Piattaforma acquisti per il personale scolastico

È attiva la nuova piattaforma digitale dedicata al personale scolastico e ai dipendenti del Ministero dell’Istruzione e del Merito, che consente di accedere a numerose offerte commerciali per l’acquisto di beni e servizi a prezzi vantaggiosi.

A seguito della manifestazione d’interesse pubblicata dal MIM a ottobre scorso, è stata sottoscritta la convenzione con Poste Welfare Servizi S.p.A., Società del Gruppo Poste Italiane, che permette ai destinatari della misura, compresi i nuclei familiari, di accedere alla piattaforma di Poste Welfare attraverso la rete intranet del Ministero. In questo modo sarà possibile fruire del servizio in numerosi settori, tra cui cultura e intrattenimento, cura della persona, prodotti per la casa, elettronica, elettrodomestici, servizi per la famiglia, centri estivi, mobilità, moda e articoli sportivi.

In particolare, sarà possibile scaricare un buono sconto di entità variabile per ogni categoria commerciale.

Il Piano Welfare, avviato a ottobre 2023, già prevede agevolazioni nei settori del trasporto aereo, ferroviario, agroalimentare, bancario e, a breve, sanitario, con l’attivazione di una polizza assicurativa per la quale, il 29 gennaio scorso, è stata pubblicata la gara europea.

“Con l’operatività del Marketplace continua il nostro impegno per la costruzione di un Piano Welfare sempre più ampio, con l’obiettivo di migliorare concretamente il benessere e la qualità della vita di coloro che operano nel mondo della scuola, tramite una fruttuosa sinergia tra Istituzioni pubbliche e privati. Anche grazie a queste misure concrete, riconosciamo il valore di quanti svolgono un ruolo indispensabile per la formazione e l’educazione dei nostri giovani”, ha dichiarato il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.

Diritti dell’infanzia e tutela dei minori

Diritti dell’infanzia come base degli interventi di tutela e di protezione dei minorenni

Nel 2024 circa 16 mila minorenni in affido familiare e 30.237 accolti nei servizi residenziali

SOS Villaggi dei Bambini: “Il superiore interesse del bambino al centro di ogni provvedimento” 

Milano, 12 Febbraio 2026 – Ogni bambino ha diritto a crescere in un ambiente sicuro, stabile e capace di prendersi cura di lui. Quando questo diritto viene meno, la comunità ha il dovere di intervenire. È da qui che nascono i provvedimenti di allontanamento: non come atti punitivi, ma come misure di protezione basate sul superiore interesse del bambino, principio cardine della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza e riferimento imprescindibile di ogni intervento di tutela. 

A fine 2024 sono stati 345.083 i minorenni presi in carico al servizio sociale professionale. I Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA) incidono in misura limitata sul totale dei minorenni seguiti, che a fine anno sono stati 330.884. Sempre nello stesso anno circa 16 mila minorenni erano in affido familiare (15.870), inclusi i MSNA, a conferma di un utilizzo strutturale e non emergenziale dello strumento. A fine anno sono stati 30.237 i minorenni accolti nei servizi residenziali. Al netto dei MSNA, i minorenni accolti scendono a 20.592[1].

Secondo questi dati, quindi, l’Italia si colloca tra i Paesi più bassi in Europa per quanto riguarda l’allontanamento dei minorenni dal nucleo familiare[2].  Dato invece allarmante, è quello dei minorenni in carico ai Servizi Sociali perché vittime di forme di maltrattamenti: nel 2023 sono 113.892 i minorenni in carico[3] e le cifre sono purtroppo sottostimate. 

I diritti dell’infanzia non sono principi astratti, ma diritti umani concreti, che riconoscono bambini e bambine come soggetti titolari di diritti e gli adulti, le istituzioni e la società come responsabili della loro piena attuazione. Sono sanciti dalla Convenzione ONU: il diritto alla protezione, alla cura, alla salute, all’educazione, alla vita familiare e il diritto a essere ascoltati e coinvolti, in modo adeguato all’età e alla maturità, nelle decisioni che li riguardano.

Da anni, SOS Villaggi dei Bambini si prende cura dei bambini privi di un adeguato sostegno familiare, attraverso programmi di protezione, educazione e inclusione, e ricorda che l’allontanamento non è mai una scelta facile né automatica

«Avevo sette anni quando sono arrivata al Villaggio, e a sette anni avevo già visto un bel pezzo di mondo» -così racconta un’ex beneficiaria dei programmi SOS Villaggi dei Bambini. «Avevo visto righe bianche sopra alla tavola e cannucce con cui tirare su, bilancini, siringhe per terra, perquisizioni con i cani e la mamma uscire e mancare per lunghe ore del giorno e della notte. Avevo tanta paura a stare a casa da sola. Quando sono arrivata al Villaggio SOS finalmente la mia vita ha raggiunto un po’ di stabilità: andavo a scuola, facevo i compiti, stavo con gli amici, ascoltavo la musica, guardavo i programmi per adolescenti e avevo a fianco a me degli adulti che rompevano, ma che sapevano quello che dovevano fare. Quando vedevo la mamma invece mi sentivo sempre come se fossi io l’adulta e lei la bambina, come se dovessi sempre occuparmi di lei. Sono andata in una famiglia affidataria, ma non mi hanno tenuta. Poi mi hanno portato al Villaggio. Qui ho trascorso gli anni più belli della mia infanzia. C’era mami, la mia seconda madre, c’erano Gianluca e le altre operatrici. C’erano i ragazzi, ognuno con la sua storia, con le sue ferite. Litigavamo tanto, ma ci capivamo al volo ed eravamo uguali, come fratelli. Poi a quindici anni sono tornata a casa. Mia mamma aveva fatto un percorso per disintossicarsi e gli operatori SOS, che prima avevano aiutato me, ora stavano aiutando lei a prendersi cura di me. Ci stavano aiutando a ricostruire il nostro rapporto, la mia famiglia».

La misura della protezione, in Italia regolamentata dalla legge 149/2001, è una misura eccezionale e temporanea, adottata solo quando la permanenza nel nucleo familiare espone il bambino a un grave pregiudizio, come violenza, abuso, trascuratezza o mancanza di cure adeguate. Ogni decisione deve essere proporzionata, motivata e orientata esclusivamente al benessere del minorenne, valutando la sua storia, i suoi legami affettivi, le sue fragilità e le sue potenzialità.

«Ogni volta che un bambino viene allontanato, è perché restare significherebbe esporsi a un danno ancora più grande», dichiara Samantha TedescoPedagogista e Responsabile dell’Accademia di SOS Villaggi dei Bambini. «Il nostro dovere è ascoltare i bambini, proteggerli e garantire loro un ambiente in cui possano crescere senza paura. Ascoltare un bambino significa riconoscerlo come persona, con emozioni, paure e bisogni reali. Ogni provvedimento di tutela deve partire dalla sua voce. Il superiore interesse del minorenne significa garantire oggi la sua sicurezza e domani il suo futuro».

Tutela e protezione non possono prescindere da un lavoro costante di prevenzione e sostegno alle famiglieL’allontanamento, infatti, non è mai un fine, ma uno strumento. Quando possibile, è fondamentale intervenire prima che la separazione diventi necessaria, rafforzando le competenze genitoriali e le reti di supporto, affinché il bambino possa crescere nel proprio contesto familiare in condizioni adeguate. Il diritto a vivere in famiglia resta centrale, ma non può mai prevalere sul diritto alla protezione e alla sicurezza.

«Dietro ogni allontanamento c’è una storia di fragilità, ma anche la possibilità di un futuro diverso, se la comunità sceglie di assumersi la propria responsabilità. C’è sempre un bambino che chiede di essere ascoltato, protetto e accompagnato nella crescita. Mettere l’interesse di ogni minorenne al primo posto significa avere il coraggio di proteggerlo, anche quando è difficile. È una responsabilità collettiva. Ed è un impegno quotidiano che SOS Villaggi dei Bambini porta avanti da sempre, al fianco dei minorenni più vulnerabili» sottolinea Samantha Tedesco.

SOS Villaggi dei Bambini ETS è parte della Federazione SOS Children’s Villages, presente in 137 tra Paesi e territori dove aiuta oltre 7 milioni di persone, portando avanti il suo impegno dal 1949, affinché i bambini e i ragazzi, che non possono beneficiare di adeguate cure genitoriali crescano in una situazione di parità con i propri coetanei, realizzando appieno il proprio potenziale e la possibilità di vivere una vita indipendente. 

In Italia opera da oltre 60 anni ed è capofila della Rete SOS Villaggi dei Bambini che riunisce le Cooperative responsabili della gestione dei Villaggi SOS e si attiva attraverso 8 Programmi e Villaggi SOS, a Trento, Ostuni, Vicenza, Saronno, Mantova, Torino, Crotone e Milano. SOS Villaggi dei Bambini si prende cura di oltre 3.100 persone, tra bambini, ragazzi e famiglie che vivono gravi situazioni di disagio, e sostiene i diritti di oltre 51.000bambini e giovani, attraverso attività di Advocacy e di sensibilizzazione.

SOS Villaggi dei Bambini ETS ospita l’Hub sulla Salute Mentale e Supporto Psicosociale di SOS Children’s Villages. 


[1] Fonte: https://www.lavoro.gov.it/notizie/pagine/dati-sui-bambini-e-gli-adolescenti-in-carico-ai-servizi-sociali-e-fuori-dalla-famiglia-di-origine

[2] Fonte:https://www.aibi.it/ita/affido-familiare-italia-bambini-allontanati-famiglie-origine/

[3] Fonte: III Indagine sul maltrattamento dei bambini e degli adolescenti in Italia, CISMAI, Fondazione Terre des Hommes Italia

e ISTAT:

S. Schäfer, Ancora venticinque estati

Stephan Schäfer cerca la vita

di Antonio Stanca

   Nel 2024, quando aveva cinquant’anni, lo scrittore tedesco Stephan Schäfer ha pubblicato il suo primo romanzo 25 la scorsa estate. Dopo pochi mesi è comparso in Italia per conto di Einaudi, Stile Libero, col titolo Ancora venticinque estati e la traduzione di Laura Bortot. Un altro romanzo di Schäfer, Al momento va tutto bene, sarebbe uscito nel 2025 e intanto tra il ’24 e il ’25 ci sarebbero stati i quattro libri-inchiesta della serie 100 Domande. Ancora venticinque estati è stato per molto tempo un bestseller in Germania, ha avuto molte traduzioni, molti riconoscimenti e si sta pensando ad una riduzione cinematografica. Un successo senza precedenti, senza limiti nonostante si sia trattato di un’opera venuta ad un’età piuttosto avanzata per il suo autore. Altri impegni aveva assunto Schäfer, altre attività aveva svolto sempre in ambito intellettuale, editoriale, pubblicitario. Aveva cominciato prestissimo, a poco più di ventanni, quando non si era ancora laureato presso la Scuola di Giornalismo di Axel Shringer a Berlino dove studiava. I giornali, le riviste erano stati i suoi primi interessi, quelli che si sarebbero prolungati per molto tempo e lo avrebbero fatto vedere in posizioni, in funzioni diverse, da redattore a caporedattore, da vicedirettore a direttore di testate quali Brigitte, Schönen Wohnen e altre di altrettanta importanza. Decisiva è stata la sua presenza, la sua attività nell’ambito dei mezzi di comunicazione di massa, molto ha contribuito agli orientamenti, ai programmi di tanta stampa giornalistica, al raggiungimento dei fini perseguiti. Da giornalista a manager è passato Schäfer senza rinunciare a nessuna delle due funzioni e procedendo in entrambe con successo. Una vita fatta di impegni continui, di sempre nuovi compiti, di orari da rispettare era diventata la sua. Il suo un tempo occupato quasi per intero da appuntamenti, incontri, convegni in posti diversi, da momenti essenziali, conoscenze improvvise, comunicazioni necessarie, riflessioni immediate. Era la vita, il tempo di un personaggio ormai famoso, giunto a non avere molto da dedicare alla famiglia, moglie e figli, ai loro bisogni, alle loro attese, alle cose sue proprie, pensieri, sentimenti, affetti, intimità, alla sua libertà perché sacrificata alla carriera, alla fama.

    Verrà da qui, da questa situazione, da questi problemi vissuti personalmente, realmente l’idea di scrivere, a cinquant’anni, Ancora venticinque estati e di trasferirsi, immedesimarsi nel protagonista, in quel distinto uomo di genio, di successo che s’imbatte casualmente in un contadino, in una persona così semplice, così naturale da aiutarlo a capire l’origine dei suoi problemi, a risolverli. Anche questo motivo dell’incontro, del rapporto, dello scambio tra chi è incolto e la persona di genio rientra tra i temi di una certa tradizione letteraria ma merito dello Schäfer è averlo reso tanto attuale da farne un aspetto della modernità più recente, da ricavarne un messaggio valido per tutti e per sempre, da fare arte di ciò che era stato solo un caso.

    Il tempo del romanzo è piuttosto ridotto, un sabato e appena la domenica successiva. Era stato quel sabato che quel distinto signore, nel quale è riconoscibile l’autore, aveva deciso di fare la solita passeggiata intorno alla casa di campagna dove si era recato con la moglie e i due figli ancora piccoli. I suoi erano andati in città e lui si era incamminato tra i prati, i boschi di quella campagna così estesa. Nonostante la sensazione benefica che la situazione gli procurava si sentiva occupato dai pensieri, dai ricordi, dagli impegni che erano propri della sua vita, quella, cioè, di un uomo di successo continuamente esposto alle richieste del suo ufficio, sempre diviso tra i compiti, gli obblighi che lo attendevano. Così viveva, così si sentiva quando, giunto al laghetto poco distante, si era imbattuto in Karl, un contadino che possedeva una fattoria nelle vicinanze e che in quel lago aveva fatto il bagno. Avrebbe convinto anche lui a bagnarsi nel lago come non aveva mai fatto. Dopo si sarebbero fermati a parlare, si sarebbero conosciuti, dalle sue parole Karl avrebbe capito i suoi problemi. Erano quelli di un uomo che le aspirazioni, le aspettative, gli impegni avevano privato di ogni altra possibilità, che aveva ridotto la sua vita alla sua carriera. Lo inviterà, quindi, a trascorrere qualche tempo di quella giornata nella fattoria e i modi di parlare, di fare saranno tanto cordiali, tanto vicini da fargli accettare l’invito e trascorrere lì tutto il tempo rimasto lontano da casa. Nella fattoria di Karl rimarrà fino a sera e vi tornerà il giorno dopo per la sola mattina: molto impressionato, molto convinto era ormai da quanto il nuovo amico gli diceva, gli confidava una volta venuto a conoscenza della particolare situazione che stava attraversando. Soddisfatto era poiché da Karl si sentiva capito, compreso, da lui si sentiva dire che la vita condotta fino a quel momento era da intendere come una sopravvivenza giacché aveva obbedito solo a richiami, doveri esterni alla sua persona, lontani, diversi dai bisogni del suo spirito, dalle esigenze della sua anima, da tutto quanto avveniva nella sua interiorità. Era questa che adesso esigeva di essere ascoltata. Per molto tempo era rimasta inappagata ed ora voleva avere un suo posto, una sua voce tra le altre che l’avevano oscurata. Solo se glielo avesse concesso avrebbe potuto dire di vivere nel vero senso della parola, solo se avesse pensato anche a se stesso, alle sue cose, avrebbe potuto considerarsi una persona completa, capace di saper scegliere, di saper cambiare, di saper stare come, dove gli piaceva e non solo tra situazioni, ambienti sempre uguali. Una persona diversa da quella che era stata finora avrebbe dovuto essere, una persona libera. Erano state le parole di Karl a fargli capire verità tanto importanti. Karl non aveva mai perso l’occasione di tornare su argomenti che riteneva fondamentali come quello di una vita da vivere nella sua complessità, nella sua totalità e non soltanto in una sua parte. Solo partecipando dell’ampiezza, dell’estensione che la caratterizza si poteva dire di vivere in maniera completa, solo liberandosi dai vincoli, dagli impedimenti di una condizione unica si poteva accedere a quella libertà necessaria per l’essere umano.

    Convinto, rinfrancato, incoraggiato perché liberato da quello che era diventato un peso insostenibile, si sentiva ora quel distinto signore che quel sabato aveva incontrato un contadino. Questi conduceva una vita ispirata ai principi dei quali aveva parlato. La sua fattoria, la sua famiglia, la sua attività campestre erano state delle scelte da lui compiute poiché utili a farlo sentire libero, vero, autentico le aveva ritenute. Per esse aveva messo da parte altre ed ora consigliava l’amico di fare altrettanto.

   In un’opera di formazione, di iniziazione alla vita, di ricerca del suo senso, del suo significato, in un’indagine rivolta a chiarire quelli che sono sempre stati i problemi che l’hanno contraddistinta, gli interrogativi che l’hanno segnata, si è trasformata l’opera di Schäfer. A quegli interrogativi ha saputo rispondere con la semplicità, la saggezza proprie di chi ha scelto di vivere al naturale, lontano dalle complicazioni del sistema. Di chi ne ha fatto un principio, un comandamento al punto da sentirsi un suo interprete, da volerlo diffondere, da vedersi dedicata un’intera narrazione e assicurarne il successo come in verità è avvenuto con Ancora venticinque estati.

Posizioni economiche ATA

Nota 28 gennaio 2026, AOODGPER 2151
Prova finale di valutazione della procedura selettiva per l’attribuzione delle posizioni economiche finalizzate alla valorizzazione professionale del personale A.T.A. all’interno delle Aree, di cui al decreto ministeriale n. 140 del 12 luglio 2024 – ISTRUZIONI PER I CANDIDATI

Con Avviso 23 gennaio 2026, AOODGPER 1744, viene reso noto il nuovo calendario della prova finale di valutazione della procedura selettiva per l’attribuzione delle posizioni economiche finalizzate alla valorizzazione professionale del personale A.T.A. all’interno delle Aree, di cui al decreto ministeriale n. 140 del 12 luglio 2024

Calendario della prova scritta

  •  23 febbraio 2026, ore 09:00
    profilo professionale di Operatore dei servizi agrari.
  • 23 febbraio 2026, ore 14:30
    profilo professionale di Collaboratore scolastico (primo turno).
  • 24 febbraio 2026, ore 14:30
    profilo professionale di Collaboratore scolastico (secondo turno).
  • 25 febbraio 2026, ore 14:30
    profilo professionale di Assistente tecnico (prima posizione economica).
  • 26 febbraio 2026, ore 14:30
    profilo professionale di Assistente tecnico (seconda posizione economica).
  • 27 febbraio 2026, ore 09:00
    profili professionali di Cuoco, Guardarobiere, Infermiere e Assistente amministrativo (prima posizione economica).
  • 27 febbraio 2026, ore 14:30
    profilo professionale di Assistente amministrativo (seconda posizione economica).

Con Avviso 29 novembre 2025, AOODGPER 215456, la procedura per l’attribuzione delle posizioni economiche per la valorizzazione professionale del personale A.T.A. all’interno delle aree ai sensi del decreto ministeriale 12 luglio 2024, n. 140, è rinviata a data da destinarsi.


Con Avviso 12 novembre 2025, AOODGPER 213920, viene reso noto il calendario della prova finale di valutazione della procedura selettiva per l’attribuzione delle posizioni economiche finalizzate alla valorizzazione professionale del personale A.T.A. all’interno delle Aree, di cui al decreto ministeriale n. 140 del 12 luglio 2024

Calendario della prova scritta

  • 15 dicembre 2025 ore 9:00
    profilo professionale di Operatore dei servizi agrari.
  • 15 dicembre 2025 ore 14:30
    profilo professionale di Collaboratore scolastico (primo turno).
  • 16 dicembre 2025 ore 14:30
    profilo professionale di Collaboratore scolastico (secondo turno).
  • 17 dicembre 2025 ore 14:30
    profilo professionale di Assistente tecnico (I posizione economica).
  • 18 dicembre 2025 ore 14:30
    profilo professionale di Assistente tecnico (II posizione economica).
  • 19 dicembre 2025 ore 09:00
    profili professionali di Assistente amministrativo (I posizione economica), Cuoco, Infermiere e Guardarobiere.
  • 19 dicembre 2025 ore 14:30
    profilo professionale di Assistente amministrativo (II posizione economica).

Giornata nazionale del Braille

Con la legge 3 agosto 2007, n. 126 (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 189 del 16 agosto 2007) il Parlamento italiano ha istituito la ‘Giornata nazionale del Braille‘, da celebrarsi annualmente il giorno 21 del mese di febbraio, quale momento di sensibilizzazione dell’opinione pubblica nei confronti delle persone non vedenti.

Programma annuale 2026

Nota 18 novembre 2025, AOODGFIESD 24599
Predisposizione e approvazione del programma annuale 2026 ai sensi dell’art. 5 del D.I. 28/08/2018, n. 129 “Regolamento recante istruzioni generali sulla gestione amministrativo contabile delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell’articolo 1, comma 143, della legge 13 luglio 2015, n. 107” (di seguito, anche “DI n. 129/2018”). PROROGA


Con Nota 18 novembre 2025, AOODGFIESD 24599, d’intesa con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, sono stati prorogati di 45 giorni tutti i termini previsti dall’art. 5, commi 8 e 9, del Decreto Interministeriale 28 agosto 2018, n. 129, tenuto conto del sovraccarico di adempimenti nelle scuole in questo momento dell’anno, dovuto anche a tutte le procedure connesse alla realizzazione delle attività progettuali (azioni del PNRR) .

In particolare, le tempistiche per la predisposizione ed approvazione del programma annuale 2026 sono le seguenti:

  • entro il 15 gennaio 2026, le istituzioni scolastiche predispongono il programma annuale e la relazione illustrativa; entro la medesima data, il programma annuale e la relazione illustrativa, sono sottoposti all’esame dei revisori dei conti per il parere di regolarità;
  • entro il 15 febbraio 2026, i revisori dei conti rendono il suddetto parere. Tale parere può essere acquisito anche con modalità telematiche;
  • entro il 15 febbraio 2026, il Consiglio d’Istituto delibera in merito all’approvazione del programma annuale. La delibera di approvazione del programma annuale è adottata entro il 15 febbraio 2026, anche nel caso di mancata acquisizione del parere dei revisori dei conti entro la data fissata per la deliberazione stessa.

Iscrizioni A.S. 2026/2027

Nota 18 dicembre 2025, AOODGCASIS 8069
Iscrizioni on line anno scolastico 2026/2027 – Attività propedeutiche


Nota 17 dicembre 2025, AOODGOSV 100847
Iscrizioni alle scuole dell’infanzia e alle scuole del primo e del secondo ciclo di istruzione per l’anno scolastico 2026/2027

Dal 13 gennaio al 14 febbraio 2026 saranno aperte le iscrizioni alle prime classi per l’anno scolastico 2026/2027.

Le domande per il I e il II ciclo di istruzione potranno essere presentate online, attraverso la piattaforma Unica, all’indirizzo: https://unica.istruzione.gov.it/it/orientamento/iscrizioni.
La modalità online è prevista anche per le iscrizioni ai percorsi di istruzione e formazione professionale (IeFP) e alle scuole paritarie che, su base volontaria, aderiscono alla modalità telematica.

L’accesso alla piattaforma Unica avviene tramite credenziali SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale), CIE (Carta di Identità Elettronica), CNS (Carta Nazionale dei Servizi) o eIDAS (electronic IDentification Authentication and Signature).

Restano invece cartacee, e devono pertanto essere presentate direttamente presso le segreterie delle istituzioni scolastiche, le domande di iscrizione alla Scuola dell’infanzia, alle scuole della Valle d’Aosta, di Trento e di Bolzano, nonché quelle relative a specifici percorsi indicati annualmente nella nota del Ministero dell’Istruzione e del Merito.

All’interno della piattaforma Unica sono disponibili informazioni dettagliate sugli istituti (“Cerca la tua scuola”) e specifiche sezioni dedicate all’orientamento, pensate per accompagnare le famiglie e gli studenti della Scuola secondaria di I grado nella scelta del percorso formativo e professionale successivo. Tra queste: “Il tuo percorso”, “E-Portfolio”, “Docente tutor”, “Guida alla scelta”, “Statistiche su istruzione e lavoro” e, a partire da quest’anno, “What’s Next: l’orientamento nel Metaverso”, un innovativo servizio digitale.

Per l’anno scolastico 2026/2027 è possibile accedere alle importanti opportunità offerte dalla filiera formativa tecnologico-professionale presentando domanda d’iscrizione alle prime classi dei percorsi di 4 anni degli istituti tecnici e professionali e ai percorsi innovativi del Liceo del Made in Italy.

Le iscrizioni alle prime classi per l’anno scolastico 2026-2027 interessano 1.342.504 studenti e le relative famiglie e tutte le informazioni sono disponibili su https://www.istruzione.it/iscrizionionline/ e su https://unica.istruzione.gov.it/it/orientamento/iscrizioni.

Darwin Day

Il 12 febbraio è il Darwin Day

DARWIN DAY, WWF: MENTRE IL MONDO CELEBRA LA SCIENZA, IN ITALIA SCELTE POLITICHE ANTI-SCIENTIFICHE MINACCIANO IL FUTURO DELLA FAUNA SELVATICA

Dal declassamento del lupo al ddl “caccia selvaggia”, l’Italia continua a ignorare evidenze scientifiche fondamentali

Nel 60° anniversario del WWF Italia, un nuovo report fotografa lo stato delle specie

Il Darwin Day, giornata dedicata al padre della teoria dell’evoluzione, è ogni anno un’occasione preziosa per riflettere sul valore della vita sulla Terra e, allo stesso tempo, sulla responsabilità dell’umanità nel custodirne il futuro. L’evoluzione insegna che la diversità biologica è il frutto di ere geologiche, adattamenti delicati e relazioni complesse. In questa occasione, il WWF Italia ricorda come crisi climatica e perdita di natura, causate dall’uomo, stiano interrompendo questi processi a una velocità senza precedenti. Lo fa attraverso un nuovo report, che fotografa lo stato di salute di alcune delle specie più iconiche del pianeta, evidenziando risultati importanti e le tante sfide ancora aperte, anche nel nostro Paese.

Quest’anno il Darwin day assume un valore speciale, intrecciandosi con il 60° anniversario della fondazione del WWF in Italia: sei decenni di battaglie per la natura e per la tutela degli ecosistemi da cui dipende la sopravvivenza di tutte le specie, compresa quella umana.

Il nuovo report WWF, oltre a raccontare specie iconiche  come tigre, leopardo delle nevi, gorilla di montagna ed elefante, si focalizza su specie prioritarie  della nostra biodiversità  come il lupo, vittima di continui attacchi e strumentalizzazioni che hanno portato al recente declassamento del suo status di protezione: una misura antiscientifica che espone la specie – già colpita da diffuso bracconaggio – a minacce che speravamo appartenessero al passato. Nel report si parla anche di orso bruno marsicano, una delle popolazioni più minacciate d’Europa e di specie animali protagoniste di un lento ma costante recupero, come la foca monaca e l’aquila di Bonelli. 

 “I successi raggiunti in questi 60 anni di attività del WWF in Italia mostrano che le azioni di conservazione funzionano, ma non possiamo rallentare- afferma Isabella Pratesi, direttrice Programma di Conservazione del WWF ItaliaIn un momento in cui pressioni sociali e politiche rischiano di indebolire la tutela della fauna, chiediamo di rafforzare – e non ridurre – gli strumenti di protezione delle specie protette, investire nella prevenzione dei conflitti, e sostenere progetti scientifici che possano guidare strategie di conservazione efficaci. Difendere la biodiversità non è solo una scelta etica, ma una necessità per la resilienza degli ecosistemi e per il nostro futuro”.

LUPO, UNA STORIA DI SUCCESSO, MA….

Il lupo (Canis lupus), oggi presente in Italia con oltre 3.500 individui, è uno dei maggiori successi di conservazione del nostro Paese, passato dai 100–150 individui degli anni ’70 a una popolazione stabile e in espansione. Nonostante questo recupero, la specie è ancora vulnerabile per cause di origine umana, dalle uccisioni illegali e accidentali all’ibridazione con il cane. Il declassamento del suo stato di protezione a livello europeo, approvato nell’ultimo anno, rappresenta un passo indietro molto pericoloso. Secondo il WWF, questa scelta non è una soluzione efficace per affrontare i conflitti con l’allevamento e rischia di compromettere il recupero delle popolazioni di lupo che non hanno ancora raggiunto condizioni di conservazione favorevole. Si tratta inoltre di una misura in aperta contraddizione con i dati scientifici disponibili, che indicano minacce ancora gravi e non adeguatamente monitorate, come tassi di mortalità antropica stimati tra il 20% e il 30% annuo e il rischio di perdita di identità genetica ed ecologica causata dall’ibridazione con il cane.

Il WWF Italia, che dal 1972 ha fatto del lupo un simbolo delle sue battaglie – a partire dall’Operazione San Francesco – continua a lavorare per ridurre i conflitti con la zootecnia, contrastare il bracconaggio e promuovere la convivenza attraverso prevenzione, informazione e sensibilizzazione. Oggi più che mai, con una popolazione in crescita ma ancora vulnerabile, sono proprio prevenzione, scienza e conoscenza gli strumenti necessari per garantire la coesistenza, non l’indebolimento delle tutele.

ORSO BRUNO MARSICANO, UNA POPOLAZIONE UNICA A RISCHIO CRITICO 

L’orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus), sottospecie unica ed endemica dell’Appennino centrale, conta oggi poco più di 50 individui ed è classificato “In pericolo critico”. Le principali minacce sono di origine antropica: investimenti stradali, bracconaggio e frammentazione dell’habitat, che ostacola gli spostamenti e la crescita della popolazione. Per aumentarne le possibilità di sopravvivenza, la comunità scientifica e le associazioni lavorano sulla riduzione della mortalità antropica, sul potenziamento dei controlli e sul miglioramento della connettività ecologica tramite corridoi naturali.


Il WWF Italia è impegnato da anni in progetti di conservazione, tra questi il LIFE Arcprom, appena conclusosi, che ha mirato a migliorare la coesistenza tra uomo e orso attraverso misure di prevenzione del conflitto, interventi di sensibilizzazione sul territorio e iniziative di educazione ambientale volte a favorire una percezione positiva della presenza del plantigrado.  Da alcuni anni il WWF porta avanti il progetto Orso 2×50, con l’obiettivo di raddoppiare entro il 2050 sia il numero di individui che l’areale occupato dalla sottospecie nell’Appennino centro-meridionale. Gli obiettivi sono su più fronti: ridurre la mortalità causata dalle attività umane, migliorare la connettività tra habitat e adottare strumenti di prevenzione dei conflitti (come recinzioni elettrificate per bestiame e apiari). Il WWF interviene anche in sede giudiziaria per la tutela della specie: per l’orsa Amarena, barbaramente uccisa nel 2023, l’organizzazione è stata riconosciuta persona offesa e ora attende il decreto di rinvio a giudizio per potesi costituire parte civile e chiedere giustizia.

FOCA MONACA, UNA PRESENZA ELUSIVA NEL MEDITERRANEO

La foca monaca, tra le specie di pinnipedi più minacciate al mondo e l’unica endemica del Mediterraneo, sopravvive oggi con meno di 1.000 individui, concentrati soprattutto nel Mediterraneo orientale e in poche altre zone circoscritte dell’Atlantico. Minacciata dall’inquinamento da plastica e dalla presenza di “reti fantasma”, dalla persecuzione diretta da parte di pescatori, oltre che dal turismo e dal traffico marittimo illimitato, la foca monaca è classificata nella lista rossa IUCN come “Vulnerabile” a livello mondiale, mentre, proprio a causa delle scarse segnalazioni, come “Data Deficient” per l’Italia. Nel nostro Paese gli avvistamenti sono storicamente rari, ma negli ultimi anni i rilevamenti sono in forte aumento, anche grazie all’uso del DNA ambientale che ha permesso di mappare meglio la sua presenza.Il WWF lavora per la specie fin dal 1976 con il Gruppo Foca Monaca, dedicato a monitoraggio e sensibilizzazione. Oggi la specie è al centro anche del progetto internazionale LIFE ADAPTS, nel quale il WWF Italia e altri 8 partners valutano la resilienza di tre specie simbolo del Mediterraneo agli effetti del cambiamento climatico e intervengono sul restauro dei loro habitat sia in mare che lungo le coste.

AQUILA DI BONELLI, IL RAPACE SIMBOLO DEL MEDITERRANEO A RISCHIO

L’aquila di Bonelli, rapace simbolo del Mediterraneo, in Italia sopravvive con due  piccoli popolazioni, una in Sardegna e l’altra in Sicilia, unica area di nidificazione. Dopo un declino iniziato negli anni ’50 dovuto a pesticidi, perdita di prede, elettrocuzione e bracconaggio (anche tramite furto di uova e pulli), fino agli inizi degli anni 2000 la popolazione italiana era stimata intorno ai 44 individui maturi, circa 20-25 coppie ed è classificata dall’IUCN in Italia come “In pericolo critico”. Grazie al progetto europeo LIFE ConRaSi (Conservazione dei Rapaci Siciliani) portato avanti dal WWF, al monitoraggio GPS di circa 40 individui, alla collaborazione con Carabinieri Forestali e volontari WWF, e alla lotta al prelievo illegale, la popolazione siciliana è raddoppiata, mostrando segnali di ripresa significativi. Concluso il progetto europeo, il WWF continua a garantire sorveglianza dei nidi e monitoraggio dei siti riproduttivi, rafforzando le prospettive di conservazione a lungo termine.

Gazzetta ufficiale – Serie Generale n. 34

34 del 11-02-2026

Giornata Mondiale delle Donne e delle Ragazze nella Scienza

Come stabilito dalla Risoluzione A/70/474/Add.2 adottata dall’Assemblea Generale delle nazioni Unite, l’11 Febbraio si celebra la Giornata Internazionale per le donne e le ragazze nella scienza.


Giornata mondiale delle ragazze e delle donne nella scienza

AIRC nelle Scuole: la scienza entra in classe per rendere visibili le ricercatrici di oggi e ispirare le scienziate di domani

«La scuola è il primo luogo in cui si costruisce il rapporto con la scienza, con il sapere e con i modelli di riferimento. Rendere visibili le donne nella ricerca significa offrire a ragazze e ragazzi strumenti concreti per immaginare il poprio futuro senza stereotipi».

In occasione della Giornata mondiale delle ragazze e delle donne nella scienza (11 febbraio), AIRC nelle Scuole rafforza il proprio impegno educativo promuovendo la cultura scientifica, l’orientamento alle discipline STEM e la valorizzazione dei modelli femminili nella ricerca all’interno delle scuole italiane di ogni ordine e grado.

Da oltre dieci anni Fondazione AIRC è presente nelle aule con percorsi didattici gratuiti che uniscono scienza, prevenzione, cittadinanza attiva e orientamento. La Giornata dell’11 febbraio diventa così un momento ad alto valore simbolico e formativo per lavorare con le classi su temi centrali per la scuola contemporanea: parità di genereeducazione civicascelte consapevoliaccesso equo alla conoscenza scientifica.

Un’occasione educativa dal respiro internazionale

La Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza è stata istituita nel 2015 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite per promuovere la piena ed equa partecipazione femminile nei campi scientifici e tecnologici. Non si tratta di una semplice ricorrenza celebrativa, ma di un invito a interrogarsi criticamente su quanto il contributo delle donne alla scienza sia stato, nel corso della storia, sottovalutato, reso invisibile o attribuito ad altri.

La giornata nasce per stimolare il pieno e paritario accesso delle donne alla scienza, alla tecnologia e all’innovazione, riconosciuto come una priorità globale dall’UNESCO e come elemento cruciale per il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Riconoscere il ruolo delle donne nella scienza significa anche riscrivere una narrazione più completa e più giusta del progresso scientifico, restituendo visibilità a competenze e contributi fondamentali.

Figure come Rita Levi-Montalcini ed Elena Cattaneo rappresentano esempi autorevoli di come il talento femminile abbia contribuito in modo decisivo alla conoscenza scientifica e al progresso sociale, spesso superando barriere culturali e strutturali. Raccontare queste storie a scuola significa offrire modelli reali e credibili, capaci di ispirare nuove generazioni.

Strumenti concreti per la didattica e l’orientamento

In linea con i principi della Giornata, AIRC nelle Scuole mette a disposizione degli insegnanti strumenti operativi, gratuiti e facilmente integrabili nella programmazione didattica: webinar interattivi con ricercatrici e divulgatrici scientifiche, incontri con la ricerca in presenza o online, materiali didattici multimediali e contenuti di approfondimento dedicati alle STEM e alla prevenzione, con approfondimenti su figure di scienziate.

Le proposte consentono ai docenti di lavorare in modo trasversale su educazione civicaparità di genereorientamento scolastico e professionale e sviluppo delle competenze, in coerenza con gli obiettivi ministeriali. L’incontro diretto con le ricercatrici AIRC permette a studentesse e studenti di confrontarsi con esperienze autentiche, riflettendo sul valore dello studio, sul metodo scientifico e sulle opportunità offerte dalle professioni scientifiche e tecnologiche.

La Giornata mondiale delle ragazze e delle donne nella scienza diventa così, per la scuola, un’occasione concreta per educare alla parità, alla conoscenza e alla fiducia nella scienza, affinché nessun talento venga perso e ogni ragazza possa sentirsi legittimata a immaginare il proprio futuro nella ricerca.

Con AIRC nelle Scuole, la scienza entra in classe non solo come sapere, ma come esperienza viva, inclusiva e condivisa.

Perché il futuro della ricerca comincia in classe.
E passa anche dalla possibilità, per ogni ragazza, di immaginarsi scienziata.

Per scoprire le attività e i materiali dedicati alle scuole:
www.scuola.airc.it


Anche la Fondazione Bellisario celebra la Giornata Mondiale delle Donne nella Scienza

«Dal 1989 la Fondazione Marisa Bellisario premia le giovani studentesse STEM per invitare le ragazze a intraprendere percorsi scientifici» – Lella Golfo, Presidente Fondazione Bellisario

Roma – In occasione della Giornata Mondiale delle Donne e delle Ragazze nella Scienza, la Fondazione Marisa Bellisario rinnova il proprio impegno a favore della valorizzazione del contributo delle donne nei settori della ricerca scientifica, della tecnologia, della medicina e delle discipline STEM.

Un impegno quanto mai necessario se si considera che in Italia, secondo i più recenti dati ISTATsolo il 16,8 % delle donne tra i 25 e i 34 anni ha conseguito una laurea in discipline STEM, rispetto al 37% dei loro coetanei uomini. Una forbice che tiene lontane le donne dalle opportunità occupazionali più promettenti, meglio retribuite e a più alto valore aggiunto. Basti pensare che chi si laurea in discipline STEM raggiunge un tasso di occupazione che arriva quasi al 90% e la transizione ecologica e digitale daranno un’ulteriore spinta in questa direzione.

«Purtroppo sussistono ancora troppi stereotipi e barriere culturali – afferma Lella Golfo Presidente della Fondazione – che tengono lontane le ragazze dalle discipline STEM. Secondo una ricerca che abbiamo commissionato ad Alessandra Ghisleri, il 56% degli italiani non conosce il termine STEM e quasi il 14% ritiene che le donne siano biologicamente e naturalmente meno portate allo studio delle discipline scientifiche. Per questo, sin dal 1989 ogni anno premiamo le migliori neolaureate nelle materie scientifiche insieme alle donne arrivate ai vertici in questi settori: da Fabiola Gianotti a Margherita Hack, da Samantha Cristoforetti a Marika Branchesi fino a Ilaria Capua. Valorizzare e dare visibilità ai modelli positivi di donne nelle scienze significa incoraggiare le donne a seguire le proprie aspirazioni al di là di ogni stereotipo ma anche lanciare un segnale chiaro al Paese: il talento, il genio, le competenze delle donne nei settori scientifici e tecnologici sono indispensabili per lo sviluppo e il progresso”. 

Oltre alle eccellenze femminili nei diversi settori STEM, la Fondazione Marisa Bellisario ha accompagnando la crescita di centinaia di imprese e startup a guida femminile nei settori dell’innovazione e della conoscenza con i premi. Con Women Value Company B-Factor realizzati in collaborazione con Intesa Sanpaolo, infatti, vengono premiate startup e PMI femminili startup, molte delle quali si sono distinte per soluzioni ad alto impatto nei campi della medicina rigenerativa, della diagnostica avanzata basata sull’IA, delle tecnologie per l’energia sostenibile, della sicurezza quantistica, della digitalizzazione dei processi industriali.

La scienza è una forma di potere – conclude Lella Golfo –e oggi è saldamente in mano maschile. Pensando al mondo dell’Intelligenza Artificiale, per esempio, i suoi algoritmi orientano le decisioni di un numero infinito di soggetti e istituzioni e hanno il potere di diffondere e rafforzare stereotipi e pregiudizi. Un circolo vizioso che dobbiamo rompere”.

Libro, carta e penna. Il valore della lettura e della scrittura su carta nell’era dell’IA

Mercoledì 11 febbraio, alle ore 11.00, al Ministero dell’Istruzione e del Merito, il Ministro Valditara interverrà al convegno “Libro, carta e penna. Il valore della lettura e della scrittura su carta nell’era dell’IA”.

A moderare l’incontro sarà Andrea Cangini, Segretario generale della Fondazione Luigi Einaudi per Studi di Politica, Economia e Storia e Direttore dell’Osservatorio Carta, Penna e Digitale.

Sono previsti contributi che spaziano dalla neurologia alla psicologia, fino alla comunicazione e alla linguistica. Parteciperanno Pierluigi Brustenghi, neurologo del Centro Polispecialistico Santa Lucia di Foligno, Paolo D’Achille, Presidente dell’Accademia della Crusca, Mauro Crippa, Direttore generale dell’informazione e della comunicazione Mediaset, e Marco Crepaldi, psicologo e Presidente dell’Associazione Hikikomori Italia.

Contestualmente all’evento, sono previsti laboratori didattici, pensati per approfondire in modo pratico i temi affrontati durante il convegno.

L’iniziativa sarà trasmessa in diretta streaming sul canale YouTube del MIM al link: https://www.youtube.com/live/1RTSnDYPR-M

Avviso 10 febbraio 2026, AOODGOSV 31609

Ministero dell’istruzione e del merito
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
Direzione Generale per gli ordinamenti scolastici, la formazione del personale scolastico e la valutazione del sistema nazionale di istruzione

AVVISO

Oggetto: Iniziative di valorizzazione delle eccellenze per l’a.s. 2026/2027 procedura prevista dal Decreto Ministeriale 19 marzo 2015, n. 182

Gazzetta ufficiale – Serie Generale n. 33

33 del 10-02-2026

Prove INVALSI 2026: FAQ dedicata a studenti e studentesse con DSA

Prove INVALSI 2026: AID pubblica le FAQ dedicata a studenti e studentesse con DSA nella sua guida pratica

Una iniziativa del nuovo Comitato Scuola AID per rispondere ai dubbi più frequenti e offrire indicazioni su strumenti compensativi, misure previste, procedure da seguire e comunicazioni da fare alla scuola

Bologna, 10 febbraio 2026. A fine marzo prenderanno il via le prove INVALSI 2026. In vista di questo importante appuntamento che coinvolgerà centinaia di migliaia di studenti di tutta Italia, l’Associazione Italiana Dislessia invita tutte e tutti ad informarsi per tempo sulle modalità di svolgimento delle prove e sui diritti degli studenti e delle studentesse con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA).

Per la prima volta, AID ha realizzato una guida pratica “Prove INVALSI 2026: tutto quello che c’è da sapere” arricchita con una sezione di FAQ specificamente dedicate alle persone con DSA, pensata per rispondere ai dubbi più frequenti e offrire indicazioni pratiche su strumenti compensativi, misure previste, procedure da seguire e comunicazioni da fare alla scuola.

Tra i temi affrontati nelle FAQ ci sono, ad esempio: quali strumenti compensativi possono essere utilizzati durante le prove? Come vengono organizzate le prove per gli studenti con DSACosa fare se le misure previste nel PDP non vengono applicateA chi rivolgersi in caso di difficoltà o dubbi prima dell’inizio delle somministrazioni?

Le FAQ sono disponibili all’interno della pagina “Prove INVALSI 2026: tutto quello che c’è da sapere”, una delle risorse più consultate del sito AID e sono una iniziativa promossa dal nuovo Comitato Scuola AID con l’obiettivo di aiutare studenti e famiglie ad arrivare preparati alle prove e a far valere per tempo le proprie esigenze.

«Le prove INVALSI non dovrebbero essere un’incognita per gli studenti con DSA e le loro famiglie» spiega Lucia Iacopinipedagogista, consigliere scuola «Le nostre FAQ – frutto del lavoro del nuovo Comitato Scuola – nascono dall’ascolto quotidiano delle domande più frequenti che ci vengono rivolte e offrono indicazioni chiare su strumenti, procedure e diritti. Sapere in anticipo cosa è previsto e come muoversi permette ai ragazzi e alle ragazze di affrontare le prove in modo più consapevole e sereno, e consente alle famiglie di segnalare per tempo alle scuole le esigenze dei loro figli per prevenire eventuali criticità durante lo svolgimento delle prove».

AID rinnova quindi l’invito a consultare le FAQ e a condividerle con le scuole, ricordando che una corretta preparazione e una comunicazione tempestiva delle proprie esigenze sono fondamentali per garantire pari opportunità a tutti gli studenti e a tutte le studentesse.

Le FAQ sono consultabili qui: https://www.aiditalia.org/news/prove-invalsi-2026-tutto-quello-che-ce-da-sapere

Safer Internet Day 2026

La Commissione europea dal 2004 ha istituito la giornata della Sicurezza in Internet, denominata “Safer Internet Day” (SID), che si celebra il secondo martedì del mese di febbraio, al fine di promuovere un utilizzo più responsabile delle tecnologie legate ad internet, specialmente tra i bambini e gli adolescenti.


Nota 9 febbraio 2026, AOODGSIP 378
Safer Internet Day: 10 febbraio 2026 – Giornata Mondiale per la Sicurezza in Rete: Evento in diretta streaming e attività di educazione all’uso sicuro delle tecnologie digitali

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito celebra il Safer Internet Day (SID) 2026, la Giornata mondiale per la sicurezza in rete, con un evento nazionale in diretta streaming e un ampio programma di attività educative rivolte a tutte le Scuole del I e del II ciclo, in coerenza con quanto disciplinato dalle Linee guida per l’insegnamento dell’Educazione Civica, con particolare riferimento al nucleo concettuale “CITTADINANZA DIGITALE”.

L’iniziativa si inserisce nell’ambito del Safer Internet Centre – Generazioni Connesse, coordinato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e realizzato in collaborazione con Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, Agenzia Nazionale Cybersicurezza, Presidenza del Consiglio – Dipartimento per la Famiglia, Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, Garante per la protezione dei dati personali, Polizia di Stato, gli Atenei di Firenze e ‘La Sapienza’ di Roma, Save the Children Italia, Telefono Azzurro, la cooperativa EDI onlus, Skuola.net e l’Ente Autonomo Giffoni Experience.

Il consorzio opera in modo integrato sui pilastri della sensibilizzazione, educazione, partecipazione giovanile, supporto e tutela, in raccordo con le politiche europee per un internet migliore per i minori.

L’appuntamento principale si terrà a Roma, presso il Teatro Ambra Jovinelli, dalle ore 10:15 alle 12:30, con la partecipazione in presenza di circa 600 studentesse e studenti e la possibilità di collegamento in diretta streaming per tutte le istituzioni scolastiche interessate.

I giovani saranno protagonisti di uno spettacolo di improvvisazione teatrale, accompagnati da esperti del consorzio e da momenti di confronto con rappresentanti istituzionali su tre grandi temi di particolare attualità: Benessere digitale, Intelligenza artificiale e deepfake, Adescamento online.

Il Mese della Sicurezza in Rete”: la campagna nazionale dal 1° al 28 febbraio

In concomitanza con il Safer Internet Day, il consorzio del Safer Internet Centre – Generazioni Connesse promuoverà la campagna “Il Mese della Sicurezza in Rete”: dal 1° al 28 febbraio 2026 le scuole potranno documentare e condividere le attività realizzate attraverso un apposito form disponibile nella sezione dedicata al SID 2026 sul sito www.generazioniconnesse.it, contribuendo alla mappatura e alla valorizzazione delle buone pratiche a livello nazionale.


Safer Internet Day 2026: il 77,5% degli studenti dipendente dai dispositivi digitali
9 ragazzi su 10 temono effetti su salute mentale e fisica

I dati dell’Osservatorio sull’Educazione Digitale in vista del Safer Internet Day 2026: i ragazzi riconoscono la dipendenza e l’impatto del digitale sul proprio benessere, ma faticano a cambiare abitudini senza un accompagnamento educativo coerente.

I ragazzi sanno di essere troppo online. E sanno anche che questo ha un costo, in termini di salute mentale e fisica.  In occasione del Safer Internet Day, la Giornata mondiale per la sicurezza in Rete istituita e promossa dalla Commissione Europea e celebrata il 10 febbraiol’Associazione Social Warning – Movimento Etico Digitale APS presenta i risultati della survey 2025 condotta dall’Osservatorio Scientifico del Movimento Etico Digitaleche ha coinvolto oltre 20.000 studenti.

Dai dati emerge un quadro chiaro: il 77,5% degli studenti tra gli 11 e i 18 anni dichiara di sentirsi dipendente dai dispositivi digitali, in aumento di quasi cinque punti percentuali rispetto all’anno precedente (72,6%). Una consapevolezza diffusa che però non si traduce automaticamente nella capacità di ridurre il tempo trascorso davanti agli schermi.

Nel dettaglio, il 41,8% parla di una dipendenza moderata, il 33,3% di una dipendenza lieve e una quota più contenuta riconosce una forma grave. Solo il 22,5% afferma di non sentirsi dipendente. Ma il dato più critico emerge guardando ai tentativi di cambiamento: tra i ragazzi che hanno provato a ridurre il tempo online, solo il 23,3% dichiara di esserci riuscito davvero.

Alla percezione di dipendenza si affianca una crescente preoccupazione per la salute fisica e mentale: già nel 2024, oltre il 60% degli studenti riteneva che l’uso eccessivo dei dispositivi digitali potesse influire sia sulla salute mentale che fisica, evidenziando effetti su attenzione, qualità del sonno, postura, vista e benessere psicologico.

Nel 2025, questa consapevolezza si rafforza ulteriormente. Alla domanda “Credi che l’uso eccessivo dei dispositivi digitali possa influire sulla tua salute fisica o mentale?” oltre il 91% dei ragazzi riconosce un impatto diretto del digitale sul proprio benessere. Nel dettaglio: ben il 72,2% risponde che può incidere su entrambe, il 15% solo sulla salute mentale e il 4,1% solo su quella fisica. Solo l’8,7% dichiara di non vedere alcuna correlazione. 

Parallelamente cresce il tempo trascorso online nelle fasce più sensibili della giornata: aumenta infatti in modo significativo la navigazione tra le 13.00 e le 19.00– con un incremento di oltre sei punti percentuali- e continua a crescere anche la fascia serale 19.00–23.00Ore tradizionalmente dedicate allo studio, alle relazioni e al riposo risultano sempre più assorbite dalla connessione continua.

Questo scenario si riflette anche nel modo in cui i ragazzi percepiscono il loro stare online. Se il 57% dichiara di sentirsi “bene”, cresce in modo marcato la quota di chi risponde “né bene né male”, che arriva al 31%. Un dato che, secondo l’Osservatorio, non indica equilibrio, ma piuttosto una forma di assuefazione: Internet non è più percepito come uno spazio che fa stare bene o male, ma come un ambiente costante, inevitabile.

«Quando oltre tre ragazzi su quattro si sentono dipendenti e più di nove su dieci riconoscono effetti sulla salute, siamo davanti a una richiesta di supporto», afferma Davide Dal Maso, presidente di Social Warning – Movimento Etico Digitale «È sufficiente il tempo che si dedica a scuola e in famiglia a questi temi? C’è un’educazione sufficiente su questi aspetti? I giovani sanno riconoscere sia i rischi che le opportunità di questi strumenti che occupano  una parte molto rilevante della loro quotidianità?  Anche per questo come Movimento Etico Digitale promuoviamo un uso consapevole e proattivo del web e abbiamo promosso la Giornata Nazionale della Cittadinanza Digitale, una proposta di legge già approvata in Senato».

Sul piano educativo, i dati mostrano una difficoltà che va oltre la tecnologia. «Incontro sempre più bambini e ragazzi consapevoli del tempo che passano online, dei rischi e del tema della dipendenza», osserva Gregorio Cecconepedagogista del digitalevicepresidente del Movimento Etico Digitale e referente dell’Osservatorio Scientifico sull’Educazione Digitale. «Il problema non è la loro scarsa consapevolezza ma il messaggio spesso incoerente che ricevono dagli adulti. A scuola si lavora su equilibrio e cittadinanza digitale, ma in ambito familiare troppo spesso mancano regole chiare o continuità educativa. Non di rado ci si sente rispondere che l’educazione digitale è una questione privata, mentre è una responsabilità condivisa».


SAFER INTERNET DAY 2026 / DI MATTEI (PRESIDENTE OPL): “NECESSARIO RAFFORZARE LE ALLEANZE EDUCATIVE”

Milano, 9 febbraio 2026 – Si è svolta oggi presso l’Università Bocconi di Milano la giornata di dibattito Crescere con l’Intelligenza Artificiale: scelte consapevoli in un mondo connesso, promossa da Telefono Azzurro in occasione del Safer Internet Day 2026. L’iniziativa ha riunito istituzioni, mondo accademico ed esperti per riflettere sull’impatto dell’Intelligenza Artificiale e dell’evoluzione digitale sulla crescita e sulla salute mentale di bambini e adolescenti.

Nel corso dei lavori sono stati approfonditi i temi della sicurezza online, dell’evoluzione del digitale e del ruolo dell’Intelligenza Artificiale nella vita quotidiana dei bambini e adolescenti con un focus specifico sulla salute mentale.

Tra i relatori è intervenuta anche Valentina Di Mattei, Presidente dell’Ordine degli Psicologi.

Il digitale è ormai parte integrante della vita dei più giovani e rappresenta uno spazio di relazione, apprendimento e costruzione dell’identità. Per questo è fondamentale accompagnarli a un uso consapevole, riconoscendo al tempo stesso l’importanza di una normativa equilibrata che tuteli uno sviluppo sano. A livello internazionale diversi Paesi stanno lavorando su nuove forme di tutela, segno di una crescente attenzione alla salute psicologica dei minori. Anche in Italia è importante adottare un approccio strutturato che integri regolazione, educazione e prevenzione”, ha dichiarato Valentina Di Mattei, Presidente dell’Ordine degli Psicologi

Come Ordine degli Psicologi della Lombardia lavoriamo su questi temi con le Istituzioni e attraverso i nostri Gruppi di Lavoro dedicati al benessere digitale e al disagio giovanile. Un elemento per noi centrale è la presenza dello psicologo a scuola: un presidio stabile di ascolto e prevenzione che può intercettare precocemente segnali di disagio e rafforzare le alleanze educative. È il cuore del progetto “Scuola in Ascolto”, sviluppato insieme a Regione Lombardia, con l’obiettivo di rendere la presenza dello psicologo un riferimento strutturale e permanente nel sistema educativo. Ringrazio Telefono Azzurro per questa iniziativa, che favorisce un confronto tra istituzioni, professionisti e mondo educativo. Solo lavorando in rete possiamo costruire risposte efficaci e durature per la tutela e la promozione della salute mentale di bambini e adolescenti”. conclude Di Mattei


UNICEF/Safer Internet Day (10/2): focus su Intelligenza Artificiale

Lanciati 9 consigli per i genitori e caregivers nell’era dell’intelligenza artificiale

9 febbraio 2026 – In occasione del Safer Internet Day (10 febbraio), l’UNICEF ricorda che più di 1 studente su 5 di 10 anni in 26 Paesi su 32 non è in grado di distinguere se un sito web sia affidabile o meno* dedica la giornata al tema “Smart tech, safe choises: exploring the safe and responsible use of AI” (Tecnologia intelligente, scelte sicure: esplorare l’uso sicuro e responsabile dell’IA) perché la tecnologia, se usata con attenzione e ponderazione, può essere di supporto ai bambini.

In Italia i dati** indicano che tra i bambini e gli adolescenti tra i 9 e i 16 anni: il 9,5% non possiede competenze nel cambiare le impostazioni della privacy; il 9,2% non possiede competenze nello scegliere le migliori parole chiave per ricerche; l’11,9% non possiede competenze nel rimuovere persone dalla lista dei contatti; il 18,9% non possiede competenze nel creare contenuti (musica o video).

Anche la percezione dell’Intelligenza Artificiale tra i giovani evidenzia forti divari. Secondo un sondaggio*** condotto attraverso la piattaforma digitale U-Report, a livello internazionale su un campione di 61.400 partecipanti, il 18% ritiene di avere familiarità con i sistemi di IA, il 22% in maniera moderata, il 25% parzialmente e il 35% quasi per nulla. Inoltre, su 57.670 partecipanti il 45% sente di avere le skill necessarie per lavorare con l’IA, il 20% ritiene di non averle e il 35% non si sente sicuro nell’usarle. 

L’UNICEF ha recentemente lanciato un allarme sul rapido aumento del volume di immagini sessualizzate generate dall’Intelligenza Artificiale che circolano, compresi casi in cui fotografie di bambini sono state manipolate e sessualizzate. In uno studio condotto da UNICEF, ECPAT e INTERPOL in 11 paesi, almeno 1,2 milioni di bambini hanno rivelato che le loro immagini sono state manipolate in deepfake sessualmente espliciti nell’ultimo anno. In alcuni paesi, ciò rappresenta 1 bambino su 25, l’equivalente di un bambino in una classe tipica. In alcuni dei paesi oggetto dello studio, fino a due terzi dei bambini hanno dichiarato di temere che l’intelligenza artificiale possa essere utilizzata per creare false immagini o video a sfondo sessuale. 

«In un mondo in cui l’intelligenza artificiale è sempre più presente nella vita quotidiana di bambini e adolescenti, è fondamentale accompagnarli nello sviluppo di competenze digitali, spirito critico e consapevolezza», ha dichiarato Nicola Graziano, Presidente dell’UNICEF Italia. «I dati ci dicono che troppi bambini faticano ancora a riconoscere fonti affidabili e a orientarsi online in modo sicuro. Per questo è necessario un impegno condiviso tra famiglie, scuole, istituzioni e aziende per costruire ambienti digitali che tutelino i diritti dei bambini e ne promuovano il benessere, oggi e in futuro, garantendo il loro ascolto e loro partecipazione. La Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia fornisce una bussola certa, grazie al Commento generale n.25 del Comitato ONU dedicato ai diritti dei minorenni in relazione all’ambiente digita». 

Per supportare famiglie e coloro che si prendono cura dei bambini a navigare nel mondo digitale in modo sicuro, fiducioso e responsabile l’UNICEF Italia diffonde 9 consigli pratici per genitori e caregivers nell’era dell’Intelligenza Artificiale (IA):

1.       Iniziare presto. I bambini incontrano l’intelligenza artificiale in molti aspetti della vita quotidiana, anche senza usare personalmente strumenti di IA. Potrebbero notare l’IA a casa, sentirne parlare a scuola, vederla sui media. Quando fanno domande o notano qualcosa legato all’IA, è un buon momento per introdurre in modo semplice che cos’è e come funziona.

2.       Tenere presenti i rischi. Alcuni strumenti di IA raccolgono dati personali, espongono a contenuti fuorvianti o pericolosi o interagiscono in modi inappropriati. Altri sono progettati per mantenere alta l’attenzione per obiettivi commerciali più che per il benessere dei bambini. Le interazioni con l’IA possono anche influenzare il modo in cui i bambini imparano a gestire le sfide sociali. È importante incoraggiare un uso equilibrato e consapevole, in modo che il vostro bambino continui a sviluppare abilità utili per la vita reale come comunicazione e problem solving.

3.       Usare esempi quotidiani. I bambini piccoli capiscono meglio l’intelligenza artificiale quando è collegata a oggetti familiari. Parlate degli strumenti di intelligenza artificiale che avete in casa, se li avete, come gli altoparlanti smart o altri dispositivi domestici. Spiegate che questi strumenti seguono istruzioni e riconoscono schemi. Esplorate insieme l’IA ponendo semplici domande a un chatbot o a un assistente vocale e parlando delle risposte. Questo aiuterà il bambino a capire cosa può o non può fare l’IA.

4.       Aiutare i bambini a imparare con l’IA. L’intelligenza artificiale può sostenere l’apprendimento dei bambini spiegando le idee in modo chiaro, rispondendo alle domande su richiesta e fornendo esercitazioni personalizzate. Tuttavia, un’assistenza eccessiva può ridurre le opportunità per i bambini di pensare ai problemi in modo indipendente. Incoraggiate vostro figlio a usare l’IA come uno strumento utile, non come una scorciatoia.

5.       Proteggere la privacy del vostro bambino. Gli strumenti di intelligenza artificiale potrebbero richiedere dettagli come l’età del bambino o le informazioni di contatto del genitore. I bambini possono anche condividere informazioni personali durante l’uso quotidiano, come nomi, abitudini, amicizie o sentimenti. Esaminate insieme le impostazioni sulla privacy e verificate quali dati raccolgono e condividono le diverse piattaforme. Conversazioni continue e ricerche su ciò che è sicuro divulgare aiuteranno vostro figlio a costruire abitudini solide nel tempo.

6.       Imparare insieme. Molti adulti si sentono insicuri nel guidare i bambini, dato che l’IA si evolve così rapidamente. Non è necessario che i genitori siano esperti per sostenere l’alfabetizzazione all’IA. Imparare a conoscere l’IA insieme a vostro figlio può essere un punto di partenza efficace e di supporto. Le recensioni di app di IA da parte di fonti affidabili possono offrire alle famiglie punti di ingresso pratici. Alcune scuole possono anche fornire un elenco di strumenti approvati. Piccoli passi e conversazioni aperte fanno una grande differenza.

7.       Prestare attenzione ai segnali di allarme. Le interazioni non salutari con l’IA possono includere un uso eccessivo e il mostrare disagio quando viene chiesto di smettere. I genitori potrebbero notare che i figli si affidano all’IA per il sostegno emotivo invece che a persone fidate. Se appaiono questi schemi, iniziate con domande gentili e aperte. Insieme, potete concordare semplici limiti e controlli regolari per mantenere l’uso dell’IA sano ed equilibrato.

8.       Dialogare apertamente con la scuola. I genitori possono chiedere alle scuole come viene utilizzata l’IA per l’apprendimento e i compiti a casa, cosa gli insegnanti trovano utile e dove vedono dei limiti. Se i bambini abusano dell’IA per i compiti scolastici, spesso il problema è legato alla motivazione o alla preparazione, non solo all’accesso a uno strumento. Lavorare con le scuole come partner può aiutare le famiglie a guidare i bambini in modo responsabile.

9.       Mantenere l’IA nella giusta prospettiva. L’IA sta diventando una parte sempre più importante del gioco, dell’apprendimento e della vita sociale dei bambini, ma è solo una parte del loro mondo. Ciò che conta di più è l’ambiente in cui i bambini crescono e prosperano. Le relazioni, le routine e gli interessi vengono prima di tutto. Mantenere questa visione equilibrata può aiutare la famiglia a fare scelte ponderate e sicure sull’IA. 

*dati del 2021-2022, tratti da UNICEF Innocenti: Report Card 19 Il benessere di bambine, bambini e adolescenti in un mondo imprevedibile (2025).

**tratti da: UNICEF Innocenti, Childhood in a Digital World, (2025).

***(U-Report – Artificial Intelligence (AI): Familiarity, impact on the workspace and preparedness to          work alongside AI technologies, 2024).


SAFER INTERNET DAY 2026

TELEFONO AZZURRO: 1 ADOLESCENTE SU 3 UTILIZZA CHATBOT IA. CRESCONO LE SFIDE PER LA SALUTE MENTALE

Milano, 9 febbraio 2026 – Il rapido sviluppo dell’Intelligenza Artificiale generativa e la crescente diffusione dei chatbot IA, sempre più utilizzati anche da bambini e adolescenti, pongono nuove sfide per la salute mentale e lo sviluppo neurocognitivo delle giovani generazioni. Le più recenti rilevazioni internazionali (Ofcom, Common Sense Media, Eurostat) confermano che l’uso di questi strumenti digitali è in costante aumento e destinato a crescere ulteriormente nei prossimi anni. In occasione del Safer Internet Day 2026, Telefono Azzurro ha organizzato presso l’Università Bocconi di Milano la giornata “Crescere con l’Intelligenza Artificiale: scelte consapevoli in un mondo connesso”, realizzata con il patrocinio del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati, di AgID, di AGCOM, di GPDP, dell’Università Bocconi e di Generazioni Connesse. L’obiettivo: approfondire uno dei temi più urgenti del nostro tempo: l’impatto dell’Intelligenza Artificiale sulla crescita e sulla salute mentale di bambini e adolescenti.

Un contesto già fragile: i dati sulla salute mentale giovanile

Il quadro della salute mentale in età evolutiva appare già critico. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa 1 adolescente su 7 (14%) tra i 10 e i 19 anni sperimenta un disagio psichico, spesso non riconosciuto né trattato. Ansia, depressione, solitudine e isolamento sociale rappresentano le problematiche più diffuse. Preoccupa in particolare il dato sulla solitudine: 1 adolescente su 5 dichiara di sentirsi solo, con percentuali più elevate tra le ragazze. Studi recenti evidenziano inoltre una correlazione tra uso problematico dei social network e sintomi ansiosi e depressivi, alimentati dal confronto sociale, dalla paura di esclusione e da sentimenti di inadeguatezza.

Chatbot AI: diffusione elevata tra i giovani

In questo contesto, l’uso dei chatbot basati su Intelligenza Artificiale è ormai una pratica diffusa anche in Italia. Secondo i dati dell’indagine promossa da Telefono Azzurro in collaborazione con Ipsos Doxa su ragazzi tra i 12 e i 18 anni, nel 2025 il 35% dichiara di utilizzare strumenti di IA (come ChatGPT) tra le attività online svolte più frequentemente. La conoscenza dei chatbot IA è molto elevata: il 74% del campione afferma di conoscerli e, dopo una breve spiegazione, il 75% dichiara di utilizzarli. L’uso aumenta con l’età ed è leggermente più diffuso tra i ragazzi rispetto alle ragazze. ChatGPT risulta il chatbot più utilizzato (83%), seguito da Gemini (36%)Meta AI (27%) e Microsoft Copilot (7%).

Dallo studio al supporto personale

L’impiego principale dei chatbot resta legato allo studio, ai compiti e alla ricerca, ma emerge anche un utilizzo a fini personali. Il 14% dei ragazzi dichiara di rivolgersi spesso a un chatbot per ricevere consigli personali, mentre il 34% lo ha fatto almeno qualche volta. Il livello medio di fiducia attribuito a questi strumenti è pari a 6,6 su una scala da 1 a 10, con il 58% dei rispondenti che assegna un punteggio superiore a 7, segnalando un rapporto di fiducia elevato e potenzialmente critico. I ragazzi attribuiscono ai chatbot un certo grado di “umanità”: il livello medio di antropomorfismo è 3,2 su 5. Sebbene il 38% dichiari di non aver mai instaurato interazioni personali, tra chi lo ha fatto emergono motivazioni legate alla curiosità (36%), alla qualità dei consigli (23%), al sentirsi non giudicati (15%) o meno soli (10%). Una minoranza significativa (7%) afferma di non avere altre persone di riferimento.

Emozioni, benefici percepiti e rischi

Dal punto di vista emotivo, l’interazione con i chatbot suscita prevalentemente curiosità e divertimento, ma il 23% dei ragazzi dichiara di essersi sentito non giudicato e il 16% meno solo. Solo il 9% riferisce un’esperienza insoddisfacente. Accanto ai benefici percepiti, emergono chiaramente anche i rischi. Il 40% dei ragazzi segnala una possibile riduzione del pensiero critico, il 35% una diminuzione delle relazioni sociali reali, il 33% il rischio di confondere realtà e finzione, il 25% la possibilità di sviluppare dipendenza, il 20% la diffusione di informazioni errate e il 19% rischi per la privacy. Solo il 10% ritiene che non vi siano effetti negativi.

I dati ci dicono con chiarezza che i chatbot basati su Intelligenza Artificiale sono ormai entrati nella quotidianità degli adolescenti” – sottolinea Ernesto Caffo, Presidente di Telefono Azzurro. “Parliamo di strumenti che offrono potenzialità significative, ma che espongono anche a rischi concreti, in particolare sul piano della salute mentale, soprattutto per i bambini e i ragazzi più vulnerabili. L’Intelligenza Artificiale non è né buona né cattiva in sé, ma indubbiamente è uno strumento potente. Senza regole, competenze e responsabilità condivise può diventare dannosa. Con una governance capace di mettere al centro il benessere di bambini e adolescenti e uno sviluppo guidato dall’etica, può invece rappresentare un fattore di inclusione, benessere e opportunità”.


INTELLIGENZA ARTIFICIALE: 2 RAGAZZI SU 3 LA CONSIDERANO ALLO STESSO TEMPO UN’OPPORTUNITA’ E UN RISCHIO

 

TELEFONO AZZURRO CHIEDE UN PATTO ETICO SULL’AI PER UNA PROGETTAZIONE CHILD-FRIENDLY

COMUNICATO STAMPA

Roma, 10 febbraio 2026 – L’Intelligenza Artificiale rappresenta una delle trasformazioni più profonde e pervasive del nostro tempo, con un impatto crescente sulla vita quotidiana di bambini e adolescenti. Comunicazione, apprendimento, informazione e relazioni sociali sono sempre più mediati da sistemi digitali che, per le nuove generazioni, non costituiscono uno spazio separato, ma si intrecciano con i processi di crescita, costruzione dell’identità e sviluppo emotivo. Telefono Azzurro richiama l’urgenza di una responsabilità etica rafforzata nell’adozione e nello sviluppo dei sistemi di Intelligenza Artificiale, affinché la tutela dei più piccoli non sia limitata a misure difensive o regolatorie, ma diventi un principio guida della progettazione tecnologica.

 

È questo l’appello che la Fondazione ha lanciato in occasione del Safer Internet Day 2026, con l’iniziativa dal titolo “Crescere con l’Intelligenza Artificiale: scelte consapevoli in un mondo connesso” che ha offerto un dibatto costruttivo rispetto a uno dei temi più urgenti del nostro tempo: l’impatto dell’Intelligenza Artificiale sulla crescita di bambini e adolescenti e la necessità dirafforzare le misure legislative per il loro ascolto e la loro protezione online. L’evento è stato anche un’occasione importante per presentare le attività diTrusted Flagger, ruolo riconosciuto a Telefono Azzurro da AGCOM nell’ambito del Digital Services Act e che rappresenta uno strumento operativo in più a tutela dei minori, rendendo più efficace l’azione di prevenzione. Da 38 anni, infatti, la Fondazione opera ininterrottamente, 24 ore su 24, attraverso servizi di ascolto ed emergenza come il 19696, offrendo accoglienza e supporto a centinaia di bambini e adolescenti coinvolti in episodi di violenza tra pari. Recentemente, Telefono Azzurro ha affiancato all’intervento umano l’utilizzo di chatbot e sistemi di Intelligenza Artificiale per supportare bambini e adolescenti nella richiesta di aiuto. Tra questi, il VoiceBOT, progettato per ottimizzare la gestione delle chiamate e supportare le prime valutazioni dei casi, consente di migliorare l’efficienza complessiva dei servizi e permettere agli operatori di concentrare le risorse sui casi più critici, con valutazioni iniziali più rapide.

 

Oggi, ciò che desta maggiore preoccupazione non è soltanto l’aumento dei casi, ma la profondità dell’impattoche questi fenomeni hanno sulle vittime. Un cambiamento che si intreccia con la crescente centralità della dimensione digitale e, più recentemente, con la diffusione dell’intelligenza artificiale generativa, che ha amplificato la produzione e la circolazione di contenuti violenti, umilianti o denigratori, rendendo possibili anche nuove forme di abuso come i deepfake.

Non basta limitare l’accesso o introdurre vincoli tecnici ai dispositivi digitali” – sottolinea il Presidente di Telefono Azzurro Ernesto Caffo – “È fondamentale ripensare radicalmente il modo in cui l’IA viene progettata, implementata e governata, mettendo al centro la dignità, il benessere e la salute mentale di bambini e adolescenti. Telefono Azzurro invita tutte le istituzioni, le aziende e la società civile a governare in maniera responsabile questo rapporto, senza imporre divieti, ma guidando l’uso dello strumento. Solo un approccio collettivo e attento alla salute mentale può garantire che l’IA diventi davvero uno strumento a misura di ragazzo”. 

 

Secondo i dati dell’indagine promossa da Telefono Azzurro e realizzata in collaborazione con Ipsos-Doxal’Intelligenza Artificiale viene percepita dai giovani in modo ambivalente2 ragazzi su 3 la considerano allo stesso tempo un’opportunità e un rischio. Una consapevolezza che riflette un approccio tutt’altro che superficiale alle nuove tecnologie, ma che mette in luce anche preoccupazioni diffuse e concrete.

 

Tra i principali rischi segnalati, il 41% dei ragazzi teme unariduzione della creatività, mentre il 40% esprime forte preoccupazione per la diffusione di deepfake e immagini false. Seguono il timore legato alla circolazione di notizie false (39%), la possibilità di sviluppare forme di dipendenza (28%), l’esposizione a contenuti non adeguati all’età (24%), la perdita di privacy (22%) e l’utilizzo dei dati personali per finalità commerciali(17%).

Particolarmente allarmante è il dato secondo cui un ragazzo su quattro teme che qualcuno possa creare contenuti falsi su di lui. Di fronte a questa eventualità, quasi la metà degli intervistati (49%) dichiara che si sentirebbe molto preoccupato, mentre il 39% si dice profondamente infastidito. Solo una minoranza reagirebbe minimizzando l’accaduto: il 5% lo considererebbe uno scherzo, mentre il 7% ammette di non sapere come reagire.

 

La fotografia scattata dall’indagine trova conferma dai dati internazionali più recenti che mettono in luce anche un crescente utilizzo degli strumenti e app che usano l’AI. Negli Stati Uniti, l’indagine “Teens & AI Companions” di Common Sense Media (2025) evidenzia come il 72% degli adolescenti tra i 13 e i 17 anni abbia utilizzato un AI companion almeno una volta, il 52% in modo regolare e il 13% quotidianamente. Un terzo dichiara di usarli per interazioni sociali o emotive, mentre il 24% ha condiviso dati personali con il sistema e il 34% ha vissuto episodi di disagio.

Le tematiche affrontate nel corso dell’iniziativa di oggi saranno approfondite ulteriormente in occasione dellaGlobal Scientific Conference on 21st Century Child Abuse, l’importante appuntamento internazionale annunciato da Telefono Azzurro, in programma dall’8 al 10 giugno a Roma presso il Pontificio Istituto Patristico Augustinianum, che riunirà esperti, ricercatori e professionisti da tutto il mondo per confrontarsi, condividere evidenze scientifiche e sviluppare strategie collaborative per la tutela dei più piccoli in una società sempre più interconnessa.


L’uso dell’intelligenza artificiale nei compiti scolastici influisce negativamente sull’apprendimento

Il 68% dei docenti italiani concorda sul fatto che le risorse didattiche tradizionali garantiscono l’acquisizione delle competenze di base in materia di alfabetizzazione e calcolo. Il confronto con i dati europei.

Cinisello Balsamo, 9 febbraio 2026 – Una nuova ricerca condotta in Europa e commissionata da Epson mostra che il 68% degli insegnanti italiani (74% in Europa) ritiene che l’uso dell’IA da parte degli studenti per svolgere i compiti scolastici abbia un effetto negativo sull’apprendimento.

Stando ai dati, il 79% dei docenti italiani (75% in Europa) ha notato che gli studenti utilizzano strumenti di IA per svolgere i compiti scolastici e quelli assegnati a casa, il 58% (60% in Europa) precisa che l’uso dell’IA per completare i compiti permette agli studenti di aggirare loro livello di istruzione, e il 72% (73% in Europa) esprime preoccupazione per il fatto che un eccessivo affidamento all’IA sta riducendo la capacità degli studenti di individuare le informazioni false e di pensare in modo critico. Non solo: il 52% (il 54% in Europa) afferma che tutto questo sta portando a risultati scolastici peggiori, poiché senza l’IA gli studenti hanno difficoltà a ottenere buoni risultati.

La tecnologia non va abbandonata, ma è necessario creare una buona base con i sistemi tradizionali

È importante sottolineare che gli insegnanti non chiedono l’abbandono della tecnologia, ma sostengono che prima di tutto devono esserci le basi: il 64% (61% il dato europeo) desidera infatti una maggiore attenzione alle risorse tradizionali, come fogli di lavoro e libri di testo, poiché per il 68% (74%) queste risorse rimangono essenziali per garantire il consolidamento delle basi dell’alfabetizzazione e della matematica.

La ricerca ha anche rilevato che il 46% degli insegnanti italiani (il 60% di quelli europei) ritiene che gli studenti imparino meglio sulla carta che sugli schermi, mentre il 66% (stesso dato europeo) sostiene che i metodi tradizionali forniscono le basi per l’apprendimento permanente. Gli esperti accademici condividono questa opinione; in particolare, la dottoressa Lili Yu della Scuola di Scienze Psicologiche dell’Università Macquarie in Australia afferma: “La comprensione diminuisce quando utilizziamo uno schermo per leggere testi ricchi di informazioni, come un libro di testo”.

“Ecco perché – afferma Fabio Girotto di Epson Europa – gli strumenti pratici sono importanti: le stampanti nelle scuole aiutano a garantire che gli studenti possano ancora accedere e interagire con i materiali cartacei che rafforzano queste basi.”

Il 69% degli insegnanti italiani (54% in Europa) concorda con l’opinione di Girotto, specificando che le stampanti sono fondamentali per l’istruzione, in quanto permettono agli studenti di apprendere dai materiali tradizionali. Tuttavia, il 40% in Italia (quasi un terzo in Europa) dichiara di non disporre di un numero sufficiente di stampanti nella propria scuola per fornire risorse cartacee ogni volta che sono necessarie, mentre un ulteriore 55% (68% in Europa) concorda sul fatto che le istituzioni dovrebbero tenere conto delle stampanti quando prendono decisioni su come migliorare i risultati scolastici.

Serve un equilibrio accurato tra le tecnologie digitali e quelle tradizionali

Tornando ai dati sull’intelligenza artificiale, per l’82% degli insegnanti italiani (il 78% in Europa) questa tecnologia ha un ruolo importante da svolgere nell’istruzione, ma deve essere utilizzata con cautela; pertanto, l’87% (88% in Europa) afferma che è necessario trovare un equilibrio tra didattica digitale e tradizionale.

“L’intelligenza artificiale – continua Girotto – sta indubbiamente cambiando il mondo. Per trarne il massimo vantaggio in futuro, gli studenti a scuola devono utilizzarla con attenzione: prima di tutto è necessario concentrarsi sull’acquisizione delle nozioni di base con i metodi di insegnamento tradizionali. In breve, per creare una forza lavoro pronta all’intelligenza artificiale, capace di pensare in modo critico e di saperla utilizzare responsabilmente, dobbiamo poter costruire delle solide fondamenta, che si creano più facilmente con carta e penna in classe.”

Informazioni sulla ricerca

La ricerca è stata commissionata da Epson Europa : il lavoro sul campo è stato condotto tramite la piattaforma tecnologica proprietaria di Focaldata, collegata tramite API a una rete di panel online. Nell’autunno 2025 sono stati intervistati in totale 1.624 insegnanti di diversi tipi di scuole e materie, sia dell’istruzione primaria sia secondaria, in Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Spagna e Regno Unito.Gruppo EpsonEpson è leader mondiale nel settore tecnologico e si impegna a cooperare per generare sostenibilità e per contribuire in modo positivo alle comunità facendo leva sulle proprie tecnologie efficienti, compatte e di precisione e sulle tecnologie digitali per mettere in contatto persone, cose e informazioni. L’azienda si concentra sullo sviluppo di soluzioni utili alla società attraverso innovazioni nella stampa a casa e in ufficio, nella stampa commerciale e industriale, nella produzione, nella grafica e nello stile di vita. Epson ha l‘obiettivo di diventare carbon-negative ed eliminare l’uso di risorse naturali esauribili, come petrolio e metallo, entro il 2050. Guidato da Seiko Epson Corporation con sede in Giappone, il Gruppo Epson genera un fatturato annuo di circa 1.000 miliardi di Yen. https://corporate.epson/en/Environmental Vision 2050 http://eco.epson.com/