In nome di Umberto Eco

In nome di Umberto Eco

di Antonio Stanca

   A dieci anni dalla scomparsa di Umberto Eco la Repubblica ha voluto ricordare la figura, l’opera, ripercorrere ha voluto il pensiero di un personaggio così eccezionale da essersi cimentato con ogni aspetto del suo e di altri tempi, in ogni forma della sua e di altre culture, di altre civiltà, di altre storie, di altre lingue. Ha progettato, quindi, quattro brevi volumi, Sulla guerra e sulla pace, L’opinione corrente, Costumi d’Italia, Troppo Internet, che sono in corso di pubblicazione e che stanno uscendo allegati al giornale. Sono stati editi da La nave di Teseo e curati da Anna Maria Lorusso, già collaboratrice di Eco ai tempi dell’Università di Bologna.

   Nato ad Alessandria nel 1932 e morto a Bologna nel 2016, Eco aveva iniziato a muoversi nell’ambito del “Gruppo ‘63”, dal 1975 era stato Professore di Semiotica presso l’Università di Bologna e qui dal 2000 era stato Presidente della Scuola Superiore di Studi Umanistici. Nel 1980 col romanzo Il nome della rosa, Premio Strega 1981, aveva riportato un successo di livello mondiale. Già nota era, tuttavia, la sua figura per l’ampia e varia produzione che aveva compiuto e che l’aveva evidenziata nel contesto culturale non solo italiano ma anche straniero. Dai primi passi nel “Gruppo ‘63” Eco non si era più fermato, la sua non era stata solo una carriera accademica ma comprensiva di ogni tipo di conoscenza, di cultura. Non era rimasto il semiologo dell’Università o il Presidente della Scuola Superiore di Studi Umanistici perché dell’Umanesimo aveva fatto un sistema, un metodo, un modo per procedere nelle direzioni più diverse, per valutare ogni aspetto della vita, della storia non solo attuali ma anche passate e future. Vissuto tra il XX e il XXI secolo, in una fase di passaggio, di cambiamento, di trasformazione, in un periodo così decisivo per l’intero pianeta, non si era arrestato di fronte a nessuna delle parti che lo componevano, tutte le aveva cercate in qualunque posto ci fossero state, si fossero verificate. Ed erano tante quelle parti ché sommamente arricchita, accresciuta si presentava la vita, la storia moderna e contemporanea. Immensa, infinita era questa nei suoi elementi che erano di carattere materiale e morale, di pensiero e di azione, di luogo e di tempo, di persona e di società, di religione e di scienza, dell’Italia e del mondo, dello spazio e della natura, della immigrazione e della guerra, della televisione e di Internet, dei giovani e del malcostume, della violenza e dei mass-media. Un succedersi inarrestabile, interminabile di novità, un’esplosione di fenomeni, di problemi è stata la modernità e ancor più la contemporaneità. Acuto osservatore, indagatore di esse si sarebbe rivelato Eco e non solo per quanto concerneva la loro fase attuale ma anche per quanto le aveva precedute e per quanto pensava potesse succedere in seguito. Chiamato a vivere il tempo moderno e contemporaneo si era eretto a giudice di entrambi, di tutto quanto li formava e a questa ampiezza aveva aggiunto l’altra del passato, anche di quello più remoto, e del futuro poiché era convinto che solo se si fosse raggiunta una coscienza comprensiva di quello che è avvenuto prima, che sta avvenendo adesso e che deve ancora avvenire si poteva dire di essere completi, si poteva capire meglio come comportarsi, come risolvere i problemi sopraggiunti con la modernità. Da questa convinzione, dagli impegni che richiedeva la sua realizzazione sarebbe venuto l’Eco giornalista, saggista, scrittore, linguista, filosofo, letterato, storico, l’Eco che non avrebbe mai smesso di intervenire, di valutare, di confrontare il presente col passato e il futuro, che avrebbe avuto l’espressione, la scrittura adatta ad ogni problema da trattare. Questa di una coscienza, di una condizione morale composta, formata da quanto è successo nel tempo, nella storia, rappresenta per Eco una meta da perseguire, un traguardo da raggiungere, uno degli obiettivi che la scuola dovrebbe proporsi per le nuove generazioni poiché le aiuterebbe ad evitare i pericoli, i danni apportati dai tempi, a recuperare quei valori ideali, spirituali che tanto hanno contribuito a fare della vita una espressione di civiltà.

   Per tornare sulla giusta via serviva una nuova umanità e per questo era venuto Eco. Un umanesimo di carattere religioso si potrebbe dire del suo dal momento che come una religione è stato tanto esteso da comprendere tutto, da non escludere niente, da avere per ogni situazione una voce, una interpretazione, una collocazione, per ogni problema una soluzione. È questo il motivo che ritorna sempre tra i tanti, tantissimi altri della sua produzione. Pur se molto varia unico è il richiamo, il messaggio che sempre emerge, che la percorre tutta, quello di una moralità da perseguire come formazione, come modo di pensare, di fare, di vivere, come recupero, ricostruzione di quanto si è perso.

   Un nuovo uomo, una nuova vita persegue Eco e non poteva farlo se non richiamandosi a tutto quanto c’è stato tra passato, presente e futuro. Un percorso lunghissimo che ha compiuto in ogni senso e che adesso i suddetti quattro volumi de la Repubblica intendono mostrare nelle sue parti essenziali, confermare nella sua validità, presentare come un’operazione ancora attuale, ancora possibile.     Li si consideri un doveroso omaggio ad un grande comparso quando di grandi si era finito di parlare.

Giornata Internazionale dei diritti delle donne: il 9 marzo sciopero

Giornata Internazionale dei diritti delle donne, FLC CGIL: il 9 marzo sciopero nei nostri settori

Intera giornata di astensione dal lavoro per il personale di scuola, università, ricerca, formazione professionale, AFAM, formazione professionale e scuola non statale

Roma, 2 marzo – “In occasione della Giornata Internazionale dei diritti delle donne, proclamiamo un’intera giornata di astensione dal lavoro nei settori di scuola, università, ricerca, AFAM, formazione professionale e scuola non statale, per la giornata di lunedì 9 marzo 2026”.  È quanto si legge in una nota della Federazione dei Lavoratori della Conoscenza CGIL.

“Intendiamo riaffermare i diritti delle donne, a partire da quello all’autodeterminazione e alla parità di genere, davanti alla evidente recrudescenza di una cultura maschilista, misogina e patriarcale, che si traduce in frequenti episodi di violenza e discriminazione delle donne”, continua la nota del sindacato di categoria.

“L’Italia continua ad essere ai primi posti nel mondo per gender pay gap e per incidenza del lavoro povero e precario; il lavoro di cura è ancora tutto scaricato sulle donne e le professioni che vedono una maggiore presenza femminile sono le più sottopagate”, sottolinea la FLC CGIL.

“Inoltre, la deriva autoritaria del governo si traduce in volontà di controllo sul corpo delle donne e legittima le tante forme di discriminazione e violenza. Disegni di legge come quello sulla violenza sessuale, che sostituisce il ‘consenso libero e attuale’ con il ‘dissenso’ rivelano una chiara scelta politica: tutelano gli abusanti e costringono le donne, nelle aule dei tribunali, a subire una rivittimizzazione costante al solo scopo di essere credute”.

“E di fronte all’aumento vertiginoso dei casi di sopraffazione e violenza, che sempre più spesso riguardano giovani e giovanissime/i sia come vittime che come aggressori, il governo continua a negare l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole”.

“Non possiamo più accettare l’irresponsabilità e l’arretratezza culturale della classe politica che guida il Paese. Serve una reazione decisa, immediata e strutturata. Lo sciopero è uno strumento di lotta, espressione di un impegno che per la nostra organizzazione va oltre l’8 e il 9 marzo, per farsi azione concreta e quotidiana nei luoghi di lavoro e nella società”, conclude la nota.

Neutralità della Scuola

Dovere di “Par Condicio” e Neutralità della Scuola

Valditara avverte le scuole: “Neutralità obbligatoria o scattano le sanzioni”

Avv. Gianfranco Nunziata (Foro di Salerno)

Le dichiarazioni del Ministro Valditara trovano fondamento in un consolidato quadro normativo che impone alle pubbliche amministrazioni, incluse le istituzioni scolastiche, un dovere di neutralità e imparzialità, specialmente durante i periodi elettorali e referendari.

1. La Legge sulla “Par Condicio” (Legge n. 28/2000)

Il riferimento normativo principale è l’articolo 9 della Legge 22 febbraio 2000, n. 28. Questa disposizione stabilisce che: “dalla data di convocazione dei comizi elettorali e fino alla chiusura delle operazioni di voto è fatto divieto a tutte le amministrazioni pubbliche di svolgere attività di comunicazione ad eccezione di quelle effettuate in forma impersonale ed indispensabili per l’efficace assolvimento delle proprie funzioni”.

Le scuole, in quanto amministrazioni pubbliche, sono soggette a tale divieto. La finalità della norma è quella di “evitare il rischio che le stesse possano fornire […] una rappresentazione suggestiva, a fini elettorali, dell’amministrazione e dei suoi organi titolari”.

L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) ha più volte sanzionato istituzioni scolastiche per la violazione di questo principio. Ad esempio, sono state ritenute illegittime:

  • La mail inviata da un Istituto Comprensivo contenente un messaggio del Sindaco e dell’Assessore alle famiglie degli alunni durante il periodo elettorale.
  • La pubblicazione sul sito web di un Liceo Statale di un avviso relativo all’inaugurazione di un’opera alla presenza del Sindaco e di un Assessore regionale, in quanto la comunicazione non era né “indispensabile” né “impersonale”.

Questi precedenti confermano che le scuole non possono essere utilizzate, direttamente o indirettamente, come veicolo per comunicazioni che, pur non essendo propaganda esplicita, non rispettano i criteri di stretta necessità e impersonalità, finendo per favorire una parte politica o una posizione referendaria.

2. Il Principio di Imparzialità e il “Contraddittorio”

Al di là del divieto di comunicazione istituzionale, vige un più ampio principio di imparzialità dell’amministrazione pubblica (art. 97 della Costituzione), che si applica anche alle attività informative organizzate dalle scuole. Se una scuola decide di organizzare un’iniziativa di approfondimento su temi referendari, non sta svolgendo propaganda vietata, ma un’attività educativa. Tuttavia, tale attività deve essere gestita in modo da garantire “il massimo equilibrio informativo e la pluralità delle voci .

Ciò significa che non è possibile organizzare eventi “a favore del no o a favore del sì senza la controparte”. La necessità di un “equilibrato contraddittorio” è un principio cardine per assicurare la completezza e l’imparzialità dell’informazione. Una circolare ministeriale del 7 novembre 2025 ha ribadito questo concetto, raccomandando “la presenza di ospiti ed esperti di comprovata competenza per favorire un confronto sereno tra posizioni diverse”.

Pertanto, le dichiarazioni del Ministro che richiamano al rispetto della “par condicio” e minacciano sanzioni in caso di “propaganda o indottrinamento” appaiono legittime, in quanto eco dei doveri di neutralità, imparzialità e pluralismo imposti dalla legge alle istituzioni scolastiche.

Rischi Disciplinari per Dirigenti e Personale Scolastico

La violazione dei doveri di imparzialità e neutralità può configurare un illecito disciplinare per il personale della scuola, inclusi i Dirigenti Scolastici. Le sanzioni non derivano da una specifica norma che punisce la “violazione della par condicio”, ma dalla riconduzione di tale condotta a violazioni di obblighi più generali previsti dal CCNL.

1. Obblighi del Dipendente Pubblico

L’art. 23 del CCNL Comparto Istruzione e Ricerca 2019-2021 stabilisce che il dipendente deve conformare la propria condotta al dovere di servire la Repubblica con imparzialità, anteponendo l’interesse pubblico a quello privato e rispettando i principi di correttezza. L’organizzazione di un evento a senso unico su un tema referendario può essere interpretata come una violazione di tali obblighi.

2. Fattispecie di Illecito Disciplinare

Il Codice Disciplinare (art. 25 del CCNL 2019-2021) prevede sanzioni per diverse mancanze, tra cui:

  • “Condotta non conforme a principi di correttezza verso superiori o altri dipendenti o nei confronti degli utenti o terzi” (comma 3, lett. b). Gli studenti e le loro famiglie sono considerati “utenti” del servizio scolastico.
  • “Violazione di doveri ed obblighi di comportamento non ricompresi specificatamente nelle lettere precedenti” (comma 3, lett. i), una clausola generale che può ricomprendere la violazione dei doveri di imparzialità.

Per il personale docente, l’art. 48 dello stesso CCNL richiama la disciplina del D.Lgs. 297/1994 e introduce una specifica sanzione per “condotte e comportamenti non coerenti, anche nell’uso dei canali sociali informatici, con le finalità della comunità educante, nei rapporti con gli studenti e le studentesse” (comma 2, lett. a). L’indottrinamento o la propaganda potrebbero essere considerati non coerenti con la finalità educativa, che è quella di sviluppare il pensiero critico.

3. Libertà di Insegnamento vs. Propaganda

È fondamentale distinguere la propaganda dalla libertà di insegnamento. In effetti, il CCNL per il personale AFAM (applicabile in via analogica per i principi espressi) stabilisce che “I docenti non possono essere sanzionati per comportamenti che rientrano nell’esercizio della libertà di insegnamento”. Tuttavia, la linea di demarcazione sembra essere il rispetto del pluralismo. L’attività didattica diventa propaganda o indottrinamento quando, anziché promuovere un confronto critico tra diverse posizioni, ne impone una sola, violando il dovere di imparzialità e le finalità educative della scuola.

4. Tipologia delle Sanzioni

Le sanzioni disciplinari sono applicate secondo i principi di gradualità e proporzionalità. A seconda della gravità della violazione, il personale scolastico potrebbe incorrere in:

  • Rimprovero verbale o scritto.
  • Multa di importo variabile.
  • Sospensione dal servizio con privazione della retribuzione (fino a 10 giorni o, per casi più gravi, anche superiore).
  • Licenziamento con o senza preavviso, per le infrazioni più gravi .

I Dirigenti Scolastici hanno una responsabilità aggravata, in quanto è loro dovere vigilare sul rispetto delle norme e garantire l’imparzialità delle iniziative scolastiche. Una loro negligenza o un loro coinvolgimento attivo in attività propagandistiche li esporrebbe direttamente a procedimenti disciplinari.

In conclusione, le dichiarazioni del Ministro Valditara sono supportate da un quadro normativo che impone alle scuole un dovere di neutralità e imparzialità. 

Nota 2 marzo 2026, AOODGTVET 259

Ministero dell’istruzione e del merito
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione
Direzione generale per l’istruzione tecnica e professionale e per la formazione tecnica superiore
Ufficio IV

Ai Direttori Generali degli Uffici Scolastici Regionali
Al Sovrintendente Scolastico per la Provincia Autonoma BOLZANO
All’Intendente Scolastico per la scuola in lingua tedesca BOLZANO
All’Intendente Scolastico per la scuola delle località ladine BOLZANO
Al Sovrintendente Scolastico per la Provincia Autonoma TRENTO
Al Sovrintendente agli Studi per la Regione Autonoma Valle d’Aosta AOSTA
e, p.c. Ai Referenti per gli esami di abilitazione alle libere professioni di Geometra, Agrotecnico Perito Agrario, presso gli Uffici Scolastici Regionali e le Sovrintendenze Scolastiche di Trento, Bolzano ed Aosta
Al Consiglio Nazionale dei Geometri e dei Geometri laureati
Al Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati
Al Collegio Nazionale dei Periti Agrari e dei Periti Agrari laureati

Oggetto:Esami di Stato di abilitazione all’esercizio delle libere professioni Geometra e Geometra laureato, Agrotecnico e Agrotecnico laureato, Perito Agrario e Perito Agrario laureato – Sessione 2026. Richiesta di disponibilità degli Istituti scolastici ad essere individuati quali sede d’esame.

Gazzetta ufficiale – Serie Generale n. 50

50 del 02-03-2026

Prove INVALSI 2026

Lettera Presidente INVALSI 8 gennaio 2026
Iscrizioni alle prove INVALSI 2026


Anno scolastico 2025/26

Calendario delle somministrazioni

  • II primaria (prova cartacea)
    • Italiano: mercoledì 6 maggio 2026
    • Prova di lettura solo Classi Campione: mercoledì 6 maggio 2026
    • Matematica: giovedì 7 maggio 2026
  • V primaria (prova cartacea)
    • Inglese: martedì 5 maggio 2026
    • Italiano: mercoledì 6 maggio 2026
    • Matematica: giovedì 7 maggio 2026

II e V primaria Richieste di posticipo

  • III secondaria di primo grado (prova al computer – CBT)
    • Sessione ordinaria Classi Campione: giovedì 9, venerdì 10, lunedì 13, martedì 14 aprile 2026
      In questa finestra la scuola sceglie tre giorni per svolgere le prove di Italiano, Matematica e Inglese (lettura e ascolto).
    • Sessione ordinaria Classi NON Campione, prove di Italiano, Matematica e Inglese (lettura e ascolto): da mercoledì 8 aprile 2026 a giovedì 30 aprile 2026
    • Sessione suppletiva: dal 21 maggio 2026 al 5 giugno 2026.
  • II secondaria di secondo grado (prova al computer – CBT)
    • Sessione ordinaria Classi Campione: martedì 12, mercoledì 13, giovedì 14, venerdì 15 maggio 2026
      In questa finestra la scuola sceglie tre giorni per svolgere le prove di Italiano, Matematica e Competenze digitali.
    • Sessione ordinaria Classi NON Campione, prove di Italiano, Matematica e Competenze digitali: da lunedì 11 maggio 2026 a venerdì 29 maggio 2026
  • V secondaria di secondo grado (prova al computer – CBT)
    • Sessione ordinaria Classi Campione: lunedì 2, martedì 3, mercoledì 4, giovedì 5, venerdì 6 marzo 2026
      In questa finestra la scuola sceglie quattro giorni per svolgere le prove di Italiano, Matematica, Inglese (lettura e ascolto) e Competenze digitali.
    • Sessione ordinaria Classi NON Campione, prove di Italiano, Matematica e Inglese (lettura e ascolto): da lunedì 2 marzo 2026 a martedì 31 marzo 2026
    • Sessione suppletiva: dal 21 maggio 2026 al 5 giugno 2026.