Documenti strategici – Triennio 2025-2028

Nota 29 ottobre 2025, AOODGOSV 66850
SNV – Indicazioni operative per la predisposizione dei documenti strategici delle istituzioni scolastiche per il triennio 2025-2028 (Rapporto di autovalutazione, Piano di miglioramento, Piano Triennale dell’Offerta Formativa, Rendicontazione Sociale)

Nota 17 ottobre 2025, AOODGOSV 57550
SNV – Questionario Scuola e Questionario Docente

Nota 3 ottobre 2025, AOODGOSV 46789
SNV – Questionario scuola e Questionario docente

Nota 16 settembre 2025, AOODGOSV 41865
SNV – Indicazioni operative per la somministrazione del Questionario Docente – PROROGA

Nota 8 settembre 2025, AOODGOSV 40228
SNV – Indicazioni operative per la somministrazione del Questionario Docente

Nota 11 luglio 2025, AOODGOSV 33906
SNV – apertura delle funzioni per il questionario scuola nella piattaforma RAV e prime indicazioni per la somministrazione del questionario docente


La Nota 29 ottobre 2025, AOODGOSV 66850, fornisce indicazioni operative per la predisposizione dei documenti strategici delle istituzioni scolastiche per il triennio 2025-2028 (Rapporto di autovalutazione, Piano di miglioramento, Piano Triennale dell’Offerta Formativa, Rendicontazione Sociale).

Le piattaforme per la predisposizione e la pubblicazione dei documenti strategici saranno aperte in sequenza a partire dal 30 ottobre 2025 e fino alla data di inizio della fase delle iscrizioni.
Nello specifico le piattaforme per la redazione

  • della Rendicontazione sociale triennio 2022-2025 dal 30 ottobre 2025
  • del Rapporto di autovalutazione dal 3 novembre 2025
  • del Piano Triennale dell’Offerta Formativa dal 3 dicembre 2025 (nel PTOF – ai sensi dell’art. 1, comma 14 della legge n. 107/2015 – deve essere riportato il Piano di miglioramento).

Durante il periodo di apertura delle funzioni sarà sempre possibile modificare e pubblicare nuovamente documenti eventualmente già pubblicati.


La Nota 17 ottobre 2025, AOODGOSV 57550, proroga la chiusura delle funzioni per la compilazione dei Questionari Scuola e Docente è posticipata al 29 ottobre 2025.
Successivamente alla chiusura della fase di acquisizione dei questionari saranno fornite le indicazioni e le tempistiche per la compilazione dei documenti strategici per il triennio 2025/2028.


La Nota 3 ottobre 2025, AOODGOSV 46789, ha prorogato i termini relativi al Questionario Docente al 22 ottobre 2025.


La Nota 16 settembre 2025, AOODGOSV 41865, ha prorogato i termini relativi al Questionario Docente:

  • per la richiesta di abilitazione dei docenti individuati entro le ore 16.00 del 18 settembre;
  • per la compilazione del questionario attraverso la piattaforma entro il 30 settembre 2025.

Con Nota 8 settembre 2025, AOODGOSV 40228 sono fornite indicazioni operative per la somministrazione del Questionario Docente. A partire dal 10 settembre fino al 16 settembre 2025 i Dirigenti scolastici/Coordinatori delle attività educative e didattiche, attraverso una specifica funzione presente nella piattaforma RAV, potranno procedere alla richiesta di abilitazione dei docenti cui è rivolto il questionario.
I docenti inseriti nell’elenco riceveranno al proprio indirizzo di posta elettronica, dall’indirizzo noreply.comunicazioni@istruzione.it, la comunicazione delle indicazioni per procedere alla compilazione del questionario, che avverrà attraverso la piattaforma LimeSurvey, dal 18 settembre al 25 settembre 2025.


Con l’anno scolastico 2025/2026 si dà inizio al nuovo ciclo del procedimento di valutazione delle istituzioni scolastiche definito dal D.P.R. n. 80/2013, che vede come prima fase l’autovalutazione e la predisposizione del Rapporto di autovalutazione (RAV).

Per le istituzioni scolastiche del primo e del secondo ciclo le funzioni di compilazione del questionario scuola saranno aperte dal 14 luglio al 25 settembre 2025. Ai fini della predisposizione del RAV, in avvio della prossima triennalità, è prevista per la prima volta la somministrazione, nel mese di settembre, anche di un questionario docente.

Salone dello Studente 2025

Il Salone dello Studente 2025 si terrà in diverse città italiane con il tour nazionale organizzato da Campus. 

L’evento principale si svolgerà a Roma alla Fiera di Roma dal 18 al 20 novembre, ma il tour include tappe anche a Milano (16-17 ottobre), Torino (22-23 ottobre), Reggio Calabria (29-30 ottobre), Firenze (5-6 novembre), Napoli (26-27 novembre), Pescara (3-4 dicembre), Bari (10-12 dicembre) e Sassari (17-18 dicembre).


Il 16 e 17 ottobre il Ministero dell’Istruzione e del Merito sarà al Salone dello Studente di Milano, presso il Parco Esposizioni Novegro, con uno spazio istituzionale dedicato a studenti, famiglie, al mondo della scuola e all’innovazione didattica.

All’interno dello stand ministeriale si alterneranno incontri e momenti di approfondimento. Saranno ospiti del Ministero anche le scuole che hanno attivato la filiera 4+2 per illustrare a studenti e genitori la nuova offerta formativa fortemente voluta dal Ministro Giuseppe Valditara.

Nei due giorni di evento, dalle 9:00 alle 13:30, sarà attivo un Info Point gestito dal personale del Ministero e dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia, pronto a dialogare con i visitatori, rispondere a domande e offrire approfondimenti sulle politiche educative e sulle riforme in corso, con materiale informativo sulle iniziative del Ministero e pubblicazioni specifiche sull’orientamento. Sarà presente anche la Direzione generale per gli affari internazionali, con l’obiettivo di raccogliere spunti e proposte dalle scuole in tema di internazionalizzazione.

Tra le iniziative in programma, l’esperienza immersiva “What’s Next ITS Academy” nel metaverso che, grazie a visori di realtà aumentata consentirà di scoprire l’offerta formativa degli ITS. Ci saranno, poi, il punto informativo sulla filiera tecnologico-professionale 4+2, con la partecipazione degli ITS Academy delle 10 aree tecnologiche e le dimostrazioni di primo soccorso a cura di INAIL, nell’ambito della campagna ministeriale “Mi stai a cuore” volta a sensibilizzare scuole, studenti e famiglie sul primo soccorso e sull’utilizzo del defibrillatore semiautomatico esterno (DAE). Le attività in collaborazione con INAIL, in particolare, saranno concentrate nella giornata del 16 ottobre,Giornata Mondiale della Rianimazione Cardiopolmonare.

Il programma

Nota 12 dicembre 2025, AOODPIT 6545

Ministero dell’istruzione e del merito
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione

Ai Dirigenti scolastici delle istituzioni scolastiche statali e ai Coordinatori didattici delle scuole paritarie
e, p.c. Al Capo di Gabinetto
Ai Direttori generali e ai Dirigenti preposti agli Uffici sco-lastici regionali
Al Sovrintendente scolastico per la Regione Valle d’Aosta
Al Sovrintendente scolastico per la scuola in lingua ita-liana – Bolzano
All’Intendente scolastico per la scuola in lingua tedesca – Bolzano
All’Intendente scolastico per la scuola delle località ladine – Bolzano
Al Dirigente del Dipartimento istruzione per la Provincia di Trento

Oggetto: Manifestazioni ed eventi pubblici all’interno delle istituzioni scolastiche. Nota n.5836 del 7/11/2025

Esami di Maturità 2025/2026

Nota 10 novembre 2025, AOODGOSV 74346
Esame di maturità per l’anno scolastico 2025/2026 – Candidati interni ed esterni: termini e modalità di presentazione delle domande di partecipazione

Nel seguente prospetto riepilogatiovo (All. 1) sono riassunti i termini di presentazione delle domande di ammissione agli esami di maturità A.S. 2025/2026 :

Gazzetta ufficiale – Serie Generale n. 287

287 del 11-12-2025

Nota 11 dicembre 2025, AOODGOSV 95371

Ministero dell’istruzione e del merito
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
Direzione generale per gli ordinamenti scolastici, la formazione del personale scolastico e la valutazione del sistema nazionale di istruzione

Ai Direttori degli Uffici Scolastici Regionali
Ai Dirigenti degli Uffici per la Formazione presso gli Uffici Scolastici Regionali
e p.c. Al Capo di Gabinetto
Al Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione
All’Unità di Missione PNRR
All’INDIRE
Ai Dirigenti scolastici delle Scuole capofila di ambito

Oggetto: Periodo di formazione e prova per i docenti neoassunti e per i docenti che hanno ottenuto il passaggio di ruolo. Attività formative per l’anno scolastico 2025-2026.

Decreto Ministeriale 11 novembre 2025, AOOGABMI 218

Ministero dell’istruzione e del merito
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
Direzione generale per gli ordinamenti scolastici, la formazione del personale scolastico e la valutazione del sistema nazionale di istruzione
Direzione generale per gli ordinamenti scolastici, la formazione del personale scolastico e la valutazione del sistema nazionale di istruzione

Ai Direttori generali degli Uffici scolastici regionali LORO SEDI
Ai Dirigenti Scolastici delle Istituzioni del Sistema Nazionale di Istruzione per il tramite degli Uffici scolastici regionali

OGGETTO: Trasmissione decreto ministeriale dell’11 novembre 2025, n. 218.


Ministero dell’istruzione e del merito

Esami di idoneità nei percorsi del sistema nazionale di istruzione

Next Gen Art

Dal 9 all’11 dicembre il Palazzo del Ministero dell’Istruzione e del Merito si è trasformato in un grande laboratorio di arte per studentesse, studenti e docenti da tutta Italia. Il MIM ha aperto le sue porte ad attività sulle arti in vista delle festività natalizie.

In tale occasione gli scaloni d’onore sono stati trasformati in una galleria di opere della tradizione iconografica della Natività, proiettate nelle cornici artistiche delle pareti.

L’albero di Natale allestito presso il Ministero, donato dall’Istituto agrario di Feltre (Belluno), è stato addobbato grazie ai laboratori curati da otto Licei artistici italiani, che hanno realizzato le decorazioni, utilizzando le eccellenze artistiche del territorio di provenienza, dalla seta alla ceramica, dal legno al vetro, dalle stoffe ai metalli.

Il laboratorio sull’arte presepiale si è svolto sotto la guida dei maestri presepisti della tradizione del presepio napoletano e del presepe ceramico castellano. Undici Licei artistici di nove regioni italiane hanno esplorato il presepe come rappresentazione tradizionale della cultura di un popolo, con l’obiettivo di co-progettare nuovi elementi creativi e riflettere sui valori civici e umani legati al Natale.

Le Équipe formative territoriali hanno coinvolto bambini e bambine della Scuola primaria in attività creative dedicate al tema delle stelle, interpretate come metafora dei sogni dei più piccoli, riflettendo sul gesto di “accendere le stelle” come simbolo della realizzazione dei propri desideri.

I docenti, all’interno di uno specifico laboratorio formativo, hanno esplorato la città, mappandone il paesaggio festivo, sperimentando metodologie didattiche innovative sulle tecniche fotografiche.

I laboratori si sono conclusi con l’accensione dell’albero di Natale, alla presenza del Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.

M. Corona, Le altalene

Mauro Corona tra prima e dopo

di Antonio Stanca

È appena comparsa presso Mondadori nella serie Oscar Absolute l’ennesima ristampa de Le altalene, romanzo di Mauro Corona uscito la prima volta nel 2023. Personaggio televisivo, scultore, alpinista, scrittore, Corona è nato a Baselga di Piné, in provincia di Trento, nel 1950. Si stabilirà poi con la madre, che si è separata dal marito, e gli altri due fratelli, più piccoli di lui, ad Erto, in provincia di Pordenone. Qui trascorrerà i tempi dell’infanzia e dell’adolescenza e qui, ad Erto, dichiarerà sempre di essere nato poiché molto importante, molto sentito era risultato per Mauro il rapporto, il contatto con quel piccolo centro tra le montagne, i boschi, la neve e con la gente che vi abitava, molto determinante lo aveva considerato per la sua formazione. Da quei posti sarebbe provenuta l’idea di farne motivo di scultura, di scrittura, l’inclinazione a scalare le montagne, a diventare un abile alpinista. Era vissuto con la gente della valle del Vajont dove si trovava Erto, con persone che vivevano in stato di arretratezza, di bisogno, di povertà, che si adattavano alle circostanze più difficili, le sopportavano, si impegnavano fin dall’infanzia a procurarsi il necessario, a svolgere più mestieri, a dividersi tra la casa, la campagna, i boschi, le montagne, il torrente, le piante, le erbe, gli animali, imparavano a stare con tutto questo, a rispettarlo e viverlo come parte, aspetto essenziale, inalterabile della loro vita. Da qui era venuto prima lo scultore in legno poi lo scalatore ed infine lo scrittore, a quei luoghi, a quelle terre, a quella gente, a quell’ambiente lui faceva risalire tutto quanto era servito a costituire il suo modo di pensare e di fare, la sua anima e il suo corpo, la sua opera e la sua vita. Da qui sarebbero venute pure le forme, le figure delle sue sculture, sia di quelle degli inizi sia delle altre, le vicende, gli ambienti, i personaggi dei suoi romanzi, di tutta la sua narrativa. Erano stati così importanti quei primi anni in quei posti da diventare motivo fondamentale, tema ricorrente nelle sue opere. Numerose saranno le mostre che lo scultore allestirà, molti i riconoscimenti riservati alla sua narrativa. Molto avrebbe scolpito, molto avrebbe scritto e in nessuna delle sue opere, di qualunque genere fosse stata, sarebbe mancato quel richiamo, quel collegamento con i tempi trascorsi ad Erto, con quanto di sano, di giusto, di valido, di sicuro gli era provenuto, con quanto gli era rimasto e per sempre. Non ci sarà opera del Corona dove quei tempi, quegli ambienti non tornino a farsi vedere. A volte tra due narrazioni le somiglianze saranno tante da far pensare ad una ripetizione. Succederà così tra I misteri della montagna del 2015 e Le altalene del 2023, romanzi nei quali molti aspetti, molte circostanze torneranno uguali senza, però, scadere di tono, di livello, di significato. Ne Le altalene più marcato, più evidente risulterà il carattere autobiografico, più vicini, più legati alla vita dello scrittore saranno tanti risvolti dell’opera. Diffuso, continuo sarà il motivo del tempo trascorso e del personaggio che lo ripercorre ora, a settantatré anni, e lo confronta con il tempo presente, quello dell’attualità più recente. È lui il personaggio, è il maggiore dei tre fratelli che nel romanzo saranno abbandonati dai genitori, sua è la voce narrante, suo il dolore di chi non riesce a liberarsi del ricordo delle gravi situazioni vissute insieme ai fratelli. Il loro era stato un disagio non solo materiale ma soprattutto morale, non avevano sofferto solo nel corpo ma soprattutto nell’anima. Avevano dovuto accontentarsi non solo di poco cibo ma anche di poco affetto, di poco amore. Il padre, persona irascibile, collerica, alcolizzata, li aveva maltrattati fin dalla più piccola età, era stato violento con loro e con la moglie, era giunto ad abbandonarli tutti, lei e loro. Anche la donna se n’era poi andata aggravando lo stato di paura, di pericolo nel quale i bambini ormai vivevano. I nonni paterni e una zia sordomuta avevano provveduto ad accoglierli nella loro casa, ad assisterli, a soddisfare i loro bisogni. In casa dei nonni avrebbero trascorso l’infanzia e l’adolescenza, qui sarebbero cresciuti, si sarebbero formati a contatto con quegli elementi naturali, con quei sistemi, quei modi che facevano parte della vita di tutti e che per loro sarebbero stati, avrebbero rappresentato il periodo migliore della loro vita, quello più felice perché finalmente liberi, spensierati si erano sentiti, capaci si erano mostrati di saper parlare, pensare, fare, di avere compagni, amici, di saper stare, giocare con questi come tutti gli altri bambini. Avevano cominciato ad andare a scuola ma non rifiutavano di collaborare, di prendere parte al lavoro che il nonno svolgeva in casa dove scolpiva il legno, nella stalla dove badava agli animali e in campagna dove c’era la terra da zappare e seminare. Si erano tanto immedesimati con queste attività, con gli ambienti naturali dove le svolgevano e dove trascorrevano anche parte del tempo libero da preferirli alle aule scolastiche limitate, chiuse, all’impegno richiesto dallo studio. Crescevano intanto ed erano contenti ma anche quella età felice della loro vita era destinata a finire: il fratello medio sarebbe morto a causa di un incidente in Germania dove si era recato poiché piuttosto irrequieto e nel 1963, quando il maggiore aveva tredici anni, ci sarebbe stato il disastro della diga del Vajont, della valanga di terra ed acqua che si sarebbe rovesciata sui paesi di quella valle compreso Erto, provocando la morte di duemila persone delle quali quattrocentottantasette erano bambini. Avrebbe distrutto tutto quanto c’era in quei paesi e intorno ad essi. Era crollata la diga eretta per fermare l’acqua che scorreva e utilizzarla per scopi industriali. Col tempo quell’acqua arrestata l’aveva corrosa, la natura s’era ripreso quello che le apparteneva e nei modi di un disastro senza precedenti. Case e strade, boschi e prati, persone e cose, tutto travolse, devastò, seppellì quella valanga. Sepolti vivi nelle loro case coperte dalla terra rimasero alcuni. Pochi furono i superstiti e i loro furono casi di fortuna, momenti, frangenti particolari. Tra questi rientrarono anche i casi dei nonni, della zia sordomuta e dei piccoli fratelli. In seguito sarebbero cominciati i lavori di ricostruzione, di ristrutturazione ma lunghissimi e a volte inutili si sarebbero rivelati. Intanto la vita di quei superstiti procedeva nei modi più difficili giacché tra le rovine di quanto era rimasto si muovevano, con esse dovevano stare, di esse dovevano servirsi. Il fratello piccolo non si sarebbe adattato, avrebbe pensato ad andarsene altrove, a cercare fortuna e ad Erto sarebbe rimasto solo il maggiore che adesso, a settantatré anni, sposato e con figli maturi, si è lasciato andare ai ricordi. È rimasto soltanto lui di quella famiglia, i nonni e la zia erano morti e morti erano pure tanti suoi amici, coetanei e non, molti nel disastro della diga crollata. Lui era uno dei pochi superstiti, era sempre attraversato da un senso di malinconia, di tristezza, di abbandono, aveva cominciato a bere ma, nonostante tutto, un dovere gli era sembrato ricordare, portare alla luce quei parenti, quelle altre persone e tutto quanto c’era stato, era successo intorno a loro in un passato del quale avevano fatto parte pure i tre fratelli da piccoli. Di esso era uno dei pochi testimoni rimasti e perciò si sentiva quasi chiamato a riesumarlo. Doveva farlo anche perché un personaggio noto era stato, sempre spinto in avanti, sempre alla ricerca di nuove esperienze si era dimostrato, molte sculture in legno aveva realizzato continuando, migliorando quegli apprendimenti che gli erano provenuti dal nonno, anche prove di scrittura aveva fatto. Una memoria autorevole sarebbero risultati i suoi ricordi perché chiamato era stato ad assistere alla crisi, alla fine di quei valori morali, spirituali, di quegli ideali che lo avevano sempre sorretto, che sempre aveva perseguito, che un artista lo avevano fatto diventare. Finita era quella vita di prima, quella che aveva visto da bambino e nella quale si era formato. Altri modi di pensare, di fare erano sopravvenuti, altri valori di carattere materiale, contingente avevano sostituito quelli precedenti di carattere ideale, eterno. Non riesce a rassegnarsi a questa sconfitta né a dimenticare i tempi che c’erano stati, i principi che li avevano alimentati, i valori che avevano rappresentato. Tutto il romanzo sarà un interminabile andare tra prima e dopo, passato e presente, vecchio e nuovo, antico e moderno, bene e male, salita e discesa, conquista e perdita, successo e sconfitta, vita e morte. Dello scorrere tra questi estremi, tra avanti e indietro, saranno simbolo “le altalene” alle quali l’opera è intitolata e delle quali, però, ora, al giorno d’oggi, non c’è più traccia. Ne è rimasta solo una e pure rotta quasi a significare che la loro epoca, quella che ne aveva visto tante oscillare, fare su e giù tra le grida festose dei bambini e la gioia dei grandi, era finita poiché finito era nella vita, nella storia quel movimento.

Arriva Natale

Arriva Natale nel ricordo degli uomini mai distanti

di Vincenzo Andraous

Quando si parla o si scrive di una persona che non c’è più, a cui ci si è legati per un lungo tragitto di vita insieme, a dispetto di qualsiasi avversità, c’è sempre il rischio di  incorrere in una idealizzazione, di appiccicare addosso medaglie e nastrini, sommando parole che non confortano il dolore di questa assenza.

Padre PierSandro Vanzan non era solamente un Gesuita senza paura, un giornalista e uno scrittore arguto e instancabile di Civiltà Cattolica, della carta stampata, è stato soprattutto un amico, un fratello, un padre, e un orizzonte a vista per tutti noi della Comunità Casa del Giovane, una “consueta” coscienza critica, a volte aspra e ammonitrice, ma sempre colma di amore, in nome dell’amicizia con don Enzo Boschetti, fondatore di questa grande casa-comunità di servizio-terapeutica.

Per ogni suo amico, indipendentemente dalla fede che si professa, c’è bisogno di ricordare ciò che questo uomo diceva, scriveva, faceva, perché da questa esperienza personale e comunitaria potranno sorgere e rafforzarsi nuove energie cui fare leva, nuove forze interiori per imparare a amare con ardimento: i Santi non sono cartoline illustrate da acquistare nei giorni di festa, ma il respiro di cui non possiamo fare a meno per avere fede e credere a quella Croce dove ora Padre Vanzan sta al suo legno.

Per chi segue il solco di un Vangelo mai ripiegato su se stesso, non è difficile tradurre dalle intenzioni di tante storie tramandate, più che mai attuali, lo stile di vita, i comportamenti quotidiani, e non è irriguardoso accostare Padre Vanzan a un prosieguo della storia più antica e giovane, per continuare ad avvicinare le parole che ci ha lasciato, senza per questo disegnare una verità folgorante che gia c’è, il rischio è più palese e vicino alla terra sotto i nostri piedi, cioè di raccontare e narrare senza sosta la vita di quel legno stretto alle sue mani, facendo ulteriore prossimità con Dio, e non più a quel dubbio che ci serve a nascondere le nostre stanchezze, i nostri limiti, le nostre incapacità ad abbandonarci a ciò che è.

Nei tanti anni che ci hanno visti accanto, ho conosciuto “sottopelle” Padre Vanzan, siamo stati insieme, come lo è stata tutta la Casa del Giovane, fino a diventare la sua grande casa, non era mai un pensiero scontato, non era semplice seguire le sue tracce, le sue orme, perché a volte parevano così profonde da incutere timore, manco fossero di un orso eretto al cielo.

Sono tanti gli episodi che danno l’idea del carico di autorevolezza di questo sacerdote profeta nella santità profetica di chi lo attraversava e accompagnava come don Enzo Boschetti e le sue intuizioni, la sua vista prospettica, il coraggio delle scelte, la generosità della coerenza. Insieme hanno cresciuto un albero della vita importante, la Casa del Giovane, una radice formidabile perché affondata nel loro amore.

C’è un bisogno sincero di onorare persone come queste, di ancorarle al cuore, alla vita spirituale di ognuno, alle fatiche dell’esistenza, per farne esempio da rileggere ogni volta che servirà. Ecco sta arrivando Natale.

Sentenza Corte di Giustizia Europea 20 novembre 2025

GLI AMBITI DI APPLICAZIONE DELLA SENTENZA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA DEL 20 NOVEMBRE 2025 SUI TITOLI DI SPECIALIZZAZIONE SOSTEGNO

Avv. Maurizio Danza Prof. Diritto dell’Unione Europea Università Ecampus

Appare doveroso intervenire a fare chiarezza sulla nota pronuncia della Corte di Giustizia Europea che si è espressa il 20 novembre 2025 con riferimento ai casi C-340/2024 e C-442/2024, a seguito del rinvio pregiudiziale operato dal Tar Lazio-Roma ai sensi dell’art.267 del TFUE, con specifiche ordinanze ad oggetto l’ambito di applicazione del cosiddetto meccanismo di riconoscimento dei titoli e delle qualifiche professionali previsto dall’articolo 13 della Direttiva Europea n° 36 del 2005.

Tale intervento appare di particolare rilevanza atteso che la sezione ottava della Corte di Giustizia Europea, presieduta dalla Dott.ssa Spineanu-Mattei rumena, e composta dal croato Rodin e dal danese Fenger, pur essendosi pronunciata su uno specifico titolo di specializzazione sostegno conseguito presso la Università Spagnola Cardinal Herrera, traccia scenari applicativi dei principi contenuti nella stessa sentenza.

1.La Corte conferma il principio di liberta’-discrezionalità degli stati membri di valutare ai fini della comparazione con l’ordinamento del paese in cui si chiede il riconoscimento, il titolo conseguito in altro Stato anche se non ritenuto valido.

Tale pronuncia anche se contiene principi generali in tema di applicazione del c.d. sistema di riconoscimento comunitario dei titoli conseguiti all’estero, tuttavia limita l’ accertamento istruttorio ad un titolo di specializzazione sul sostegno rilasciato da una specifica università spagnola.

E’ evidente che la Corte Europea si sia espressa in merito al meccanismo applicativo dell’art. 13 della Dir n°36/2005 e ai suoi limiti, dovendo decidere se il paese membro in cui il richiedente presenta domanda di  riconoscimento ai sensi dell’art. 16 del D.lgs n°206 del 2007 attuativo della direttiva UE ( nel caso de quo l’Italia), sia tenuto sempre e comunque  a valutare il percorso di formazione, anche in presenza di anomalie che investono il soggetto che rilascia il titolo ( nel caso di specie  istituto/ università non riconosciuta o non autorizzata presso cui è stato conseguito) , e che sia privo del carattere di ufficialità nello Stato in cui è stato conseguito ( cfr. punto 26 pg.7  della sentenza) .

A tal proposito e applicando i principi evincibili dalla nota sentenza, C-166 del 2020 ad oggetto il caso sottoposto dal Tribunale amministrativo Lituano di Vilnius ( cfr. punto 24 sentenza) la Corte di giustizia europea si è pronunciata in primo luogo, confermando la discrezionalità dello Stato membro in merito alla valutazione di un titolo siffatto e quindi del percorso formativo ai fini della valutazione comparativa, su cui si era già pronunciata  l’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato ( cfr. punto 29), che aveva esaminato un titolo rilasciato da soggetto non competente secondo il proprio ordinamento giuridico nazionale.

A tal proposito, giova rammentare come la stessa Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato con la sentenza n°18/2022  chiamata a pronunciarsi con riferimento alla validità del corso di formazione abilitante alla professione docente di ricorrente italiano conseguito in Bulgaria, ha già applicato  con “effetto espansivo” il principio di cui alla sentenza della Corte di Giustizia n°166/2020  riferita a professioni assoggettate a regime automatico di riconoscimento anche alla professione docente , ereditando e integrando i principi di cui alla Corte di Giustizia n°675/2017 .

Sostanzialmente ad avviso della Corte di giustizia europea, gli articoli 45 e 49 del Trattato fondativo dell’Unione europea non impongono in questi casi al Paese dove si reca il richiedente ( nel caso de quo la Spagna), di valutare il percorso attesa la valutazione pregiudiziale della nullità del titolo .

Tuttavia la Corte conferma la applicazione del principio della salvezza/sanatoria degli atti, prevedendo la facoltà dello Stato membro di sottoporre comunque a valutazione il percorso formativo professionale consistente in un insieme di esperienze maturate dal richiedente.

Questo passaggio motivazionale della Corte Europea conferma dunque, un primo aspetto positivo consistente nella libertà/discrezionalità dello Stato membro di poter comunque valorizzare il cosiddetto “compendio formativo” menzionato in molte sentenze della Corte di giustizia europea, dall’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato e del Tar Lazio-Roma.

2.Scenari applicativi ulteriori evincibili dalla sentenza della Corte Europea del 20 novembre 2025 : obbligo e non facolta’degli stati membri di procedere alla valutazione di titoli validi e riconosciuti legalmente

Tuttavia non pare sia stato approfondito dai primi commentatori un ulteriore aspetto di notevole rilevanza che si ricava da una attenta lettura della pronuncia della Corte di giustizia europea, che nelle conclusioni evincibili dal punto 35 ( pg.8) traccia scenari applicativi dei principi nella stessa contenuti.

Ed infatti se è vero che “.. gli articoli 45 e 49 TFUE devono essere interpretati nel senso che essi non impongono allo Stato membro ospitante un obbligo di prendere in considerazione, nell’ambito dell’esame di una domanda di riconoscimento delle qualifiche professionali, un titolo di formazione ottenuto in un altro Stato membro che non sia legalmente riconosciuto da tale Stato e sia privo di qualsiasi carattere ufficiale in detto Stato”, è di tutta evidenza che dette conclusioni devono essere interpretate nel senso che l’obbligo comunitario sussiste lì dove la valutazione dell’istanza di riconoscimento si incentri su  un titolo non disconosciuto dallo Stato ospitante, e non privo di  carattere ufficiale.

Per tale ragioni, anche nel casi in cui una situazione non ricade nell’ambito di applicazione della direttiva n°2005/36, ma che rientra in quello dell’art. 45  o dell’art. 49 TFUE ( come nel caso de quo dei titoli di specializzazione sostegno non soggette al regime c.d. automatico ma a quello generale di riconoscimento dei titoli) , “..le autorità di uno Stato membro– alle quali un cittadino dell’Unione abbia presentato domanda di autorizzazione all’esercizio di una professione il cui accesso, secondo la normativa nazionale, è subordinato al possesso di un diploma o di una qualifica professionale, o anche a periodi di esperienza pratica – sono tenute a prendere in considerazione l’insieme dei diplomi, certificati e altri titoli, nonché l’esperienza pertinente dell’interessato, procedendo a un confronto tra, da un lato, le competenze attestate da tali titoli e da tale esperienza e, dall’altro, le conoscenze e le qualifiche richieste dalla normativa nazionale ( cfr. sentenza 3 marzo 2022, Sosiaali-ja terveysalan lupa- ja valvontavirasto (Formazione medica di base), C-634/20, EU:C:2022:149, punto 38.

3.Il caso Italia. Obbligo di sottoporre alla valutazione i titoli romeni gia’ sottoposti al vaglio della Adunanza Plenaria Consiglio di Stato n° 22/2022 ai fini della previsione delle misure compensative

Orbene, dalle conclusioni della Corte si evince dunque che in presenza di un titolo di specializzazione sostegno come quello romeno già sottoposto al vaglio della Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n° 22 del 2022,  e conseguito presso l’Università Dimitrie Cantemir secondo cui  “ In considerazione delle sopra richiamate note del Ministero rumeno, non risulta condivisibile l’osservazione della Sezione remittente, per la quale sarebbe «pacifico che l’appellato non abbia il diritto all’abilitazione in Romania e che non possa ivi accedere alla professione di insegnante, secondo la legge ivi vigente, perché non ha ottenuto la laurea in quel Paese». Al contrario, la certificazione rilasciata dall’Autorità rumena all’appellato va qualificata come attestato di competenza, rilevante per l’ordinamento italiano così come è rilevante in quello rumeno” ( cfr. punto n°15 Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n°22/2022 )”, il Dicastero italiano è obbligato ad applicare il meccanismo comunitario di cui all’art.13 della Direttiva UE n°36/2005 ai fini della previsione delle misure compensative previste dall’art.22 della Dir.UE.

A tal proposito e a differenza del caso della Università spagnola affrontato dalla Corte di Giustizia ( titolo rilasciato da istituto privato non ufficialmente riconosciuto), l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n°22/2022 ha già avuto modo di accertare la legittima esistenza ed operatività della Università romena summenzionata istituita peraltro con la legge romena n° 136 del 2005 .

Dunque nel caso di titoli validi e legalmente rilasciati da Università istituite con legge dello Stato, ancorchè in presenza di difformità sostanziali tra i programmi del percorso estero e italiano, l’obbligo della valutazione “dell’esperienza pertinente dell’interessato” richiamato nel p.29 della sentenza della Corte di Giustizia Europea del 20 novembre 2025, è previsto dall’art.14 della Dir. UE n°36/2005 secondo cui il diritto europeo riconosce l’imposizione di misure compensative – e dunque la loro imprescindibilità senza possibilità di rigetto puro e semplice – non solo nel caso di stretta attinenza dei programmi di formazione ma anche nel caso di divergenze sostanziali; ( cfr. l’art. 14 par. 1 Direttiva 2005/36/Ce: “se la formazione ricevuta riguarda materie sostanzialmente diverse da quelle coperte dal titolo di formazione richiesto nello Stato membro ospitante”); tenuto conto che, per espressa previsione normativa, per “materie sostanzialmente diverse” si intendono “materie la cui conoscenza è essenziale all’esercizio della professione regolamentata e che in termini di durata o contenuto sono molto diverse rispetto alla formazione ricevuta” (art. 14 cit. par. 4) resta priva di supporto motivazionale la netta presa di posizione sull’assoluta impossibilità di conciliare i due iter formativi.. ( cfr. recentemente Tar Lazio sez IV BIS sentenza n°19897 del 10 novembre 2025).

A ciò si aggiunga ulteriormente come il percorso formativo romeno summenzionato, oltre a risultare ufficialmente nel registro nazionale dei programmi post laurea romeni (RNPP), è corredato di certificato relativo alla validità e alla idoneità del percorso che lo include nel quadro europeo delle qualifiche-EQF.

Per tali ragioni,  il Ministero Istruzione e Merito  a fronte della valutazione di un titolo che non è disconosciuto dal paese in cui è stato rilasciato, e che è stato conseguito presso una Università istituita con legge nazionale e è dunque fino a prova contraria da ritenersi a tutti gli effetti ufficiale, è obbligato ad applicare il meccanismo di riconoscimento comunitario previsto dall’ art.13  della Direttiva europea n°36/2005, a maggior ragione se ha già emanato decreti di riconoscimento sin dal 2022 su percorso di specializzazione sostegno conseguiti presso la stessa Università.

4.Conclusioni

In conclusione la pronuncia della Corte di Giustizia europea conferma il principio fondamentale già ribadito da consolidata giurisprudenza comunitaria, secondo cui a fronte di titoli non riconosciuti dal Paese membro dell’Unione la valutazione dell’intero “compendio formativo” di cui è corredata la domanda di riconoscimento ( ad esempio altri titoli, attività di insegnamento specifica) è facoltativa e non obbligatoria.

Tuttavia da una attenta interpretazione dei punti menzionati, si ricava altresì anche l’obbligo di procedere alla valutazione ai fini della previsione delle misure compensative previste dall’art.22 della Dir. UE n°36/2025 di tutti quei titoli rilasciati ufficialmente da Università legalmente istituite e riconosciuti nel quadro delle qualifiche europee-EQF, nonchè dei titoli già sottoposti al vaglio della Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n°22/2022.

Gazzetta ufficiale – Serie Generale n. 286

286 del 10-12-2025

Nota 10 dicembre 2025, AOODGTVET 2406

Ministero dell’istruzione e del merito
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
Direzione generale per l’istruzione tecnica e professionale e per la formazione tecnica superiore

Ai Direttori generali/Dirigenti titolari degli Uffici Scolastici Regionali
Al Sovrintendente scolastico per la Regione VALLE d’AOSTA
Al Sovrintendente scolastico per la scuola in lingua italiana BOLZANO
All’Intendente scolastico per la scuola in lingua tedesca BOLZANO
All’Intendente scolastico per la scuola delle località ladine BOLZANO
Al Dirigente del Dipartimento istruzione per la Provincia di TRENTO
Ai Dirigenti scolastici/Coordinatori didattici delle Istituzioni scolastiche statali e paritarie di istruzione tecnica e professionale
LORO SEDI
e p.c. Al Capo di Gabinetto
Al Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
Alle Regioni
LORO SEDI
Al Coordinamento tecnico della Conferenza delle Regioni
Alle Fondazioni ITS Academy
LORO SEDI

Oggetto: Decreto Ministeriale n. 221 del 14.11.2025 – Filiera formativa tecnologico professionale – Attivazione percorsi per l’anno scolastico 2026/2027 – Proroga presentazione candidature 22 dicembre 2025.

Sull’educazione affettiva e sessuale

Sull’educazione affettiva e sessuale

di Agostina Melucci

    Educare all’affettività e alla dimensione sessuale della persona è una delle direzioni dell’impegno educativo che la scuola può utilmente percorrere. Trattare sul piano culturale  e pedagogico le due dimensioni di senso può evitare impostazioni sterilmente riduttive o meramente funzionalistiche e assumere invece l’irriducibile complessità di ciascuno di noi. Si attua  didatticamente con l’ intreccio tra modo di relazionarsi di ciascun insegnante, oggetti di conoscenza, clima complessivo della classe e della scuola. E dell’epoca.

Penso che sia necessario in primis un quadro valoriale condiviso tra gli adulti: educare al rispetto dell’altro qualunque caratteristica questi abbia, all’ascolto e alla comprensione -che non c’entra niente con il lassismo- all’empatia, al contrasto deciso a ogni forma di violenza; dedicare tempo e spazio a momenti di conoscenza sul piano scientifico. Utile sarà confrontarsi con testi narrativi, poetici, musicali, teatrali, cinematografici, filosofici, religiosi. In tutte le discipline, anche in quelle più “dure”, viene veicolato anche il mondo affettivo del docente (es. sguardo verso la vita, verso ciascun alunno, rapporto affettivo con la disciplina che insegna). 

A chi compete l’educazione affettiva

Non ritengo che tali curvature dell’educare possano essere appaltate costantemente a figure sussidiarie come se non costituissero comunque parti integranti dell’educazione. Ovviamente ciò non significa negare la proficuità di opportune informazioni,  approfondimenti con studiosi, associazioni, tecnici AUSL ..

 Competenti sono tutti gli insegnanti che coltivano le scienze della vita sotto i vari profili disciplinari. L’ impostazione della scuola è l’educazione tramite la cultura, mediata pedagogicamente. Gli insegnanti non sono psicologi, né psico-terapisti. Se l’alunno è assunto nella sua interezza di essere umano allora lo sguardo di chi insegna non si smarrisce solo puntando a una parte isolata dal resto. Conta la consapevolezza pedagogica capace di vedere l’intero della soggettualità attraverso l’Intero della cultura.

A scuola ogni bambino o giovane porta il proprio corpo, porta tutto se stesso. E il corpo non è neutro, né asessuato.  Portano il proprio corpo  pure gli insegnanti, i dirigenti, gli eventuali psicologi, il personale ATA, i genitori,   con i rispettivi pregi, difetti, capacità e torsioni, influssi costruttivi o distruttivi di varia intensità. E ogni parte  interagisce con le altre. Se un pezzo della persona  non sta tanto bene anche la mente lavora in malo modo. Se la relazione non funziona,  anche con se stessi,  qualcosa si rompe e può incrinare l’incontro con l’altro.  La relazione è la nostra vita; rimanda all’esistenza,  alla attività di educazione, formazione.

Per vivere,  noi in quanto esseri umani (e anche qualsiasi altra cosa al mondo, in vario modo) abbiamo bisogno di  relazioni tali da ingenerare  evoluzioni, ossia legami plastici che ci consentano l’arricchimento sul piano  sociale e intellettivo. 

Relazioni educanti all’armonia dei pensieri e dei sentimenti

La scuola è luogo di relazioni. Non di qualunque tipo di relazione, ma di quella -intenzionale e culturalmente solida- che ha i caratteri dell’educativo,  volta pertanto alla crescita complessiva di ciascuno.  Occorre che le relazioni  siano educative sia nella famiglia che entro la scuola, a partire dalla classe e fuori di essa, con i  colleghi, i genitori,  il territorio. E’ l’idea della comunità educante. Per costruire relazioni educative  significative,  incisive occorre aiutare a formare  consapevolezza, coscienza di essere al mondo, di esser-ci  con un corpo dotato di anima e di mente, desiderio di esistere senza limitarsi a sopravvivere. Non basta il tirare a campare. Non si  può vivere a propria insaputa; il processo di coscienza deve diventare consapevolezza. 

Discipline come sguardi sull’intero della cultura e del soggetto

Tutte le discipline possono essere linguaggi di educazione affettiva. Alcune si prestano particolarmente ossia le arti, la letteratura, la poesia,  il cinema, il teatro, la filosofia, la religione; ed educare l’affettività è educare il pensiero e il comportamento.   Genesi e sviluppo del pensare sono infatti fortemente connessi, intrecciati  alle dinamiche emotive e affettive. Propendo a pensare che il prius siano le emozioni in quanto  sono queste a dare il via al pensiero. Il sentire, a mio avviso,  indirizza, orienta il pensare, fa vedere certe questioni, individua gli interrogativi, coglie alcuni tratti,  dà forma alle relazioni, contribuisce potentemente a delineare la propria visione del mondo e a stabilire i legami d’amore. C’è anche un “sentire” l’altro come c’è un rapporto affettivo con il mondo. Le varie forme di disaffezione verso lo studio, il lavoro, la vita in genere che talvolta arrivano anche a conseguenze estreme possono essere in correlazione con l’assenza, in vari gradi, di desiderio, di tensione, di non percepire la seduzione. Non c’è più nulla per cui valga la pena spendersi. 

Sentire/pensare

Esiste una forte interconnessione,  un complesso groviglio tra pensare e sentire; si può ipotizzare una sorta di  danza. Nelle regioni dell’affettivo nascono la  disponibilità, l’interesse, la passione, la curiosità, l’impegno, la volontà, il desiderio,  la responsabilità, il sentire che c’è qualcosa e qualcuno  che ci attrae. Questo tipo di sentire  è importante che venga  educato, coltivato; ed è  un sentire  che ha funzione  cognitiva,  di orientamento verso di sé, nel mondo e con gli altri.  Desiderio di esplorare nuovi modi di pensare, pensiero in movimento, attento, dinamico, in ascolto,  disponibilità alla discussione, alla fondata capacità di rivedere le proprie prospettive, al decentramento cognitivo danno forma a un certo tipo  di  pensare e di conoscere. Il circuito può/deve essere virtuoso.

Occorre offrire a bambini e giovani la bellezza e le modalità per esprimere la loro interiorità. Soprattutto- non solo-  ciò deve avviene con il linguaggio perché la parola consente di accedere alla comprensione di sé, degli altri, del mondo entro le possibilità della stessa. Diceva Maria Zambrano che la vita  ha bisogno della parola, della parola che sia suo specchio, che la rischiari, la potenzi,  la innalzi e al tempo  stesso dichiari  il suo fallimento.  Ecco allora l’importanza di una pluralità di  forme espressive pur tenendo presente che è inevitabile la permanenza  di zone avvolte nell’indicibile e nel mistero.

L’insegnare non è somministrare  sapere, ma atto vitale in cui il nostro patrimonio culturale, organizzato nelle discipline,  diventa conoscenza, pensiero critico, riflessivo, aperto, sapere, competenza, senso civico, etico, politico, capacità creativa, sensibilità.  E le occasioni a tal proposito possono essere numerose, estese nel tempo e nello spazio.  

Il problema del male

In un tempo di forte regressione sul piano delle relazioni sia di prossimità che di maggiore distanza (guerre, disprezzo dei diritti umani e di quelli del lavoro, femminicidi, arroganza, prevaricazioni, crisi del diritto internazionale, prevalenza della forza) anche una seria educazione all’affettività può offrire un contributo volto alla  mitigazione delle varie forme di violenza.  Educare il mondo affettivo  può contribuire a controllare  le pulsioni, le scaturigini della violenza.

Sappiamo bene  come la  fraternità  sia minacciata fin dalle origini.Il male che uccide il fratello inizia presto.

Allora: il male e chi lo ha incarnato e lo incarna appartiene inevitabilmente agli esseri umani?  Come contrastare le potenze del negativo? Permane l’interrogativo agostiniano:   l’altro  che  compie gesti terribili è  comunque mio fratello? L’eventuale  perdono  può comportare un indebolimento della responsabilità  e un’ attenuazione dell’orrore verso il male?

Qual è lo spazio della responsabilità della persona? Si può arrivare al bene attraverso il male? La guerra è inevitabilmente connaturata  all‘essere umano?  E’ da ingenui, “da anime belle”  perseguire tenacemente la pace, tra le persone come tra le nazioni?

Avviso 9 dicembre 2025,AOODGPER 216088

Ministero dell’istruzione e del merito
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione
Direzione generale per il personale scolastico

AVVISO

D.D.G. 9 ottobre 2025 n. 2938, “Concorso per titoli ed esami per l’accesso ai ruoli del personale docente della scuola dell’infanzia e primaria su posto comune e di sostegno, ai sensi del Decreto ministeriale 26 ottobre 2023, n. 206.”.

D.D.G. 9 ottobre 2025, n. 2939 “Concorso per titoli ed esami per l’accesso ai ruoli del personale docente della scuola secondaria di primo e di secondo grado su posto comune e di sostegno, ai sensi del Decreto ministeriale 26 ottobre 2023, n. 205

APERURA FUNZIONI PER LA PRESENTAZIONE TELEMATICA DELLE ISTANZE DI SCIOGLIMENTO DELLA RISERVA.