GLI STUDENTI SUI PCTO

GLI STUDENTI SUI PCTO: “MINISTRO, DEVI CONVOCARCI!”

Il Ministro dell’istruzione Valditara ha annunciato su Twitter, e poi in una serie di dichiarazioni stampa, di voler ridefinire i PCTO, dopo che è esplosa ieri la notizia del mancato risarcimento alla famiglia di Giuliano, studente morto durante uno stage, due volte vittima di un modello di scuola lavoro iniquo e ingiusto

“Se da una parte è importante che il Ministro parli finalmente di tutela della sicurezza sul lavoro” dichiara Paolo Notarnicola coordinatore della Rete degli Studenti Medi, “dall’altra il il problema principale rimane sempre lo stesso: il Ministro si rifiuta di fare questa discussione insieme alle organizzazioni che rappresentano gli studenti, negando ogni possibilità di incontro.

L’augurio è che la discussione non si soffermi solo sul tema della contrattualizzazione di tirocinanti e stagisti, ma che ci sia la possibilità di riflettere sul modello in sé di rapporto tra scuola e lavoro, ponendosi come obiettivo primario il contrasto alla precarietà giovanile e al lavoro nero, cui tantissimi giovani sono costretti.

“Solo gli studenti” continuano i rappresentanti della Rete “sanno davvero quali e quanti sono i problemi dei PCTO. Noi abbiamo costruito un percorso, attraverso decine di momenti di confronto ed elaborazione, e abbiamo proposto un modello alternativo di rapporto tra Scuola e lavoro, che superi i PCTO e rafforzi proprio quella componente di tutela del lavoro a cui fa riferimento il Ministro, ponendo in essere risposte pratiche che vadano a rafforzare il concetto di legalità nell’ambito lavorativo. Non capiamo il motivo per il quale non ci sia stata una convocazione degli studenti e delle loro associazioni: Valditara ci ascolti e si confronti con noi studenti!”

Rotazione incarichi, presidi a rischio trasferimento. I sindacati: ‘Disaccordo totale, rischio corruttivo residuale’

da Tuttoscuola

Obbligo di rotazione per i dirigenti scolastici ignorato fino ad oggi dalla gran parte delle regioni: a prevederlo una norma del codice anticorruzione. “Se non la applico, la Corte dei conti non registrerà più i vostri contratti”, dichiara Rocco Pinneri, direttore dell’USR Lazio, che ha riferito ai dirigenti scolastici richiamando il codice anticorruzione. Saranno i singoli Uffici scolastici a decidere dopo quanti mandati scatta l’incompatibilità e quindi il trasferimento. Un obbligo che non riguarda solo il Lazio ma, secondo quanto riporta IlMessaggero, almeno il 15% dei 7500 presidi italiani che rischia dal prossimo anno di essere trasferito. Alla base della norma ci sarebbe il fatto che i dirigenti scolastici gestiscono appalti affidamenti e acquisto di beni, nonostante, secondo un parere dell’Anac, l’autorità nazionale Anticorruzione,  la scuola sarebbe “un settore a basso rischio corruttivo“.  Insomma, chi a settembre si troverà con il contratto triennale scaduto, sarà trasferito. 

In realtà il rischio corruttivo è davvero molto residuale, considerando che le istituzioni scolastiche si distinguono all’interno della Pubblica amministrazione per la particolare organizzazione degli assetti decisionali, riconducibili all’impianto degli Organi collegiali di cui al Decreto Legislativo 16 aprile 1994, n. 297. In nessuna altra amministrazione dello Stato è previsto un così alto livello di collegialità per qualsiasi decisione assunta dal dirigente, fortemente condizionata da delibere del Collegio dei docenti e del Consiglio di istituto (la cui presidenza è affidata tra l’altro ad un genitore), rapporti con la RSU e con i sindacati territoriali anche per la stipula di contratti integrativi di istituto, doppia firma degli atti contabili con il Direttore dei servizi generali ed amministrativi, verifica diretta e costante dei revisori dei conti”, si legge in un comunicato unitario sottoscritto da Cisl Scuola, Flc Cgil, Snals Confsal e Uil Scuola.

“Le Organizzazioni sindacali scriventi esprimono il più totale disaccordo con la decisione – si legge ancora nella nota – e rilevano l’implicito ingiusto messaggio di sfiducia che una simile rigida misura sembra trasmettere nei confronti della dirigenza scolastica, sottolineano con amarezza quanto non sia riconosciuto l’impegno quotidiano dei dirigenti nel far funzionare le scuole nonostante tutti gli inciampi amministrativo burocratici posti sul loro percorso. Chiedono pertanto un intervento del Ministro Valditara affinché sia affermato il principio della continuità amministrativo gestionale nelle scuole e sia garantito un coordinamento nazionale e il coinvolgimento delle OOSS nella regolazione del rapporto di lavoro, ritengono urgentissima e indifferibile l’apertura del tavolo per il rinnovo del CCNL”.

La scuola è un settore a basso rischio corruttivo e il valzer dei dirigenti, non è funzionale al sistema scolastico”, fa notare quindi Paola Serafin, Cisl scuola. “Nel settore scolastico – prosegue – le decisioni sono assunte spesso con il coinvolgimento degli organi collegiali e gli atti contabili vedono la forte interazione tra dirigente scolastico e il direttore dei servizi generali amministrativi. Mandati e reversali sono a firma congiunta, per non parlare poi del controllo costante dei revisori dei conti. Di questa specialità nel funzionamento, che non ha eguali nella PA, e della particolarità dell’azione formativa, occorrerebbe tenere conto”.

Siamo fortemente preoccupati – aggiunge Elvira Serafini, Snals – ci teniamo alla continuità. Poi è assurdo che ogni provveditorato decida dopo quanti mandati scatta l’incompatibilità: iniziamo ad andare verso una strada di non ritorno, le differenze regionali non faranno bene alla comunità, deve esserci uniformità nel trattamento”.

Dello stesso avviso il presidente nazionale di Anp, l’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli che dice come sia “assolutamente inappropriato accomunare le scuole ai grandi apparati amministrativi della Pa. Le dinamiche e soprattutto i fondi a disposizione sono molto diversi e di conseguenza parlare in questi termini di rischio corruzione appare molto superficiale. Trovo inaccettabile l’applicazione di simili automatismi al mondo della scuola nel quale, da sempre caratterizzato dalla insufficienza delle risorse economiche è minimo il rischio di corruzione”.

Roberta Fanfarillo, Flc Cigl, ricorda come il sindacato abbia da subito espresso netta contrarietà al tentativo di applicare l’istituto della rotazione degli incarichi alla dirigenza scolastica, anche perché è “ridotto il grado di esposizione al rischio corruttivo delle istituzioni scolastiche. Sarà questo uno dei punti principali che porteremo alla trattativa Aran non appena verrà aperta la contrattazione per il rinnovo del contratto. Abbiamo espresso il fermo dissenso alla proposta del direttore generale dell’Ufficio scolastico del Lazio di concordare una sorta di valutazione regionale che attestasse la regolarità amministrativa degli istituti scolastici in cambio dell’impegno a non effettuare la rotazione. Inoltre, la volontà dell’Ufficio scolastico del Lazio di effettuare la rotazione dopo 2 incarichi triennali, ci lascia sconcertati perché chi conosce il lavoro dei dirigenti scolastici sa bene che la complessità della direzione di una istituzione scolastica ha bisogno di tempi ben più distesi per poter esplicare la sua efficacia”.

Intanto l’Udir sta presentando un emendamento al decreto Milleproroghe per evitare nei prossimi anni, durante l’attuazione del PNRR, la rotazione degli incarichi prevista per non ritardare le azioni programmate.


Covid: nuove regole (anche per la scuola). La circolare del Ministero della Salute

da Tuttoscuola

Nuove regole anti Covid per la scuola: a renderle note una circolare del Ministero della Salute dello scorso 31 dicembre. Previste una riduzione del periodo di isolamento e autosorveglianza. Al momento il Ministero dell’Istruzione non ha ancora diramato una nota aggiornata con le ultime indicazioni del Ministero della Salute, ma intanto possiamo provare a vedere insieme cosa cambia secondo quanto riportato da quest’ultima.

Leggi la circolare del Ministero della Salute

Nuove regole anti Covid: cosa fare in caso di tampone positivo

– Per i casi Covid che sono sempre stati asintomatici e per coloro che non presentano comunque sintomi da almeno 2 giorni, l’isolamento potrà terminare dopo 5 giorni dal primo test Covid positivo o dalla comparsa dei sintomi, a prescindere dall’effettuazione del test antigenico o molecolare.
– Per i casi Covid che sono sempre stati asintomatici l’isolamento potrà terminare anche prima dei 5 giorni qualora un test antigenico o molecolare effettuato presso struttura sanitaria/farmacia risulti negativo;
– Per i casi Covid in soggetti immunodepressi, l’isolamento potrà terminare dopo un periodo minimo di 5 giorni, ma sempre necessariamente a seguito di un test antigenico o molecolare con risultato negativo.

Obbligatorio, a termine dell’isolamento, l’uso di mascherine FFP2 fino al decimo giorno dall’inizio della sintomatologia o dal primo test positivo (nel caso degli asintomatici). La circolare n. 51961 del Ministero della Salute raccomanda comunque di evitare persone ad alto rischio e/o ambienti affollati. Queste precauzioni possono essere interrotte in caso di negatività a un test antigenico o molecolare.

Nuove regole anti Covid: cosa devono fare i contatti di positivi

I contatti stretti devono applicare  il regime di autosorveglianza: indossare mascherine FFP2, al chiuso o in presenza di assembramenti, fino a 5 giorni alla data dell’ultimo contatto stretto. Se durante il periodo di autosorveglianza si manifestano sintomi suggestivi di possibile infezione da Sars-Cov-2, la circolare raccomanda l’esecuzione immediata di un test antigenico o molecolare.

Sintomi Covid: in quali casi non è possibile andare a scuola

Con temperatura corporea pari o superiore a 37,5° non si può andare a scuola, se invece si presentano sintomi di lieve entità senza febbre (tipo leggeri raffreddori), è possibile andare a scuola indossando però la mascherina chirurgica o FFP2 dai 6 anni in su.