Il tavolo ministeriale sull’alternanza scuola-lavoro

Ripartire superando le tante criticità emerse nelle ultime stagioni. E assicurando i migliori strumenti a scuole ed aziende a livello territoriale. È quanto è emerso dal tavolo tecnico ministeriale sull’alternanza scuola-lavoro, che ha avuto luogo giovedì 26 gennaio 2023 presso il ministero dell’Istruzione e del Merito mettendo a confronto una quarantina di sigle tra organismi istituzionali, sindacati dei lavoratori e datoriali.

Si è trattato del secondo appuntamento del tavolo tecnico sulla sicurezza sul lavoro voluto dal ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Calderone, di concerto con il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. Il tavolo di giovedì ha fatto seguito al primo confronto tra i rappresentanti istituzionali e quelli delle parti sociali che si era tenuto presso il dicastero del Lavoro il 12 gennaio scorso.

La mattinata di lavoro organizzata dal Capo di Gabinetto del ministero dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Recinto, è iniziata con i saluti del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, e gli interventi del sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, dei tecnici di tre ministeri (Istruzione, Lavoro e Salute) e dellaConferenza Stato-Regioni.

È stato poi il turno del direttore generale Inail, Andrea Tardiola, che ha espresso l’esigenza di aggiornare i modelli formativi sull’alternanza proprio nel giorno in cui è arrivata l’intesa tra il ministro del Lavoro, Marina Calderone, e il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, per ampliare le coperture assicurative Inail degli studenti. Imprescindibile per l’Istituto sviluppare un programma di educazione alla sicurezza per scuole e aziende.

I rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil hanno confermato la posizione condivisa sul tema della sicurezza, benché sull’alternanza emergano sfumature differenti, con la Cgil contraria all’obbligo e più critica sull’esperienza fin qui attuata, come sottolineato dalla segretaria confederale Francesca Re David e dal segretario generale della Flc Francesco Sinopoli. “Bisogna eliminare la precisa quantificazione delle ore affidando alle scuole piena autonomia di progettazione sia nei contenuti dei percorsi sia nel monte ore complessivo; la selezione delle aziende ospitanti deve avvenire in base ai requisiti necessari a garantire il massimo della tutela e sicurezza agli studenti – hanno detto i due dirigenti sindacali.

“Come Cisl abbiamo vivamente apprezzato nell’approccio e nella disponibilità dei ministeri coinvolti il primo incontro tematico su alternanza scuola-lavoro – hanno sottolineato Giorgio Graziani e Ivana Barbacci. “Per la Cisl non è necessario alcun intervento aggiuntivo sul piano normativo e regolamentare, mentre consideriamo urgente l’applicazione delle misure previste in tema di alternanza, a partire dal diritto alla sorveglianza sanitaria, alla consegna dei dispositivi di protezione individuale, alla modifica del documento di valutazione dei rischi aziendale, quale frutto di un intervento corale tra gli attori della prevenzione aziendale e i tutor PCTO (interni ed esterni) adeguatamente formati”.

Il giro di tavolo è continuato con l’intervento di Gianmauro Nonnis della Cisal, anche lui favorevole all’abrogazione della misura. “Senza adeguate misure di sicurezza – ha dichiarato – che devono passare anche attraverso una certificazione delle aziende coinvolte, e senza adeguate misure assicurative, è meglio abrogare l’obbligatorietà di questa attività formativa”. Posizione condivisa anche dalla Associazione nazionale insegnanti e formatori (Anief).

Di parere opposto l’Associazione nazionale presidi (Anp) e la Confederazione italiana dirigenti e alte professionalità (Cida),rappresentata da Licia Cianfraglia, nettamente favorevole all’alternanza scuola-lavoro in quanto “è metodologia didattica innovativa”, quindi contraria al suo depotenziamento. Per l’Anp l’alternanza scuola lavoro deve essere parte integrante del percorso formativo degli alunni“rappresentando una misura di raccordo tra il sistema educativo e quello delle professioni e del lavoro”.

Elvira Serafinisegretario generale delloSnals, si è augurata invece il recupero degli intenti iniziali dell’alternanza, in particolare i percorsi fortemente condivisi, ritenendo che l’interesse dei soggetti coinvolti sia talvolta calato con il passare del tempo e pertanto vada rilanciato. “È importante che le istituzioni forniscano indicazioni sulla sicurezza che raggiungano tutto il territorio, anche le zone più periferiche” ha sostenuto la segretaria generale dello Snals.

Se Gilda, con Gianluca Dotti, ha ricordato l’importanza del monitoraggio e la necessità di una formazione specifica che non sia solo generalista, l’Ugl, presente con Fiovo Bitti e Antonio Ratini, ha richiesto un intervento legislativo urgente sul tema. Più forte la posizione della Cisal-Confedil, con Gianmauro Nonnis: “Visto che l’alternanza è resa obbligatoria dallo Stato – ha detto Nonnis – deve essere quest’ultimo a farsi carico di tutte le responsabilità che ne derivano”.

Per l’avvocato Fabio Pontrandolfi, dirigente di Confindustria dell’area Lavoro, welfare e capitale umano e responsabile dei temi su salute e sicurezza sul lavoro, il Pcto è uno strumento utile che avvicina i ragazzi e le ragazze al mondo del lavoro e permette alle imprese di perseguire uno scopo sociale. A scuola, come in azienda, “bisogna perseguire una cultura della sicurezza”.

Confartigianato, con Fabrizio Monaco e Paolo Perruzza, ha parlato di un rafforzamento del legame scuola impresa e di una maggiore collaborazione, per rendere l’alternanza scuola-lavoro più efficace.

A seguire il rappresentante di Confcommercio ha ribadito l’importanza della prevenzione sui luoghi di lavoro in termini di sicurezza e una formazione maggiore in azienda sulla cultura del rischio.

Marco Carlomagno, segretario generale Flp e Cse: I percorsi di formazione-lavoro vanno rivisti nel loro complesso, insieme agli istituti di collegamento scuola-lavoro. Tra gli obiettivi del confronto, la copertura assicurativa totale”.

Infine in rappresentanza del sindacato datoriale Unsic, Giampiero Castellotti, ha presentato un dossier di 60 pagine sul tema, che oltre ad elencare i gravi incidenti degli ultimi anni e ad individuare i pro e i contro delle esperienze, avanza sedici proposte per riformare la materia, dalla non obbligatorietà nei licei e dall’estromissione come requisito di ammissione agli esami di Stato agli sgravi per le aziende coinvolte che dovrebbero avere certificazioni aggiuntive sulla sicurezza, oltre a quelle di prassi. Il sindacato chiede anche un accordo scritto tra struttura ospitante e scuola con l’impegno a fornire un programma formativo allineato con le finalità di orientamento e formazione, un albo per i tutor, lo status dello studente per distinguerlo dal lavoratore, il feedback standard sull’esperienza vissuta, la conciliazione tra l’alternanza e le interrogazioni e le verifiche scolastiche a garanzia degli studenti e l’incremento delle esperienze presso aziende e organismi italiani all’estero.

L’Unsic lancia anche l’idea di un dibattito aperto sull’eventuale “minisalario” allo studente per l’alternanza (sul modello tedesco), “benché i ragazzi siano in formazione e non dovrebbero lavorare” e un monitoraggio ministeriale, oggi assente.

A completamento delle realtà coinvolte, invitate al tavolo anche l’Ispettorato nazionale del lavoro, Alleanza Cooperative, Anmil, Assimpresa,Casartigiani, CiaCna, Coldiretti,Confagricoltura, Confapi, ConfesercentiConfimi Industria, Confintesa, Confsal, Dirigentiscuola Di.S.Conf., Siml,Unimpresa.

L’Usb si è lamentata per la sua mancata convocazione

Sicurezza e alternanza scuola-lavoro

Sicurezza e alternanza scuola-lavoro: riunione del Tavolo tecnico

Oggi 26 gennaio l’ANP ha preso parte al “Tavolo tecnico sulla Sicurezza sul lavoro. Alternanza scuola-lavoro”, convocato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito in seguito all’avvio del Tavolo per la sicurezza presso il Ministero del Lavoro lo scorso 12 gennaio 2023. Ha introdotto i lavori il Ministro Valditara, alla presenza del sottosegretario al Lavoro Durigon e dei rappresentanti del Ministero della Salute e del Ministero della Giustizia coinvolti e disponibili per le parti di loro competenza. Ha coordinato i lavori il Capo Dipartimento Palumbo. 

L’obiettivo del Tavolo è il confronto tra tutti i soggetti interessati alla misura dell’alternanza scuola-lavoro nella scuola, con lo scopo di individuare le migliori soluzioni per garantire il massimo grado di sicurezza agli studenti durante i percorsi di alternanza. Nel suo intervento introduttivo, il Ministro Valditara ha sottolineato la centralità dell’alternanza come strumento strategico per il Governo, pilastro strutturale dell’istruzione dei giovani, che in alcun modo deve essere messo in discussione da problemi di sicurezza. Il Ministro ha anticipato che sono allo studio diverse proposte proprio per rafforzarne il sistema, promuovendo la cultura della sicurezza nei percorsi di alternanza scuola-lavoro sia a scuola che nella formazione dei docenti. Ha quindi ribadito che il Tavolo avviato oggi è l’occasione per l’individuazione delle migliori soluzioni sul punto, anche col contributo del dialogo sociale. Il sottosegretario Durigon ha ricordato l’importanza del confronto su una materia così importante, rimarcando il ruolo delle parti sociali su tale tema, come su tutti quelli che riguardano il lavoro. 

Il dibattito, condotto dal Capo Dipartimento Palumbo, ha consentito un confronto approfondito, centrato sulle caratteristiche peculiari dei percorsi di alternanza, così come si sono andati progressivamente trasformando nel nostro ordinamento scolastico, dalla loro prima introduzione nella scuola col D.Lgs. 77/2005 fino all’attuale trasformazione in PCTO.  

L’ANP ha riaffermato la sua posizione da sempre favorevole a tale metodologia didattica, fondamentale per la qualità della formazione dei giovani, quale misura di raccordo tra il sistema educativo e quello delle professioni e del lavoroL’alternanza scuola-lavoro è inoltre utile ai fini della promozione della cittadinanza attiva e responsabile dei giovani nonché della progressiva costruzione, attraverso esperienze formative orientative e altamente esperienziali, della capacità di riconoscere le proprie inclinazioni, sviluppare le proprie attitudini, coltivare i propri talenti in vista delle scelte dei successivi percorsi di studio o di inserimento nel mondo del lavoro. L’ANP ha altresì ribadito la contrarietà al depotenziamento avvenuto per effetto dell’articolo 1, comma 784 della legge 30 dicembre 2018, n. 145 quanto alla denominazione e alla consistenza dei percorsi, auspicando il ritorno a condizioni che restituiscano all’alternanza il ruolo normativamente previsto. 

Sul tema della sicurezza, nello specifico, L’ANP ha avanzato le seguenti proposte: 

  • definire con chiarezza tempi e modalità della formazione sulla sicurezza sul posto di lavoro, sia per gli studenti che per i tutor, da realizzare col supporto anche delle università e a opera esclusivamente di RSPP qualificati e Medici del Lavoro. Ad avviso dell’ANP, ciò che è di preminente importanza riguardo alla formazione sulla sicurezza del lavoro per giovani e adulti non è tanto la conoscenza delle norme applicabili, quanto la consapevolezza dei comportamenti delle persone e delle azioni organizzative necessari a evitare incidenti minimizzando i rischi 
  • assicurare la migliore implementazione di un adeguato sistema di gestione della sicurezza del lavoro nei luoghi dove si svolgono le esperienze di PCTO, superando la distorsione burocratica e prevalentemente sanzionatoria in favore della promozione di una cultura della prevenzione del rischio. In concreto, secondo l’ANP, occorrerebbe stabilire protocolli di sicurezza validati da soggetti qualificati, in modo tale da rendere la fattispecie penale inevitabile solo in caso di mancata applicazione dei protocolli validati da soggetti di attestata qualificazione e, dunque, particolarmente competenti 
  • creare un repertorio di soggetti ospitanti virtuosi per dare maggiore garanzia alle scuole, ai dirigenti e alle famiglie circa l’incolumità dei ragazzi e allo stesso tempo sollevare le scuole da responsabilità estranee alla loro competenza quali quelle della verifica della sicurezza di ambienti e strutture lavorative 
  • affrontare la problematica delle coperture assicurative degli studenti infortunatisi in PCTO e delle responsabilità degli operatori delle istituzioni scolastiche, ampliando al massimo quelle garantite dall’INAIL 
  • individuare nuove e corrette forme di comunicazione sulla materia, mediante una campagna mirata, chiara ed efficace, che faccia ben comprendere vantaggi e responsabilità di ciascuno; ciò per favorire un vero cambiamento culturale generale riguardo all’opportunità fornita ai giovani dall’alternanza scuola-lavoro quale strumento indispensabile di miglioramento della qualità del nostro sistema educativo per promuovere lo sviluppo personale e professionale che meritano.  

Il Direttore INAIL, presente al Tavolo, ha anticipato interventi sulla formazione con strumenti e risorse innovativi ed efficaci, anche tramite l’uso di metodologie attive e tecnologie capaci di coinvolgere i giovani. Sono anche allo studio, su indicazione del Ministero del Lavoro, eventuali misure per ampliare al massimo le coperture assicurative in contesto di alternanza scuola lavoro e, più in generale, in contesto scolastico, che potrebbero prevedere risarcimenti anche in caso di evento mortale nei confronti dei superstiti. Il Capo Dipartimento Palumbo, nel concludere i lavori, ha ribadito l’interesse del Ministro e del Governo sul tema della sicurezza in generale e a scuola in particolare nonché la previsione di misure sulle quali saranno attivati i previsti istituti di confronto con le parti sociali. 

Come sempre, terremo informati i soci degli sviluppi della questione.

PCTO

PCTO: Cgil, Flc Cgil, fondamentale garantire sicurezza, indispensabile ripensarli alla radice

Roma, 26 gennaio – “Riteniamo indispensabile rivedere in profondità, alla radice, il nesso tra istruzione, formazione e lavoro, ridefinendo i limiti e gli obiettivi delle esperienze di apprendimento in contesto lavorativo che devono essere legate al curricolo scolastico e del tutto coerenti con il percorso di formazione e non viceversa”. Lo affermano la segretaria confederale della Cgil Francesca Re David e il segretario generale della Flc Cgil Francesco Sinopoli al termine del tavolo di oggi presso il ministero dell’Istruzione e del Merito sui percorsi di alternanza scuola lavoro, un confronto tecnico convocato nell’ambito degli incontri sulla salute e sulla sicurezza.

“I Pcto non possono essere obbligatori, ma – sottolineano Re David e Sinopoli – opportunità formativa pienamente inserita e valorizzata nei percorsi di studio frequentati dalle studentesse e dagli studenti”. “Allo stesso tempo – proseguono i due dirigenti sindacali – bisogna eliminare la precisa quantificazione delle ore affidando alle scuole piena autonomia di progettazione sia nei contenuti dei percorsi che nel monte ore complessivo, la selezione delle aziende ospitanti deve avvenire in base ai requisiti necessari a garantire il massimo della tutela e sicurezza agli studenti. È fondamentale la presenza della figura di un tutor aziendale che non lasci mai solo lo studente. Infine, occorre investire concretamente in formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro da destinare a studentesse, agli studenti, ai tutor scolastici, agli insegnanti, a Rspp, Rsu, Rls, Ds. Tutto ciò non può prescindere dal coinvolgimento dei sindacati”.

“Il Ministero ha annunciato che risponderà positivamente alla nostra richiesta di un tavolo specifico sul tema complessivo dei Pcto e ha anticipato l’intenzione fin da quest’anno di eliminarli come requisito per l’ammissione agli esami. Verificheremo la concretizzazione di questi impegni”.

“L’alternanza scuola lavoro è un tema particolarmente sensibile che non può essere affrontato con questa metodologia: oggi non abbiamo partecipato ad un tavolo, ma come per gli incontri precedenti siamo stati semplicemente auditi. Ad oggi non è stato aperto nessun tavolo di confronto. Per questo – concludono Re David e Sinopoli – ci auguriamo che nei prossimi incontri ci siano le condizioni per un confronto reale e non una discussione con tutte le parti sociali non tenendo in considerazione la rappresentanza delle stesse”

Stipendi docenti

Stipendi docenti, Di Meglio: “Rispettiamo la Costituzione” 

“Qualsiasi idea di differenziare gli stipendi dei docenti in base alla regione in cui insegnano è inaccettabile e in contrasto con l’articolo 36 della Costituzione, secondo cui il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro. Pagare diversamente per la stessa prestazione lavorativa, dunque, sarebbe incostituzionale”. Così Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, commenta le dichiarazioni del ministro Valditara riportate dalla stampa. 

“Se si vogliono mettere in campo interventi perequativi – prosegue Di Meglio – bisogna invece pensare a rimuovere gli ostacoli che impediscono a un docente di condurre, a parità di stipendio, una vita dignitosa anche nelle grandi aree urbane, notoriamente più care rispetto a quelle delle piccole province. Occorrerebbe, dunque, realizzare condizioni per favorire quei docenti che sono costretti per lavorare a spostarsi dalla propria residenza verso aree metropolitane molto costose. Si potrebbe, quindi, pensare a interventi soprattutto sulla casa e sui trasporti, ma non sulle retribuzioni. Si tratta di una tematica delicata sulla quale – conclude il coordinatore nazionale della Gilda – siamo disponibili a un confronto con il ministro”.

La scuola resti pubblica e statale

GLI STUDENTI A VALDITARA: LA SCUOLA RESTI PUBBLICA E STATALE

Nella giornata di mercoledì 25 gennaio, il Ministro Valditara, nell’ambito della piattaforma ‘Italia 2023: persone, lavoro, impresa’ promossa da PwC e gruppo Gedi, si è detto favorevole ai finanziamenti da parte dei privati alla scuola pubblica, in nome di una nuova forma di istruzione dove si coniughino sistema produttivo del Paese e mondo della formazione.

“Si tratta di dichiarazioni inaccettabili” dichiara Paolo Notarnicola, coordinatore nazionale della Rete degli Studenti Medi “Il ministro Valditara, così come il resto del Governo, sa che l’istruzione in Italia è sottofinanziata. Assumersene la responsabilità significa ricominciare ad investire nella scuola pubblica, non trovare metodi di finanziamento alternativi! Aprire a questa eventualità significa svendere ulteriormente il welfare pubblico: l’istruzione è compito e dovere dello Stato, i finanziamenti si scrivono in legge di bilancio, non richiedendoli alle aziende!”

Sulla possibilità di differenziare gli stipendi dei docenti su base regionale a seconda del costo della vita, la Rete degli Studenti non ha dubbi: “Si tratta di una prospettiva agghiacciante. L’unico risultato sarebbe acuire le disparità tra il Nord e il Sud del Paese, che purtroppo sono già ora uno dei principali problemi della Scuola italiana. È vero che gli stipendi dei docenti sono bassi, ben venga un aumento salariale, ma che sia uguale per tutti. Non possiamo permetterci di dimenticare ancora una volta chi insegna nei territori più complessi e nelle zone con i più alti tassi di dispersione scolastica. Esistono tanti altri fattori oltre al costo della vita!”

D. Ianes – H. Demo, Specialità e normalità?

Dario Ianes e Heidrun Demo, Specialità e normalità? Affrontare il dilemma per una scuola equa e inclusiva per tuttə, Erickson

Pagine: 136
In libreria da: 27 gennaio 2023 

A livello nazionale, cresce la preoccupazione per come la scuola continui a riprodurre disuguaglianze territoriali, sociali, di genere e cittadinanza, e fatichi di contro a contribuire alla formazione di una società giusta e democratica, in cui ciascunə possa realizzarsi personalmente. Una società capace di affrontare le grandi sfide del futuro, dalla crisi ambientale alla povertà. Il cambiamento richiede un investimento economico ma anche, e soprattutto, una direzione chiara verso cui muoversi, perché pensare a quale educazione vogliamo significa chiedersi quale società vogliamo.

Con Specialità e normalità – in uscita per Erickson il 27 gennaio – Dario Ianes e Heidrun Demo intendono contribuire a immaginare questa direzione per una scuola – e una società in senso più ampio – che coinvolga tuttə in un percorso unico ma non uniformante, che riconosca e nomini le marginalità senza etichettare e stigmatizzare, che assicuri sostegni senza con questo isolare e delegare. In quattro, densi capitoli, gli autori indagano forme, modi, rischi e benefici dei principi di normalità e di specialità, che hanno contribuito e contribuiscono a costruire il pensiero e le pratiche dell’educazione inclusiva. Il primo mette l’accento sull’uguaglianza fra tuttə ə bambinə e ə ragazzə e il loro pari diritto a un’educazione di qualità, il secondo porta invece a guardare all’unicità di ognunə e a dare un’attenzione particolare a bambinə e ragazzə che faticano a godere pienamente dell’offerta formativa, ma nessuno dei due è sufficiente da solo: la proposta degli autori passa quindi per l’introduzione del concetto di “speciale normalità”, un terreno comune, uno spazio dialogico di intersezione che supera una loro contrapposizione dicotomica e li pone in relazione, spingendo allo sviluppo di un’offerta formativa normale che si faccia plurale nel rispetto delle molteplici singolarità.

Questa non deve però essere una soluzione statica: richiede di essere costantemente monitorata e corretta, contro i rischi che uno sbilanciamento verso l’uno o l’altro principio comporta e a favore di uno spazio di confronto e contaminazione permanente, nell’ottica di sviluppo di un’educazione inclusiva. «Nel recente passato – spiegano Heidrun Demo e Dario Ianes – la tensione tra didattica “speciale” e didattica “normale” si focalizzava sul tema dell’integrazione degli alunni e delle alunne con disabilità o con Bisogni Educativi Speciali. In questo nuovo libro recuperiamo il dilemma tra normale e speciale, ma in relazione a tutte le differenze che gli alunni e le alunne portano in classe». Come si possono conciliare “speciale” e “normale” nella didattica? «Ad esempio – proseguono Demo e Ianes – attraverso una buona progettazione di classe che tenga conto di una normalità che è fatta di differenze, perché la normalità non è omogenea, ma accoglie le differenze di tutti e di ciascuno». 

*Dario Ianes già professore ordinario di Pedagogia dell’inclusione alla Facoltà di Scienze della Formazione della Libera Università di Bolzano-Bozen, co-fondatore del Centro Studi Erickson di Trento.
*Heidrun Demo professoressa associata di Pedagogia dell’Inclusione alla Facoltà di Scienze della Formazione e direttrice del Centro di Competenza sull’inclusione scolastica della Libera Università di Bolzano-Bozen.

Pensioni, chi non ha ancora 36 anni di contributi può lavorare fino a 70 anni

da OrizzonteScuola

Di redazione

C’è anche la possibilità per i dipendenti pubblici di spostare in avanti la pensione. Lo prevede un emendamento di Fratelli d’Italia al decreto milleproroghe che sarà votato la prossima settimana.

La forza politica di maggioranza ha infatti segnalato l’emendamento a giustificazione del fatto che si voglia dare attenzione al tema.

Ecco il testo

Matera, Melchiorre, Liris, Lisei
Dopo il comma 9, aggiungere il seguente: 

Per i dipendenti pubblici che hanno raggiunto il sessantasettesimo anno di età e non hanno raggiunto i 36 anni di contributi pensionistici possono, su base volontaria, richiedere che la permanenza in servizio prosegua fino al raggiungimento del settantesimo anno di età. Spetta all’amministrazione pubblica presso la quale il dipendente presta servizio accogliere la richiesta. Dall’attuazione della disposizione del presente comma non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Nel frattempo si lavora per la riforma delle pensioni e abbandonare la legge Fornero.

La richiesta di Cgil, Cisl e Uil è nota e prevede una flessibilità in uscita a partire dai 62 anni senza penalizzazioni esplicite (oltre quella implicita che si ha versando meno contributi e prendendo l’assegno per più tempo). Ma non solo: nella riforma bisognerà prestare attenzione ai giovani con una pensione di garanzia e l’uscita con 41 anni di contributi senza limiti di età.

Tuttavia, come riferisce l’Ansa, è probabile che la strada sarà quella degli interventi low-cost,  per cui è probabile che si proponga una misura di flessibilità che penalizzi le uscite anticipate rispetto all’età di vecchiaia.

La legge di bilancio 2023 prevede inoltre che chi è in possesso dei requisiti per la quiescenza tramite Quota 103, potrebbe anche scegliere un rinvio del pensionamento, utilizzando il cosiddetto Bonus Maroni.

Si tratta di un incentivo pari alla quota di contributi a carico del lavoratore dipendente che sarà immessa direttamente nello stipendio. Si stima una percentuale di circa il 9,19%.

Classi pollaio, nessuno le vuole ma stanno sempre lì: Sinistra italiana vuole ridurre il numero di alunni per aula, progetto di legge alla Camera

da La Tecnica della Scuola

Di Alessandro Giuliani

Non riguarda solo la maggiorazione delle ore di scuola dei bambini, dalla scuola dell’infanzia, anche nelle ore pomeridiane, il disegno di legge “La scuola che vogliamo” presentato il 25 gennaio alla Camera da Sinistra italiana, il partito di Nicola Fratoianni. La proposta di legge si compone di otto articoli, con cui si intendono ridurre il numero di alunni per classe e aumentare gli insegnanti di ruolo, accelerare sulla trasformazione delle tecnologie didattiche digitali, potenziare le scuole collocate in realtà territoriali che non garantiscono il diritto allo studio. Quello delle classi troppo numerose risulta, in effetti, un problema annoso mai risolto, con conseguenze negative su sicurezza e formazione.

L’alto numero di alunni concentrati nella stessa aula, che nella scorsa legislatura il M5s ha tentato di ridurre senza però arrivare a meta, ancora oggi tocca l’apice nei corsi iniziali delle superiori, soprattutto dei licei delle grandi città, dove non di rado si attesta attorno ai 30 iscritti: davvero troppi per non minare il diritto allo studio, ma anche i rischi contagi (da Covid e non solo) e problemi in casi di urgente evacuazione.

Nella proposta di Sinistra italiana c’è anche spazio per una forte opposizione al progetto di autonomia differenziata che la Lega intende tradurre in legge entro il prossimo autunno.

“Mentre Valditara guarda indietro e vuole un ritorno al passato – ha detto Elisabetta Piccolotti, deputata di Sinistra italiana – noi guardiamo al futuro e vogliamo una istruzione di altissima qualità per i nostri ragazzi e le nostre ragazze”.

“A chi pensa che sia necessario investire solo sui territori che sono già più avanti, rispondiamo dicendo che bisogna istituire delle zone di educazione prioritaria, cioè investire su quelle zone del Paese in cui i ragazzi abbandonano troppo presto la scuola e ci sono problemi sociali”, ha sottolineato Piccolotti soffermandosi sull’ancora troppo alto tasso di dispersione in Italia, soprattutto in certe aree del Meridione.

Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana, ha detto che “la scuola è un modello centrale della democrazia: non vogliamo che sia selettiva ma deve essere uno strumento di reale emancipazione. Attraverso queste proposte di legge noi vogliamo mettere in campo una controffensiva valida. Quando abbiamo degli investimenti importanti c’è la richiesta di un lavoro enorme”.

Per Fratoianni, “la scuola ha bisogno di uno scossone perché c’è un rischio sempre più evidente che tutti risolvano le cose a livello individuale e non si lavora mai sul collettivo. Serve un luogo di accoglienza con personale di alto livello che accolga i ragazzi fin dalla tenera età e questa è una delle maggiori scommesse che vogliamo vincere. Penso che il tempo dello studio sia sacro, da proteggere, perché è il tempo decisivo in cui viene costruito un futuro”.

Secondo il parlamentare alla guida del partito di sinistra, la tempistica delle ore passate in classe va aumentata, sul lungo e sul breve periodo. “L’istruzione dall’asilo fino ai gradi più alti – ha detto Fratoianni – è quel bene prezioso che prende i bambini dal loro luogo di partenza per inserirli in uno stato di collaborazione e coesione. Quando al centro dell’offensiva c’è la scuola allora c’è anche la possibilità di ridurre le diseguaglianze“.

Question time, Valditara: “Lo Stato deve fare la sua parte, ma investimenti dei privati possono aiutare”

da La Tecnica della Scuola

Di Redazione

Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha risposto a una interrogazione alla Camera sulle iniziative volte a favorire i contributi di cittadini, imprese ed enti del terzo settore al finanziamento delle scuole:

“L’istruzione rappresenta un interesse nazionale strategico che, come tale, deve essere garantito, in primo luogo, dallo Stato, ma al quale può e deve contribuire la società tutta: cittadini, imprese ed Enti del terzo settore – ha detto il ministro – tutte le risorse e le energie che la società può indirizzare all’educazione e alla formazione dei giovani rappresentano un investimento vincente per la competitività del sistema Paese”.

“Il mio obiettivo è quello di elaborare ipotesi, anche sperimentali e tenuto conto delle opportunità offerte dal Pnrr, volte a favorire la sinergia tra il sistema produttivo, la società civile e la scuola, nella consapevolezza che ci vorrà un approccio particolarmente innovativo per attrarre al sistema d’istruzione risorse sempre maggiori, in grado di elevare la dignità del personale scolastico e la qualità della nostra offerta formativa”.

“Esistono già meccanismi di incentivazione per attrarre investimenti privati nel sistema dell’istruzione e della formazione, ma sono “poco conosciuti” e “non sono ancora sufficienti”. “Il mio impegno – ha affermato Valditara – si è, dunque, da subito, indirizzato ad una revisione di tali strumenti in un’ottica rinnovata e sistematica che veda, finalmente, la realizzazione di una profonda sinergia tra le scuole e le comunità ove esse insistono”.

Concorso Dirigenti Scolastici 2017: il merito di essere bocciati

da Tuttoscuola

La lettera inviata in redazione sul recupero di candidati bocciati nell’ultimo concorso dirigenti scolastici, di cui riportiamo integralmente il testo, punta il dito accusatore sul merito tradito da proposte della maggioranza in sede di conversione del decreto-legge “Milleproroghe” n. 198 del 29 dicembre 2022.

Non solo i contenuti della lettera sono pienamente condivisibili, ma, nel caso in cui l’emendamento venga approvato, pongono un pesante interrogativo sulla coerenza della maggioranza nei confronti del ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che del merito ha fatto la bandiera del suo impegno.

Poiché sugli emendamenti presentati deve essere acquisito anche il parere del ministero interessato, da viale Trastevere è stato dato l’ok? Ci sembra improbabile, perché, se invece così fosse, si tratterebbe di un vero e proprio autogol.

Di seguito la lettera.

Scrivo per segnalare la proposta, sostenuta dalla maggioranza di governo in sede di conversione al Senato del DL Milleproroghe, riguardante il concorso per dirigenti scolastici del 2017, da tempo arrivato alla conclusione.

La proposta in sintesi è di consentire, a chi fosse stato bocciato, tanto allo scritto quanto all’orale, di accedere a un corso riservato di 120 ore con prova finale diventando, così, Dirigente Scolastico.

Ironia della sorte: l’emendamento va a modificare l’art 5 (proroga di termini in materia di istruzione e merito). Ma quale merito? Quello di essere stati bocciati?

L’emendamento presentato nel dl Milleproroghe è il 5.21 a firma dei senatori leghisti Marti, Pirovano, Tosato, Spelegatti, Borghi, Testor, Dreosto e andrà in votazione la prossima settimana.

Per alcuni legittimi vincitori del Concorso, invece, il trattamento è molto diverso.

Una recente sentenza del Consiglio di Stato ha definitivamente acclarato che i cosiddetti “asteriscati” (ovvero coloro che erano stati inseriti in graduatoria con provvedimenti cautelari pur non avendo superato la prova preselettiva) sono definitivamente fuori dalla graduatoria. Va da sé che l’inserimento cautelare degli asteriscati abbia falsato la graduatoria stessa e le conseguenti assegnazioni, costringendo i legittimi vincitori ad essere assegnati a scuole lontane diverse centinaia di chilometri da quelle che avrebbero potuto ottenere e costringendo, così, molti di essi alla rinuncia.

Per chi abbia vinto il concorso, dunque, ma abbia rinunciato alla nomina (perché titolare di 104 personale o per assistenza a familiari o, ancora, per motivi di salute e altro…) non è previsto nulla: né essere riammesso in graduatoria, né frequentare il corso. Se servono davvero presidiperché non piegare la legge per ripescare chi il concorso l’aveva vinto davvero?

Si è molto discusso della nuova denominazione di “Ministero dell’Istruzione e del Merito”. 

Ma quale idea di merito emerge da questa iniziativa?”

Lettera firmata

Aggressioni insegnanti, Ministero studia azioni per arginarle e ripristinare il rispetto nei confronti dei docenti

da Tuttoscuola

Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha incontrato la preside dell’istituto di istruzione superiore Viola-Marchesini di Rovigo, Isabella Sgarbi, che ha invitato a Roma per approfondire lo stato dei fatti dopo l’episodio in cui alcuni studenti hanno sparato a un’insegnante con una pistola pallini di gomma, colpendola al volto, e ne hanno poi pubblicato il video sui social. Annunciate azioni per arginare le aggressioni nei confronti degli insegnanti.

La preside ha consegnato tutta la documentazione relativa al caso e ha chiarito l’evoluzione della vicenda, in un clima molto costruttivo in cui il Ministro ha voluto rafforzare il dialogo fra Ministero e scuola per identificare insieme le criticità e studiare le possibili soluzioni, anche considerando il moltiplicarsi, in varie scuole italiane, degli episodi di violenza da parte di studenti nei confronti degli insegnanti.

Il Ministro Valditara ha sottolineato, trovando il pieno consenso della preside Sgarbi, la necessità di affrontare questo problema attraverso l’unica strada efficace: ripristinare il patto educativo fra genitori e insegnanti per il bene dei ragazzi. “L’istituto Viola-Marchesini è una realtà formativa importante del territorio, e l’insegnante colpita dai suoi studenti ha 30 anni di esperienza e un curriculum di assoluta eccellenza”, ha spiegato la preside, “questi fatti sono inaccettabili ma rappresentano anche un segnale: è urgente mantenere sempre attivo il dialogo fra gli studenti e le famiglie”.

Il ministro Valditara ha ribadito che “il messaggio educativo si diffonde prima di tutto all’interno della famiglia, che la scuola non può sostituire ma può affiancare e coadiuvare con efficacia: è questo il senso profondo dell’alleanza tra le istituzioni scolastiche, i genitori e gli studenti. E’ necessario che fra i nuclei familiari e il corpo insegnante il dialogo sia improntato sulla fiducia reciproca, perché è decisivo, per il buon esito del processo educativo, sostenere l’autorevolezza dei docenti a scuola”.

Di fronte al moltiplicarsi di gravi fenomeni di aggressione fisica o verbale e di cyberbullismo nei confronti di insegnanti, il ministero ha annunciato che intende studiare una serie di azioni per sollecitare la corresponsabilità educativa delle famiglie, in un patto attivo e costante con la scuola, e rendere al tempo stesso sempre più effettivo il rispetto dovuto agli insegnanti e a tutto il personale scolastico.

Progetto PATHS

Scuola, il progetto PATHS porta la filosofia negli istituti tecnici e professionali

L’iniziativa è promossa da INDIRE con il supporto degli USR. Online la piattaforma di formazione per i docenti

Firenze, 26 gennaio 2023 – La filosofia verrà inserita nelle scuole tecniche e professionali all’interno del programma di educazione civica. È la proposta didattica intrapresa di recente da INDIRE – contenuta nel percorso PATHS (a Philosophical Approach to THinking Skills) per parole – con gli USR del Piemonte, Toscana, Molise e la Provincia Autonoma di Lingua italiana di Bolzano, in 24 istituti tecnici.

Ad oggi, l’approccio filosofico promosso da PATHS per parole ha coinvolto 1.600 docenti di oltre 1.000 scuole di ogni ordine e grado del territorio nazionale. In questa prospettiva di confronto e di riflessione sulla filosofia, INDIRE, con il Ministero dell’Istruzione (DG Ordinamenti) aveva già organizzato due scuole estive, PATHS Summer School, nel 2021 e 2022, nelle quali sono state condivise alcune iniziative didattiche realizzate negli istituti tecnici, professionali e negli ITS, ed introducendo, sotto forma di brevi interventi, la riflessione filosofica.

La sperimentazione non consiste quindi nel riprodurre in maniera semplificata, rispetto ai licei, lo studio di questa disciplina, quanto nella possibilità di utilizzare strumenti, strategie e metodi che caratterizzano l’approccio filosofico per praticare l’esercizio del domandare, con l’obiettivo di rafforzare la ricerca di un orizzonte di senso che possa aiutare a definire la propria identità, anche in relazione agli altri e al contesto storico-culturale. Questo esercizio aiuterà lo studente a sviluppare la capacità di sostenere una propria tesi e saper ascoltare, ragionare con rigore logico, interpretare criticamente le diverse forme di comunicazione, comprendere i diritti e i doveri propri della condizione di cittadino e acquisire capacità critica. Si tratta di un’attività che andrà ad arricchire il percorso sull’educazione civica, con l’indicazione di temi e problemi da discutere rispetto all’annualità scolastica. 

INDIRE mette a disposizione degli insegnanti coinvolti nelle attività, ricercatori ed esperti, che avranno una funzione di supporto costante nella costruzione dell’intervento didattico. Oltre a ciò, è stata sviluppata una piattaforma di formazione dove verranno raccolti spunti per realizzare le lezioni in classe, che sono racchiusi in tre moduli: “la teoria”, ovvero brevi lezioni e alcuni contributi teorici sul tema del pensiero critico; “la pratica”, proposte didattiche presentate da docenti della scuola secondaria di II grado che hanno già realizzato questa esperienza; infine, “gli esempi”, a cura di INDIRE, in cui vengono offerti studi di caso ed esempi didattici da utilizzare direttamente in classe. Accanto a questi interventi saranno a disposizione dei docenti alcuni video e webinar sull’utilizzo dell’approccio filosofico PATHS per parole

Negli ultimi anni, INDIRE ha avviato e investito molto su questo filone di ricerca, finalizzato alla costruzione di percorsi didattici per il rafforzamento del senso critico e alla collaborazione tra le diverse discipline che compongono il curricolo, tramite l’utilizzo di parole/concetto del linguaggio ordinario, non riconducibili direttamente al tradizionale vocabolario filosofico (https://formazione.indire.it/paths). 

Patrizia Centi

Le nuove Linee guida per l’orientamento

Le nuove Linee guida per l’orientamento.
Novità, problemi e nostre soluzioni

Presentazione e discussione delle nuove Linee guida per l’orientamento che si terrà giovedì 26 gennaio 2023 dalle 17.00 alle 19.00 online.

Introduce: Giuseppe Bertagna, Direttore Nuova Secondaria

Coordina: Francesco Magni, Università di Bergamo

Intervengono:
Loredana Perla, Università di Bari
Loretta Fabbri, Università di Siena
Antonia Cunti, Università di Napoli “Parthenope”
Laura Agrati, Università di Bergamo

Iscrizione gratuita previa compilazione del seguente form: https://forms.gle/bPMsNiXjDmy4rJ159