra cui naturalmente anche quelle degli insegnanti”, continua il Ministro. “In questa situazione, l’attenzione del governo al sistema dell’istruzione non è tuttavia venuta meno: siamo infatti riusciti ad ottenere circa 500 milioni di incremento tabellare per il comparto scuola. Queste risorse riguardano degli snodi fondamentali, tra cui il Fondo Funzionamento delle Istituzioni Scolastiche, l’edilizia scolastica, le spese per il reclutamento del personale, le supplenze, il sistema delle scuole paritarie, il trasporto disabili e il contrasto al cyberbullismo”.

Di fronte alla crisi energetica, all’emergenza bollette e al Pil che segna uno 0,3% tendenziale per il 2023, rispetto al +6% del momento in cui venne varata la scorsa legge di bilancio, considero estremamente positivi il rinnovo del contratto a condizioni migliorative e l’incremento di risorse ottenuto senza alcun taglio. La scuola è e deve sempre più essere un asse strategico dello sviluppo del Paese”, conclude il Ministro.


L’11 novembre, alle 14.00, Ministero e Sindacati firmano all’ARAN l’Ipotesi CCNL sui principali aspetti del trattamento economico del personale del comparto Istruzione e ricerca per il triennio 2019/2021.

Il 10 novembre il Ministro e le OO.SS. della Scuola firmano un accordo politico per l’anticipazione della parte economica relativa al trattamento fondamentale e successive sequenze CCNL Comparto Istruzione-Ricerca.

L’accordo coinvolge 1 milione 200mila lavoratori del sistema scuola. Esso consiste anzitutto in un’anticipazione relativa alla parte economica, che permetterà al personale scolastico di vedersi riconosciute già nel cedolino di dicembre le somme relative agli arretrati maturati, per una voce media di 2000 euro, i quali andranno ad aggiungersi allo stipendio e alla tredicesima.

Inoltre, l’accordo prevede una disponibilità finanziaria pari a 100 milioni di euro, deliberata nel Consiglio dei Ministri di questa sera, da destinare alla componente fissa della retribuzione accessoria per l’anno 2022, nella misura di 85,8 milioni per i docenti e 14,2 milioni per il personale Ata. È stato inoltre assunto l’impegno a reperire ulteriori risorse finanziarie, anche nell’ambito della manovra di bilancio 2023, da destinare alla retribuzione tabellare del personale scolastico.

Infine, fermo restando la disponibilità per l’anno 2022 dei suddetti 100 milioni di euro aggiuntivi, sono destinati a decorrere dall’anno 2022 89,4 milioni di euro per gli incrementi del personale docente e 14,2 milioni di incrementi per il personale Ata.


Oggi è una giornata storica” dichiara il Ministro Valditara “caratterizzata anzitutto da un nuovo modo di intendere il rapporto tra il governo e le parti sociali, impostato sul confronto costruttivo e sulla risoluzione pragmatica dei problemi. Questo sarà sempre l’approccio che porterò avanti con chi rappresenta i lavoratori del comparto scuola”.

Con questo accordo otteniamo lo sblocco di risorse per Natale e, grazie anche alle risorse aggiuntive di 100 milioni deliberate nel decreto legge, l’implementazione di un aumento medio dello stipendio dei docenti pari immediatamente a 100 euro mensili, e a regime a quasi 120 euro mensili, incremento più consistente degli ultimi contratti” prosegue il Ministro.

Diamo così un primo segnale concreto sul tema delle retribuzioni, fondamentale per rivalorizzare e restituire autorevolezza alla figura del docente. Siamo consapevoli che si tratta di un primo passo, un primo passo atteso da tanto tempo e ottenuto in un contesto peraltro difficile a causa della crisi energetica: abbiamo voluto dare subito un chiaro segnale politico di svolta rispetto al passato. Quando ho annunciato una Grande Alleanza per la Scuola e per il Merito” conclude Valditara “non intendevo fare della retorica, ma indicare la strada che oggi iniziamo a percorrere con questo accordo: una grande collaborazione tra istituzioni, parti sociali, docenti, studenti, famiglie, ognuno nel suo ruolo, per prenderci cura di quella straordinaria comunità che è la scuola italiana”.


Il Consiglio dei Ministri, nel corso della riunione di giovedì 10 novembre 2022, approva un decreto-legge che introduce misure urgenti in materia di energia elettrica, gas naturale e carburanti.

Sulla base dell’autorizzazione parlamentare già ricevuta, il decreto prevede uno stanziamento pari a circa 9,1 miliardi di euro, provenienti dall’extragettito fiscale, per finanziare interventi contro il caro energia.

Di seguito le principali misure introdotte.

Benefit aziendali esentasse

Si tratta di una misura di welfare aziendale che punta a incrementare gli stipendi dei lavoratori, attraverso il rimborso anche delle utenze (acqua, luce e gas).

Contributo straordinario, sotto forma di credito d’imposta, a favore delle imprese per l’acquisto di energia elettrica e gas naturale, per il mese di dicembre 2022

Con uno stanziamento di 3,4 miliardi di euro, si proroga fino al 31 dicembre 2022 il contributo straordinario, sotto forma di credito d’imposta, a favore delle imprese e delle attività come bar, ristoranti ed esercizi commerciali per l’acquisto di energia elettrica e gas naturale.

ConferSi innalza per il 2022 il tetto dell’esenzione fiscale dei cosiddetti “fringe benefit” aziendali, fino a 3mila euro.
mate le aliquote potenziate del credito di imposta pari a:

  • 40 per cento per le imprese energivore e gasivore;
  • 30 per cento per imprese piccole che usano energia con potenza a partire dai 4,5 kW.

Disposizioni in materia di accise e d’imposta sul valore aggiunto su alcuni carburanti

Si stanziano 1,3 miliardi di euro per la proroga dal 19 novembre al 31 dicembre 2022 dello sconto fiscale sulle accise della benzina e del diesel, che conferma il taglio di 30,5 centesimi al litro (considerato anche l’effetto sull’Iva). Per il GPL lo sconto vale 8 centesimi di euro ogni kg, che sale a circa 10 centesimi considerando l’impatto sull’Iva.

Misure di sostegno per fronteggiare il caro bollette

Per fronteggiare l’incremento dei costi dell’energia, le imprese potranno richiedere ai fornitori la rateizzazione, per un massimo di 36 rate mensili, degli importi dovuti relativi alla componente energetica di elettricità e gas naturale per i consumi effettuati dal 1° ottobre 2022 al 31 marzo 2023 e fatturati entro il 30 settembre 2023.

Al fine di assicurare la più ampia applicazione della misura, SACE S.p.a. è autorizzata a concedere una garanzia pari al 90 per cento degli indennizzi generati dalle esposizioni relative ai crediti vantati dai fornitori di energia elettrica e gas naturale residenti in Italia. La garanzia è rilasciata a condizione che l’impresa non abbia approvato la distribuzione di dividendi o il riacquisto di azioni negli anni per i quali si richiede la rateizzazione, sia per sé stessa che per quelle del medesimo gruppo.

Misure per l’incremento della produzione di gas naturale

Al fine di contribuire al rafforzamento della sicurezza degli approvvigionamenti di gas naturale è previsto un finanziamento a copertura delle spese sostenute dal GSE (Gestore dei servizi energetici).

Si proroga dal 31 dicembre 2022 al 31 marzo 2023 il termine entro il quale il GSE potrà cedere a prezzi calmierati il gas naturale.

Sono previste inoltre, al fine di incrementare la produzione nazionale di gas naturale, l’aumento delle quantità estratte da coltivazioni esistenti in zone di mare e l’autorizzazione di nuove concessioni tra le 9 e le 12 miglia.

Misure urgenti in materia di mezzi di pagamento

Si stanziano 80 milioni di euro per la concessione di un credito d’imposta agli esercenti per la trasmissione della fattura telematica all’Agenzia delle entrate. Il contributo è pari al 100 per cento della spesa sostenuta, fino a 50 euro per ogni registratore telematico acquistato.

Tetto al contante

Dal 1° gennaio 2023 la soglia massima per il pagamento in contanti passa da 1.000 a 5.000 euro.

Superbonus

Si anticipa la rimodulazione al 90 per cento per le spese sostenute nel 2023 per i condomini e si introduce la possibilità, anche per il 2023, di accedere al beneficio per i proprietari di singole abitazioni, a condizione che si tratti di prima casa e che i proprietari stessi non raggiungano una determinata soglia di reddito (15mila euro l’anno, innalzati in base al quoziente familiare). 

Il superbonus si applica invece al 110 per cento fino al 31 marzo 2023 per le villette unifamiliari che abbiano completato il 30 per cento dei lavori entro il 30 settembre 2022.

Esenzioni in materia di imposte

Per il settore dello spettacolo (cinema, teatri, sale per concerti) non è dovuta la seconda rata IMU per gli immobili, a condizione che i proprietari siano anche i gestori delle attività.

Rinnovo del contratto degli insegnanti

Si stanziano ulteriori 100 milioni per il rinnovo del contratto del comparto istruzione e ricerca.

Esenzione imposta di bollo emergenze

Si introduce una disposizione che prevede, a regime, l’esenzione dall’imposta di bollo per le domande presentate per la richiesta di contributi, aiuti o sovvenzioni, comunque denominati, a favore delle popolazioni colpite da eventi calamitosi.