Educare non è

Educare non è

di Margherita Marzario

I pilastri dell’educazione, secondo alcuni esperti, sono fondamentalmente quattro: consapevolezza, competenza, compassione e coinvolgimento. Educare non è teorizzare ma esemplificare e semplificare. Talvolta riferendosi a ragazzi e giovani si dice che bisogna “raddrizzarli” quando, invece, bisognerebbe “renderli retti” condividendo regole semplici e concrete. L’educazione è un “moto” personale, intrapersonale e interpersonale. È quanto si può sintetizzare pure dell’art. 29 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia ove si legge che l’educazione del fanciullo deve tendere a promuovere, inculcare, preparare. Educare non è drizzare ma indirizzare. Educazione è coraggio e raggio di vita.

“Educare costa molto, ma non educare costa molto di più” (cit.). “L’educ-azione” non è qualcosa di astratto ma azione educativa e, quindi, una “cosa viva”. I bambini non sono da normare ma da formare e vanno educati non pensando agli adulti che saranno ma ai bambini che sono. I bambini non sono il futuro ma il presente e il futuro di tutti perché educandoli si preparano i futuri operai, medici, politici e tutti coloro che, poi, si occuperanno (o dovrebbero occuparsi) di quegli anziani che saranno i loro genitori, educatori, medici o altri. L’educazione è un dovere di tutti gli adulti, con qualsiasi funzione o ruolo, e un diritto umano di ciascun bambino.

Lo psicoterapeuta Alberto Pellai parla di “Diritto ad un mondo adulto che sa produrre una mente adulta comunerispetto ai bisogni di crescita di bambini, preadolescenti e adolescenti. Occorre che scuola e famiglia siano alleate e condividano metodi ed obiettivi del progetto educativo rivolto a chi sta crescendo” (nel “Decalogo per proteggere i nostri bambini”, 2018). Per “arrivare” ai bambini bisogna parlare ai bambini rivolgendosi a loro e stando con loro come fanno loro e non parlare dei bambini o sopra i bambini. Gli adulti (genitori, insegnanti, esperti) devono scendere almeno un po’ dall’alto della loro altezza in piedi e mettersi su una panca per essere all’altezza dei piccoli accanto a loro e porgere l’orecchio al loro cuore o ai gorgoglii nella loro pancia o sentire l’odore di latte e biscotti dalla loro bocca: quando si è seduti, si è tutti della stessa altezza e le cose sembrano più grandi e anche più belle da scoprire e scrutare, proprio come con lo sguardo dei bambini. È una questione di atteggiamento (dal verbo latino “agere”, “spingere, portare avanti qualcosa”). Con i bambini, più che con gli adulti, è importante la prossemica.

Bambini, etimologicamente “coloro che non sanno parlare”, ma sanno esprimere l’essenziale. Ogni bambino esprime il potenziale di tutta l’infanzia e della vita. I genitori, gli educatori e altri adulti di riferimento, in primis i nonni, devono aiutarli ad esprimersi e non reprimerli, opprimerli o comprimerli. La Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia ha tutelato la libertà di espressione dei bambini negli articoli 12 e 13.

Parlare ai bambini, saper parlare ai bambini conoscendoli e riconoscendoli come tali: così li si può educare. Per questo è opportuno anche conoscere e far conoscere la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia (come formulato nell’art. 42 della stessa).

Educare è essenzializzare, trasmettere l’essenza, trarre l’essenza, condurre all’essenza della vita.

Lo psicologo e psicoterapeuta Fabrizio Fantoni scrive: “Far capire ai ragazzi che ce la possono fare significa inoltre incrementare la loro autostima. Ciò non avviene solo attraverso l’incoraggiamento e le buone parole, ma mettendoli nelle condizioni di mettersi alla prova e scoprire che hanno risorse. Agli educatori spetta il compito di accompagnarli e aiutarli a fare bilanci in cui ciascuno riconosca il proprio contributo. Perché le occasioni proposte diventino esperienze, è necessario alla fine poterle ripensare in gruppo”. È quanto si afferma nella Charte du Bureau International Catholique de l’Enfance (Parigi, giugno 2007), in particolare il puntare sull’autostima e sulle risorse.

Matteo Adamoli, esperto di educazione, ribadisce: “È nostro compito di educatori rendere i giovani consapevoli di come l’identità – che coinvolge corpo, emozioni e sentimenti – vada chiarita e preservata dentro di sé prima che sul web. Come fare? Per esempio realizzando e registrando (attraverso foto, video, messaggi audio) coi ragazzi alcune esperienze significative, e poi accompagnandoli a rivedersi, a riconoscersi e a prendere atto dei cambiamenti avvenuti in loro, ma anche nel contesto – reale e digitale – in cui vivono”. Nella Charte du B.I.C.E.: “Persona umana nella sua interezza, il bambino ha dei diritti fondamentali inalienabili. Persona in divenire, egli è vulnerabile e deve essere protetto e accompagnato”. È l’unico testo in cui si parli esplicitamente di accompagnamento del bambino: quell’accompagnamento che realizza la socialità e la solidarietà espresse nell’art. 2 della Costituzione e che, purtroppo, mancano soprattutto nei confronti dei più piccoli.

“Acquistiamo il diritto di criticare una persona solo quando riusciamo a convincerla del nostro affetto e della lealtà del nostro giudizio, e quando siamo sicuri di non rimanere irritati se il nostro giudizio non viene accettato o rispettato” (Gandhi). Nella relazione terapeutica si parla di “risonanze emotive” del terapeuta, lo stesso vale per l’educazione che non è teoria ma relazione.

Ogni bambino è singolo e singolare e le sue peculiarità e problematiche non possono essere racchiuse in sigle (ADHD, BES, PEI, …) o in kit didattici, perché ogni giorno è nuovo e ogni bambino ha bisogno di uno sguardo nuovo e non stereotipato. “[…] l’educazione del fanciullo deve tendere: a) promuovere lo sviluppo della personalità del fanciullo, dei suoi talenti, delle sue attitudini mentali e fisiche, in tutto l’arco delle sue potenzialità” (art. 29 Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia). Emblematica e programmatica la locuzione “in tutto l’arco delle sue potenzialità”.

L’educazione delle nuove generazioni passa anche attraverso il modo di esercitare il proprio lavoro, in particolare il “mestiere” – nel senso etimologico di “ministero, servizio, ufficio” – dei genitori e quello degli insegnanti. Non a caso i tre nuclei del 6° Piano nazionale di azione e di interventi per la tutela e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva 2025-2027 sono genitorialità, educazione salute.

“E lo sforzo principale è l’umiltà: soprattutto quella che si esercita quando ci si sottomette alla guida di un altro che ha il carisma della discrezione” (cit.). Umiltà (deriva da “terra”) e discrezione (deriva da “discernere”), quello che bisogna scambiarsi nella relazione bilaterale dell’educazione. Perché il pedagogista brasiliano Paulo Freire precisava: “Il rispetto dell’autonomia e della dignità di ciascuno è un imperativo etico e non un favore che possiamo concederci reciprocamente” (in “La pedagogia dell’autonomia”). Educare è quanto di più umano si possa fare, è all’umano e dell’umano, come si evince da più fonti, dalla “Grammatica della fantasia” (1973) di Gianni Rodari alla Dichiarazione delle Nazioni Unite sull’educazione la formazione ai diritti umani (2011).

Il contadino coltiva non solo per i frutti ma perché la terra è la sua vita: così i genitori, gli educatori, gli adulti in generale. Si coltivi il presente per dare futuro! “Cos’è, dunque, l’uomo? Domandiamocelo ancora. È un essere che decide sempre ciò che è” (Victor Frankl, psichiatra e filosofo austriaco, superstite ai campi di concentramento). Monito che devono ricordare genitori e educatori. I bambini sono il passato di una microstoria, il presente di ogni famiglia, il futuro di tutti. I bambini sono quel che sono.

Nota 7 gennaio 2025

Ministero dell’istruzione e del merito
Dipartimento per le risorse, l’organizzazione e l’innovazione digitale
Direzione Generale per l’innovazione digitale, la semplificazione e la statistica
Ufficio III

Ai Dirigenti scolastici delle Istituzioni scolastiche del primo e del secondo ciclo di istruzione statali Loro sedi

Oggetto: Buone pratiche per i pagamenti – Risorse utili per le Scuole.

Gazzetta ufficiale – Serie Generale n. 4

4 del 07-01-2026