La “fuga” dalla scuola

Insegnanti e abbandono di minore:
il caso della “fuga” dalla scuola

di Anna Armone

È accaduto più volte che bambini in tenera età si sottraggano alla vigilanza di insegnanti o collaboratori scolastici allontanandosi dalla scuola con conseguenze potenzialmente drammatiche. Trattandosi di soggetti riconosciuti aprioristicamente (come vedremo) incapaci, la conseguenza immediata di tale evento, indipendentemente dalle conseguenze, è la denuncia penale per abbandono di minore a carico di insegnante e/o collaboratore scolastico.

L’elemento oggettivo del reato previsto dall’art. 591 c.p. è integrato da qualsiasi condotta, attiva od omissiva, contrastante con il dovere giuridico di cura o di custodia, gravante sul soggetto agente, da cui derivi uno stato di pericolo, anche meramente potenziale, per la vita o l’incolumità del soggetto passivo. La norma di cui all’art. 591 c.p. tutela la vita e l’integrità fisica di persone incapaci di provvedere alla propria incolumità, senza alcuna incidenza delle fonti da cui derivano gli obblighi di custodia e di assistenza che realizzano la protezione di quel bene e che si desumono dalle norme giuridiche di qualsiasi natura, da convenzioni di natura pubblica o privata, da regolamenti o legittimi ordini di servizio, rivolti alla tutela della persona umana, in ogni condizione ed in ogni segmento del percorso che va dalla nascita alla morte. Ad ogni situazione che esige detta protezione fa riscontro uno stato di pericolo che esige un pieno attivarsi; pertanto, ogni abbandono diventa pericoloso e l’interesse risulta violato anche quando l’abbandono sia solo relativo o parziale. Si comprende facilmente come, nell’istituzione scolastica, assumano valore fondamentale non solo le norme primarie e contrattuali, ma anche le disposizioni interne, quali regolamenti, circolari, ordini di servizio, atti di gestione del personale. I soggetti coinvolti in tali casi sono le insegnanti e i collaboratori scolastici, entrambi a diverso titolo responsabili della vigilanza sui minori.

La dottrina prevalente, come del resto la pressoché unanime giurisprudenza, adotta un’interpretazione del termine “abbandono” molto ampia, volta a ricomprendere nell’alveo dell’art. 591 c.p. tutte quelle ipotesi in cui il soggetto attivo venga meno, anche soltanto transitoriamente, ai doveri di assistenza nei confronti della vittima. Ad essere incriminata è, pertanto, la violazione di un obbligo giuridico assistenziale da parte del soggetto agente titolare di una posizione di garanzia. 

Il presupposto della condotta di abbandono consiste, dunque, nell’esistenza di un obbligo di cura o di custodia nei confronti del minore o della persona incapace. Anche se abbiamo affermato che deve trattarsi di una relazione giuridica pregressa, che trova la sua legittimazione nella legge, in un regolamento, in legittimi ordini di servizio, in convenzioni di diritto, va incidentalmente rilevato che la giurisprudenza non di rado prescinde dall’individuazione della fonte giuridica da cui scaturisce la relazione di custodia, ritenendo che pure una circostanza di fatto o l’assunzione spontanea dell’obbligo di sorveglianza possano determinare l’insorgenza della posizione di garanzia in capo al soggetto agente. Nel caso della scuola abbiamo affermato l’esistenza dei fondamenti giudici che si riscontrano anche quando nel percorso educativo intervengono soggetti esterni contrattualizzati o convenzionati.

Peraltro, le Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione, con una nota sentenza del 2002, hanno precisato che fra l’insegnante e l’alunno s’instaura, per “contatto sociale qualificato”, un vero eproprio rapporto giuridico per mezzo del quale “il precettore assume, nel quadro del complessivo obbligo di istruire ed educare, anche uno specifico obbligo di protezione e di vigilanza”, la cuiviolazione è fonte di responsabilità contrattuale. Il dovere di sorveglianza risulta particolarmente carico e non si esaurisce nel semplice controllo di quanto accade in aula nel corso dell’attività educativa e di insegnamento. L’insegnante affidatario del minore è tenuto a vigilare sulla sua sicurezza e sulla sua incolumità pertutto il lasso di tempo in cui quest’ultimo fruisce della prestazione scolastica, e quindi anche durante la ricreazione, nell’orario della mensa o nelle gite scolastiche. Nel caso di un bimbo di pochi anni, ma in grado di muoversi autonomamente all’interno della scuola, spetta all’insegnante accordare al piccolo il permesso ad uscire da solo dalla classe per recarsi ai servizi igienici. Ciò non fa di per sé venire meno la posizione di garanzia dei precettori; è, infatti, determinante verificare che l’autorizzazione non sia stata concessain modo superficiale, ma nella piena consapevolezza che il bambino, nei corridoi e presso i bagni, sia affidato alla vigilanza del collaboratore scolastico. Tale assetto organizzativo deve emergere dai documenti di organizzazione approntati dall’istituzione scolastica, primo fra tutti il regolamento di circoloche può contenere una sezione dedicata alla vigilanza o può rinviare ad un regolamento ad hoc. In ogni caso il regolamento deve rivolgersi al personale prescrivendo i comportamenti necessari a prevenire qualsiasi pericolo per l’incolumità dei bambini. Intervengono, altresì condizioni necessarie di sicurezza dei luoghi, quali recinzioni, porte sicure e presidiate, proprio come nell’esempio prescelto.

Più complessa appare l’individuazione della posizione di garanzia gravante sul collaboratore scolastico per il quale è il contratto collettivo di categoria a stabilire – sommariamente – quali siano “le attività e le mansioni previste dall’area di appartenenza”. Tali attività e mansioni, nello specifico, vengono enucleate dalla Tab. “A” allegata al relativo contratto, nella quale si chiarisce che su tali soggetti grava un dovere “di accoglienza e di sorveglianza nei confronti degli alunni nei periodi immediatamente antecedenti esuccessivi all’orario delle attività didattiche e durante la ricreazione”. La lett. b) dell’art. 47, comma 1 del CCNL 2018,aggiunge poi che ciascun istituto, nell’ambito della propria autonomia, può conferire al collaboratore scolastico ulteriori “incarichi, che, nei limiti delle disponibilità e nell’ambito dei profili professionali, comportano l’assunzione di  responsabilità ulteriori, e dallo svolgimento di compiti di particolare responsabilità, rischio o disagio, necessari per la realizzazione del piano dell’offerta formativa”. Si tratta, dunque, di valutazioni relative all’organizzazione del lavoro funzionale all’organizzazione educativa e didattica. La collaborazione del direttore sga, responsabile operativo del suo personale è indispensabile, non solo nella fase di elaborazione documentale dell’organizzazione lavorativa, ma soprattutto nella fase gestionale del personale.

Peraltro, la possibilità che per il personale ATA, si configuri un obbligo di sorveglianza nei confronti degli alunni è stata, peraltro, ribadita in una recente pronuncia della quinta sezione civile della Suprema Corte, nella quale viene perentoriamente affermato che l’autorità scolastica ha il dovere di “vigilare sul comportamento degli scolari per tutto il tempo in cui costoro vengono a trovarsi legittimamente nell’ambito della scuola fino al loro effettivolicenziamento”. Se, a livello astratto, non vi sono ostacoli ad attribuire ai collaboratori scolastici il compito di vigilare sul comportamento dei minori, è nondimeno necessario verificare se, in concreto, siano ravvisabili le condizioni perché tale rapporto di custodia possa dirsi effettivamente instaurato. Occorre, infatti, verificare, di volta in volta, se il collaboratore scolastico è, in quell’occasione, titolare di un’autonoma posizione di garanziaderivante dalla documentazione organizzativa. 

Sarà comunque compito successivo del giudice civile stabilire le fondamenta del rapporto di custodia fra il minore e il collaboratore scolastico. Nel caso di una “fuga” del bambino devono essere chiari gli incarichi assegnati al collaboratore scolastico (quali vigilare sui servizi igienici, preparare le brandine per il riposo pomeridiano degli alunni, quello di controllare la porta di ingresso), tutti formalizzati e coerenti con le altre fonti organizzative.

È, dunque, la documentazione organizzativa del lavoro e della vigilanza a chiarire la ripartizione dei compiti. Ciò per dimostrare l’assenza di una condotta omissiva consistente nel mancato controllo della porta d’ingresso e di uscita della scuola.

Bisogna ricordare come la responsabilità dell’istituzione scolastica scatta dal momento in cui il minore si reca all’interno della scuola dove c’è del personale addetto proprio alla vigilanza e al controllo degli alunni la cui giovanissima età deve indurre ad adottare le opportune cautele preventive, indipendentemente da qualsiasi segnalazione di pericolo da parte degli stessi. Ed infatti, incombe sempre sulla scuola il dovere di organizzare la vigilanza degli alunni sia in relazione all’uso degli spazi comuni durante l’entrata, sia all’uscita da scuola, sia al controllo dei luoghi, dei materiali e dei prodotti in uso.

Tu non puoi essere chiamato uomo


Tu non puoi essere chiamato uomo

di Vincenzo Andraous

C’è sempre meno tempo e spazio per “vedere e sentire” ciò che accade nel silenzio più impotente.

Una difficoltà esponenziale a riuscire ad arginare l’incultura dilagante della violenza sulle donne. Maltrattate ferite, uccise un giorno si e l’altro pure, senza che alcuno possa fare niente.

Ogni volta che l’informazione mette al corrente della nuova vittima, immediatamente il coro “era tutto preannunciato” scandisce l’epitaffio.

Mi ritorna in mente un episodio di qualche tempo addietro.

La donna se ne stava lì in un angolo della stanza, rannicchiata addosso alla parete, come volesse occupare uno spazio invisibile.

Una signora con i capelli argentati, esile, fragile.

Mentre l’accompagnavo da persone amiche disponibili ad accoglierla per la notte, mi raccontava una storia incredibile, ma tragicamente reale.

Ogni tanto le succede di scappare da casa, attraverso i campi raggiunge la città, per recarsi al pronto soccorso.

Le accade di non riuscire a muovere le braccia, né piegarsi, o respirare bene.

Ogni tanto succede che la testa le ciondola sul collo, svuotata di ogni pensiero, le gambe oppongono resistenza, non c’è più sincronia tra dire e fare, neppure nello sperare che le cose possano cambiare.

Ogni tanto il marito la colpisce forte, la offende e la spintona, per il lavoro che non c’è più, per la malattia sopraggiunta, per lo sfratto imminente.

Le percosse e le umiliazioni la fanno morire un po’ di più: “No, non denuncio a mio marito, perché se lo scopre mi ammazza stavolta, no, non lo denuncio.

Guardo quella signora e mi vengono in mente le reiterate sensibilizzazioni a chiamare il numero verde, gratuito ed efficiente a difesa di chi non sa più a che santo votarsi per sopravvivere, se, al diritto di vivere, è negato l’accesso.

Frasi fatte, luoghi comuni, gli scudi levati al grido “la violenza sulle donne non ha più scuse”.

A questa donna hanno sollecitato “lo denunci signora, lo denunci, e poi vada via subito dal paese”, ma lei mi dice: “Dove vado io, cosa faccio io?”. Incredibile, chi ha ragione ed è vittima, deve trovare il coraggio di denunciare, nella certezza di finire in strada, a perdere ulteriormente dignità e fiducia negli altri, senza risposte a propria tutela, se non quella di un consiglio ad abbandonare casa e andare lontano, dove e come ha poca importanza, perché di fondi non ce ne sono, il paese non offre lavoro, nonostante i decreti, le nuove normative, la legge è quella che è.

Una donna presa a calci, rifiutata e calpestata, è solamente il frutto di una errata concezione morale, di valori culturali che soccombono ai pugni sferrati dai pregiudizi, si tratta semplicemente di vittime ammutolite dalla consapevolezza di rappresentare poco più di un fattaccio privato, anche quando la bestemmia burocratica è spogliata nella sua menzogna, dall’efferatezza dei dati esponenziali che indicano in migliaia le donne colpite dai sassi psicologici, fisici, sessuali.

Mentre scende dall’auto e la portano nella sua stanza, ho come un magone, ma non è il risultato della sola compassione, della partecipazione emotiva – solidale verso chi vede martoriati i propri diritti fondamentali.

Il groppo in gola è lì per l’impotenza a intervenire ai fianchi di infamie come queste, che accadono nell’indifferenza e nell’incapacità di porre termine a una delle ingiustizie più miserabili che aggredisce sempre le persone più deboli e indifese.

Ogni tanto la signora è costretta a ricorrere alle cure mediche, a negare l’evidente, a chiedere aiuto e vederselo negato, ogni anno ci sono le ricorrenze, le feste, le coreografie delle pari opportunità, sull’uguaglianza e sulla diversità, sulle quote rosa.

Ogni anno, ci sono pure le mimose che dovrebbero rammentare a ciascuno di rispettare le donne.

Per davvero.

55.000 i titoli di studio esteri valutati nel 2022

GIORNATA INTERNAZIONALE DELL’ISTRUZIONE: NEL 2022 VALUTATI 55.000 TITOLI DI STUDIO ESTERI

I diplomi esteri esaminati in Italia riflettono la situazione geopolitica: tra i Paesi con il maggior numero di attestati di comparabilità rilasciati Iran (789) e Ucraina (399)

Lantero, DG CIMEA: “Fondamentale promuovere strumenti per garantire l’integrazione degli studenti e la valorizzazione delle loro competenze”

Roma, 23 gennaio 2023 – Solo nell’ultimo anno in Italia sono 55.000 i titoli di studio esteri che sono stati valutati e che hanno portato, dopo un esame attento, al rilascio di 11.839 attestati di comparabilità e 5.481 attestati di verifica, per permettere ai possessori di tali qualifiche di continuare il percorso universitario in Italia o entrare nel mercato del lavoro del Paese.Questa è la fotografia scattata da CIMEA, Centro di Informazione su Mobilità ed Equivalenze Accademiche, in occasione della Giornata Internazionale dell’Istruzione, che si celebra il 24 gennaio, per sottolineare come l’ambito accademico sia un attore fondamentale per l’inclusione.

CIMEA, che si occupa della valutazione delle qualifiche e del rilascio degli attestati di comparabilità, documenti che inquadrano i titoli di studio esteri all’interno del sistema italiano di istruzione superiore, e degli attestati di verifica, che certificano l’autenticità del diploma estero di laurea, negli ultimi 12 mesi ha rilasciato 17.320 attestati.

Nel 2022 il maggior numero di certificati, per un totale di 6.991 attestati di comparabilità e 2.882 attestati di verifica, è stato rilasciato per titoli provenienti da Pakistan, Bangladesh, India, Stati Uniti d’America, Iran, Regno Unito, Afghanistan, Ucraina, Cina e Camerun.

L’alto numero di richieste registrate da CIMEA da parte di alcune regioni del mondo riflette le instabilità geopolitiche dello scorso anno. Non è un caso che sia Ucraina che Iran compaiano tra i primi 10 Paesi per numero di attestati rilasciati. CIMEA ha infatti rilasciato 399 attestati di comparabilità per titoli ucraini (vs 80 nel 2021) e 789 per i titoli iraniani (vs 166 nel 2021).

Proprio per garantire un riconoscimento equo anche a coloro che sono in possesso di documentazione parziale, CIMEA promuove un ulteriore strumento di inclusione quale l’EQPR (European Qualifications Passport for Refugees), documento che riassume le informazioni riguardanti le qualifiche ottenute dai rifugiati, che non hanno con sé la relativa documentazione per dimostrarlo. Dal 2018, anno in cui il progetto è diventato effettivo in Italia, CIMEA ha supportato il Consiglio d’Europa nel valutare 300 richieste e rilasciato 289 EQPR. Grazie a questo documento, in questi cinque anni nel nostro Paese sono stati 52 gli studenti rifugiati in possesso di EQPR immatricolati in istituzioni della formazione superiore e 8 iscritti a corsi singoli.

“È fondamentale promuovere iniziative che permettano l’integrazione di quante più persone nel nostro Paese e, da sempre, il mondo accademico si fa da portavoce di tali progetti” ha dichiarato Luca Lantero, Direttore Generale del Centro. “Come CIMEA abbiamo da subito accolto gli appelli lanciati dalle Istituzioni per garantire una valutazione equa ed efficace di chiunque, al fine di permettere l’inclusione del maggior numero possibile di studenti nel nostro Paese. E strumenti come l’EQPR ne sono la prova. I vantaggi si riscontrano sia sulle persone che lo ottengono, che in questo modo possono valorizzare un potenziale che rischierebbe di rimanere nascosto, sia sulla società, perché così i rifugiati sono nelle condizioni di poter contribuire allo sviluppo delle comunità in cui vivono come studenti o professionisti”.

Il maggior numero di attestati, sia di comparabilità che di verifica, è stato rilasciato per titoli provenienti dall’Asia (7.977), seguiti dall’Europa (4.710), America Centrale e Sud America (1.639), Africa (1.494), America del Nord (1.416) e Oceania (84).

Veronica Bigicchi

Divieto di fumo nelle Istituzioni scolastiche

Divieto di fumo nelle Istituzioni scolastiche
Responsabilità dirigenziali e adempimenti. Stato dell’arte e ricognizione normativa.

di Zaira MATERA, Dario Angelo TUMMINELLI, Carmelo Salvatore BENFANTE PICOGNA

Ad ogni inizio d’anno scolastico si ripresenta l’annosa problematica legata al divieto di fumo all’interno delle Istituzioni scolastiche italiane. L’argomento di per sé è sempre attuale e di grande interesse e impatto per i risvolti legati alla salute pubblica, soprattutto, fra i giovani.

La scuola, come prima istituzione formativa formale, coerentemente con la propria missione educativa ed in piena sintonia con gli attuali orientamenti del legislatore, è da sempre impegnata, in prima linea, a far sì che le proprie studentesse e i propri studenti acquisiscano una autodeterminazione consapevole, attraverso comportamenti e stili di vita sani, responsabili e maturi, finalizzati al benessere della persona e alla qualità della vita, improntati al rispetto verso l’altro, alla convivenza civile, alla legalità e all’educazione.

Non di rado, però, nel mondo scolastico, possono presentarsi spiacevoli episodi originati dal comportamento scorretto che studentesse e studenti possono eventualmente assumere.

Per la mera finalità divulgativa di questa trattazione si segnala l’articolo pubblicato su “La Repubblica” del 20 gennaio 2023 riportante il caso due studenti del modenese ritrovati con la sigaretta accesa all’interno delle mura scolastiche e, pertanto, invitati dal docente a spegnerla. Il docente, per tutta risposta, è stato beffato e aggredito verbalmente fino ad accusare successivamente un malore. Per approfondimenti si invita alla lettura integrale del’articolo al seguente link:

https://bologna.repubblica.it/cronaca/2023/01/20/news/modena_prof_richiama_gli_studenti_per_una_sigaretta_accesa_e_viene_insultato_colto_da_malore-384346752/

Sempre più spesso, i giovani in età scolare, consolidano questa abitudine al fumo, che possiamo definire, nella fattispecie “vizio” e che certamente non può essere tollerata, né tantomeno giustificata all’interno delle mura dell’edificio scolastico e nelle sue pertinenze comprendenti tutte le aree nelle rispettive recinzioni di tutti i plessi dell’Istituto.

La problematica del fumo nelle giovani generazioni è aumentata a dismisura non solo nella forma classica ma anche con il più recente e non meno pericoloso (a detta degli esperti) uso e abuso di dispositivi elettronici, comunemente chiamati “e-cigarette abbreviati in e-cig” (in italiano sigaretta elettronica), che vanno molto di moda tra gli studenti e nati con la finalità di sostituire i tradizionali sistemi (combustione del tabacco) e di fornire una presunta, sana, alternativa al fumo di tabacco e suoi derivati.

Il vapore rilasciato della sigaretta elettronica, anche se ha una composizione del tutto diversa rispetto al fumo di sigaretta, una volta inalato, non è certamente esente da eventuali e potenziali rischi sulla salute dell’uomo, anzi. A tal riguardo si segnalano gli studi dell’Istituto Superiore della Sanita rinvenibili dal link: https://www.epicentro.iss.it/fumo/normativa_fumo_scuola2014  

I dati ISTAT, in effetti, parlano chiaro. Nel solo 2021, i fumatori, tra la popolazione in età scolare (dai 14 anni in su), sono poco meno di 10 milioni. Un dato che certamente allarma non solo l’opinione pubblica ma anche i decisori politici.

Per un esame completo delle statistiche sopra citate e per maggiori dettagli si consiglia la lettura integrale dei contenuti, all’interno della piattaforma appositamente dedicata del Ministero della Salute, “Fumo – Prodotti del tabacco – Sigarette elettroniche” aggiornata al 30 maggio 2022, dal seguente link: https://www.salute.gov.it/portale/fumo/dettaglioContenutiFumo.jsp?lingua=italiano&id=5579&area=fumo&menu=vuoto#:~:text=Fumatori%20in%20Italia&text=Nel%202021%2C%20secondo%20dati%20ISTAT,prevalenza%20%C3%A8%20pari%20al%2019%25

Uno spazio web destinato dove è possibile rinvenire materiali e risorse utili, rapporti e linee guida, opuscoli vari, brochure, poster, pubblicazioni e documenti di riferimento, approfondimenti, nonché la normativa specifica di settore e, infine, anche una apposita sezione FAQ nella quale è possibile trovare le risposte alle domande più frequenti.

L’uso della sigaretta elettronica o “vaporizzatore o atomizzatore personale” è dunque in crescita tra i giovanissimi è rappresenta, oggi, uno dei più grandi problemi futuri di sanità pubblica.

In definitiva, riprendendo le fila e le finalità del presente articolo, si può certamente affermare che il divieto di fumo nelle Istituzioni scolastiche ha una valenza strategica, pedagogica, didattica, formativa oltre ad avere anche molteplici finalità di prevenzione e protezione della salute degli allievi che possiamo brevemente riassumere nei punti sottoelencati:

  • tutela da ogni punto di vista la salute delle studentesse e gli studenti che frequentano l’Istituto, ma anche di tutto il personale scolastico (docente, educativo, amministrativo, tecnico e ausiliario) e non solo, in definitiva di tutti gli utenti, interni ed esterni, dell’Istituzione scolastica;
  • prevenzione del “vizio” del fumo;
  • incoraggiamento ad assumere comportamenti e stili di vita salutari;
  • garantire un ambiente scolastico del tutto conforme alla normativa in vigore in materia e in tema di sicurezza sui luoghi di lavoro;
  • protezione dei non fumatori dai potenziali danni arrecati dall’inalazione del fumo passivo;
  • promozione di iniziative formative, informative ed educative sul tema della prevenzione al tabagismo;
  • promozione di sinergie e alleanze educative con le famiglie e il territorio, condividendo contestualmente con genitori (o gli esercenti la responsabilità genitoriale, gli affidatari o, ancora, i tutori) e gli Enti locali, obiettivi, strategie e azioni mirate alla sensibilizzazione e all’informazione;
  • rispetto della persona e della legalità che faciliti nei discendi scelte consapevoli orientate alla salute propria ed altrui;
  • promozione di una scuola libera dal fumo aderendo ad iniziative educative sul tema, opportunamente integrate nel PTOF;
  • riflessioni sull’importanza della conoscenza dei rischi sulla salute del fumo attivo e passivo e ad acquisire la consapevolezza che il fumo è nocivo alla salute attivando interventi di informazione e sensibilizzazione;
  • piena visibilità alla politica scolastica sul fumo adottata.

Fatta questa necessaria premessa, esplicitati gli aspetti più generali, ci addentriamo nel merito del caso proposto ovvero sull’azione dirigenziale, le responsabilità e gli adempimenti da porre in essere dall’Istituzione scolastica nell’ipotesi di violazione del divieto di fumo e le relative conseguenti sanzioni.

L’iter evolutivo della normativa di settore che disciplina e regolamenta il divieto di fumo nelle Istituzioni scolastiche italiane è frutto di una lettura estensiva della Legge 16 gennaio 2003, comunemente nota come legge “Sirchia” che porta il nome del Ministro della Salute in carica tra il 2001 e 2005. Successivamente, con il Decreto Legge 12 settembre 2013 n. 104 “Misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca”, si è stabilito e imposto all’art. 4, rubricato in “Tutela della salute nelle scuole”, che il divieto di fumo (in effetti tale divieto era già previsto nei locali chiusi dall’art. 51 della Legge 16 gennaio 2003 n. 3), fosse esteso anche alle aree di pertinenza all’aperto delle Istituzioni scolastiche statali e paritarie. I successivi commi (2, 3 e 4) introducono il divieto di utilizzare sigarette elettroniche “e-cigarette o e-cig”. È stato, pertanto, contestualmente, vietato l’uso delle sigarette elettroniche sia nei locali chiusi che nelle aree di pertinenza all’aperto della scuola, come espressamente previsto dal citato Decreto Legge 104/2013 (art. 4, c. 2). Tali commi stabiliscono le conseguenti sanzioni nell’ipotesi di violazione del divieto.

Per locali di pertinenza dell’edificio scolastico e aree all’aperto intendiamo, scale di emergenza anti-incendio, cortili, parcheggi, ingressi, porticati, giardini, campetti e impianti sportivi e aree interne ovvero atri, corridoi, aule scolastiche, uffici e segreterie, archivi, biblioteche, ascensori, disimpegni, laboratori, palestre, sale di lettura, sale per le riunioni, aule magna, sale d’attesa, sale docenti, servizi igienici, spogliatoi e, infine, anche aree di ristoro: mensa e bar. Il divieto di fumo è persino esteso agli eventuali automezzi in possesso della scuola.

Il divieto permane ininterrotto anche durante l’intervallo, alla fine delle attività didattiche o durante le assemblee indette dagli studenti. Tutti coloro (studenti, docenti, personale amministrativo, tecnico e ausiliario), anche gli esterni esperti, visitatori presenti nell’intero plesso scolastico, i partecipanti a iniziative extra scolastiche, ospiti autorizzati, genitori e/o gli esercenti la responsabilità genitoriale o ancora i tutori o affidatari, in pratica chiunque, anche occasionalmente presente nei locali dell’Istituto che non osservino tale divieto, nei locali dove è espressamente vietato fumare, sono sanzionati col pagamento di multe e ammende, secondo quanto previsto dalla normativa vigente in materia.

Responsabilità e ruolo del Dirigente scolastico

Innanzitutto e in primo luogo è necessario, che il Dirigente scolastico, all’inizio di ogni anno scolastico, promuova all’interno della propria Istituzione scolastica che dirige una serie di azioni mirate.

La prima fra tutte è la diramazione di apposita circolare avente oggetto “divieto di fumo” dove dovranno essere illustrate le procedure e chiarite le responsabilità individuali, nonché i compiti e le relative eventuali sanzioni disciplinari e amministrative, nell’ipotesi di accertate violazioni del divieto di fumo.

La suddetta circolare deve fare espresso e dettagliato riferimento al Regolamento di Istituto che deve prevedere, a sua volta, il divieto di fumo e le sanzioni comminate a chi viola tale divieto.

Per le studentesse e gli studenti, sorpresi a fumare all’interno dell’Istituto, si procederà come da prassi, a notificare immediatamente, senza indugio, ai genitori /o agli esercenti la responsabilità genitoriale o ancora ai tutori e/o affidatari, l’infrazione commessa della norma. Infatti ai senti dell’art. 2 della Legge 689/81: «Non può essere assoggettato a sanzione amministrativa chi, al momento in cui ha commesso il fatto, non aveva compiuto i 18 anni. Della violazione risponde chi era tenuto alla sorveglianza del minore, salvo che provi di non aver potuto impedire il fatto»

Come espressamente previsto dall’art. 7 della Legge 11 novembre 1975, n. 584 «Divieto di fumare in determinati locali e su mezzi di trasporto pubblico», modificata a sua volta dall’art. 52 comma 20 della Legge 28 dicembre 2001, n. 448, dall’art. 189 della Legge 30 dicembre 2004, n. 311 e dall’art. 10 della Legge 24 novembre 1981, n. 689, e dall’art. 96 del Decreto Legislativo 507/1999 (la citata normativa è consultabile e scaricabile in bibliografia), tutti i trasgressori sono soggetti alla sanzione amministrativa e al pagamento di una somma minima di €. 27,50 fino ad un massimo di €. 275,00, oltre a costituire comportamento rilevante sul piano disciplinare con conseguente sanzione disciplinare comminabile sia per le studentesse e gli studenti sia per dipendenti a seguito della contestazione degli addebiti.

A norma dell’art. 16 della Legge 20 novembre 1981 n. 689, è ammesso, tra il 16° e il 60° giorno, dalla contestazione immediata o, se questa non vi è stata, dalla notificazione degli estremi della violazione, il pagamento di una somma, pari alla terza parte del massimo della sanzione prevista o al doppio della sanzione minima, se più conveniente per la violazione commessa.

I dipendenti della scuola che non osservino tale divieto nei locali dove è vietato fumare, in aggiunta alle sanzioni pecuniarie previste, possono essere sottoposti a procedimento disciplinare con contestazione degli addebiti. Allo stesso modo anche gli studenti che non rispettino il divieto, in aggiunta alle sanzioni pecuniarie previste, saranno puniti con una sanzione disciplinare con finalità educative, ispirate, per quanto possibile, al principio della riparazione del danno o della comprensione del disvalore della azione commessa, irrogabile secondo procedura prevista nel Regolamento di Istituto.

La misura della sanzione è raddoppiata qualora la violazione sia commessa in presenza di una donna in evidente stato di gravidanza o in presenza di lattanti o bambini/e fino ad anni dodici di età. In questo caso la sanzione partirà da un minimo di €. 55,00 fino ad un massimo di €. 550,00.

Coloro che, pur essendo preposti al controllo e all’applicazione, non fanno rispettare le disposizioni, sono a loro volta soggetti alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma che varia da un minimo di €. 200,00 fino ad un massimo di €. 2.000,00.

Nel caso in cui una studentessa o uno degli studenti, frequentante l’Istituzione scolastica fosse sorpreso/a ad introdurre illecitamente e/o a commerciare e trafficare, all’interno dell’Istituto scolastico, sostanze assolutamente vietate dalla normativa, si procederà senza indugio, oltre alla sospensione dalla attività didattica, alla immediata denuncia alle Autorità Giudiziarie competenti (Procura della Repubblica presso il Tribunale dei minorenni e/o alle forze di polizia).

In attuazione dell’art. 4, comma 1, lettera b) della Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 14 dicembre 1995 «Divieto di fumo in determinati locali della pubblica amministrazione o dei gestori di servizi pubblici» e in attuazione dell’Accordo Stato-Regioni del 16 dicembre 2004, il Dirigente scolastico, è obbligato ad individuare i responsabili o preposti, ossia incaricati dell’accertamento, dell’applicazione e della vigilanza del divieto (generalmente responsabili di plesso e personale scolastico individuato).

I preposti non possono, se non per oggettivo impedimento o giustificato motivo, rifiutare tale designazione.  In ogni caso la motivazione, ben argomentata, dovrà essere comunicata formalmente per iscritto. Nel caso in cui il Dirigente scolastico non abbia proceduto alla designazione e nomina dei soggetti incaricati all’accertamento e al controllo, ai sensi di legge e dei regolamenti, spetta al Dirigente stesso vigilare sull’osservanza del divieto ed accertare le infrazioni.

I funzionari preposti, individuati a seguito di decreto, avranno i seguenti compiti:

  • vigilare sulla corretta apposizione dei cartelli informativi e divulgativi, da collocarsi all’interno dell’Istituzione scolastica, in posizione ben visibile a tutti e nei luoghi dove vige il divieto;
  • vigilare sul rispetto e osservanza del divieto;
  • contestare immediatamente le infrazioni verbalizzando il tutto su apposita modulistica predisposta;
  • notificare, direttamente o per tramite del Dirigente scolastico o in sua assenza del suo delegato, la trasgressione commessa alle famiglie degli allievi sorpresi a fumare.

Il personale incaricato di funzione di agente accertatore deve essere munito di apposita disposizione di nomina. Tale disposizione deve essere esibita in caso di contestazione immediata delle infrazioni al divieto di fumo, qualora il trasgressore sia persona non a conoscenza delle relative funzioni, unitamente a valido documento di riconoscimento e comunque sempre a richiesta del trasgressore stesso.

È assolutamente vietata ogni riscossione diretta della sanzione amministrativa irrogata da parte dell’Istituto sia mediante coordinate bancarie IBAN o peggio ancora dal personale scolastico.

Il pagamento, potrà essere effettuato, presso le Tesorerie Provinciali oppure in Banca o ancora presso gli Uffici postali, con apposito bollettino sul c/c postale intestato alla Tesoreria Provinciale inserendo nella causale: “infrazione divieto di fumo”, come espressamente previsto dal punto 10 e 11 dell’Accordo Stato Regioni del 16 dicembre 2004 o, in alternativa, presso la Banca o Uffici postali utilizzando l’apposito modello dell’Agenzia delle Entrate F23, con il seguente codice tributo 131T, con la seguente causale: infrazione divieto di fumo – Istituto “xxxxxxx”.

I trasgressori, inoltre, dovranno consegnare una copia della ricevuta prodotta comprovante l’esito dell’avvenuto pagamento, presso la Segreteria scolastica dell’Istituto, onde evitare l’inoltro del rapporto al Prefetto territorialmente competente.

Gli adempimenti ordinatori da adottare rimangono quelli indicati nella Circolare del Ministero della Salute del 17 dicembre 2004 “Indicazioni interpretative e attuative dei divieti” conseguenti all’entrata in vigore del più volte citato articolo 51 della legge 16 gennaio 2003, n. 3, sulla tutela della salute dei non fumatori. La Circolare in parola del Ministero della Salute precisa che i dirigenti preposti (incaricati dell’accertamento) alle strutture amministrative e di servizio di pubbliche amministrazioni, di aziende e di agenzie pubbliche devono individuare con atto formale i soggetti cui spetta vigilare sull’osservanza del divieto, accertare e contestare le infrazioni. La circolare precisa, inoltre, anche l’obbligo di esporre cartelli indicanti il divieto di fumo, come indicato nell’accordo stipulato in sede di Conferenza Stato-Regioni nella seduta del 16 dicembre 2004.

I proventi determinati dalle sanzioni amministrative pecuniarie irrogate, previste dal comma 3, sono versati all’entrata del bilancio dello Stato per essere successivamente riassegnati allo stato di previsione del Ministero dell’Istruzione e del Merito. I ricavi sono destinati dal MIM, d’intesa, ove necessario, con gli altri Ministeri interessati, alle singole Istituzioni scolastiche che hanno contestato le singole violazioni, per essere successivamente utilizzati per la realizzazione di attività formative finalizzate all’educazione alla salute.

I preposti dovranno necessariamente procedere a notificare immediatamente, senza indugio, l’infrazione della norma, contestando al trasgressore la violazione della normativa antifumo.

Essi dovranno, dunque:

  • redigere il verbale di accertamento, in triplice copia, mediante la modulistica appositamente fornita dall’Amministrazione scolastica, con numerazione progressiva. Ad ogni preposto verrà consegnato una propria numerazione;
  • identificare il trasgressore; se non lo si conosce personalmente si richiederà di esibire un documento di riconoscimento in corso di validità, es. carta di identità, patente etc.
  • prendere nota delle esatte generalità e l’indirizzo di residenza, da trascrivere a verbale;
  • nel caso in cui il trasgressore dovesse rifiutarsi a fornire le generalità e non collaborare allontanandosi, si deve cercare di identificarlo tramite eventuali testimoni oculari disponibili; qualora vi riescano, sul verbale appongono la nota: “Il trasgressore, a cui è stata contestata la violazione della legge e che è stato invitato a fornire le generalità, non le ha fornite e si è allontanato rifiutando di ricevere il verbale”;
  • individuare l’ammenda da comminare e irrogare;
  • consegnare al trasgressore (facendolo firmare per presa conoscenza) una copia del verbale di sua pertinenza, unitamente ad un bollettino postale di versamento delle somme o delle alternative procedure sopra illustrate;
  • nel caso in cui il trasgressore sia identificato e conosciuto e si rifiuti comunque di firmare e ricevere il verbale, si inserisce l’annotazione: “È stato richiesto al trasgressore se voleva far trascrivere nel verbale proprie controdeduzioni e di firmare, ma si è rifiutato sia di mettere proprie osservazioni sia di ricevere il verbale”;
  • consegnare la seconda/terza copia all’Ufficio di segreteria scolastica che apporteranno i timbri della struttura.

In presenza di eventuali difficoltà nell’applicazione delle norme antifumo, come nel caso in cui il trasgressore si rifiuti di farsi identificare fornendo le proprie generalità, il Dirigente scolastico può chiedere la collaborazione delle Autorità preposte all’osservanza del divieto.

La segreteria scolastica tratterrà una copia conservandola agli atti, mentre trasmetterà la terza copia alla Prefettura per i relativi adempimenti. Decorsi i termini di 60 giorni per il pagamento della multa, l’Istituzione scolastica trasmette il rapporto al Prefetto, Autorità competente, per le successive iniziative di riscossione forzata.

Il verbale potrà essere consegnato a mano, annotando in calce l’avvenuta consegna o, in alternativa, l’Istituto scolastico potrà prevedere la spedizione del verbale e del modulo per il pagamento al domicilio/residenza del trasgressore tramite raccomandata A/R o analoga ed equipollente forma di notifica (anche per Posta Elettronica Certificata qualora si conosca l’indirizzo), il cui importo delle spese di spedizione gli sarà addebitato, aggiungendolo alla sanzione da pagare. Le Istituzioni scolastiche richiedono esclusivamente il pagamento della sanzione e le relative spese di notifica, come da procedura sopra descritta.

Si rammenta che, una volta accertata l’infrazione, irrogata la sanzione (multa) e compilato il verbale, l’unica Autorità amministrativa competente a ricevere scritti e memorie difensive, entro il termine perentorio di giorni 30 dall’avvenuta notifica, è il Prefetto. Eventuali ricorsi e rimostranze, pertanto, potranno essere depositati all’ufficio protocollo della Prefettura. Il trasgressore, in alternativa, può chiedere di essere sentito dalla medesima autorità.

Giova evidenziare che a tutto il personale e agli studenti, oltre a non essere assolutamente consentito fumare, la Legge n 28 dicembre 2015, n. 221 «Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali» pubblicata in Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 13 del 18 gennaio 2016, cosiddetta “green economy”, ha introdotto il divieto di “abbandono di mozziconi dei prodotti da fumo sul suolo, nelle acque e negli scarichi” con conseguenti multe e ammende per chi non rispetta tale divieto.

Normativa di riferimento

  • Costituzione Italiana, articolo 32;
  • , pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 322 del 05 dicembre 1975

https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=1975-12-05&atto.codiceRedazionale=075U0584&elenco30giorni=false

  • LEGGE 24 novembre 1981, n. 689 «Modifiche al sistema penale» cosiddetta Legge di depenalizzazione, pubblicata in Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 329 del 30 novembre 1981, Supplemento Ordinario

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/1981/11/30/081U0689/sg

  • LEGGE 28 dicembre 2001, n. 448 «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2002)» pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 301 del 29 dicembre 2001 – Supplemento Ordinario n. 285.

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2002/01/30/02A01012/sg

  • LEGGE 16 gennaio 2003, n. 3, art. 51 «Disposizioni ordinamentali in materia di pubblica amministrazione» pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 15 del 20 gennaio 2003 – Supplemento Ordinario n. 5

https://www.istruzione.it/archivio/web/universita/legge-16-gennaio-2003-n-3.html

  • LEGGE 31 ottobre 2003, n. 306 «Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità europee. Legge comunitaria 2003» pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 266 del 15 novembre 2003 – Supplemento Ordinario n. 173

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2003/11/15/003G0333/sg

  • LEGGE 30 dicembre 2004, n. 311 «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge finanziaria 2005)» pubblicato in Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 306 del 31 dicembre 2004, Supplemento Ordinario n. 192

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2004/12/31/004G0342/sg

  • LEGGE 8 novembre 2013, n. 128 «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, recante misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca» pubblicato in Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 264 del 11 novembre 2013

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2013/11/11/13G00172/sg

LEGGE n 28 dicembre 2015, n. 221 «Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali» pubblicata in Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 13 del 18 gennaio 2016

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2016/1/18/16G00006/sg

  • DECRETO LEGISLATIVO 30 dicembre 1999, n. 507 «Depenalizzazione dei reati minori e riforma del sistema sanzionatorio, ai sensi dell’articolo 1 della legge 25 giugno 1999, n. 205»

pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 306 del 31 dicembre 1999 – Supplemento Ordinario n. 233

https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=1999-12-31&atto.codiceRedazionale=099G0583&elenco30giorni=false

  • DECRETO LEGISLATIVO 30 marzo 2001, n. 165 «Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche» pubblicato in Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 106 del 09 maggio 2001, Supplemento Ordinario n. 112

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2001/05/09/001G0219/sg

  • DECRETO LEGISLATIVO 9 aprile 2008, n. 81 «Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro» pubblicato in Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 101 del 30 aprile 2008, Supplemento Ordinario n. 108

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2008/04/30/008G0104/sg

  • DECRETO LEGISLATIVO 12 gennaio 2016, n. 6 «Recepimento della direttiva 2014/40/UE sul ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri relative alla lavorazione, alla presentazione e alla vendita dei prodotti del tabacco e dei prodotti correlati e che abroga la direttiva 2001/37/CE» pubblicato in Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 13 del 18 gennaio 2016

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2016/01/18/16G00009/sg

  • DECRETO-LEGGE 12 settembre 2013, n. 104 «Misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca» pubblicato in Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 214 del 12 settembre 2013
  • DIRETTIVA DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 14 dicembre 1995  «Divieto di fumo in determinati locali della pubblica amministrazione o dei gestori di servizi pubblici» pubblicato in Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 11 del 15 gennaio 1996

https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=1996-01-15&atto.codiceRedazionale=096A0173&elenco30giorni=false

  • ATTI DI INTESA Stato Regioni in materia di divieto di fumo del 21.12.95, 24.03.03, 16.12.04;
  • CIRCOLARE MINISTERIALE n. 69 del 05 ottobre 1976, applicazione della Legge n. 584 del 11 novembre 1975
  • CIRCOLARE 28 marzo 2001 n. 4 Ministero della Sanità “Interpretazione ed applicazione delle leggi vigenti in materia di divieto di fumo

https://www.iss.it/documents/20126/2225077/Circolare_28_marzo_2001.pdf/bc8056cc-c7ec-f956-dfd1-e80b3c86f40c?t=1575722545829

  • CIRCOLARE 17 dicembre 2004 del Ministero della Salute
  • CIRCOLARE n. 2/SAN/2005 del 14 gennaio 2005 “Direttive in applicazione della normativa in materia di divieto di fumo”;
  • CIRCOLARE n. 2/SAN/2005 del 25 gennaio 2005 “Indicazioni operative per l’applicazione della normativa in materia di divieto di fumo
  • C.C.N.L. del 29.11.2007 “Comparto Scuola”

Sitografia

Nota 23 gennaio 2023, AOODPIT 170

Ministero dell’istruzione e del merito
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione

Ai Direttori Generali e Dirigenti titolari degli Uffici scolastici regionali
Al Sovrintendente scolastico e agli Intendenti scolastici per la Scuola in lingua italiana, tedesca e delle località ladine di Bolzano
Al Dirigente del Dipartimento istruzione della Provincia di Trento
Al Sovrintendente scolastico per la Regione Valle d’Aosta
Ai Dirigenti e ai Coordinatori didattici delle Istituzioni scolastiche del sistema nazionale di istruzione per il tramite dei rispettivi UU.SS.RR.

Oggetto: Per non dimenticare la Shoah: “La rete italiana della Memoria”.