Educazione&Scuola Newsletter n. 1176

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Agosto 2025 – XXX Anno

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Notizie

Valutazione dei Dirigenti scolastici

Dal 1° agosto al 20 settembre 2025 sono disponibili le funzioni della piattaforma dedicata al procedimento di valutazione dei DS

Carta del docente

I docenti destinatari potranno utilizzare il bonus fino al 31/08/2026

Decreto Assunzioni in CdM

Consiglio dei Ministri, 4 agosto 2025

Esami di Stato 2025

Disponibili i dati relativi agli esiti degli scrutini e degli Esami di Stato della Scuola secondaria di primo e di secondo grado per l’anno scolastico 2024/2025

Norme

Nota 26 agosto 2025, AOODPIT 4763

Diciannovesima edizione del concorso Juvenes Translatores, 2025-2026

Decreto Ministeriale 9 agosto 2025, n. 166

Linee guida per l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nelle istituzioni scolastiche

AvvIso 6 agosto 2025, AOODGPER 178726

Reclutamento del personale docente su posto di sostegno. Conferimento di contratti a tempo determinato finalizzati al reclutamento a tempo indeterminato

Nota 6 agosto 2025, AOODPIT 4540

A.s. 2024-2025 – Percorsi di formazione volontaria incentivata di cui all’art. 16-ter, comma 1, del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 59 – Avvio della seconda annualità del primo ciclo triennale …

Decreto Interdipartimentale 6 agosto 2025, AOODPIT 2276

Definizione degli obiettivi dei Dirigenti scolastici per l’a.s. 2025/2026

Decreto Dipartimentale 1 agosto 2025, AOODPIT 2182

Realizzazione di percorsi formativi ITS Academy e per il potenziamento delle strutture e dei laboratori presso le sedi all’estero funzionali all’attivazione dei percorsi formativi da realizzare nell’ambito …

Rubriche

in Bacheca della Didattica

Cellulari a scuola

di Rita Manzara

Sul Sistema di valutazione dei dirigenti scolastici

di Francesco G. Nuzzaci

Nuovi dirigenti scolastici e missione del dotto

di Gabriele Boselli

Senza zaino

di Bruno Lorenzo Castrovinci

Educazione civica e voto di condotta

di Rita Manzara​

Il Magister e i suoi nemici

di Giovanni Fioravanti

Scrivere per apprendere

di Bruno Lorenzo Castrovinci


in Psicologia

Il cervello che apprende

di Bruno Lorenzo Castrovinci

Il metodo di studio

di Bruno Lorenzo Castrovinci

Neuroni specchio

di Bruno Lorenzo Castrovinci


in Recensioni

P. Roversi, L’ombra della solitudine

di Antonio Stanca

M. Recalcati, Il grido di Giobbe

di Antonio Stanca

H. Schneider, Lasciami andare, madre

di Antonio Stanca

T. Montasser, Il club delle fate dei libri

di Antonio Stanca

AA.VV., Il canto delle donne

di Antonio Stanca


in Software

Internet, Reti, Nuove tecnologie

L’intelligenza artificiale e la scuola

di Enrico Fortunato Maranzana

Scrivere per apprendere

di Bruno Lorenzo Castrovinci


Formazione ed Eventi

Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi

Rimini, 22 – 27 agosto 2025


Rassegne
a cura di Fabio Navanteri

Stampa

Avvio dell’anno scolastico 2025/2026

Ministero dell’Istruzione e del Merito

Nuove risorse finanziarie a favore dei territori colpiti dagli eventi sismici del 2016 e del 2017

Ministero dell’Istruzione e del Merito

54 campus formativi integrati per rafforzare la filiera tecnologico-professionale

Ministero dell’Istruzione e del Merito

Buona condotta

da ScuolaNapoletana​

Nuovi asili nido

164 interventi per un investimento complessivo di 103.801.899 euro

Scuola in carcere e in ospedale

Stanziati complessivamente 45 milioni di euro

Sindacato

Assicurazione sanitaria integrativa

FLC CGIL

Piattaforma di valutazione

ANP

Gazzetta Ufficiale

Carta del docente

Con le modifiche introdotte dal decreto-legge numero 45 del 7 aprile 2025, contenente “Ulteriori disposizioni urgenti in materia di attuazione delle misure del Piano nazionale di ripresa e resilienza e per l’avvio dell’anno scolastico 2025/2026”, la Carta del docente è stata estesa, per l’anno scolastico 2024/2025, anche ai docenti con contratto a tempo determinato annuale per un importo pari a 500 euro.

A partire da martedì 24 giugno 2025 sono quindi aperte le funzioni di accesso alla piattaforma Carta del docente al personale docente con contratto a termine fino al 31/08/2025. I docenti destinatari potranno utilizzare il bonus fino al 31/08/2026.

Per accedere al bonus basta fare accesso con la propria identità digitale sulla piattaforma https://www.cartadeldocente.istruzione.it/.

Il cervello che apprende

Il cervello che apprende

Estate, riposo e consolidamento delle memorie

di Bruno Lorenzo Castrovinci

È il tempo sospeso dell’estate, quello in cui la vita sembra dilatarsi, e ogni giorno prende il ritmo lento dei sogni. Giornate soleggiate, bagni di mare, notti chiassose nei locali o silenziose sulla spiaggia, ad ascoltare il respiro profondo delle onde. Oppure lassù, tra i sentieri di montagna, a osservare un cielo così stellato da togliere le parole. Sono i lunghi respiri dell’estate: tempo da vivere, da ricordare e, perché no, da narrare.

 Perché in fondo, la nostra vita è la grande narrazione di noi stessi, del nostro essere, della nostra anima e della nostra fragile, breve esistenza.

Ogni estate, mentre i cancelli delle scuole si chiudono e i programmi didattici vengono archiviati, si diffonde l’illusione che anche l’apprendimento vada in vacanza. Ma il cervello umano non conosce pause né campanelle: non segue il calendario scolastico e non rispetta la rigida idea di “riposo” come sospensione del pensiero.
Anzi, proprio nei momenti di apparente inattività, come le vacanze estive, accadono processi profondi e silenziosi che rafforzano ciò che è stato appreso durante l’anno. In queste settimane di libertà, il cervello continua a lavorare: elabora informazioni, consolida memorie, seleziona ciò che è rilevante e lascia andare ciò che non lo è.  Questo straordinario lavoro interno è reso possibile dalla plasticità cerebrale, ovvero la capacità del nostro cervello di trasformarsi, di rimodellarsi in risposta alle esperienze e all’ambiente.

La neuroscienza ci invita, oggi, a ripensare radicalmente il concetto di riposo, rivelando quanto il sonno, la pausa, il rilassamento siano in realtà potenti alleati della memoria, della creatività e della crescita cognitiva.

 Il tempo estivo, libero dalle pressioni scolastiche e dai ritmi frenetici, offre un’occasione preziosa permettendo al sistema nervoso di ricaricarsi, alle emozioni di decantare, alle esperienze di sedimentarsi in profondità. In questo scenario, ogni attività apparentemente “inutile”, quale giocare, esplorare, viaggiare, leggere per il piacere di farlo, conversare senza meta, assume un valore educativo nascosto ma potente.

Le esperienze relazionali, le riflessioni spontanee, i viaggi e le letture libere attivano circuiti neuronali differenti da quelli tipici dello studio formale, ma altrettanto fondamentali per lo sviluppo globale della persona. In particolare, esse coinvolgono l’intero sistema limbico e favoriscono l’apprendimento affettivo, che rappresenta la base della memoria autobiografica e della costruzione dell’identità.

E così, l’estate smette di essere soltanto svago e si trasforma in un tempo essenziale per consolidare le conoscenze, per l’apprendimento implicito, per la rielaborazione emotiva e la costruzione profonda del sé. È il tempo in cui l’apprendimento si intreccia alla vita, e la vita stessa diventa una forma di educazione. Non più solo nozioni, ma esperienze. Non più verifiche, ma vibrazioni. Perché crescere, in fondo, significa anche imparare a vivere e a ricordare ciò che ci ha fatto sentire davvero vivi.

Il ritmo nascosto dell’apprendimento

Il cervello umano non si spegne mai del tutto. Anche nei momenti in cui sembra essere a riposo, la sua attività prosegue incessantemente, riorganizzando informazioni, rafforzando connessioni, spegnendo ciò che è superfluo e consolidando ciò che conta. Questo incessante lavorìo interno è reso possibile dalla straordinaria plasticità neuronale, ovvero la capacità del cervello di modificare la propria struttura in risposta alle esperienze, attraverso meccanismi di potenziamento e depotenzionamento sinaptico, neurogenesi e ristrutturazione delle reti neurali. L’apprendimento non è soltanto un processo attivo che avviene quando si studia o si presta attenzione, ma anche un’attività silenziosa, sotterranea, che continua ben oltre l’aula scolastica o l’ora di lezione. Durante l’estate, quando le sollecitazioni scolastiche si riducono e le giornate si allungano di ozio e libertà, il cervello può finalmente dedicarsi a una delle sue funzioni più misteriose e decisive: il consolidamento delle memorie. Questa funzione avviene principalmente nella corteccia prefrontale, nell’ippocampo e in altre aree coinvolte nella gestione delle informazioni e delle emozioni. Studi neuroscientifici, come quelli condotti dal Center for Brain Plasticity and Recovery, hanno evidenziato come, in questi periodi di minor pressione cognitiva, il cervello rafforzi le tracce mnestiche, crei nuove sinapsi e perfezioni le connessioni esistenti, migliorando la capacità di richiamo e di applicazione delle conoscenze. È in questa quiete apparente che si genera una forma di apprendimento latente ma fondamentale, capace di influire in modo duraturo e profondo sulla crescita intellettiva, affettiva e creativa dell’individuo, delineando una mente più aperta, adattiva e consapevole.

Sonno e memoria: un legame profondo

Tra i protagonisti nascosti del processo di apprendimento vi è il sonno, spesso sottovalutato nella sua funzione pedagogica e neurobiologica. La scienza ha dimostrato che durante le ore notturne il cervello non dorme mai del tutto. Al contrario, compie un’opera silenziosa e potentissima: rielabora ciò che si è appreso durante il giorno, lo riorganizza in mappe cognitive, lo stabilizza nei circuiti neurali attraverso una complessa attività di consolidamento sinaptico, selezione mnemonica e ristrutturazione delle connessioni neuronali. Durante il sonno, infatti, si attivano precise sequenze di onde cerebrali che favoriscono il passaggio delle informazioni dall’ippocampo, sede della memoria a breve termine, alla neocorteccia, dove si consolidano le conoscenze a lungo termine. In particolare, la fase REM è associata all’elaborazione emotiva e creativa delle esperienze, stimolando l’integrazione tra emozione e ragionamento, mentre la fase del sonno profondo, o sonno a onde lente, è essenziale per fissare le conoscenze dichiarative, come fatti ed eventi, e rafforzare le competenze procedurali, come abilità motorie e schemi appresi. Questo ciclo biologico di apprendimento inconscio è tanto efficace quanto fragile. Le esperienze del giorno si trasformano in conoscenza duratura soprattutto quando il sonno è regolare, profondo e non frammentato, poiché ogni interruzione compromette la qualità del consolidamento e altera l’equilibrio dei processi cognitivi. Numerosi studi, tra cui quelli condotti dall’Università di Harvard, dal Max Planck Institute e dalla Stanford University, hanno dimostrato che la deprivazione cronica di sonno nei giovani influisce negativamente su attenzione, memoria, capacità di risoluzione dei problemi e persino sulla regolazione emotiva, aumentando il rischio di disturbi dell’umore e difficoltà scolastiche. Privare un ragazzo di ore di sonno non significa soltanto renderlo stanco, ma anche precludergli una parte fondamentale del suo apprendimento, compromettendo la plasticità cerebrale che consente l’adattamento, la crescita cognitiva e il benessere complessivo.

L’apprendimento implicito e le pause silenziose

Non tutto ciò che si apprende passa dalla volontà cosciente. Esiste una forma di apprendimento, detta implicita, che opera al di sotto della soglia della consapevolezza, e che si attiva in modo spontaneo ogni qualvolta l’individuo entra in contatto ripetuto con stimoli ambientali, sociali o emozionali. Questo tipo di apprendimento è radicato nei meccanismi automatici del cervello, coinvolgendo strutture come il cervelletto e i gangli della base, che registrano regolarità e schemi senza l’intervento della coscienza. C’è un apprendimento implicito che avviene senza che ce ne accorgiamo, guidato da esperienze ripetute, contesti vissuti, emozioni provate. È il tipo di apprendimento che si attiva mentre si suona uno strumento, si impara una lingua ascoltandola nel contesto, si affrontano relazioni nuove o si esplorano ambienti inediti. Questo tipo di apprendimento modella le competenze sociali, la capacità di adattamento, l’intuizione e il senso pratico. Inoltre, è strettamente collegato al sistema limbico, poiché le emozioni giocano un ruolo fondamentale nel rafforzare e rendere durevoli le informazioni acquisite in modo implicito. È un apprendimento che avviene senza studio, ma non per questo è meno profondo. Anzi, spesso si rivela più resistente nel tempo e maggiormente connesso alle emozioni vissute. Le pause estive, libere da orari e da verifiche, offrono il terreno ideale per l’apprendimento implicito, poiché stimolano l’osservazione, la curiosità e la riflessione personale. Lontani dalle pressioni della prestazione, i bambini e i ragazzi imparano con leggerezza, interiorizzano schemi di comportamento, osservano il mondo con occhi nuovi, scoprono e crescono. L’ozio creativo, le attività informali, le esperienze vissute nella natura o nel gioco diventano occasioni straordinarie di crescita cognitiva, affettiva e relazionale. Numerosi studi di psicologia dell’educazione e neuroscienze confermano che l’apprendimento implicito rappresenta una risorsa potentissima nella costruzione dell’identità, nella maturazione dell’empatia, nello sviluppo delle competenze trasversali e nel rafforzamento dell’autoefficacia. È proprio durante le pause estive che trova il suo spazio più fertile, quando il cervello è libero di apprendere con autenticità, senza pressioni esterne, seguendo i ritmi interiori della curiosità e del piacere di scoprire.

Estate e apprendimento: non un vuoto, ma un tempo di maturazione

L’estate è spesso considerata una sospensione, una parentesi tra due fasi dell’anno scolastico. In realtà, dal punto di vista neurocognitivo, l’interruzione estiva non rappresenta affatto una perdita, bensì un tempo di maturazione, un laboratorio silenzioso in cui il cervello ordina, rielabora e trasforma le conoscenze in competenze. Durante questo periodo, le strutture neurali coinvolte nell’apprendimento, come l’ippocampo e la corteccia prefrontale, continuano a lavorare in modo discreto ma costante, riorganizzando le informazioni acquisite e favorendone il consolidamento a lungo termine. Le conoscenze apprese durante l’anno scolastico hanno bisogno di sedimentare e di essere integrate nell’esperienza personale per diventare patrimonio stabile della mente. Questo processo non avviene per semplice accumulo, ma richiede tempo, libertà mentale e condizioni favorevoli alla riflessione profonda. In questo senso, la distanza dai banchi di scuola può diventare un alleato prezioso, perché libera risorse cognitive, riduce lo stress da prestazione, stimola la neuroplasticità e favorisce l’autonomia riflessiva. Quando la mente si rilassa e smette di essere sottoposta a continue richieste, ha lo spazio per rielaborare in profondità, stabilire nuove connessioni, ridefinire il significato di ciò che è stato appreso e applicarlo a contesti nuovi. È come se le informazioni raccolte durante l’anno trovassero finalmente la loro collocazione all’interno di una mappa cognitiva più ampia e coerente, connessa alle emozioni e alla consapevolezza personale. In psicologia dell’educazione si parla di effetto della “cura post-apprendimento”, un momento in cui l’apprendimento diventa duraturo solo se ha lo spazio per essere rielaborato senza ulteriori pressioni. Questa fase è tanto più efficace quanto più è accompagnata da esperienze ricche di senso, capaci di stimolare la motivazione intrinseca, la riflessione personale e il piacere della scoperta, trasformando la pausa estiva in un terreno fertile per la crescita cognitiva ed esistenziale.

Il valore delle pause nella pedagogia del futuro

Alla luce delle neuroscienze, ripensare il ruolo delle pause diventa un’urgenza educativa e culturale, ma anche antropologica, poiché tocca la natura profonda del nostro modo di apprendere, ricordare e crescere. Il nostro sistema scolastico, spesso fondato sull’accumulo continuo di informazioni, sull’iperstimolazione e sulla verifica costante, rischia di trascurare la verità semplice e profonda secondo cui la mente ha bisogno di respirare per comprendere, creare e maturare. Le pause, come il sonno, come l’estate, non sono tempi morti ma tempi generativi, capaci di innescare processi trasformativi invisibili ma essenziali. È proprio nell’intervallo, nell’interruzione, nella sospensione che il pensiero si riorganizza, si amplia, si rende più flessibile e creativo. Non è un caso che molte delle intuizioni più brillanti della scienza, della filosofia o della letteratura siano nate in momenti di inattività apparente, quando la mente era libera di vagare, di associar liberamente, di connettere idee senza una finalità immediata. Il pensiero divergente, alla base dell’innovazione e della risoluzione di problemi complessi, nasce spesso da questa libertà mentale. Educarci e educare al valore del riposo, dell’attesa, del tempo lento, significa restituire centralità al ritmo naturale dell’apprendere, che non può essere forzato né reso uniforme. Significa riconoscere che l’apprendimento autentico nasce dall’incontro tra esperienza e riflessione, tra ascolto e interiorizzazione, tra conoscenza e senso. Un apprendimento sostenibile non si misura soltanto in quantità di nozioni trasmesse, ma nella qualità del tempo che si dà alla mente per farle proprie, per trasformarle in sapere vivo, interiorizzato, capace di orientare le scelte, arricchire l’identità personale e dare senso alla realtà.

Conclusione: un’estate per imparare senza accorgersene

Quando si lascia che la mente segua il suo ritmo, quando si offre al cervello lo spazio per consolidare, dimenticare, scegliere e connettere, allora si apprende davvero. In quei momenti di apparente inattività, la mente lavora in profondità, riorganizzando le informazioni, rafforzando le intuizioni, generando nuove idee. L’estate, con il suo invito alla lentezza, con le sue giornate libere e le sue notti lunghe, è uno dei tempi più fertili per la mente, proprio perché libera dalle costrizioni e dai ritmi imposti dall’istruzione formale. Non perché si studi di più, ma perché si impara meglio, in modo naturale, spontaneo, personale. Il cervello che apprende è anche il cervello che riposa, che sogna, che gioca, che si emoziona, e attraverso questi stati apparentemente passivi costruisce consapevolezze durature e connessioni profonde. Rispettarlo nei suoi ritmi profondi significa riconoscere la dignità dei tempi lenti, la potenza della riflessione silenziosa, il valore della libertà interiore. È forse il modo più umano e autentico per accompagnare ogni apprendimento, lasciando spazio non solo alla conoscenza, ma anche alla trasformazione interiore.

P. Roversi, L’ombra della solitudine

Roversi tra il giallo e la favola

di Antonio Stanca

   A Marzo è stato riedito da Feltrinelli, su licenza Marsilio, L’ombra della solitudine, romanzo di Paolo Roversi che fa parte della “Serie di Radeschi”. È il decimo ed è completamente ambientato a Milano e dintorni, interamente impegnato a dire della criminalità presente e operante in questa città nei tempi a noi più vicini, di quanta vita, di quanta storia essa rappresenta in un centro così importante.

   Roversi è nato nel 1975 in Svizzera dove i genitori erano emigrati da Mantova. Vive a Milano, è laureato in Storia Contemporanea, ha scritto un libro-guida su Mantova ed uno su Milano, collabora con giornali e riviste, produce soggetti per la televisione ma noto è soprattutto perché uno degli autori del genere letterario detto “noir metropolitano”, del giallo, cioè, ambientato nelle città. Molti sono i romanzi di questo genere che Roversi ha scritto. Tra essi rientrano quelli della “Serie di Radeschi”, che lo hanno reso famoso. Molti riconoscimenti sono stati attribuiti, molti premi assegnati a Roversi scrittore. Molto tradotte sono le sue opere specie in Francia, Spagna, Germania, Stati Uniti e paesi arabi.

   Uno dei suoi romanzi più significativi può essere considerato L’ombra della solitudine perché della “Serie di Radeschi” ed un esempio del “noir metropolitano”, tanto caro allo scrittore. Enrico Radeschi è uno dei personaggi principali del romanzo, è lui che scrive sul portale MilanoNera, è stato tra i suoi fondatori ed ora è tra i più noti collaboratori. Vi scrive dei casi di cronaca nera che si verificano nella metropoli lombarda, casi che spesso lo vedono impegnato anche ad indagare, a cercare i colpevoli insieme agli agenti di polizia o da solo, a voler scoprire prima degli altri la verità su quanto accaduto per poi scriverne ed essere ulteriormente apprezzato. Un cronista, un giornalista e pure un detective è Radeschi, lo conoscono tutti negli ambienti giudiziari, conoscono la Vespa gialla con la quale si sposta tra le strade, le piazze, le case di quella Milano che tanto ama da sopportare qualunque sacrificio pur di rimanere, di vivere in essa. È diventata la sua una figura simbolica, quella dell’eroe positivo animato da un tale bisogno di verità, di giustizia da non curarsi di quanto esso richiede in tempi come i moderni diventati così difficili per certi principi. Un modo, un mezzo è Radeschi perché Roversi esprima la sua volontà di bene, di ordine in un momento che li ha visti superati, annullati da altri, ben diversi modi di pensare, di fare. In L’ombra della solitudine i casi dove lo scrittore mostra il suo eroe che cerca la loro soluzione sono cambiati. Un suo vecchio amico, il Danese, ha saputo che la figlia, che credeva morta dopo essere stata rapita, è ancora viva e si mette a cercarla disperatamente. La giovane Amanda, con la quale Enrico sta da tempo, della quale è innamorato, è stata trovata morta, uccisa, nella sua casa e di lei si è scoperto un passato poco edificante. Una rapina di milioni di euro è stata compiuta sull’autostrada da banditi russi che hanno bloccato e svuotato del denaro il furgone portavalori della posta. Tra quei banditi c’era anche il Danese!    Diventeranno tutti casi difficili da risolvere, lunghe, interminabili saranno le indagini della polizia, sembreranno destinate a rimanere senza risultato, a dimostrarsi vane. Molto sarà lo spazio ad esse dedicato da parte dello scrittore e molto sarà anche quello dove dirà delle indagini di Radeschi, condotte da solo o insieme a qualche aiutante. A volte si combineranno con quelle della polizia ma più spesso rimarranno isolate, seguiranno un proprio corso fino a giungere per prime anche a soluzioni che sembravano impossibili. Per ottenere tanto molti erano i contatti, i posti che Radeschi doveva cercare, tante le situazioni nelle quali doveva trovarsi. In un romanzo dove succedono, si susseguono tanti eventi, lui apparirà come l’elemento che unisce, collega, ordina le parti di una storia così complicata, così articolata, così capace di cambiare. Diventeranno molte quelle parti, sono già tanti i loro casi, i loro aspetti, i loro elementi da rendere interminabile la loro storia. A quel termine, a quella fine che sembrava impossibile, che persa pareva tra le strade, le case dell’immensa Milano, tra gli uffici, i locali pubblici, quelli privati, gli agenti di polizia, le loro indagini, arriverà Radeschi. Come sempre ce la farà prima degli altri a risolvere i problemi, ne scriverà sul suo sito, sarà ammirato, come sempre vincerà la sua battaglia. In una favola dove i buoni, i giusti vincono sui cattivi, gli ingiusti punirà in quello che sembrava destinato a rimanere un dramma infinito. A procurare questo effetto al romanzo servirà pure il linguaggio del suo autore, così chiaro, così semplice da riuscire sempre facile, vicino nonostante siano tanti e così gravi i problemi dei quali dice. Quella di una forma, di uno stile capace di procedere sciolto, di scorrere pur tra i torbidi dell’animo umano è una qualità propria del Roversi narratore, ne ha fatto uno degli autori più conosciuti.

Avvio dell’anno scolastico 2025/2026

Con l’avvio dell’anno scolastico 2025/2026, il Ministero dell’Istruzione e del Merito registra un significativo avanzamento sul fronte delle assunzioni del personale docente, concluse con tre settimane di anticipo rispetto allo scorso anno scolastico, e la riduzione delle reggenze nelle istituzioni scolastiche.

Entro settembre di quest’anno, 41.901 nuovi docenti entreranno in ruolo, pari al 76,8% dei posti disponibili a livello nazionale, il 30% in più rispetto allo scorso anno (erano il 47,6%). Dopo le immissioni in ruolo su posto comune la copertura dell’organico è pari al 97,3%, rispetto al 94% dell’a.s. 2024/2025.

Un’attenzione particolare è riservata al sostegno: i docenti assunti sono 7.820, per un totale di circa 121.879 insegnanti di ruolo e una copertura di organico al 95,2% (erano l’89% prima di queste nuove assunzioni).

Inoltre, per la prima volta, per garantire la continuità didattica agli studenti con disabilità, potranno essere confermati i supplenti annuali o con nomina fino al 30 giugno per i quali le famiglie hanno fatto richiesta di continuità. Si tratta di quasi 58.000 insegnanti su un totale di circa 120.000 posti.

Sul fronte della dirigenza scolastica, le 326 immissioni in ruolo hanno permesso di ridurre il numero di scuole in reggenza, che passano così da 468 a 403, con una diminuzione di quasi il 14%. Le supplenze sui posti in deroga di sostegno saranno circa 120.000.

Infine, dall’1 settembre saranno operativi nelle scuole primarie e secondarie 1.000 docenti specializzati nell’insegnamento dell’italiano agli stranieri, come misura per potenziare l’insegnamento della nostra lingua e contrastare la dispersione scolastica degli studenti stranieri con scarsa conoscenza della lingua italiana.

“L’anticipo delle procedure di nomina, l’incremento delle assunzioni realizzate, la continuità didattica per gli studenti con disabilità e la riduzione delle reggenze sono la prova del nostro impegno per dare risposte concrete al mondo della scuola. Un ulteriore passo avanti verso un sistema che garantisca maggiore stabilità ai docenti e sia più efficiente per mettere realmente al centro la persona dello studente”, ha dichiarato il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.

Gazzetta ufficiale – Serie Generale n. 201

201 del 30-08-2025

Gazzetta ufficiale – Serie Generale n. 200

200 del 29-08-2025

Gazzetta ufficiale – Serie Generale n. 199

199 del 28-08-2025

Cellulari a scuola

Cellulari a scuola

di Rita Manzara

Negli ultimi mesi si è tornati a parlare del divieto di utilizzo dei cellulari durante le lezioni, con nuove disposizioni che lo presentano come una misura innovativa per tutelare l’attenzione e il benessere degli studenti.

In occasione della diffusione della circolare ministeriale n. 3392 del 16 giugno 2025, il Ministro Giuseppe Valditara, ha dichiarato quanto segue:

Distrarsi con i cellulari non permette di seguire le lezioni in modo proficuo ed è inoltre una mancanza di rispetto verso la figura del docente, a cui è prioritario restituire autorevolezza”.

La circolare invita le scuole ad “aggiornare i propri regolamenti e il patto di corresponsabilità educativa prevedendo […] specifiche sanzioni disciplinari per coloro che dovessero contravvenire a tale divieto”.

  • La stessa circolare rimette infine “… all’autonomia scolastica l’individuazione delle misure organizzative atte ad assicurare il rispetto del divieto”. Questa indicazione riconosce esplicitamente la capacità delle istituzioni scolastiche di affrontare il problema in autonomia e conferma, di fatto, che il controllo sull’uso dei dispositivi mobili è già parte integrante dell’organizzazione quotidiana. Alcuni istituti prevedono da anni il ritiro dei cellulari all’ingresso e la restituzione all’uscita, altri hanno affidato il monitoraggio agli insegnanti, che intervengono prontamente in caso di uso improprio. Queste misure non nascono da imposizioni esterne, ma da esigenze concrete vissute in aula: distrazione, isolamento, difficoltà relazionali.
  • Riconoscere il ruolo proattivo delle istituzioni scolastiche autonome significa valorizzare l’intelligenza collettiva del sistema educativo. La vera innovazione non nasce dai decreti, ma dall’ascolto, dalla sperimentazione e dalla condivisione tra docenti, studenti e comunità scolastiche.
  • La normativa arriva dunque a formalizzare una prassi già consolidata, dimostrando che le scuole sanno leggere i bisogni educativi prima ancora che vengano tradotti in legge.

Il caso del divieto dei cellulari in aula è emblematico: la scuola non è solo destinataria della norma, ma spesso ne è l’anticipatrice. Riconoscere questo ruolo significa valorizzare l’autonomia scolastica come motore di innovazione e buon senso educativo.

Inoltre, è bene ricordare che, sia a livello ministeriale sia da parte dei docenti, si è affermata parallelamente nel tempo una visione pedagogica che mira a educare all’uso consapevole della tecnologia, piuttosto che semplicemente vietarla.

Infatti, ci sono stati momenti e contesti in cui l’uso del cellulare in classe è stato non solo tollerato, ma valorizzato come strumento didattico, purché sotto la supervisione attenta dell’insegnante.

Esistono documenti ufficiali che riconoscono la possibilità di usare il cellulare in classe per scopi didattici:

La Nota MIUR n. 107190 del 19 dicembre 2022 chiarisce che l’uso dei cellulari è vietato in generale, ma possono essere fatte eccezioni “con il consenso del docente, per finalità inclusive, didattiche e formative, in conformità al Regolamento d’Istituto”.

La Circolare Ministeriale n. 5274 dell’11 luglio 2024, pur ribadendo il divieto assoluto per il primo ciclo, distingue il secondo ciclo, dove: “L’impiego dei dispositivi mobili è ammesso per scopi didattici, sotto la supervisione dei docenti”.

Il Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD) promuove il modello BYOD (Bring Your Own Device), che prevede l’uso regolamentato dei dispositivi personali per attività didattiche. Il Decalogo BYOD incluso nel piano offre linee guida per un uso consapevole e sicuro della tecnologia.

Sulla base di queste indicazioni, in molte scuole secondarie di secondo grado i docenti hanno sperimentato l’uso del cellulare per attività come:

  • Ricerche rapide durante la lezione, per stimolare il pensiero critico e il confronto tra fonti.
  • Quiz interattivi tramite app come Kahoot o Socrative, che rendono la verifica più coinvolgente.
  • Produzione di contenuti multimediali, come video, podcast o foto per progetti interdisciplinari.
  • Traduzioni e dizionari digitali in classi con studenti non italofoni.
  • Accesso a piattaforme didattiche o ambienti digitali come Google Classroom, Moodle, Edmodo.

Queste attività sono sempre state condotte con regole chiare, tempi definiti e obiettivi precisi, evitando l’uso libero e personale del dispositivo.

In conclusione, educare al digitale potrebbe diventare una sfida pedagogica, il cui vero obiettivo non è vietare, ma educare all’uso consapevole. Insegnare agli studenti a distinguere tra uso personale e uso didattico, tra distrazione e concentrazione, è infatti parte della missione educativa della scuola.

In questo senso, il cellulare può anche diventare uno strumento di cittadinanza digitale, utile per sviluppare competenze trasversali e responsabilità. 

Gazzetta ufficiale – Serie Generale n. 198

198 del 27-08-2025

Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi

Dal 22 al 27 agosto prossimi il Ministero dell’Istruzione e del Merito parteciperà alla 46esima edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli. “Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi” è il titolo dell’edizione di quest’anno della manifestazione che si terrà presso la Fiera di Rimini.

Il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara sarà al Meeting nella giornata del 26 agosto per l’evento “I giovani e la sfida della formazione”, in programma alle ore 13.00 presso l’Auditorium isybank D3.

Per tutta la durata del Meeting, il Ministero sarà presente con uno spazio informativo, realizzato in collaborazione con l’Ufficio scolastico regionale per l’Emilia-Romagna: il personale risponderà alle domande di studenti, famiglie e docenti e fornirà approfondimenti sulle novità per il mondo della scuola. Al centro degli eventi proposti dal Ministero ci saranno, poi, anche gli ITS Academy e la nuova filiera formativa tecnologico-professionale 4+2, con una serie di seminari e tavoli di confronto aperti sia al personale scolastico che a genitori e ragazzi.

All’interno dello spazio MIM (posizionato presso il padiglione C2) sarà inoltre allestita un’area dedicata ai bambini, con materiali e strumenti per attività di disegno e creatività libera. Saranno presenti anche aree dimostrative dedicate all’innovazione didattica, dove i visitatori potranno usare, insieme ai docenti e con la collaborazione di INDIRE, stampanti 3D, visori per la realtà aumentata e i MusicBlocks, strumenti educativi realizzati con mattoncini che aiutano i più piccoli a comprendere in modo intuitivo il funzionamento delle note e della composizione musicale. Particolare attenzione sarà data anche al tema dello sport a scuola con un tavolo di approfondimento e attività dedicate.

Programma

Nota 26 agosto 2025, AOODPIT 4763

Ministero dell’istruzione e del merito
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione

Ai Direttori Generali degli Uffici Scolastici Regionali LORO SEDI
Ai Dirigenti Scolastici degli Istituti di Istruzione Secondaria di II grado, statali e paritari LORO SEDI
All’Intendente Scolastico per la scuola in lingua italiana della Provincia di BOLZANO
All’Intendente Scolastico per la scuola in lingua tedesca BOLZANO
All’Intendente Scolastico per la scuola delle località ladine BOLZANO
Al Dirigente del Dipartimento Istruzione della Provincia di TRENTO
Al Sovrintendente agli Studi della Regione Autonoma della Valle d’AOSTA
e.p.c. Al Capo di Gabinetto SEDE

Oggetto: Diciannovesima edizione del concorso Juvenes Translatores, 2025-2026

Gazzetta ufficiale – Serie Generale n. 197

197 del 26-08-2025

Gazzetta ufficiale – Serie Generale n. 196

196 del 25-08-2025

Il metodo di studio

Il metodo di studio

Tecniche tradizionali e strumenti digitali per un apprendimento integrato

di Bruno Lorenzo Castrovinci

Includere, per raggiungere il successo formativo di ogni studente, non è soltanto una sfida pedagogica, ma un atto profondamente umano, una dichiarazione d’amore nei confronti della diversità che abita ogni individuo. È la promessa silenziosa che ogni educatore rinnova, ogni giorno, quando sceglie di guardare non l’alunno ideale, ma la persona reale che gli sta di fronte: con la sua storia, le sue fragilità, la sua luce.

Ogni studente, a ben vedere, è portatore di un Bisogno Educativo Speciale. Non perché sia manchevole, ma perché è unico. Unico nei sogni che coltiva, nei traumi che porta sulle spalle, nei modi in cui impara ad abitare il mondo. Talvolta, ciò che viene etichettato come “limite” non risiede nelle sue capacità cognitive, ma negli strumenti che non abbiamo ancora saputo offrirgli. È nel nostro sguardo che si decide la sua possibilità di riuscire.

Se cominciassimo davvero a credere che ogni differenza è una forma del possibile e non dell’impossibile, allora potremmo costruire una scuola che non esclude, non standardizza, non seleziona per appartenenza o prestazione, ma che abbraccia. Una scuola che accompagna, che accoglie, che comprende. Una scuola che non si limita a istruire, ma che educa, nel senso più profondo e originario del termine, ovvero “trarre fuori”, liberare ciò che ciascuno è destinato a diventare.

Una scuola costruita intorno allo studente, quindi, dove ogni passo è disegnato su misura per rispondere alle sue unicità, diventa il sogno di un’educazione inclusiva, capace di abbattere i limiti che il mondo spesso impone. Ogni individuo, con i suoi tempi, i suoi ritmi e le sue vie personali verso la conoscenza, trova nel cammino dell’apprendimento la chiave per realizzare il proprio potenziale. È un obiettivo ambizioso, sostenuto dalle nuove correnti dell’Universal Design for Learning (UDL), che si stanno diffondendo come un vento fresco e globale e che pongono al centro la flessibilità didattica, la pluralità di linguaggi, la rimozione delle barriere all’apprendimento. L’UDL non si limita a includere chi ha bisogni educativi speciali, ma riconosce che ogni studente può trarre beneficio da strategie diversificate: materiali multicanale, tempi personalizzati, modalità di verifica alternative.

In quest’ottica, la scuola diventa un laboratorio di equità cognitiva, dove la diversità non è un ostacolo ma una risorsa, e dove l’insegnamento si adatta all’alunno – non il contrario – tracciando una nuova rotta verso una cultura davvero accessibile e democratica dell’educazione. È un paradigma che impone di ripensare radicalmente il ruolo dell’insegnante, non più semplice trasmettitore di conoscenze, ma progettista di ambienti di apprendimento accoglienti, motivanti, personalizzati. Solo così si può restituire alla scuola la sua funzione più nobile: essere il luogo in cui ogni individuo, qualunque sia il punto di partenza, possa sentirsi visto, accolto, capace di crescere.

Il cuore del successo formativo: il metodo

Ma il vero successo formativo di ogni studente nasce da dentro, dal suo metodo di studio, da quelle competenze di metacognizione che non solo lo aiutano a imparare, ma gli fanno amare il percorso stesso della scoperta. È nel sapere come si apprende che lo studente trova la libertà di personalizzare i propri ritmi, di correggere gli errori in autonomia, di interrogarsi sul senso di ciò che impara. Questa consapevolezza metacognitiva, secondo Flavell, è ciò che distingue l’apprendere meccanico dall’apprendere autentico, perché rende lo studente protagonista attivo e critico del proprio sapere. Ogni passo, dai primi movimenti incerti nel sistema integrato 0-6 – che Loris Malaguzzi descriveva con i suoi “cento linguaggi”, cioè linguaggi corporei, espressivi, simbolici – è l’inizio di un viaggio verso l’apprendimento che non ha fine.

È quel life-long learning che, persino nella terza età, mantiene vivo il fuoco della mente, preserva la plasticità neuronale, come dimostrano gli studi di Dehaene, e dona significato a ogni stagione dell’esistenza. In questo orizzonte, apprendere non è più soltanto un atto cognitivo, ma una dimensione affettiva, identitaria, trasformativa, capace di dare valore all’intera vita. Quando si apprende con passione e consapevolezza, ogni conoscenza diventa parte del sé, e il metodo di studio si trasforma in uno strumento di autodeterminazione, di emancipazione e di costruzione del proprio progetto esistenziale.

La bussola del sapere tra tradizione e futuro

Il metodo di studio diventa allora una bussola preziosa per il viaggio dello studente, segnando la strada verso il successo scolastico e personale. In questo mondo in continua evoluzione, dove la tecnologia apre porte sempre nuove, le tecniche di apprendimento tradizionali si intrecciano con strumenti digitali avanzati, creando un paesaggio in cui l’antico e il nuovo dialogano in armonia. Ogni tecnica, dal riassunto alla ripetizione distribuita, dalle mappe concettuali alla lettura attiva, trova nuova linfa grazie al supporto della tecnologia, che moltiplica le possibilità di accesso, personalizzazione e verifica del sapere.

Lo studente, così, non si limita a memorizzare nozioni, ma costruisce un proprio sistema di senso, un approccio personale allo studio che tiene conto dei suoi punti di forza, dei suoi interessi e del suo stile cognitivo. Ridurre i tempi dell’apprendimento non significa affrettare i processi, ma liberarli dal superfluo, restituendo allo studio il suo significato più profondo: quello di un viaggio verso la consapevolezza e la libertà.

Più tempo per vivere, più spazio per sognare, più occasioni per esplorare i mille sentieri che la vita offre, in un delicato equilibrio tra disciplina e scoperta, tra tecnica e passione. È in questo intreccio che ogni minuto speso a imparare diventa un investimento nel tempo da dedicare alla bellezza dell’esistenza, in cui l’apprendere non è più un obbligo, ma un atto di cura verso sé stessi e il proprio futuro.

Tecniche tradizionali di studio

Le tecniche di studio tradizionali costituiscono una base solida e insostituibile per l’apprendimento, in quanto allenano la mente a costruire e organizzare il sapere in modo strutturato e consapevole. Sebbene il contesto contemporaneo sia sempre più orientato verso soluzioni digitali e interattive, queste metodologie mantengono intatto il loro valore, poiché favoriscono l’acquisizione di competenze cognitive profonde e stimolano lo sviluppo del pensiero critico. La lettura attiva rappresenta un esercizio di dialogo con il testo, che invita lo studente a riflettere, a interrogarsi, a sottolineare e a porre domande, trasformando la lettura in un momento di scoperta e partecipazione. La tecnica del Pollito, ispirata al metodo Feynman, permette di spiegare concetti complessi in parole semplici, facilitando la rielaborazione personale e individuando con precisione le aree di incertezza. Le mappe concettuali offrono una rappresentazione visiva della conoscenza, utile per mettere in relazione concetti, favorire la memorizzazione e organizzare in modo ordinato contenuti anche molto articolati. La ripetizione distribuita, invece, sfrutta i meccanismi della memoria a lungo termine per rafforzare le nozioni, proponendole a intervalli strategici. Il riassunto consente di esercitare la sintesi e la selezione delle informazioni rilevanti, mentre il metodo Cornell offre una struttura efficace per prendere appunti in modo ordinato e funzionale alla revisione. L’auto-interrogazione potenzia l’apprendimento attivo, stimolando la riflessione e il controllo metacognitivo. Infine, lo studio intervallato e la lettura SQ3R, con le loro scansioni ritmiche e metodologiche, aiutano a mantenere alta la concentrazione e rendono l’apprendimento più profondo e duraturo.

Tecniche moderne e digitali

L’introduzione delle tecnologie digitali ha trasformato radicalmente l’apprendimento, rendendolo un processo sempre più personalizzato, flessibile e dinamico. Grazie a piattaforme adattive, l’istruzione non è più vincolata da una struttura uniforme poiché i contenuti vengono suggeriti in base al livello, ai progressi e agli interessi individuali dello studente, creando percorsi su misura che valorizzano i punti di forza e intervengono sulle difficoltà. Gli assistenti virtuali e i chatbot intelligenti, come ChatGPT o Socratic, agiscono come tutor sempre disponibili, in grado di fornire spiegazioni dettagliate, risposte immediate e accompagnamento continuo nello studio autonomo. Le mappe concettuali digitali, arricchite con immagini, link, audio e video, promuovono una didattica visiva e partecipativa, facilitando la comprensione profonda e la collaborazione tra pari, anche a distanza.

Le applicazioni che adottano la tecnica della ripetizione distribuita, come Anki o Quizlet, si avvalgono di algoritmi sofisticati per ottimizzare il richiamo delle informazioni nei momenti più efficaci, migliorando significativamente la memoria a lungo termine. Questa metodologia, supportata dalle neuroscienze cognitive, dimostra come l’apprendimento sia più duraturo quando è distribuito nel tempo e stimolato in modalità attiva. I podcast e gli audiolibri, accessibili tramite piattaforme come Audible o Spotify, rappresentano una risorsa versatile per chi predilige l’ascolto perchè permettono di imparare durante attività quotidiane, rendendo fruttuosi anche i tempi morti. I video educativi, infine, presenti su YouTube, TED-Ed o Khan Academy, trasformano ogni luogo in un’aula virtuale, offrendo contenuti spiegati in modo chiaro, con supporti grafici e animazioni che semplificano anche le materie più complesse. In questo modo, l’apprendimento non ha più confini fisici né orari fissi, ma diventa continuo, diffuso e profondamente accessibile.

Modalità di studio: individuale, collaborativa, attiva

Le modalità con cui si studia sono tanto importanti quanto le tecniche utilizzate, poiché influenzano profondamente la qualità dell’apprendimento e lo sviluppo delle competenze trasversali. Lo studio individuale rappresenta un momento prezioso di raccoglimento e consapevolezza: consente di personalizzare i tempi, sviluppare autonomia, gestire l’organizzazione personale e ascoltare il proprio ritmo cognitivo, favorendo una riflessione interiore che potenzia la metacognizione. Tuttavia, è nella complementarità con lo studio di gruppo che si manifesta una forma di apprendimento sociale, basato sul confronto, sull’ascolto reciproco, sulla negoziazione dei significati e sulla costruzione collettiva del sapere. L’interazione tra pari stimola la cooperazione, rafforza il senso di appartenenza e potenzia abilità come la comunicazione efficace, il pensiero critico e la capacità di argomentare con consapevolezza. Allo stesso modo, la lezione attiva supera il modello trasmissivo tradizionale, trasformando l’ambiente scolastico in uno spazio dialogico, dinamico e partecipativo. Tecniche come il cooperative learning, il role playing e il debate introducono dinamiche di apprendimento esperienziale, rendendo gli studenti protagonisti del processo formativo. Prendere appunti in modo personale, porre domande, collegare il nuovo sapere a quello già posseduto, discutere con i compagni e con il docente contribuisce a rendere l’esperienza educativa più viva, motivante e significativa. Quando l’apprendimento diventa interazione, gioco intellettuale e scoperta condivisa, si attiva la curiosità come motore potente e naturale dell’imparare.

Approfondimenti autorevoli

Per comprendere a fondo il metodo di studio è utile conoscere il pensiero di alcuni tra i più autorevoli studiosi in ambito educativo, psicologico e neuroscientifico. Mario Polito ha dedicato ampie riflessioni al ruolo della motivazione scolastica, sottolineando come essa sia la leva principale per attivare processi cognitivi profondi e rendere l’apprendimento duraturo. I suoi testi forniscono strumenti pratici e teorici per aiutare lo studente a sviluppare un atteggiamento positivo verso lo studio, trasformandolo in una pratica quotidiana efficace e soddisfacente.

Howard Gardner, con la sua teoria delle intelligenze multiple, ha rivoluzionato il modo di intendere l’intelligenza umana, sostenendo che ogni individuo possiede una combinazione unica di competenze – linguistiche, logico-matematiche, musicali, spaziali, corporee, interpersonali, intrapersonali e naturalistiche – e che queste devono essere riconosciute e valorizzate nel processo di apprendimento. Una visione che ha aperto la strada alla personalizzazione dei metodi di studio.

Jerome Bruner ha, invece, teorizzato l’importanza dello scaffolding, cioè della costruzione graduale e guidata del sapere attraverso un supporto che si ritira progressivamente man mano che lo studente acquisisce autonomia. Il suo approccio enfatizza il ruolo del contesto e del dialogo nell’apprendimento, suggerendo che la conoscenza si sviluppi in modo narrativo e significativo.

Daniel Goleman ha portato alla luce l’importanza dell’intelligenza emotiva nella riuscita scolastica, dimostrando che competenze come l’autoregolazione, l’empatia, la gestione dello stress e la motivazione intrinseca sono determinanti non solo per il benessere personale, ma anche per il successo formativo.

Infine, Carol Dweck ha mostrato come la convinzione di poter migliorare attraverso l’impegno – ciò che lei definisce growth mindset – sia decisiva per affrontare le difficoltà scolastiche con resilienza. Il suo contributo ha evidenziato quanto sia potente l’atteggiamento mentale con cui lo studente si approccia allo studio poichè credere nel cambiamento, nella possibilità di apprendere dagli errori, è la chiave per costruire un percorso di crescita autentico e duraturo.

Questi autori, pur provenendo da ambiti diversi, convergono su un’idea comune: l’apprendimento efficace nasce dall’interazione armonica tra mente, emozione e contesto, e può essere coltivato attraverso strategie consapevoli, supporti adeguati e un ambiente che valorizzi la persona nella sua interezza.

Conclusioni

 Il metodo di studio oggi si trova a cavallo tra tradizione e innovazione, unendo le solide basi delle tecniche classiche con le infinite possibilità offerte dalle nuove tecnologie digitali. La combinazione di lettura attiva, mappe concettuali, ripetizione distribuita e l’uso di app educative e risorse multimediali crea un ambiente di apprendimento dinamico, flessibile e altamente personalizzato. Utilizzando un approccio integrato che combina le tecniche tradizionali con i più moderni strumenti digitali, gli studenti possono migliorare significativamente non solo il proprio rendimento scolastico, ma anche lo sviluppo di competenze fondamentali per affrontare le sfide della vita adulta e professionale.

“Imparare è un viaggio senza fine, un sentiero che attraversa il passato e si proietta nel futuro, dove gli strumenti antichi e moderni si intrecciano come mani che danzano in armonia. È un processo vivo e pulsante, capace di accendere la curiosità come una fiamma che illumina ogni passo verso l’ignoto. E così, passo dopo passo, il sapere costruisce il domani, pietra su pietra, guidandoci a scoprire e ad amare questo meraviglioso viaggio che è la vita.”