Legge 104/92 e Legge di Bilancio 2026

Avv. Gianfranco Nunziata (Foro di Salerno)

Sebbene la Legge di Bilancio 2026 non modifichi il testo letterale della Legge 104/1992, essa introduce cambiamenti strutturali al sistema dei benefici per la disabilità attraverso la leva fiscale e amministrativa.

Ecco una sintesi dei punti chiave per l’anno in corso:

1. Revisione dell’ISEE e “Patrimonio Sommerso”

La Legge di Bilancio 2026 (art. 1, commi 32-33) amplia la base del patrimonio mobiliare per il calcolo dell’ISEE. Per i nuclei familiari con persone con disabilità, ciò significa che:

·         Asset digitali ed esteri: Devono essere dichiarate giacenze in valuta estera e criptovalute.

·         Controlli automatizzati: L’Agenzia delle Entrate e l’INPS hanno ora procedure più stringenti per incrociare i dati sulle rimesse di denaro all’estero.

·         Effetto pratico: Un ISEE più alto può comportare la perdita di benefici economici accessori (come assegni locali o riduzioni rette) pur mantenendo lo status di “Persona con disabilità”.

2. Piena operatività del D.Lgs. 62/2024

Nel 2026 entrano a regime le modifiche del “Decreto Disabilità”:

·         Addio al termine “Handicap”: Nei documenti ufficiali e nelle certificazioni non si usa più il termine “persona handicappata”, sostituito da “persona con disabilità”.

·         Sostegno Intensivo: La vecchia dicitura “articolo 3 comma 3” (handicap grave) viene ora gestita sotto la definizione di “sostegno intensivo”. Chi ne ha diritto gode della priorità assoluta nei piani di assistenza.

·         Valutazione Multidimensionale: Il controllo non è più solo medico-legale ma si basa sul “Progetto di Vita” individuale, volto a rimuovere le barriere sociali e non solo a certificare una patologia.

3. Profili di criticità legale

Come evidenziato, il rischio di incostituzionalità riguarda il bilanciamento tra rigore fiscale e diritti inalienabili:

·         Ragionevolezza: Se l’inclusione di asset volatili (criptovalute) impedisce l’accesso a cure salvavita o assistenza domiciliare, l’atto può essere impugnato per violazione degli artt. 3 e 38 della Costituzione.

·         Diritti non condizionabili: La giurisprudenza della Corte Costituzionale (es. sent. 80/2010) ribadisce che i diritti dei disabili non possono essere sacrificati esclusivamente per esigenze di bilancio dello Stato.

Caro Onorevole ti ri-scrivo

Caro Onorevole ti ri-scrivo

di Vincenzo Andraous

Sento l’obbligo di riesumare questo articolo scritto tanto tempo fa, perché è la conferma di come il tempo a volte non sia inteso come un grande educatore. In carcere ancora uomini a morire, ancora giovani a cadere, suicidi camuffati da numeri che si accatastano in una fossa comune, dove la somma dei cadaveri, siamo arrivati a 80, non crea che qualche fastidio passeggero, usato per non concedere spazio alla pietà. In carcere si muore, è una continua discesa all’inferno, forse non è più praticabile alcuna osservazione e trattamento del recluso, alcun progetto di ricostruzione interiore, se non fosse per l’eroicità di qualche direttore, agente, operatore penitenziario. Mi tornano in mente le parole di un grande poeta: la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione. Come è possibile trattare di libertà, di dignità, di diritti e di doveri, in un perimetro relegato a discarica delle speranze, a contenitore muto di invivibilità, come è possibile parlarne quando ogni giorno dal carcere arrivano grida di aiuto e imprecazioni inascoltate. Libertà è partecipazione persino dentro la terra di nessuno, dentro la colpa che non è ancora consentito arretrare, così cantava il Gaber nazionale, e in questo presente di spot elettorali, c’è da svolgere una riflessione, un compito che possiede una sua obbligatorietà; se davvero intendiamo il carcere e la pena e le Istituzioni che ne compongono il senso e lo scopo per una effettiva utilità sociale, un progetto di vita futuro non solo per i detenuti, ma per la collettività intera. Non è possibile aggirare il problema insito in quel “libertà è partecipazione”, non è più plausibile trattare la questione in termini prettamente matematici, di contenitore, di numeri, di somme disumane, di detrazioni inumane. Partecipare significa prendere parte a qualcosa, perché ne siamo diventati parte, costruire un ponte comune su cui camminare insieme, svolgere un tragitto insieme, fare un pezzo di strada insieme. Partecipare sottende capacità di vista prospettica da parte di chi conduce, ma anche di chi intende ricostruire ciò che rimane, partecipare è lo spirito, è il propulsore di quel percorso di rinnovamento che realizza un giusto equilibrio tra diritti e doveri nei riguardi di chi sconta con dignità (diritto) la propria pena, e rispetta con lealtà quel patto sociale (dovere) intrapreso con il consorzio civile. Libertà non è solo uno spazio libero che aiuta a uscire dall’angolo costretto dei nascondimenti, il carcere non è perimetro che sarà mai libero, non è facile pensare a una collettività senza più prigioni, filo spinato, ma abbandonare gli errori divenuti analfabetizzanti, questo sì che è possibile. Carcere e partecipazione per rendere meno offensiva la disperazione, quella che deriva dalle morti inaccettabili, ma ugualmente nel menefreghismo meglio congeniato, continuano a imperversare nel panorama penitenziario italiano. Nonostante parlarne appaia sempre più come la ricerca di una elemosina pietistica, di una solidarietà buonista, è utile ostinarsi a farne dibattito, con l’intensità di una partecipazione attenta, accorciando le distanze da un preciso interesse collettivo, rimettere al centro di una riforma urgente e improrogabile, la persona, il detenuto-cittadino, che dovrà fare ritorno in società, a cui consentire di rimettere alla prova la propria prossimità umana, la propria coscienza della libertà.

M. Bussola, Un buon posto in cui fermarsi

Matteo Bussola pensa ad un’altra vita

di Antonio Stanca

    Presso Einaudi, serie Super ET, è comparso quest’anno Un buon posto in cui fermarsi di Matteo Bussola. È una nuova edizione dell’opera, la prima c’era stata nel 2023 pure per conto della Einaudi. Si tratta di una raccolta di brani, di brevi racconti dove lo scrittore mette in evidenza situazioni, circostanze particolari della vita moderna vissute come veri e propri problemi. È di nuovo il Bussola interessato a scoprire quanto si soffre, si patisce oggi a causa di difficili rapporti famigliari e sociali, di incomprensioni, di incompatibilità, di malattie del corpo o della mente, di rivalità private e pubbliche. Sono indagini che lo scrittore ha fatto altre volte, che sono diventate la nota distintiva della sua scrittura anche perché ne sono derivate opere composte da esse, formate da tante parti, divise in tanti frammenti, ognuno rivolto all’esempio da addurre. In questo modo gli è sembrato possibile cogliere gli infiniti aspetti della realtà contemporanea, aderire ad essi e mostrarli con naturalezza, con immediatezza grazie anche ad una lingua vicina al parlato, al quotidiano. Alla narrazione breve, all’appunto, all’immagine, alla scena fedele, autentica della vita, della società, della storia dei tempi nuovi, dei problemi che hanno comportato, tende lo scrittore. Da qui la sua predilezione per opere frammentate: le ha considerate le più adatte a dar voce ad un’attualità così complicata come la nostra. Era pure una maniera che gli proveniva dalla sua prima attività.

Nato a Verona nel 1971, a trent’anni aveva cominciato a farsi notare come fumettista, vignettista, caricaturista su giornali e riviste. Osservava, valutava, criticava con i suoi schizzi, i suoi disegni, quanto di difficile, di complicato, di grave era sopravvenuto col tempo in ogni ambito della vita. Dalla sintesi di quei disegni sarebbe giunto ad una narrativa pur’essa sintetica come, appunto, quella praticata da tanto tempo e fatta soprattutto di racconti, di brani, di frammenti. Anche autore di romanzi sarebbe stato, famoso è rimasto il suo primo del 2016, Notti in bianco, baci a colazione, che aveva avuto molte traduzioni. Pure alla radio, al giornalismo si sarebbe dedicato, avrebbe scritto un libro per ragazzi, composto i volumi del Manga Zeroventi. Impegnato nella realtà, nell’attualità si sarebbe dimostrato, preso, quasi chiamato da quanto avveniva in un momento che di tanti problemi si era caricato. Quelli rappresentati in Un buon posto in cui fermarsi sono problemi legati alle case, alle famiglie, agli ambienti di vita, di lavoro dei nostri giorni. Alle situazioni, alle condizioni che in essi possono venire a crearsi e a limitare, danneggiare il pensiero, l’azione di chi ne è vittima o è vicino, legato. Si tratta dei casi difficili, senza soluzione, che ormai si sono diffusi: possono essere quelli di un padre condannato ad assistere alla malattia irreversibile di un figlio, di un marito costretto a vivere con la moglie affetta da Alzheimer, di un uomo solitario che si è confinato nella sua casa, che è arrivato ad aver paura dell’esterno e ad evitare d’incontrare anche la donna della quale, tramite Internet, si è innamorato, del bambino che tormenta i genitori perché disobbediente ha improvvisamente deciso di essere dopo essere stato molto premuroso e diligente, di un altro marito che non parla più con la moglie da quando si sono sposati e che da vecchio vorrebbe rimediare a questa assenza, di una ragazza che avrebbe voluto essere un maschio e che come tale vive, si comporta, vuole chiamarsi, anche quando si è sposata e ha avuto una figlia. E non solo questi ma tanti altri sono i casi difficili dei quali Bussola dice nel libro, ad ognuno dedica un brano, un racconto, ad ognuno assegna la sua parte. A volte si può scoprire una certa continuità tra alcuni di essi ma questo non annulla la loro differenza. Sono tante, sono diverse le storie che compongono l’opera, sono storie di persone sconfitte dalla vita, relegate ad una condizione di inferiorità, escluse da quanto forma il contesto, la società. La loro è un’altra misura, è più ridotta, è una vita senza futuro, fatta di poco.     Sorprende, però, stavolta Bussola poiché diverso, nuovo si mostra riguardo al problema presentato. Nelle considerazioni finali dice, infatti, che le persone, delle quali ha trattato, potrebbero fare anche della loro condizione un modo di vivere, che anche le loro cose, i loro pensieri, le loro azioni potrebbero avere un valore, un significato. Un’altra è la loro vita, è fatta di altro ma non per questo è da ritenere inferiore, inutile, non per questo non è vita. Ampia, vasta, immensa è la vita, tante, infinite sono le sue forme e tra queste può rientrare anche la loro con le sue ragioni, i suoi motivi. Dopo averla mostrata tramite molti esempi, dopo averla rappresentata nei modi più veri, più naturali, più complicati, Bussola la giustifica, la salva, la fa riconoscere. È stato un percorso lungo il suo, arduo, difficile è stato sia per i temi sia per i modi espressivi ma lo ha compiuto e con il proposito di correggere quello che era considerato un aspetto negativo del nostro tempo.

Gazzetta ufficiale – Serie Generale n. 2

2 del 03-01-2026