Orgoglio (tecnologico) sordo

Disabilità & innovazione

Orgoglio (tecnologico) sordo
Vita del 20/01/2023

Una start-up toscana usa l’intelligenza artificiale per creare il primo assistente virtuale capace di parlare la Lingua dei segni italiana – LIS. Uno strumento per aumentare le possibilità di dialogo e di informazione dei non udenti. Parla l’amministratore delegato.

«Possibile che nessuno ci avesse pensato prima?». Viene spontaneo chiedersi quando ci si trova difronte al primo “virtual human” italiano capace di comprendere e produrre la Lingua dei segni italiana – LIS, grazie all’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Questo assistente virtuale è un’innovazione avveniristica ideata dalla company toscana QuestIT, spin-off dell’Università di Siena e specializzata nella realizzazione di tecnologie proprietarie d’intelligenza artificiale, che per l’occasione ha stretto una partnership strategica con il Santa Chiara Fab Lab proprio dell’Ateneo senese, l’Istituto di Scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio nazionale delle ricerche -Cnr e il Gruppo per lo studio e l’informazione della Lingua dei Segni Italiana – LIS. «Fino a questo momento», spiega Ernesto Di Iorio, ceo di QuestIT, «mancavano le tecnologie giuste, la potenza di calcolo e la grandissima disponibilità di dati di cui queste macchine si nutrono. Ecco perché solo ora è stato possibile realizzare questo sistema tecnologico».
Per entrare in comunicazione con l’assistente virtuale bisogna posizionarsi difronte a un dispositivo (un computer o uno smartphone oppure dei totem multimediali) e alzare un dito. Tramite una webcam la macchina riconosce che la persona sta chiedendo di parlare e inizia la registrazione della domanda in LIS. Poi elabora i segni, li traduce in parole e inizia a cercarle nel suo data base. Successivamente restituisce la risposta alla domanda dell’utente in Lingua dei segni.
«La nostra soluzione in questo momento» prosegue il ceo di QuestIT, «funziona solo per due domini applicativi: quello bancario e quello della Pubblica amministrazione. Questo vuol dire che nella banca dati del sistema abbiamo inserito solo parole di queste due aree tematiche. Stiamo, però già lavorando all’estensione dei domini, anche, ai vocaboli sanitari, culturali, scolastici e universitari. Il tutto in una logica inclusiva. L’obiettivo è andare a “coprire” quegli ambiti in cui c’è maggiore bisogno di equità sociale. Infatti, in un’ottica di sostenibilità, riteniamo che l’equità non è dare le stesse risorse a tutti ma mettere tutti nelle stesse condizioni per poter vivere al meglio. Dunque non basta solo avere sportelli bancari aperti al pubblico se non sono a misura di tutti i fruitori».
Il team che ha lavorato al progetto è formato da dieci professionisti dei quali: quattro non udenti, tre interpreti e tre ingegneri.
«È stata un’esperienza che ci ha arricchiti umanamente», prosegue Di Iorio, «Quando circa due anni fa abbiamo avviato il progetto la prima cosa che abbiamo fatto è stato creare un team multidisciplinare con all’interno ricercatori del Cnr non udenti. Infatti ci piace dire che è una tecnologica progettata con persone sorde e non per persone sorde. Ricordo che prima di iniziare il lavoro abbiamo stilato una lista dei termini corretti da usare durante le riunioni. Per esempio parlare di linguaggio dei segni non è corretto. È come dire linguaggio italiano. Non accetteremmo mai che si parlasse dell’italiano come di un linguaggio. Ci sembrerebbe sminuente. Non è corretto neanche parlare di persona sordo muta perché non necessariamente chi non sente è anche muto. Lavorando a questo progetto siamo rimasti impressionati dalle numerose sfumature che un segno può avere nella Lingua dei segni italiana».
 
Ernesto Di Iorio, ceo QuesIT
Inizialmente il team di ingegneri non era preparato a cogliere queste piccole differenze «in alcune occasioni», racconta Di Iorio, «la sala si riempiva di risate durante la visione di un gesto compiuto dall’avatar, perché la parola nella Lingua dei segni era completamente insensata per la frase in cui era inserita. Magari il segno era corretto ma ambiguo e dava un significato diverso al concetto che diventava una battuta invece di un’informazione».
Forse per la prima vota nella loro vita gli ingegneri, che hanno lavorato al progetto, hanno avuto modo di constatare quanto i numeri da loro usati per creare la tecnologia hanno avuto un’importante contenuto di inclusione sociale.
«C’è un’anima dietro questo avatar», conclude Di Iorio «un’anima realizzata con il cuore d tutti i professionisti che hanno lavorato al progetto. Siamo fieri di aver realizzato tutto questo».
«Orgoglio sordo» era uno slogan, una campagna che, soprattutto negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, ha rappresentato la voglia dei sordi di chiedere inclusione e soprattutto la diffusione della LIS. Questo upgrade italiano idealmente la rinnova: un nuovo orgoglio sordo e tecnologico.

di Rossana Certini

Concorso Dirigenti scolastici: tra i requisiti non sono ammessi servizi svolti nella scuola paritaria

da OrizzonteScuola

Di redazione

Concorso Dirigenti Scolastici 2023: il nodo dei requisiti di accesso è stato sciolto con la pubblicazione, lo scorso 22 dicembre, del Regolamento in Gazzetta Ufficiale. Il Regolamento presenta alcune novità rispetto alla bozza, peraltro già messe in evidenza per tempo dal CSPI nel prescritto parere.

I requisiti richiesti per la partecipazione al concorso Dirigenti Scolastici sono i seguenti:

  1.  appartenere al personale docente delle istituzioni scolastiche statali ovvero al personale educativo delle istituzioni educative statali;
  2. essere assunto con contratto a tempo indeterminato nelle istituzioni scolastiche ed educative statali;
  3. essere stato confermato in ruolo (quindi con anno di prova superato);
  4. essere in possesso di una delle seguenti lauree:
  • laurea magistrale;
  • laurea specialistica;
  • diploma di laurea conseguito secondo gli ordinamenti didattici previgenti al DM n. 509/1999;
  • diploma accademico di II livello rilasciato dalle istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica;
  • diploma accademico di vecchio ordinamento congiunto con diploma di istituto secondario superiore.
  • aver svolto 5 anni di servizio
  • essere in possesso dei requisiti generali per l’accesso all’impiego nelle pubbliche amministrazioni.

Da evidenziare che i titoli di studio  conseguiti all’estero sono considerati validi per l’ammissione al concorso se dichiarati equipollenti o equivalenti a titoli universitari italiani secondo la normativa vigente.

titoli di accesso devono essere posseduti entro la data di scadenza di presentazione della domanda di partecipazione, che al momento non conosciamo ancora.

Per quanto riguarda i cinque anni di servizio richiesti bisogna precisare che:

  • il servizio può essere stato svolto a tempo sia indeterminato che determinato;
  • in caso di servizio svolto a tempo determinato, lo stesso si intende prestato per un anno intero se ha avuto la durata di almeno 180 giorni o se sia stato prestato ininterrottamente dal primo febbraio fino al termine delle operazioni di scrutinio finale;
  • il servizio di ruolo si considera valido soltanto se effettivamente prestato, con esclusione dei periodi di retrodatazione giuridica;
  • il servizio è valido solo se prestato nelle scuole statali (no paritarie)

N.B. Ai fini dell’ammissione al concorso, si considera valido soltanto il servizio di ruolo effettivamente prestato con esclusione dei periodi di retrodatazione giuridica, restando fermo quanto
previsto al comma 3 circa la validità del servizio prestato anche prima della stipula del contratto a tempo indeterminato.

Perchè non è valido il servizio svolto nelle scuole paritarie

Il Regolamento lo indica in premessa

“Vista la sentenza della Corte costituzionale n. 180 del 30 luglio 2021 che, nel dichiarare non fondata la questione di legittimita’ costituzionale – in riferimento all’articolo 3 della Costituzione dell’articolo 485 del decreto legislativo n. 297 del 1994, ritiene, in merito all’applicazione degli istituti che regolano la carriera degli insegnanti, l’assimilazione della disciplina del rapporto di
lavoro dei docenti delle scuole paritarie e di quelle statali solo parziale ed esclude, pertanto, di poter estendere in via analogica la possibilita’ di valutare il servizio preruolo dei docenti delle
scuole paritarie «ai fini della ricostruzione della carriera, della mobilita’ scolastica e dell’accesso alle procedure concorsuali riservate»;

Ritenuto, pertanto, di poter riconoscere, ai fini del computo dei cinque anni di insegnamento utili all’ammissione al concorso, il servizio svolto antecedentemente all’immissione in ruolo
limitatamente alle scuole statali;”


Contro il Bullismo

Webinar promosso dalle Edizioni Studium e dalla rivista Nuova Secondaria

“CONTRO IL BULLISMO OVVERO LA FORZA FORMATIVA DELL’AUTOREVOLEZZA, DEL RISPETTO E DEL LAVORO”

venerdì 20 gennaio 2023 dalle 17.00 alle 18.30 online.

Introduce: Alessandra Mazzini, Università di Bergamo

Intervengono:

Alessandro Amadori, Università Cattolica del Sacro Cuore

Giuseppe Bertagna, direttore Nuova Secondaria

Giovanni Cominelli, Esperto di sistemi educativi

Simonetta Matone, Deputato ed ex magistrato

Noemi Sanna, psichiatra, Università di Sassari

Iscrizione gratuita previa compilazione del form