Aree disciplinari finalizzate alla correzione delle prove scritte dell’Esame di Maturità

Mercoledì 15 gennaio, presso il Ministero dell’Istruzione e del Merito, si è tenuto l’incontro di informativa sull’emanazione del Decreto Ministeriale per l’“Individuazione delle aree disciplinari finalizzate alla correzione delle prove scritte dell’Esame di Maturità”.

A seguito delle modifiche apportate all’Esame di Maturità dal D.L. 127/2025, che riduce a quattro le materie di esame, si rende necessaria la revisione del D.M. 319/2015 ( “Costituzione delle aree disciplinari finalizzate alla correzione delle prove scritte negli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria di secondo grado” ), anche alla luce della riforma degli Istituti Tecnici e Professionali. Negli allegati al nuovo Decreto vengono individuate le aree disciplinari oggetto delle due prove scritte per ciascun indirizzo di studio.

La correzione degli elaborati potrà essere svolta per aree disciplinari ed essere affidata ad almeno due docenti per ogni area.

Posizione della UIL Scuola

Nel corso della discussione sono emersi alcuni elementi rispetto ai quali la UIL Scuola ha espresso la propria contrarietà.

• Le materie affidate ai due commissari interni saranno infatti scelte direttamente dal Ministero, con una grave lesione dell’autonomia scolastica.

• Inoltre, poiché la riforma è stata introdotta ad anno scolastico già avviato, quando i docenti erano stati assegnati alle classi, potrebbero emergere criticità nelle situazioni in cui non è stato possibile garantire la continuità didattica rispetto agli anni precedenti.

• È stato inoltre evidenziato che i commissari potranno verificare il candidato esclusivamente sulla materia oggetto d’esame e non anche su una disciplina afferente allo stesso ambito disciplinare (ad esempio, il docente interno di italiano e storia, nominato commissario per italiano, potrà formulare domande solo su tale disciplina e non anche sulla storia), con una evidente e significativa restrizione della possibilità di accertare le competenze interdisciplinari del candidato durante il colloquio.

Infine, l’Amministrazione è stata sollecitata ad avviare specifiche iniziative di formazione per i docenti sulle novità dell’Esame di Maturità. La partecipazione ai percorsi formativi costituirà titolo preferenziale per la nomina a Commissario esterno.

Per l’Amministrazione ha partecipato la Segreteria del Direttore Generale, dott.ssa Antonella Tozza.

Per la UIL Scuola hanno partecipato Rosa Cirillo e Andrea Codispot

CCNL 2022/2024

CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE DI LAVORO DEL COMPARTO ISTRUZIONE E RICERCA PERIODO 2022-2024

Modifiche e integrazioni rispeto al CCNL 2019/21

a cura della UIL Scuola RUA

La scuola come spazio di futuro

La scuola come spazio di futuro

di Cettina Cali

Una delle sfide della scuola italiana è quella di formare cittadini competenti, consapevoli, digitalmente preparati, emotivamente equilibrati e socialmente responsabili, in coerenza con i principi costituzionali sanciti dagli articoli 3, 33 e 34 della Costituzione italiana. Garantire il diritto allo studio significa oggi affrontare disuguaglianze, fragilità sociali e disagio giovanile, coordinando azioni educative, inclusive e preventive.

Le scuole sono chiamate a rispondere a fragilità profonde, a disagi silenziosi, a nuove forme di solitudine. Eppure, queste responsabilità non sempre sono accompagnate da risorse stabili, figure professionali continuative e da  visioni di lungo periodo.

Ecco perché il benessere di studenti e personale non può essere considerato un elemento accessorio. Una scuola che funziona è una scuola in cui le persone si sentono riconosciute, sostenute e motivate.

Nonostante le criticità note, nelle scuole italiane, si susseguono docenti che innovano, studenti che sorprendono, comunità educanti che resistono alla pressioni e costruiscono le basi per il loro futuro.  Una scuola che, pur tra mille difficoltà, continua a credere nel valore della relazione, della conoscenza, della crescita umana e dà, ogni giorno, una fiducia rinnovata nell’educazione. Ecco perché è importante restituire  dignità e tempo e  dar voce a chi la scuola la vive, a chi la vive giornalmente. Solo così la scuola potrà davvero essere ciò che il dettato Costituzione stabilisce: un luogo in cui il futuro non si subisce, ma si costruisce insieme, in  un vero laboratorio di cittadinanza attiva, dove si  promuove il pensiero critico, dove si insegna l’empatia,  dove si sperimenta la democrazia.

Ma una scuola che guarda al futuro deve rompere la struttura rigida “banchi-cattedra” e deve promuovere la creazione di spazi flessibili con pareti mobili e arredi modulari che permettono di passare dalla lezione frontale al lavoro di gruppo in pochi minuti; dove la tecnologia sia invisibile ma pervasiva e la connettività supporti la creatività ovunque, dal laboratorio, alla biblioteca allo spazio esterno.

Il docente in questo nuovo contesto diventa il facilitatore che aiuta gli studenti a navigare nel mare delle informazioni, l’ allenatore di talenti, capace di scovare le inclinazioni personali di ogni studente.

Se la scuola deve “preparare alla vita”,   aiutando  i ragazzi a capire chi vogliono essere e che cosa vogliono fare, deve creare  ponti con università, aziende, centri di ricerca e realtà sociali, abbattendo le mura tra “studio” e “realtà”.

La scuola come “spazio di futuro”, pertanto,  non è solo un concetto filosofico, ma una sfida per il Dirigente Scolastico, a cui vengono richieste capacità di management, visione politica e coraggio gestionale. Il Dirigente, in tal modo,  non è solo un amministratore, ma il “regista” che deve trasformare l’istituto da luogo burocratico a comunità educante dinamica, curando le basi per l’innovazione metodologica, incentivando la formazione continua del proprio personale, favorendo l’apertura della scuola al territorio,  trasformando  l’istituto in un un punto di riferimento per il quartiere anche al pomeriggio, con attività che coinvolgono le famiglie e il territorio stesso.

Una scuola che funziona è una scuola dove si sta bene,  dove si valorizza tutto il personale, dove si pratica l’ascolto attivo anche implementando i  sistemi di monitoraggio del benessere di studenti e personale, intervenendo precocemente sulle situazioni di disagio o burnout.

Se è vero che il  futuro si misura  attraverso i dati (Invalsi, tassi di abbandono, esiti universitari etc), è pur vero che deve prevalere  la consapevolezza che il successo di una scuola non sta solo nei numeri, ma nella capacità di non lasciare indietro nessuno.

In tale quadro, il Dirigente non è solo un garante di legalità, ma un soggetto chiamato a orientare le scelte educative, promuovere l’innovazione didattica e valorizzare le professionalità interne, nel rispetto del collegialismo e degli organi di partecipazione, accompagnando i  processi in atto senza mai subirli, evitando sia il rifiuto del nuovo sia un’adesione acritica alle mode del momento. Innovare, infatti, non significa solo introdurre strumenti, ma dare senso educativo alle trasformazioni.

Un Dirigente Scolastico,  meno “capo” e più leader etico, meno gestore dell’emergenza e più costruttore di prospettive, non un funzionario accentratore, ma un punto di riferimento capace di tenere insieme visione educativa e responsabilità istituzionale, una persona credibili, capace di testimoniare con il proprio agire che l’educazione è ancora uno spazio di speranza, una guida capace di dare senso e direzione al cambiamento che non subisce il futuro, ma lo costruisce responsabilmente.

R.M. Rilke, Lettere a un giovane poeta

Rainer Maria Rilke, più facile nelle lettere

di Antonio Stanca

   Recentemente è comparsa, per conto della casa editrice Adelphi, con la traduzione di Leone Traverso, una nuova edizione di Lettere a un giovane poeta (Lettere a una giovane signora e Su Dio) di Rainer Maria Rilke, scrittore e soprattutto poeta di lingua tedesca, del quale si sta assistendo ad una riscoperta. L’edizione originale dell’opera risale al 1929, la prima edizione Adelphi al 1980. Rilke è nato a Praga nel 1875, qui ha compiuto i suoi studi in scuole tedesche prima di cominciare con i continui viaggi e soggiorni nei vari paesi europei. Da essi gli sarebbe provenuto quello spirito così acceso, così aperto, così europeo che sempre soggiace nei suoi versi. Trattenuto, austriaco, viennese sarebbe risultato, invece, nel carattere, nel modo di pensare, di fare. Morì in Svizzera a soli cinquantuno anni e dopo aver sofferto problemi di salute piuttosto gravi. Da giovanissimo aveva cominciato a scrivere in versi e già allora era comparsa quella che sarebbe stata la sua maniera, la nota distintiva della sua poesia, la ricerca, cioè, di effetti luminosi, musicali, di una forma raffinata per un contenuto impegnato, di una lingua rarefatta per dire di veri e propri problemi. Anche come scrittore, anche nelle novelle sarà così. Rilke userà la pulizia, l’eleganza linguistica per motivi ben concreti. Risentiva l’autore delle tante conoscenze, delle tante acquisizioni che gli erano provenute, in giro per l’Europa, dai contatti con ambienti, personaggi, opere che allora, in quegli anni, stavano vivendo l’inizio di quella che sarebbe stata la grande stagione del Decadentismo europeo, dell’affermazione, cioè, di una cultura, di un’arte vissute come condizione soggettiva, interiore, unica alla quale tutto andava ridotto poiché tutto era da intendere come spirito che supera la materia, come idea che supera la realtà. Per arrivare tanto in alto servivano mezzi, strumenti che non ostacolassero e gli artisti seppero procurarseli, seppero diventare leggeri, trasparenti, appena visibili, a volte appena comprensibili. Rilke fu tra questi, sacro giunse a considerare il compito di chi all’arte si dedica, per l’arte è votato. Era un compito che si proponeva di raggiungere, eguagliare altezze supreme quali quelle della divinità, dell’universalità, dell’eternità. Di questi argomenti Rilke avrebbe pure scritto, di come ottenere certi risultati e abbastanza chiaro sarebbe stato. Lo avrebbe fatto nell’Epistolario dal momento che parecchia e di vario genere era la corrispondenza che teneva con persone vicine e lontane, conosciute e sconosciute. Dell’Epistolario fanno parte le lettere delle quali si è detto e da esse si può dedurre come s’impegnasse egli ad essere chiaro. Voleva esserlo perché si rivolgeva spesso a persone che di chiarimenti, di spiegazioni avevano bisogno. Così succede nelle Lettere a un giovane poeta dove, rispondendo a quanto gli scrive, tra il 1903 e il 1908, il giovane Kappus circa la solitudine nella quale lo costringono le sue ambizioni artistiche, lo sconforto che spesso lo assale, la possibilità di risolvere questi problemi, lo esorta a farsi coraggio, a non vederli come problemi ma come conseguenze necessarie di un sentire diverso dalla norma, di un animo più profondo, di uno spirito più attento quale appunto quello di un artista. Semplice, chiaro è risultato ogni volta, in ogni risposta quel Rilke lirico che tanto ricercato, tanto difficile è riuscito altrove. Così succede pure nelle Lettere a una giovane signora, in quelle Su Dio e in tante altre scritte in risposta a tanti altri corrispondenti. Quando si parla tra confidenti è come tra amici, è necessario farsi capire e questo ha fatto Rilke. Non poteva essere diversamente, ha accettato di assumere una posizione comune, quotidiana, di far parte di un discorso che giungesse a tutti, fosse di tutti. Anche la giovane signora si è dichiarata rassicurata, non più disturbata dai problemi che la assillavano fino al punto da pensare di scrivergli, di chiedergli consiglio. Pure il giovane lavoratore è diventato tanto sicuro, dopo il loro scambio su argomenti religiosi, da profondersi, alla fine, in un lungo e abbastanza articolato discorso. Utile è riuscito Rilke in questa e in molta altra corrispondenza. E apprezzato deve essere il proposito di ristampare la sua opera ai nostri giorni quando tanta della sua moralità è andata oscurata, confusa tra ambienti e problemi ben diversi. Il successo che l’iniziativa sta avendo è la prova, la testimonianza più tangibile che per certi valori non si può parlare di fine, che sono gli unici capaci di andare oltre ogni crisi, di superarla.

Gazzetta ufficiale – Serie Generale n. 11

11 del 15-01-2026