Informativa su Valutazione Dirigenti scolastici e CCNI FUN 2024/2025

Al Capo Dipartimento dott.ssa Carmela PALUMBO

Dipartimento per il Sistema Educativo di Istruzione e Formazione

Al Capo Dipartimento dott. Nando MINNELLA

Dipartimento per le Risorse, l’Organizzazione e l’Innovazione digitale

Oggetto: Informativa su Valutazione Dirigenti scolastici e CCNI FUN 2024/2025

La UIL Scuola, in riferimento alla procedura di valutazione dei Dirigenti scolastici, segnala la mancata restituzione del punteggio definitivo. Nella consapevolezza che il Sistema di Valutazione viene applicato per la prima volta e che quindi possano insorgere problematiche non previste sia nella procedura di attribuzione del punteggio sia nella gestione della piattaforma dedicata sul SIDI, è necessario procedere in tempi stretti con la definizione del punteggio di valutazione, in modo che immediatamente dopo si possano attivare le procedure previste in caso contestazione da parte del Dirigente scolastico.

La restituzione del punteggio rimane un atto propedeutico alla completa applicazione del CCNI riguardante il riparto e l’utilizzo delle risorse del FUN 2024/2025, che rimane in attesa della firma definitiva dopo il visto degli organismi di controllo. La mancata sottoscrizione definitiva investe tutti i Dirigenti scolastici che hanno vista modificata la fascia di complessità della scuola di titolarità a seguito dei piani di dimensionamento regionali, con il rischio di dover restituire somme o di non percepire ancora la corretta retribuzione di parte variabile, conseguentemente verrebbe ritardato il pagamento dell’indennità di risultato delle reggenze.

Per quanto detto, la Uil Scuola chiede un riscontro urgente in merito alle criticità segnalate.

In attesa di riscontro, si porgono cordiali saluti.

Giuseppe D’Aprile

Segretario Generale

S. Benni, Le Beatrici

Stefano Benni tra le donne

di Antonio Stanca

   L’anno scorso presso Feltrinelli è comparsa una nuova edizione de Le Beatrici di Stefano Benni. L’opera, che sta tra il racconto e il teatro, si compone di otto monologhi tenuti da otto donne diverse e incentrati sulle esperienze piuttosto disagiate, sulla vita misera di ognuna di esse. Tra un monologo e l’altro ci sono sei poesie e due canzoni. L’edizione originale dell’opera risale al 2011 e d’allora molte volte, in molte città d’Italia, ha avuto adattamenti teatrali ai quali spesso ha collaborato l’autore. 

   Nato a Bologna nel 1947, Benni vi è morto nel 2025 a settantotto anni dopo aver svolto un’intensa attività di scrittore, poeta, giornalista, autore teatrale. Molti racconti e romanzi ha scritto, alcuni di notevole successo, ha preso parte a spettacoli musicali, ha tenuto seminari sull’immaginazione e la lettura. Vasta e varia è stata la sua produzione, noto è diventato da quando ha esordito, da quando si è spostato dagli ambienti rurali dove era cresciuto, si era formato, ed è approdato ai grossi centri urbani dove ha preso parte alla vita culturale, artistica che si svolgeva. Non aveva, però, rinunciato a quei principi morali che gli erano provenuti dai primi ambienti, a quei valori che erano entrati a far parte del suo spirito, della sua anima, che inalterati sarebbero rimasti di fronte a qualunque esperienza compresa quella che gli aveva fatto assistere alla loro crisi una volta venuto a contatto con i modi, i costumi della modernità. Aveva sofferto nel vedere come il mondo fosse diverso, come non valessero più quelle che considerava regole inalterabili perché ispirate ad un unico senso di giustizia, di verità, ad una coscienza liberata da ogni dubbio, ad una vita sicura, certa. Gravemente deluso rimarrà Benni nel dover constatare come fosse finito quel bene che aveva fatto parte della sua prima vita, come avesse dovuto cedere il passo ad un male tanto diffuso da essere diventato sistema. Non ci sarà opera, di qualunque genere sia, dove non emerga questo stato di sofferenza, questa condizione di angoscia vissuta dall’autore. E altro motivo che ricorrerà in molti suoi lavori sarà quello di farli interpretare da più personaggi, di far comparire, parlare, agire molte persone, di non limitarli ad una sola situazione ma di rappresentarla come fenomeno diffuso, esteso, come proprio della vita. Molte sono spesso le presenze che Benni, nelle sue opere, chiama in causa perché dicano di quanto soffrono, di quanto cattiva è diventata la vita moderna, molte le testimonianze che adduce a conferma di quella crisi di valori dall’autore tanto sofferta. È come se volesse addurre quante più prove possibili, come se volesse convincere meglio o di più. Così succede pure in Le Beatrici dove otto donne sono mostrate impegnate a tenere un monologo in un teatro immaginario, di fronte ad un pubblico immaginario. Ognuna parlerà di sé, della sua vita, di quella passata, di quella presente, ognuna farà sapere con un linguaggio alterato, aggravato dallo sdegno, dal rancore, dall’agitazione, dalla violenza propria delle situazioni estreme, quanto di grave le è capitato, come è andata a finire in una condizione di esclusa, di sconfitta, perché è successo. Da dolersi, da lamentarsi, da pentirsi ma anche da accusare avrà ognuna di quelle donne. I loro sono tra i casi più gravi, tra gli esempi peggiori di una condizione sociale che si è tanto evoluta da non aver più tempo né spazio per coloro che non sanno, non possono inserirsi nel movimento generale, nel generale processo evolutivo. Nella nuova vita che si è venuta a creare non c’è posto per loro e costretti si vedono ad accettare una condizione tra le più misere se non tra le più oscene qualunque sia o sia stata la loro origine, la loro storia, la loro età.

    Anche nelle poesie, nelle canzoni che compaiono agli intervalli dell’opera non cambiano i toni, i temi, i linguaggi. Nel complesso si può dire come di una protesta collettiva, di un’accusa a più voci rivolta, gridata da quelle donne contro quanto ha permesso che si verificassero situazioni così gravi, contro un modello di vita che non riconosce, non si sofferma su chi ha bisogno, è debole, non può. È un altro esempio di quella maniera plurima che Benni usa in numerose sue opere poiché così crede di far conoscere meglio i problemi di una società, di una vita che si dichiara avanzata, progredita, che ambisce ad altezze sempre maggiori. Non si è mai rassegnato lo scrittore alla crisi che ha investito la modernità. Non sarebbero state possibili, pensa, differenze, contraddizioni così gravi se si fosse tenuto conto di certe regole. Averle omesse, trascurate ha fatto stare insieme al bene anche il male, ha fatto sì che non s’intervenisse a correggere simili errori, ha lasciato che fossero le loro vittime a denunciarli.

R. Briani – S. Scicolone, Guida alla valutazione dei Dirigenti scolastici

R. Briani – S. Scicolone, Guida alla valutazione dei Dirigenti scolastici

pp. 280 – ISBN 9788862503549

Per rispondere alle sfide della valutazione cui da quest’anno i Dirigenti scolastici delle scuole italiane verranno sottoposti, la nostra Casa editrice propone una guida specifica e ragionata che, in un unico agile volume, contiene:

• strumenti normativi essenziali;

• approfondimenti su temi specifici;

• indicazioni operative più opportune per affrontare adeguatamente le sfide della valutazione.

La guida, aggiornata ai nuovi obiettivi nazionali e regionali per l’anno scolastico 2025/2026, fornisce una bussola per orientare l’azione dei Dirigenti scolastici verso il loro pieno raggiungimento. Al contempo si propone di favorire la consapevolezza del Dirigente scolastico sulla rilevanza della valutazione in un’ottica di miglioramento professionale continuo, a beneficio della comunità scolastica.

La pubblicazione inaugura una collana periodica, aggiornata ogni anno per offrire ai Dirigenti scolastici un prodotto sempre in linea con le nuove normative e con gli obiettivi annuali.

LE AUTRICI

Raffaella Briani, componente dello staff Nazionale dell’ANP (Associazione nazionale dirigenti pubblici e alte professionalità della scuola), è dirigente scolastico dal 2012. Abilitata all’esercizio della professione forense, è autrice di diverse pubblicazioni di diritto amministrativo e di giustizia amministrativa.

Sandra Scicolone, componente dello staff Nazionale dell’ANP (Associazione Nazionale dirigenti pubblici e alte professionalità della scuola), è dirigente scolastico dal 2013. Svolge intensa attività di formazione e aggiornamento per dirigenti e docenti su tematiche organizzative e didattiche.

Con una prefazione di Antonello Giannelli, Presidente dell’ANP (Associazione nazionale dirigenti pubblici e alte professionalità della scuola). Esperto di tematiche organizzative, gestionali e giuridiche afferenti al settore scolastico, fautore dell’innovazione didattica, è autore di numerose pubblicazioni di diritto scolastico.

La valutazione… strumento educativo o selettivo?

La valutazione… strumento educativo o selettivo?

di Cettina Calì

Parlare di valutazione non è mai una cosa facile. Valutare, infatti, non è solamente un atto tecnico, una prassi burocratica, ma rappresenta un gesto educativo che incide profondamente sul percorso formativo e personale degli studenti. La valutazione, strumento formativo, dovrebbe sostenere   i percorsi di crescita degli studenti ed orientare le scelte didattiche degli inseganti. Da più parti, però, si continua ad accendere il dibattito sul vero significato della valutazione nella scuola italiana: valutare  è davvero uno strumento educativo – formativo o continua a svolgere prevalentemente una funzione selettiva, classificatoria, una mera applicazione formale delle disposizioni normative?

Tutta la normativa italiana, dal DPR 122/2009 al D.Lgs. 62/2017, dalle Indicazioni nazionali   per il curriculo alla OM 172/2020 etc, colloca il processo valutativo come parte integrante dell’apprendimento ed assolve alla funzione formativa e orientativa, valorizzando l’intero percorso di apprendimento e non solo il risultato finale. Valutare significa valorizzare i progressi, l’impegno e le potenzialità, promuovere l’autovalutazione e la consapevolezza dello studente.

Tuttavia, è innegabile che nella realtà delle scuole, la valutazione continua a essere fortemente legata al voto numerico, al giudizio descrittivo e finisce per perdere la sua vera funzione, risultando talvolta riduttiva e classificatoria. Per molti studenti la valutazione viene vista come l’espressione di un giudizio sulla loro persona, divenendo fonte di ansia, in quanto elemento di confronto con i compagni. Il voto viene percepito come un’etichetta e l’errore non viene vissuto come un’occasione di crescita, come un momento reale che possa far capire come migliorare laddove vi sono criticità. Le famigle, dal canto loro, vedono la valutazione solo come un indicatore numerico del percorso scolastico del proprio figlio, dando poco importanza alle competenze acquisite, concentrandosi solo sulle conoscenze disciplinari.

Durante l’intero processo valutativo, ciò che è carente è un tempo reale dedicato alla riflessione sulla valutazione, che necessita di osservazione, confronto collegiale; momenti, questi ultimi, sacrificati, spesso, in nome dell’urgenza e  dell’adempimento da espletare

La valutazione, infatti, come già detto dovrebbe accompagnare ed orientare gli studenti, rendere visibile il loro percorso, valorizzando progressi, impegno e competenze, e non solo misurare il risultato di una semplice prova mediante un voto che talvolta non è accompagnato né da descrizioni, né tantomeno da feedback narrativi.

Il Dirigente Scolastico assume un ruolo centrale di leadership educativo perchè è chiamato a promuovere il dialogo collegiale, a valorizzare le competenze professionali dei docenti e a guidare la costruzione di pratiche valutative condivise e coerenti con il curricolo d’istituto, assumendo un ruolo decisivo nel dare senso e direzione alla valutazione stessa.

Attraverso l’organizzazione di incontri collegiali (dipartimenti, classi parallele etc) sarà possible:

  1.  far riflettere sul valore pedagogico della valutazione e sull’ossservazione dei processi, creando  e condividendo   criteri comuni ed indicatori valutativi chiari e trasparenti, che permettano di costruire  nuove pratiche valutative, che superino  la logica selettiva a vantaggio della  funzione formativa e orientativa dell’intero processo valutativo, evitando difformità ed interpretazioni soggettive;
  2.  richiamare la necessità di progettare per competenze, assicurando coerenza tra obiettivi di apprendimento, attività didattiche, strumenti di verifica e modalità valutative, in una prospettiva inclusiva ed orientata al futuro;
  3. creare rubriche valutative che valorizzino la valutazione in itinere e promuovano l’autovalutazione degli stuudenti, garantendo  il successo formativo di tutti, in coerenza con gli articoli 3 e 34 della Costituzione, che affidano alla scuola il compito di rimuovere gli ostacoli che limitano il pieno sviluppo della persona. Attraverso l’uso sistematico di feedback descrittivi, di momenti di autovalutazione, infatti,  si  incentiva e si sostiene  la consapevolezza degli studenti e si favoriscono  i momenti di  personalizzazione degli interventi didattici;
  4. favorire inclusività e attenzione ai bisogni educativi, richiamando il rispetto dei PDP e PEI, che devono contenere modalità valutative  eque, personalizzate e coerenti con gli stessi percorsi e nel rispetto dei bisogni educativi di ciascun alunno;
  5. invitare i docenti a spiegare, durante i momenti di comunicazione con famiglie e studenti, i  criteri e le finalità della valutazione, per un’attività partecipata  e condivisa al  percorso educativo. Non dimentichiamo che l’ascolto e  la chiarezza riducono conflitti ed aumentano la fiducia;
  6. proporre  percorsi di formazione sulle pratiche valutative, valorizzando esperienze interne e buone pratiche. Senza la formazione, il cambiamento resta solo un adempimento formale;
  7. organizzare momenti periodici di riflessione e autovalutazione collegiale, analizzando gli esiti scolastici ed i processi messi in atto, monitorando il RAV ed il Piano di miglioramento, raccogliendo anche i feedback di studenti e famiglie,  per verificare l’efficacia delle scelte adottate e apportare eventuali miglioramenti.

In conclusione, la  scuola non può limitarsi soltanto  a recepire il cambiamento normativo del processo valutativo, ma è chiamata a reinterpretarlo in chiave pedagogica, affinché la valutazione resti coerente con la sua funzione formativa. Se è vero che le norme definiscono cornici e obblighi, è pur vero che  non possono sostituirsi alla riflessione professionale del processo di insegnamento/apprendimento.

Giornata europea della protezione dei dati personali

Il 28 gennaio si svolge la Giornata europea della protezione dei dati personali promossa dal Consiglio d’Europa con il sostegno della Commissione europea e di tutte le autorità europee per la protezione dei dati personali a partire dal 2007.

Giorno della Memoria

Con la Legge 211/00 la Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, Giorno della Memoria, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonche’ coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

Le lingue e gli sguardi sul mondo nel XIII secolo

Le lingue e gli sguardi sul mondo che nel XIII secolo europeo prefigurarono le vie della modernità

 8° Convegno internazionale a Ragusa, il 24 gennaio 2026, presso il Laboratorio degli Annali di storia

Sotto la direzione scientifica del professor Carlo Ruta, storico delle società e delle culture e fautore tra i più motivati in favore dell’interdisciplinarietà negli studi sociali e delle correlazioni tra le scienze, si aprirà a Ragusa nel pomeriggio del 24 gennaio 2026 l’ottavo Convegno internazionale promosso dal Laboratorio degli Annali di storia in collaborazione, come di consueto, con ambienti della ricerca scientifica tra i più qualificati. Parteciperanno ufficialmente l’Università degli Studi di Bari, l’Università degli Studi di Genova, l’Università di Siena e l’Unitelma Sapienza Università degli Studi di Roma, oltre che il Laboratorio di Studi Marittimi e Navali «Ferdinand Braudel», collegato istituzionalmente con l’ateneo genovese. 

Anche stavolta lo studioso si è mosso lungo le coordinate di un piano storiografico coerente, indirizzando lo scandaglio, come spiega, «sul rapporto, complesso e in misura larga inesplorato tra la formazione delle lingue nazionali d’Europa, che interagì organicamente con l’eruzione delle letterature in volgare, e i sostrati profondi della vita sociale e delle culture materiali». La dimensione focale prescelta, chiarisce il professor Ruta, «è quella del XIII secolo, proposto come punto di svolta di una lunga fase incubativa e formativa nelle aree linguistiche romanze, come sintesi epocale nell’organizzazione degli Studia generalia e come snodo cruciale nell’elaborazione logica e scientifica, che riusciva a progredire in quelle fasi sotto l’egida dell’aristotelismo fisico». Secondo lo studioso «occorre tener conto che le culture materiali, i fenomeni sociali, i fatti linguistici e gli esperimenti letterari hanno una base cognitiva comune e propongono tecnologie, movenze e modelli operativi che non possono mancare di punti di contatto. Ai fini della consapevolezza storica è produttivo allora accorciare le distanze ed esplorare con metodologie idonee le connessioni di quel transito europeo, ambiguo e satura di tensioni che ne fecero la differenza». 

Ecco allora il programma dei lavori che si svolgeranno nel pomeriggio di sabato 24 gennaio 2025 dalle ore 14,30 alle ore 20,00. Il convegno sarà aperto da un ragionamento storico di Carlo Ruta, che ha per tema: «Il XIII secolo in Europa: sguardo sulla rivoluzione delle lingue, dal sedimento popolare all’esperimento dotto, alle confluenze nazionali. Indagine sulle eversioni concettuali che incubarono le visioni del mondo della modernità». Seguiranno quindi i contributi tematici di un ampio gruppo di studiosi e ricercatori che affronteranno una pluralità di problematiche mirate. 

La storica Sandra Origone argomenterà su «Il notaio, professionista della penna, e l’incontro con realtà diverse». La studiosa delle letterature Giuseppa Tamburello si concentrerà su «Un XIII secolo cinese con le sue implicazioni linguistiche e letterarie». L’epistemologo Giuseppe Varnier focalizzerà la figura di «Dante: un poeta-filosofo e la rinascita della filosofia alla fine del XIII secolo». Sarà poi la volta del ricercatore medievista Marco Leonardi con un focus su «Il primo confronto con i Novissima tempora della storia. Come le cronache domenicane del tardo XIII secolo hanno presentato un nuovo laboratorio di studio e di analisi della realtà circostante». La storica dell’arte Maristella Trombetta argomenterà su «La lirica d’arte e le culture materiali del Mezzogiorno nel Regnumdi Federico II». Lo storico Emiliano Beri che si intratterrà su «Le lingue e le forme lessicali delle marinerie liguri nei commerci con i paesi d’Oltremare e nella cantieristica navale agli albori dell’età moderna». Il paletnologo Alberto Cazzella parlerà del «Rapporto tra linguistica e archeologia in relazione al problema dell’Indoeuropeo». Lo storico Antonello Folco Biagini tratterà di «Lingue dominanti e lingue minori nei processi multiculturali tra età moderna e contemporanea». Il geografo Nunzio Famoso argomenterà su «Evoluzione e letteratura gaelica alla svolta del XIII secolo, L’impatto del colonialismo inglese». La sinologa Pamela Kyle Crossley relazionerà su «Le diramazioni linguistiche dei mondi euroasiatici lungo l’età premoderna». 

In margine al convegno, nella mattinata di domenica 25 gennaio, dalle 10,30 alle 13,00, si terrà infine una tavola rotonda di riflessioni e contributi aggiuntivi sui temi trattati durante i lavori, ai fini di un ampliamento del dibattito, dopo cui il direttore scientifico annuncerà l’argomento e la data del 9° Convegno internazionale.

International Day of Education

Il 24 gennaio è la Giornata Internazionale dell’Istruzione, proclamata nel 2018 dall’ONU.

Resolution adopted by the General Assembly on 3 December 2018

Viaggio della Memoria 2026

Inizia il 15 gennaio il Viaggio della Memoria 2026 della scuola italiana in ricordo delle vittime della Shoah.

L’iniziativa, promossa dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, in collaborazione con l’UCEI (Unione delle Comunità Ebraiche Italiane), quest’anno si struttura come un’esperienza formativa in movimento, capace di integrare viaggio, apprendimento ed esperienza collettiva. Saranno oltre 100 i partecipanti delle delegazioni scolastiche coinvolti nel percorso Scuola Futura – Viaggio della Memoria 2026, provenienti da tutte le regioni italiane, tra cui una rappresentanza dei finalisti della XXIV edizione del Concorso nazionale “I giovani ricordano la Shoah” (per l’anno scolastico 2025/2026).

Il viaggio è concepito come un laboratorio itinerante di formazione e preparazione al Giorno della Memoria del 27 gennaio.

La conclusione delle attività formative laboratoriali è prevista a Cracovia nei giorni 20 e 21 gennaio 2026, alla presenza del Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara.