Novità per gli esami integrativi

Novità per gli esami integrativi

di Gennaro Palmisciano (*)

Siamo giunti a settembre, mese nel quale, prima dell’inizio del nuovo anno scolastico, tradizionalmente vengono calendarizzati gli esami integrativi, ovvero quelle prove le quali legittimano, nelle scuole secondarie di secondo grado, il passaggio a una classe corrispondente di altro percorso, indirizzo, articolazione oppure opzione. Una volta iniziato l’anno scolastico si riteneva, dopo l’emanazione del D.M. n. 5/2021, che non fosse più possibile indire una ulteriore sessione di esami integrativi, sulla base dell’articolo 4, rubricato Esami integrativi nella scuola secondaria di secondo grado, il quale sancisce:

1. Gli esami integrativi nella scuola secondaria di secondo grado si svolgono, presso l’istituzione scolastica scelta dal candidato per la successiva frequenza, in un’unica sessione speciale, che deve aver termine prima dell’inizio delle lezioni.

Sul tema è intervenuta la Sezione VII del Consiglio di Stato con la sentenza 9 aprile 2024, n. 3250 che ha annullato il D.M. n. 5/2021 nella parte in cui, all’articolo 4, ha previsto l’obbligo in questione.

Secondo i giudici amministrativi gli esami scolastici, in attuazione dei commi 3 e 4 dell’articolo 33 della Costituzione, devono essere sempre previsti da una legge. L’abrogazione del comma 2 dell’articolo 192 del D.lgs. n. 297/1994, ad opera del D.lgs. n. 226/2005, ha pertanto fatto venir meno il fondamento giuridico della obbligatorietà degli esami integrativi.

Tanto, unito alla previsione originariamente contenuta nel comma 6 dell’articolo 4 del D.lgs. n. 226/2005, fa emergere la volontà del legislatore di offrire allo studente la possibilità di modificare la scelta del percorso intrapreso, “nella convinzione che, nella fase di crescita, le aspirazioni ed attitudini del discente possano mutare o meglio precisarsi” senza che esse debbano incontrare rallentamenti ed ostacoli nella presenza di esami integrativi obbligatori.

Il Consiglio di Stato prosegue affermando che il venir meno della obbligatorietà degli esami integrativi non dà luogo ad alcun vuoto normativo, né lascia l’alunno “solo in questa delicata fase”. Spetta alle istituzioni scolastiche infatti, in forza del disposto dell’articolo 4, comma 6 del DPR n. 275/1999, calibrare e modulare opportunamente le iniziative da attuarsi sia per il riconoscimento dei crediti che per il recupero dei debiti scolastici, “avuto riguardo agli obiettivi specifici di apprendimento” e “tenuto conto della necessità di facilitare i passaggi tra diversi tipi e indirizzi di studio, di favorire l’integrazione tra sistemi formativi, di agevolare le uscite e i rientri tra scuola, formazione professionale e mondo del lavoro”. È alle istituzioni scolastiche, in altri termini, che l’ordinamento attribuisce “un ruolo decisivo nell’orientare il giovane, oltre che nel valutarne attitudini e capacità nell’affrontare il nuovo ciclo formativo, individuando – a seconda del contesto disciplinare e degli altri specifici elementi – le modalità ritenute di volta in volta più idonee ad accompagnare detto passaggio. Queste modalità consisteranno, a titolo esemplificativo, in lezioni integrative, interventi di sostegno, in diverse tipologie di verifiche disposte al fine di sondarne attitudini, ma anche la fermezza di volontà nell’intraprendere il nuovo percorso”.

La pronuncia del Consiglio di Stato, dunque, individua nelle scuole il soggetto competente sui passaggi, riconducendoli nel perimetro dell’autonomia didattica alla luce della finalità propria di quest’ultima, il successo formativo dello studente.

E configurando la necessità e l’opportunità di percorsi integrativi, nelle more che una legge primaria dettagli una procedura ordinamentale.

Il tema è particolarmente delicato, perché l’abuso è dietro l’angolo.

Si pensi al fatto che si sta diffondendo la pratica di accettare le iscrizioni di alunni provenienti da altro ordine di istituto anche per anno successivo al secondo e finanche dopo il 31 dicembre.

Per evitare che le scuole siano lasciate troppo sole, sarebbe necessario precisare un sistema di Unità Formative Capitalizzabili scuola (UFC scuola, da non confondersi con le UFC lavoro). Le UFC scuola, proprie del cosiddetto modello compositivo, sono particolarmente utilizzate nei sistemi scolastici anglosassoni. Secondo tale modello, ogni percorso scolastico è costituito dalla somma di specifiche UFC, per cui nel passaggio da una classe all’altra nell’esame e nel percorso integrativi, lo studente deve dimostrare di aver acquisito le UFC necessarie.

Mentre per percorsi molto diversi sarebbe necessario dimostrare di aver raggiunto tutti gli obiettivi specifici di apprendimento relativi a tutti gli anni di tutte le discipline non affrontate, per i percorsi più simili (per esempio nel passaggio da Amministrazione, Finanza e Marketing verso Sistemi Informativi Aziendali) bisognerebbe certificare le sole UFC non affrontate (nell’esempio, alcune relative alla disciplina Informatica).

Tanto richiederebbe che le Indicazioni Nazionali e le Linee Guida relative agli istituti di secondo grado fossero ripensati, da parte di commissioni ministeriali nazionali, in termini di Unità Formative Capitalizzabili, in analogia ai percorsi universitari, già articolati in CFU.

L’implementazione della filiera formativa tecnologico-professionale 4+2 costituisce una ulteriore importante occasione per applicare le UFC scuola al sistema scolastico nazionale.


(*) Dirigente Ispettore Tecnico

Insieme a te naturalmente

Insieme a te naturalmente

di Vincenzo Andraous

Stavo camminando in fretta per recarmi a un appuntamento, quando sono stato attratto da un ragazzino che seduto su una panchina stava armeggiando per farsi una canna.

Lo osservavo ed ero indeciso se commentare quell’azione oppure il suo look da semi maranza, entrambe le cose stavano erette per dare timbro al suo passaporto.

Se ne stava lì beato e tranquillo, non gli poteva fregare di meno che io lo stessi sgamando.  

Mi è venuto spontaneo chiedergli se andava tutto bene.

Mi ha squadrato per bene, senza dire una parola si è girato dall’altra parte, ha dato fuoco alla miccia e ha continuato imperterrito a svolazzare tra una cima e l’altra.

Era evidente come la luce che le sue labbra mormoravano parole smozzicate ma chiare, come a dire vai a rompere le balle da un’altra parte.

Eppure in quel comportamento da adolescente imbizzarrito c’era una nota stonata, apparentemente un segnale di fortezza, ma a ben guardare nei suoi occhi qualcosa rimaneva nascosto, un peso, un ricordo, un dolore mai del tutto sopito.

Ero tentato di rompergli le scatole ancora, perché a mio avviso non c’è una scadenza per parlare di droga, un modo giusto da scandagliare in profondità il cuore, magari per esser ascoltati.

Non mi ha dato il tempo, in un batti baleno è svanito nel nulla.

Tra me e me pensavo che forse è semplicemente sbagliato affrontare un giovanissimo attraverso le solite schedature, o reprimendo senza se e senza ma l’uso delle canne, forse in quegli occhi di sfida c’erano i segni e le orme digitali di balzi in avanti senza rete di sicurezza, i bisogni di tutti gli adolescenti, che spesso rimangono incagliati nelle nostre gabbie di partenza, nei retro pensieri.

Ma sarebbe un errore grossolano scambiare questi atteggiamenti come danger zone, soprattutto quando questo ragionamento etichetta la somma di troppi inutili pregiudizi.

Gli occhi di quel ragazzino mi hanno fatto pensare che forse sotto quella scorza indifferente, c’ è davvero un vuoto di senso, un recinto creato a misura in cui condividere la ribellione che costa poco.

Adolescenti che sbrigativamente consideriamo asociali,  ma invece in quelle posture, in quei silenzi, c’è  la necessità di non sentirsi soli, di non essere giudicati a priori, soprattutto di sentirsi riconosciuti e valorizzati, di provare finalmente sentimenti e relazioni, dove la solidarietà non è soltanto il riconoscimento dell’altro che sta peggio di te e finalmente te ne accorgi, ma consapevolezza che senza il valore della relazione anche l’altro scompare.

Insieme a te naturalmente.

Gazzetta ufficiale – Serie Generale n. 202

202 del 01-09-2025

Calendario Scolastico 2025/2026

Tutti a scuola 2025, Napoli, 22 settembre 2025


Il nuovo anno scolastico 2025-2026 ha inizio l’1 settembre 2025.

Ogni anno il Ministero emana un’ordinanza che contiene le date delle festività nazionali, uguali perle scuole di ogni ordine e grado.
L’ordinanza stabilisce anche la data di svolgimento della prova nazionale inserita nell’esame di Stato conclusivo del primo ciclo, comprese le sessioni suppletive.
Inoltre l’ordinanza stabilisce la data di inizio degli esami di Stato conclusivi del II ciclo di istruzione.

La prima prova scritta dell’esame di maturità è fissata per giovedì 18 giugno 2026 alle ore 8.30. La prova suppletiva si svolgerà mercoledì 1° luglio 2026.

Per gli studenti delle scuole secondarie di primo grado, l’esame di Stato si svolgerà tra la fine delle lezioni e il 30 giugno 2026, secondo i calendari definiti dalle singole scuole.

Anche per gli adulti iscritti ai Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (CPIA) sono previste due modalità di svolgimento degli esami: la sessione ordinaria si terrà entro la fine dell’anno scolastico, mentre per chi ha concluso un percorso personalizzato entro il mese di febbraio 2026 è prevista una sessione straordinaria, da svolgersi nel periodo compreso tra il 2 febbraio e il 16 marzo.

L’ordinanza conferma infine le festività nazionali per il prossimo anno scolastico, tra cui il 1° novembre, l’8 dicembre, il 25 e 26 dicembre, il 1° gennaio, il 25 aprile, il 1° maggio, il 2 giugno, oltre alle domeniche e alla festa del Santo Patrono.

Le Regioni fissano la data di inizio e di fine delle lezioni nonché gli eventuali ulteriori giorni di chiusura delle scuole nel periodo delle festività natalizie e pasquali o in altri periodi.

Viaggio in Italia

Il “Viaggio in Italia” dei Giudici costituzionali nelle scuole secondarie di II grado ripartirà il prossimo settembre e si prolungherà, coprendo due anni scolastici, fino al mese di giugno del 2027. Gli incontri con gli studenti si terranno in tutte le regioni e nelle province autonome di Trento e di Bolzano, seguendo un programma che intende far crescere tra le giovani generazioni la consapevolezza delle funzioni esercitate dalla Corte a garanzia dei diritti e delle libertà fondamentali, delle modalità di lavoro del Collegio, dell’incidenza della giurisprudenza costituzionale nella vita di tutti i giorni delle persone.

La proposta di un “Viaggio in Italia” nelle scuole con la Corte costituzionale è nata nel 2018 e fin dal suo avvio ha suscitato un attivo interesse tra gli studenti e raccolto la preziosa collaborazione dei docenti. Dopo l’interruzione dovuta alla pandemia da Covid-19, gli incontri tra gli studenti e i Giudici costituzionali (documentati sul sito www.cortecostituzionale.it) hanno di nuovo coinvolto in presenza su tutto il territorio nazionale ragazze e ragazzi, cittadine e cittadini sulla soglia della maggiore età, che hanno potuto affrontare un segmento di offerta formativa e di approfondimento sui diritti e sui doveri contemplati dalla nostra Costituzione e sulle sentenze storiche più significative della Corte che presto, nel 2026, celebrerà il suo settantesimo anno di attività, quale massimo organo di garanzia al servizio del Paese.

La nuova Carta di intenti tra la Corte costituzionale e il Ministero dell’Istruzione e del Merito – che oggi è stata sottoscritta a Palazzo della Consulta dal Presidente Giovanni Amoroso e dal Ministro Giuseppe Valditara – prevede che le classi delle scuole secondarie di II grado coinvolte negli incontri con i Giudici potranno partecipare anche all’assegnazione di un premio, “La Scuola incontra la Corte a Palazzo della Consulta”, finalizzato a valorizzare il miglior progetto di approfondimento (testi, grafici, fotografie, video, podcast, power point, ecc.) sulle tematiche costituzionali affrontate in occasione delle singole tappe del “Viaggio in Italia”.