T. Strasser, L’Onda

Todd Strasser, ancora L’Onda

di Antonio Stanca

   Lo scorso Giugno è comparsa la sedicesima edizione BUR, serie Argento Vivo, del romanzo L’Onda dello scrittore americano Todd Strasser. La traduzione è di Mariella Martucci e Alessandro Mari. Strasser lo aveva pubblicato nel 1981 ed era risultata la sua opera più celebre. Molti riconoscimenti, molte traduzioni, comprese altre precedenti in italiano, aveva avuto, di una riduzione cinematografica, di una serie televisiva era stata motivo. Nato nel 1950 a New York, Strasser aveva trentuno anni quando lo scrisse e prima di diventare un autore molto prolifico ha scritto più di cento romanzi per bambini, ragazzi e giovani, prima di assurgere ad una vasta notorietà, ad una posizione centrale nell’ambito della letteratura americana contemporanea, ha fatto il musicista di strada, ha lavorato presso un giornale e creato una fabbrica di biscotti. Ora ha settantasei anni, vive nello Stato di New York, contea di Westchester, e molti sono gli pseudonimi che usa per firmare le sue opere. I motivi, i temi di queste sono generalmente tratti da esperienze personali, provengono da complicati problemi sociali, da realtà difficili da spiegare, comprendere, risolvere. Un interprete del nostro tempo è Strasser scrittore, ai più giovani, se non ai bambini, vuole giungere la sua voce perché istruire, educare vuole a capire, a fare quanto è giusto, come è giusto. Un autore del passato sembra dati gli scopi che si propone, la semplicità, la chiarezza con le quali li persegue, il pubblico al quale si rivolge. Insegnare, vuole Strasser, a diventare grandi evitando di fare errori, di sbagliare o imparando a correggerli quando succedono. Di carattere didattico è la funzione alla quale si può ridurre quasi per intero la sua produzione, a quella di cantore epico assurto a mito, a leggenda pur se privo di specifiche qualità culturali o intellettuali, la sua figura. È questa l’atmosfera che pervade L’Onda, è questo il motivo che le ha procurato tanto successo. È un passato trascorso, finito quello al quale l’opera si riferisce, quello che vuole ripercorrere se non recuperare caricandolo di significati, di valori che poi dovrà riconoscere come pericolosi. Liberamente tratto è il romanzo da un articolo del professor Ron Jones comparso, negli anni ’70, su Whole Earth Catalogue e dedicato ad una strana esperienza da lui vissuta in una scuola superiore di Palo Alto, California. Strasser nel romanzo trasforma Ron Jones in Ben Ross e ne ricava una narrazione che sarebbe diventata tanto nota, tanto popolare da entrare a far parte delle grandi opere della storia letteraria, del patrimonio culturale, artistico di una nazione. Tra gli altri meriti ci sarebbero state la facilità nell’esposizione, la capacità di riuscire chiara anche quando si tratta di argomenti piuttosto impegnati.

   Nella California degli anni ’70, quindi, in una delle ultime classi di un liceo di Palo Alto il professor Ben Ross sta tenendo un corso di storia ai suoi alunni e l’argomento trattato risale al periodo della seconda guerra mondiale, in particolare ai campi di concentramento creati dalla Germania nazista nella zona orientale dell’Europa allo scopo di eliminare i tanti prigionieri, in particolare ebrei, fatti durante la guerra e dopo averli costretti a privazioni e sofferenze di ogni tipo. Perché i ragazzi si rendano conto in modo più concreto del grave avvenimento il professore li fa assistere ad un film ad esso relativo. I giovani non solo rimangono sconvolti ma chiedono pure al docente come mai quella parte della popolazione tedesca che non aveva condiviso quanto stava succedendo nella Germania di quegli anni, la guerra che ne era conseguita e tanti altri orrori, compresi quelli dei campi di sterminio, avesse tollerato che si verificassero, non si fosse opposta, non fosse insorta per impedirli. Non sarà facile per l’insegnante trovare una risposta a queste domande e crederà di risolvere il problema mettendo in evidenza quelli che pensava potessero essere considerati gli aspetti positivi di un regime totalitario, illustrando, cioè, quanto potesse questo contribuire a diffondere, far sentire, praticare quel senso della disciplina, della comunità, dell’azione che tanto utile può riuscire ad una popolazione. E ancora perché capissero meglio aveva deciso di creare tra gli allievi quel clima di rigore che era stato della Germania di allora, di trasformare la classe in un gruppo, una setta che perseguisse propositi ben precisi, avesse un proprio codice di comportamento, un proprio linguaggio, un proprio simbolo, un proprio nome, L’Onda. Regole uguali per tutti ci sarebbero state, in esse avrebbero dovuto riconoscersi quegli alunni, con esse avrebbero dovuto muoversi verso obiettivi comuni. L’esperimento sembrò convincere i ragazzi: li caricò, infuse loro coraggio, li fece sentire uniti, forti, capaci di pensieri, azioni, risultati completamente nuovi, diversi rispetto ai soliti. La classe del professor Ross fece notizia all’interno e fuori dalla scuola, alunni di altre classi, di altre scuole si mostrarono interessati all’esperimento. Pur se particolare sembrava avere successo ma cominciava anche a creare problemi. Ad occupare sembrava destinato tutto quanto faceva parte della vita di quei ragazzi, a non concedere loro spazi, tempi, modi diversi da quelli richiesti da L’Onda. Avviata sembrava questa a diventare l’unica loro attività, a non riconoscere altre, a negarle, rifiutarle, combatterle. A L’Onda tendeva ormai a ridursi tutto. Non sembravano possibili altri interessi, non c’era posto né tempo per le altre discipline scolastiche, per quanto la casa, la famiglia, la vita privata, gli affetti, le intimità richiedevano. Si lamentavano gli insegnanti della scuola, i genitori degli alunni e tutti dal Preside erano andati per esprimere il loro disappunto, la loro protesta. Il Preside era intervenuto, aveva richiamato il professor Ross, gli aveva fatto capire che quella scuola sarebbe uscita malissimo da una situazione simile e lo aveva invitato a cercare i modi migliori per annullarla, cancellarla, farla dimenticare. Altrimenti avrebbe dovuto espellerlo. Nonostante lo stato di grave disagio, di grande confusione nel quale era precipitato riuscirà il docente a rendersi conto di quanto negative fossero state le conseguenze del suo esperimento, di come fossero andate oltre ogni previsione e stessero compromettendo il nome e la funzione di quell’istituto. Capace si mostrerà, pertanto, di porre rimedio a quello che sarebbe stato un danno irreparabile, di salvare quel che si stava perdendo. In America, però, non si sarebbe finito di parlare di quanto era successo nel liceo di Palo Alto durante gli anni Settanta. Sarebbe entrato a far parte della memoria collettiva, della storia, delle tradizioni di un popolo, sarebbe diventato un romanzo, un film, una serie televisiva e tutto di grande successo nonostante ancora oggi ci sia chi dubita che quell’operazione abbia avuto tanti risvolti o che si siano veramente verificati.  

Gazzetta ufficiale – Serie Generale n. 58

58 del 11-03-2026