Prof tutor, servono risorse consistenti

Prof tutor, servono risorse consistenti

“Sicuramente l’idea del ministro è originale, ovviamente la discussione va portata nella sede del prossimo contratto, successivo a quello attualmente in chiusura. Occorrono innanzitutto notevoli stanziamenti, anche perché in questo momento i gruppi classe a cui si riferisce il ministro sono oltre 370mila”. Così Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Federazione Gilda-Unams, commenta la proposta del ministro Valditara.

“Andrebbero, poi, disegnate con cura le caratteristiche di questa figura che dovrebbe essere, non solo formata, ma di comprovata esperienza e con almeno una ventina di anni di insegnamento effettivo. Allo stato attuale non sembra, a partire dalla cronica scarsità di risorse, una semplice passeggiata”. 

A proposito di tutoraggio, da molti anni la Gilda propone che i docenti più anziani siano esonerati da alcune ore di insegnamento per dedicare la loro esperienza all’affiancamento dei colleghi più giovani, come avviene in altri Paesi europei.

Iscrizioni a.s. 2023/24, si parte! Domande dalle ore 9 del 9 gennaio alle ore 20 del 30

da La Tecnica della Scuola

Di Lara La Gatta

Dalle ore 9 di oggi, lunedì 9 gennaio, e fino alle ore 20 del 30 gennaio si potranno presentare le domande di iscrizione all’a.s. 2023/24.

Le iscrizioni sono effettuate on line per tutte le classi iniziali della scuola primaria, secondaria di primo grado e secondaria di secondo grado statale. La modalità telematica riguarda anche le iscrizioni ai percorsi di istruzione e formazione professionale erogati in regime di sussidiarietà dagli istituti professionali, nonché dai centri di formazione professionale accreditati dalle Regioni che, su base volontaria, aderiscono al procedimento di iscrizione on line.
Invece, le iscrizioni alle classi iniziali dei corsi di studio delle istituzioni scolastiche paritarie si effettuano on line esclusivamente per le scuole paritarie che decidono facoltativamente di aderire alla modalità telematica.

Si accede al sito www.istruzione.it/iscrizionionline/ utilizzando le credenziali SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale), CIE (Carta di identità elettronica) o eIDAS (electronic IDentification Authentication and Signature).

Sono invece escluse dalla modalità telematica le iscrizioni relative:

  • alle sezioni della scuola dell’infanzia;
  • alle scuole della Valle d’Aosta e delle Province autonome di Trento e Bolzano;
  • alle classi terze dei licei artistici e degli istituti tecnici;
  • alla terza classe dei percorsi dell’istruzione tecnica – indirizzo Trasporti e Logistica, percorso sperimentale Conduzione del mezzo navale / Conduzione di apparati e impianti elettronici di bordo (CAIM/CAIE);
  • al percorso di specializzazione per “Enotecnico” degli istituti tecnici del settore tecnologico a indirizzo “Agraria, agroalimentare e agroindustria”, articolazione “Viticoltura ed enologia”;
  • ai percorsi di istruzione per gli adulti, ivi compresi quelli attivati presso gli istituti di prevenzione e pena;
  • agli alunni/studenti in fase di preadozione, per i quali l’iscrizione è effettuata dalla famiglia affidataria direttamente presso l’istituzione scolastica prescelta.


Rientro a scuola con le nuove regole Covid, non c’è obbligo di tampone negativo. Rischio aumento dei contagi?

da La Tecnica della Scuola

Di Lara La Gatta

Domani, 9 gennaio, ci sarà il grande rientro a scuola dopo le lunghe vacanze natalizie.

Come era immaginabile, la curva dei contagi da Covid-19 è salita durante i giorni di festa. Secondo l’ultimo bollettino dell’ISS, c’è stato infatti un incremento dell’incidenza settimanale dei casi Covid-19 a livello nazionale, che dal 23 al 29 dicembre è aumentata da 207 a 231 casi ogni 100.000 abitanti. Tre Regioni sono classificate a rischio alto; dodici sono a rischio moderato e sei classificate a rischio basso.

Molti tra i ragazzi, insegnanti e personale scolastico potrebbero aver contratto il virus in questi giorni.

Come fare per rientrare a scuola?

Le regole in vigore dal 1° gennaio 2023

La legge n. 199 del 30 dicembre 2022, di conversione del cd. Decreto anti-rave, è intervenuta anche sul Decreto-legge n. 24 del 24 marzo 2022, recante “Disposizioni urgenti per il superamento delle misure di contrasto alla diffusione dell’epidemia da COVID-19”.

La circolare del Ministero della Salute del 31 dicembre ha recepito le nuove regole, che sono entrate in vigore il 1° gennaio.

Le persone risultate positive ad un test diagnostico molecolare o antigenico per SARS-CoV-2 sono sottoposte alla misura dell’isolamento, con le modalità di seguito riportate:

  • Per i casi che sono sempre stati asintomatici e per coloro che non presentano comunque sintomi da almeno 2 giorni, l’isolamento potrà terminare dopo 5 giorni dal primo test positivo o dalla comparsa dei sintomi, a prescindere dall’effettuazione del test antigenico o molecolare;
  • Per i casi che sono sempre stati asintomatici l’isolamento potrà terminare anche prima dei 5 giorni qualora un test antigenico o molecolare effettuato presso struttura sanitaria/farmacia risulti negativo;
  • Per i casi in soggetti immunodepressi, l’isolamento potrà terminare dopo un periodo minimo di 5 giorni, ma sempre necessariamente a seguito di un test antigenico o molecolare con risultato negativo;
  • Per gli operatori sanitari, se asintomatici da almeno 2 giorni, l’isolamento potrà terminare non appena un test antigenico o molecolare risulti negativo;
  • I cittadini che abbiano fatto ingresso in Italia dalla Repubblica Popolare Cinese nei 7 giorni precedenti il primo test positivo, potranno terminare l’isolamento dopo un periodo minimo di 5 giorni dal primo test positivo, se asintomatici da almeno 2 giorni e negativi a un test antigenico o molecolare.

E’ obbligatorio, a termine dell’isolamento, l’uso di dispositivi di protezione delle vie respiratorie di tipo FFP2 fino al 10mo giorno dall’inizio della sintomatologia o dal primo test positivo (nel caso degli asintomatici), ed è comunque raccomandato di evitare persone ad alto rischio e/o ambienti affollati. Queste precauzioni possono essere interrotte in caso di negatività a un test antigenico o molecolare.

A coloro che hanno avuto contatti stretti con soggetti confermati positivi al SARS-CoV-2 è applicato il regime dell’autosorveglianza, durante il quale è obbligatorio di indossare dispositivi di protezione delle vie respiratorie di tipo FFP2, al chiuso o in presenza di assembramenti, fino al quinto giorno successivo alla data dell’ultimo contatto stretto.

Se durante il periodo di autosorveglianza si manifestano sintomi suggestivi di possibile infezione da Sars-Cov-2, è raccomandata l’esecuzione immediata di un test antigenico o molecolare per la rilevazione di SARS-CoV-2.

Rientro a scuola senza tampone negativo

Per gli ambienti di lavoro e per le scuole in particolare non è specificato come debba avvenire il rientro. La circolare dice che, al termine dell’isolamento, è obbligatorio utilizzare mascherine FFP2 per dieci giorni ed è “raccomandato di evitare… ambienti affollati”.

La scuola può considerarsi un ambiente affollato? Studenti, insegnanti e personale possono rientrare, dopo l’isolamento di 5 giorni, senza effettuare alcun tampone, ma con il solo uso della mascherina FFP2? Il rientro in un ambiente a rischio come può essere un’aula scolastica da parte di una persona potenzialmente positiva, in assenza dell’obbligo di effettuare un test negativo, non può rappresentare un rischio per l’aumento dei contagi?


Linee guida per la certificazione di disabilità: pubblicato ufficialmente il decreto interministeriale; adesso le norme sono operative

da La Tecnica della Scuola

Di Reginaldo Palermo

Il Ministero della Salute ha pubblicato il decreto del 14 settembre 2022 firmato dallo stesso Ministro della salute, di concerto con i Ministri dell’istruzione, dell’Economia e delle Finanze, degli affari regionali e della Disabilità con cui vengono adottate le Linee guida per la redazione della certificazione  di  disabilità in   età evolutiva ai fini dell’inclusione scolastica e  del  profilo  di  funzionamento.

Ne parliamo con Evelina Chiocca, presidente nazionale del CIIS, il Coordinamento italiani insegnanti di sostegno.

E adesso cosa cambia?

Con la pubblicazione di questo decreto diventa operativa la norma che definisce la nuova documentazione sanitaria da predisporre per garantire il diritto allo studio degli alunni e delle alunne con disabilità, fra cui il profilo di funzionamento “propedeutico e necessario” ai fini della elaborazione del PEI.
Rispetto a quanto previsto dal decreto legislativo n. 66/17, come modificato dal D.lgs. 96/2019, oltre “all’accertamento di disabilità ai fini dell’inclusione scolastica in età evolutiva” (documento che si aggiunge all’accertamento dell’handicap, già contemplato dalla legge 104/92) e al “Profilo di funzionamento” (che integra e sostituisce la Diagnosi funzionale e il Profilo dinamico funzionale), le Linee guida del Ministero della salute aggiungono un ulteriore documento (è questa la novità) ovvero il “Verbale di accertamento della condizione di disabilità”, propedeutico alla redazione del Profilo di funzionamento e, secondo il Ministero della Salute, documento di riferimento per la predisposizione del PEI.

Qual è la novità più importante, a suo parere?

La nuova documentazione sanitaria si caratterizza non solo per il costante e reiterato richiamo alle azioni e alle risorse che vengono riportate nel PEI, ma anche per la corrispondenza diretta con la proposta della quantificazione delle ore di sostegno. Forse nell’immediato non sarà chiaro questo meccanismo, ma non tarderà a evidenziarsi la stretta connessione fra la certificazione e la proposta delle ore di sostegno che appare alquanto rigido. E ciò chiaramente in contrasto con le disposizioni che vogliono garantire e tutelare il diritto allo studio, richiamato tanto dalla Costituzione e dalle normative nazionali quanto dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (le risorse vanno garantite in modo individualizzato, non certo standardizzato).

Nel concreto cosa dovrebbe accadere adesso?

Secondo me ci sarebbe ancora molto da fare, per esempio il DI 182/2020 dovrebbe essere riscritto alla luce di una reale e concreta tutela, cancellando definitivamente non solo l’esonero e la riduzione dell’orario scolastico, ma riscrivendo anche la sezione 2 del PEI (che poggia esclusivamente sulla documentazione sanitaria e che, sulla base di questa, indica le risorse), snellendo l’intero documento, che rischia di proporsi come scarsamente efficace nella pratica scolastica.

La vostra associazione (ma non siete i soli) ha sempre detto che il DI 182 è stata una occasione persa. Siete sempre di questa idea?

Sì, perché l’adozione del Profilo di funzionamento avrebbe potuto rappresentare una svolta, se fosse stato inteso quale riferimento per una erogazione coerente dei sostegni, secondo una graduata scala di intensità. In tal senso, chiaramente, la lettura delle Linee guida non lascia trasparire impostazioni culturali coerenti con l’impianto ICF, in quanto, al di là della definizione dei punti di forza (dato sicuramente interessante e significativo), resta sospeso fra ciò che avrebbe dovuto essere e fra ciò che “ancora non è “.

Docente tutor. Il ritorno

da Tuttoscuola

Il docente tutor definito dalle Linee guida per l’orientamento, di cui al decreto ministeriale 328/2022 alla vigilia di Natale come riforma prevista dal PNRR, è un deja vu, una figura che ritorna dal passato di quasi vent’anni fa.

Lo aveva già previsto infatti il decreto legislativo 59/2004 per le istituzioni del primo ciclo, in questi termini: “concorre prioritariamente, fatta salva la contitolarità didattica dei docenti, per l’intera durata del corso, il docente in possesso di specifica formazione che, in costante rapporto con le famiglie e con il territorio, svolge funzioni di orientamento in ordine alla scelta delle attività di cui al comma 2, di tutorato degli allievi, di coordinamento delle attività educative e didattiche, di cura delle relazioni con le famiglie e di cura della documentazione del percorso formativo compiuto dall’allievo, con l’apporto degli altri docenti.

Il nuovo docente tutor è presentato ora nelle Linee guida per l’orientamento del decreto natalizio in questi termini: “ogni istituzione scolastica e formativa individua i docenti di classe delle scuole secondarie di primo e secondo grado, chiamati a svolgere la funzione “tutor” di gruppi di studenti, in un dialogo costante con lo studente, la sua famiglia e i colleghi, svolgendo due attività: 1. aiutare ogni studente a rivedere le parti fondamentali che contraddistinguono ogni E-Portfolio personale 2. costituirsi “consigliere” delle famiglie, nei momenti di scelta dei percorsi formativi e/o delle prospettive professionali”.

Dopo 18 anni, dunque, ritorna il docente tutor, previsto per le scuole secondarie di I e II grado, anziché, come prima, per le scuole primarie e della secondaria di I grado.

Le due formulazioni, pur distanti nel tempo, hanno comunque in comune queste funzioni attribuite al docente: tutoraggio degli alunni, rapporto con le famiglie, azione di orientamento, cura della documentazione del percorso degli studenti.

L’affinità, però, non è casuale. Entrambi i dispositivi normativi sono stati elaborati quando a fianco del ministro firmatario del decreto (allora il ministro Letizia Moratti e ora Giuseppe Valditara) c’era e c’è tuttora come consigliere il prof. Giuseppe Bertagna.

La matrice sembra, dunque, la stessa, e, il tutor riproposto sfiderà la sorte che non gli era stata allora propizia. Il tutor del 2004 venne infatti osteggiato e infine sterilizzato dai sindacati; questo del 2022 avrà una sorte migliore?

Ridimensionamento/1. Si appesantirà il carico di responsabilità e di gestione dei DS

da Tuttoscuola

Con l’entrata in vigore al 1° gennaio 2023 della legge di bilancio 2023-26 diventa definitivo il ridimensionamento della rete scolastica che porterà gradualmente alla chiusura di circa 700 istituzioni scolastiche, mentre rimarranno funzionanti e confermati nell’attuale numero i 41.690 plessi, scuole e istituti (anche quelli colpiti dalla denatalità e tra loro vicini, per i quali quindi si spiegherebbe – in quel caso sì – una razionalizzazione). E si prospettano tempi duri per i dirigenti scolastici che dovranno gestire le istituzioni scolastiche sopravvissute al taglio. Un carico di responsabilità evidentemente non compreso dai vertici politici (e forse non adeguatamente spiegato dai vertici amministrativi), che Tuttoscuola vuole sinteticamente ricordare.

Il dirigente scolastico in veste di datore di lavoro ha l’obbligo di garantire la sicurezza di tutti gli edifici scolastici in cui si trovano scuole dal lui dirette, ed è anche responsabile della salute delle persone, alunni e docenti compresi, che in esse vivono quotidianamente.

Con la diminuzione del numero di istituzioni scolastiche, conseguente al ridimensionamento della rete, si determina ovunque, soprattutto per le scuole del 1° ciclo, l’aumento del numero degli edifici scolastici da gestire per ciascuna istituzione: si è già passati dai 3,9 in media del 2000-01 ai 5,2 di oggi, e si arriverà nel 2031 a 6,1 edifici per istituzione scolastica (sempre in media, con punte di oltre 10 edifici da seguire).

Con l’aumento del numero di edifici scolastici amministrati, i dirigenti devono produrre un maggior numero di DVR (Documenti di Valutazione del Rischio), documenti di complessa definizione da tenere aggiornati. È uno degli effetti del nuovo dimensionamento

Il dirigente scolastico è anche il rappresentante legale dell’istituzione, e, come tale, a causa del ridimensionamento, vedrà estendersi il territorio in cui si trovano scuole da gestire e, conseguentemente, vedrà aumentare, il numero dei soggetti istituzionali con cui rapportarsi, come, ad esempio, i Comuni, le Asl per i servizi degli alunni con disabilità.

Sempre per questa posizione giuridica vedrà aumentare i potenziali conflitti con l’aumentato numero di docenti e di famiglie.

Il capo d’istituto, come presidente dei consigli di classe/interclasse e del collegio docenti, vedrà aumentare il numero dei primi da presiedere (o assegnare in delega) e vedrà aumentare il numero dei docenti che compongono il collegio, al limite della gestione o dell’ingestibilità. Solo negli ultimi dieci anni il numero medio di docenti per ogni istituzione scolastica è passato da 76 a 107 (+39%). Si prevede che nel 2031 arriverà a 124 (+63% rispetto a dieci anni fa).

Nei prossimi anni crescerà a dismisura il numero di mega-collegi composti da oltre 200 insegnanti (già oggi sono 90 le istituzioni scolastiche che superano questo numero, dieci anni fa erano solo 4) o addirittura 300 (ad oggi ce ne è già una). Per le riunioni del collegio docenti sarà forse necessario noleggiare teatri o grandi saloni attrezzati oppure si dovrà ricorrere a riunioni in videoconferenza.

Il decreto legislativo 165/2001 prevede che il dirigente scolastico, oltre ad avere la responsabilità della gestione del personale ha il compito di dirigerlo e coordinarlo, valorizzando le risorse umane.

Ma quando il numero dei docenti è di questa entità, come riuscirà a valorizzare docenti che nemmeno ha la possibilità di conoscere?

Sempre il d.lgs. 165 prevede che il dirigente scolastico, oltre ad essere responsabile della gestione delle risorse e del servizio, deve assicurare anche la gestione unitaria dell’istituzione.

Nessun dirigente pubblico ha un carico di responsabilità di tale portata.

Concorso DS: le sottocommissioni ogni 250 candidati possono velocizzare le procedure

da Tuttoscuola

Dal 6 gennaio scorso è in vigore a tutti gli effetti il Regolamento (decreto 194 del 13 ottobre 2022) del concorso DS: da quel momento potrebbe essere pubblicato anche il relativo bando. È difficile, ma non impossibile, che il concorso si possa concludere in tempo utile per le nomine in ruolo dei vincitori al 1° settembre 2023.

C’è infatti un passaggio del Regolamento concorso DS che apre a prospettive interessanti, a condizione, però, che il bando venga pubblicato già nei prossimi giorni.

Infatti, se pubblicato a breve, il bando concorso DS potrebbe fissare il termine conclusivo di presentazione delle domande entro metà febbraio, cosicché a metà marzo si potrebbe già svolgere la prova preselettiva (i cui risultati sono noti nell’immediato).

A metà aprile circa si potrebbe svolgere la prova scritta; ed è qui che può soccorrere il passaggio che potrebbe sveltire le procedure. Il passaggio prevede che si costituiscano eventuali sottocommissioni, se il numero degli ammessi allo scritto supera le 250 unità.

“Qualora il numero dei candidati ammessi alla prova scritta sia superiore alle duecentocinquanta unità, la composizione della commissione iniziale è integrata in modo da costituire una sottocommissione per ogni gruppo, o frazione, di duecentocinquanta candidati, inclusi i membri aggregati”.

250 elaborati (al massimo) da valutare potrebbero richiedere circa un mese di lavoro da parte delle commissioni e sottocommissioni, consentendo la conclusione delle correzioni per fine maggio.

Da quel momento in diverse regioni potrebbero esserci le condizioni per concludere anche gli orali concorso DS e definire le graduatorie di merito entro l’agosto 2023.

Difficile, ma non impossibile.

Comunicato ANAC 9 gennaio 2023

In merito alla rotazione dei presidi nelle scuole come prevenzione della corruzione, l’Autorità Nazionale Anticorruzione ricorda quali sono le indicazioni e i criteri da tener presente. Pur considerando le istituzioni scolastiche a ridotto rischio corruttivo (Determinazione n. 241 del 8 marzo 2017), Anac richiama ad una graduale rotazione dei dirigenti scolastici. Questa deve avvenire a seguito di una adeguata programmazione da parte degli Uffici scolastici, definendo una procedura di rotazione ordinaria periodica, con il coinvolgimento preventivo delle organizzazioni sindacali.

Gli istituti scolastici, operando come autonome stazioni appaltanti, sono chiamati a gestire risorse economiche anche ingenti per l’affidamento dei contratti pubblici. E questo vale ancora di più di fronte ai finanziamenti del Pnrr. E’ pertanto raccomandabile – afferma Anac – la periodica rotazione, che diventa necessaria ogni qualvolta si ravvisino rischi specifici di corruzione, anche minimale.

La rotazione non va mai intesa come una forma di sfiducia o di punizione nei confronti del dirigente scolastico, ma quale strumento di prevenzione della possibile insorgenza di collusioni, incrostazioni o di pressioni esterne, data la perdurante permanenza nello stesso incarico di vertici per più e più anni.

La misura è concepita come strumento di tutela generale, priva di funzioni sanzionatorie, ma volta invece a rafforzare l’autonomia dei dirigenti. Va ricordato, poi, che nel caso dei presidi, si parla di una categoria omogenea, che non mostra particolari necessità formative connesse agli eventuali trasferimenti. Né questi possono pregiudicare, se programmati per tempo, il buon andamento dell’istituzione scolastica.

Anac suggerisce, inoltre, di adottare criteri di preventiva pubblicazione delle sedi sottoposte a rotazione, favorendo l’acquisizione di candidature da parte dei dirigenti, e anche stimolando una rotazione verso l’alto promuovendo l’accesso alle fasce superiori per i dirigenti provenienti da quelle inferiori, in funzione di una crescita professionale e acquisizione di nuove competenze da parte dei dipendenti della scuola.

Infine Anac indica come ambito territoriale dei trasferimenti, un raggio di 50 chilometri rispetto alla sede di provenienza, possibilmente mantenendo l’incarico all’interno dello stesso comune, o comunque assecondando l’eventuale preferenza del dirigente, se non oggetto di conflitti di interesse.