Compiti di realtà nella scuola primaria

Compiti di realtà nella scuola primaria

Esempi concreti e strumenti operativi

di Bruno Lorenzo Castrovinci

Chi insegna nella scuola primaria sa bene quanto sia difficile far percepire ai bambini il senso profondo di ciò che si impara tra i banchi. Troppo spesso le attività didattiche restano confinate in un universo astratto, fatto di esercizi ripetitivi che i piccoli alunni completano senza comprendere davvero a cosa serviranno nella vita di tutti i giorni. I compiti di realtà, o compiti autentici, nascono proprio dalla volontà di colmare questa distanza, proponendo situazioni che rispecchiano problemi veri e che richiedono ai bambini di mobilitare saperi, abilità e atteggiamenti in modo integrato e consapevole.

Il quadro normativo italiano ha compiuto, su questo fronte, un percorso lungo e significativo. Le Indicazioni Nazionali del 2012 avevano già introdotto con forza il concetto di didattica orientata alle competenze, ma è con le nuove Indicazioni Nazionali del 2025, adottate con il Decreto Ministeriale n. 221 del 9 dicembre 2025 e pubblicate in Gazzetta Ufficiale il 27 gennaio 2026, che il legislatore compie un ulteriore e decisivo passo avanti. Le Indicazioni 2025, entrate in vigore l’11 febbraio 2026, sostituiscono gradualmente le precedenti e saranno operative a partire dall’anno scolastico 2026/2027, partendo dalle classi prime della primaria e della secondaria di primo grado. Questo nuovo documento non si limita ad aggiornare i contenuti disciplinari, ma ridefinisce il senso stesso dell’insegnamento, ponendo al centro l’approccio laboratoriale, l’interdisciplinarità e la connessione tra saperi scolastici e realtà contemporanea. In questo scenario rinnovato, i compiti di realtà acquistano una centralità ancora maggiore.

Che cosa cambia con le Indicazioni Nazionali 2025

Le Indicazioni Nazionali 2025 rappresentano molto più di un semplice aggiornamento del documento del 2012. Si tratta di una revisione profonda che tiene conto di quattordici anni di trasformazioni sociali, culturali e tecnologiche, e che recepisce le più recenti raccomandazioni europee in materia di competenze chiave. Il nuovo testo insiste sulla complementarità tra conoscenze e competenze, superando la sterile contrapposizione che per anni ha diviso il dibattito pedagogico italiano: senza conoscenze solide non si possono sviluppare competenze autentiche, ma le conoscenze, da sole, restano inerti se non vengono attivate in contesti significativi. È proprio questa visione integrata a fare dei compiti di realtà uno strumento privilegiato, perché essi rappresentano il luogo naturale in cui sapere e saper fare si incontrano e si alimentano reciprocamente.

Un’altra delle novità più rilevanti è il rafforzamento dell’impianto STEM, che promuove un’istruzione matematico-scientifico-tecnologica integrata e interdisciplinare fin dalla scuola primaria. Il documento sottolinea con chiarezza la necessità di partire dalla realtà e dall’esperienza dell’alunno per giungere alla teoria, trasformando le discipline STEM in un vero e proprio laboratorio di idee dove i bambini sperimentano la conoscenza in modo concreto e attivo. L’alunno non è più concepito come un fruitore passivo di informazioni, ma come un soggetto che formula congetture, progetta, sperimenta, discute e argomenta le proprie scelte. Questa impostazione, che valorizza il problem solving e introduce con forza anche il problem posing, si sposa naturalmente con la metodologia dei compiti di realtà, poiché entrambi richiedono al bambino di confrontarsi con situazioni aperte, di proporre soluzioni originali e di motivare le proprie decisioni.

In queste nuove indicazioni si introducono per la prima volta obiettivi specifici di apprendimento legati alle competenze digitali nella scuola primaria, superando la visione meramente strumentale delle tecnologie che aveva caratterizzato i documenti precedenti. Il testo promuove lo sviluppo di una consapevolezza critica nell’uso del digitale e prevede una prima familiarizzazione con l’intelligenza artificiale, concepita non come semplice assistenza tecnica alla didattica, ma come un’integrazione critica e consapevole, guidata dalla competenza esperta degli insegnanti. Questa apertura al mondo digitale offre nuove possibilità per i compiti di realtà: i bambini possono, ad esempio, creare una versione digitale della guida turistica del quartiere, utilizzare strumenti di raccolta dati per il diario scientifico dell’orto o sperimentare software di geometria dinamica per risolvere problemi autentici.

Un altro cambiamento significativo riguarda la valutazione, che le nuove Indicazioni pongono al centro della didattica come processo continuo di accompagnamento e miglioramento, basato su osservazione, feedback e documentazione. Non si tratta più di un controllo finale, ma di un percorso formativo in cui la valutazione diventa collegiale e trasparente, con criteri condivisi all’interno dei team docenti. Questa visione si sposa perfettamente con gli strumenti valutativi tipici dei compiti di realtà, come le rubriche e i portfolio, che le Indicazioni 2025 legittimano e incoraggiano esplicitamente.

Che cosa sono i compiti di realtà

Un compito di realtà è un’attività complessa e significativa che pone l’alunno di fronte a un problema autentico, tratto dalla vita quotidiana o da un contesto plausibile, e lo invita a risolverlo utilizzando in modo creativo e autonomo le conoscenze e le abilità acquisite nelle diverse discipline. A differenza dell’esercizio tradizionale, che verifica un singolo contenuto in forma chiusa, il compito di realtà è aperto, ammette soluzioni diverse e chiede al bambino di giustificare le proprie scelte, di collaborare con i compagni e di produrre un risultato visibile e comunicabile.

Ciò che lo rende davvero diverso è la sua natura situata: il compito non vive nel vuoto, ma si radica in un contesto che il bambino percepisce come reale o almeno verosimile. È questa percezione di autenticità a generare motivazione intrinseca, perché il bambino avverte che il suo lavoro ha un destinatario, uno scopo, un impatto al di là del voto sul registro. Le Indicazioni 2025, con la loro enfasi sull’orientamento come funzione formativa ordinaria, rafforzano ulteriormente questo principio: ogni volta che uno studente riflette su come ha lavorato, confronta soluzioni, motiva una scelta o documenta il proprio percorso, sta esercitando competenze orientative che lo accompagneranno per tutta la vita.

Un buon compito di realtà possiede alcune caratteristiche che lo distinguono nettamente dalle prove scolastiche convenzionali. Innanzitutto è interdisciplinare, perché i problemi autentici non rispettano i confini tra le materie: progettare una festa di classe, ad esempio, coinvolge la matematica per il calcolo del budget, l’italiano per la stesura degli inviti, l’educazione civica per la gestione delle decisioni condivise e persino l’arte per la decorazione degli spazi. Inoltre è aperto e flessibile, nel senso che non esiste un’unica soluzione corretta, ma un ventaglio di risposte possibili, ciascuna valutabile per coerenza, efficacia e originalità. Infine è sociale, perché prevede quasi sempre una dimensione collaborativa che allena competenze trasversali come la comunicazione, la negoziazione e la responsabilità reciproca. Le Indicazioni 2025, con il loro richiamo alla prospettiva STEM e all’approccio laboratoriale come caratteristica comune a tutte le discipline dell’area, confermano e potenziano ciascuna di queste dimensioni.

Esempi concreti per la scuola primaria

Il mercatino solidale di classe

Si immagini di proporre a una classe quinta l’organizzazione di un piccolo mercatino solidale il cui ricavato sarà devoluto a un’associazione scelta dai bambini stessi. Il compito è ricco e stratificato: gli alunni devono decidere quali oggetti produrre, calcolarne il costo dei materiali, stabilire un prezzo di vendita che garantisca un margine di guadagno, progettare i cartelloni pubblicitari, scrivere una lettera al dirigente scolastico per ottenere l’autorizzazione, gestire la cassa il giorno dell’evento e, infine, redigere un resoconto dell’esperienza.

Un’attività come questa attiva simultaneamente competenze matematiche, linguistiche, sociali e imprenditoriali. I bambini si trovano a fare calcoli con numeri decimali in un contesto che dà senso alla virgola, a scrivere testi argomentativi per convincere il dirigente, a prendere decisioni democratiche per scegliere l’associazione destinataria e a gestire il rapporto con il pubblico durante la vendita. In linea con le Indicazioni 2025, che collegano esplicitamente la matematica all’educazione finanziaria e all’educazione civica, il mercatino diventa anche un’occasione per introdurre i primi rudimenti di gestione economica consapevole. L’insegnante non è più il detentore unico del sapere, ma un facilitatore che accompagna, orienta e rilancia le domande.

La guida turistica del quartiere

Un altro esempio particolarmente adatto alle classi quarte consiste nella realizzazione di una vera e propria guida turistica del quartiere in cui sorge la scuola. I bambini, suddivisi in piccoli gruppi, esplorano il territorio, intervistano abitanti e negozianti, fotografano monumenti e luoghi significativi, raccolgono dati storici e geografici e, infine, assemblano tutto il materiale in un libretto illustrato, che potrà essere distribuito alle famiglie o addirittura esposto nella biblioteca comunale.

In questo compito convergono la geografia, la storia locale, l’italiano nella sua dimensione descrittiva e informativa, la tecnologia per la composizione grafica e la competenza digitale se si sceglie di creare una versione online della guida. Le Indicazioni 2025 attribuiscono alla geografia un ruolo rinnovato, centrato sulla formazione del pensiero spaziale e sull’uso di un linguaggio cartografico ampliato che include anche rappresentazioni digitali e immagini satellitari. Il fatto che il prodotto finale abbia un pubblico reale, cioè le famiglie e i cittadini del quartiere, trasforma un semplice lavoro scolastico in un’esperienza di cittadinanza attiva, capace di generare orgoglio e senso di appartenenza, in piena coerenza con il nuovo profilo dello studente delineato dalle Indicazioni.

L’orto didattico e il diario scientifico

Per le classi terze un compito di realtà molto efficace è la cura di un piccolo orto nel cortile della scuola, accompagnata dalla tenuta di un diario scientifico in cui i bambini registrano osservazioni, misurazioni e disegni. La sfida consiste nel piantare semi diversi, osservarne la crescita in condizioni differenti, formulare ipotesi e verificarle nel tempo, imparando così i rudimenti del metodo scientifico in modo naturale e coinvolgente.

L’orto didattico integra le scienze naturali con la matematica delle misurazioni, l’italiano della scrittura diaristica, l’arte del disegno dal vero e l’educazione alla sostenibilità ambientale, un tema che le Indicazioni 2025 strutturano in modo molto più organico rispetto al passato. Il nuovo documento insiste sull’importanza dell’acquisizione del metodo scientifico attraverso l’osservazione sistematica della realtà, la formulazione di ipotesi e il confronto con i risultati sperimentali, riconoscendo esplicitamente il valore dell’errore come parte del processo di apprendimento e dell’evoluzione stessa della scienza. I bambini, che spesso faticano con attività esclusivamente cartacee, trovano nell’esperienza sensoriale dell’orto una porta d’accesso privilegiata all’apprendimento, perché toccano la terra, annaffiano, aspettano e scoprono con i propri occhi il miracolo della germinazione.

Strumenti operativi per l’insegnante

Per costruire un compito di realtà efficace, l’insegnante può adottare il metodo della progettazione a ritroso, teorizzato da Grant Wiggins e Jay McTighe. Si parte dal risultato atteso, cioè dalle competenze che si desidera osservare negli alunni, e si risale alle esperienze di apprendimento necessarie per raggiungerle. Le Indicazioni 2025 rendono questo lavoro più agevole e al tempo stesso più strutturato rispetto al passato, perché articolano con maggiore chiarezza le competenze attese e gli obiettivi specifici di apprendimento per ciascuna disciplina e per ciascun grado scolastico. La maggiore prescrittività dei contenuti, lungi dal rappresentare un ritorno al nozionismo, offre all’insegnante un quadro di riferimento più solido per progettare compiti autentici che siano al contempo creativi e curricolarmente fondati.

Per valutare i compiti di realtà lo strumento più adatto è la rubrica valutativa, una griglia articolata su più dimensioni, ciascuna delle quali viene descritta secondo livelli progressivi di padronanza: iniziale, base, intermedio e avanzato. Le Indicazioni 2025, ponendo la valutazione formativa al centro della didattica e promuovendo criteri collegiali e trasparenti condivisi all’interno dei team docenti, legittimano pienamente questo strumento. Una rubrica ben costruita non serve soltanto all’insegnante per esprimere un giudizio, ma diventa uno strumento formativo per l’alunno stesso, che può consultarla prima, durante e dopo il lavoro per orientare i propri sforzi e autovalutarsi con consapevolezza.

Ad esempio, per il compito del mercatino solidale, una dimensione della rubrica potrebbe riguardare la capacità di gestire il calcolo del budget: al livello iniziale l’alunno necessita di una guida costante per effettuare le operazioni; al livello avanzato elabora autonomamente un prospetto chiaro, individua eventuali errori e propone aggiustamenti motivandoli con argomentazioni logiche.

Un altro strumento prezioso è il diario di bordo, in cui l’insegnante e gli alunni annotano il percorso dell’attività giorno per giorno, registrando scoperte, difficoltà, soluzioni trovate e riflessioni personali. Il diario non è soltanto una memoria del lavoro svolto, ma un potente dispositivo metacognitivo: rileggendo le proprie annotazioni, il bambino prende coscienza del cammino compiuto, dei progressi fatti e delle strategie che si sono rivelate più efficaci. Le Indicazioni 2025 valorizzano esplicitamente questa dimensione orientativa della didattica, riconoscendo che ogni volta che uno studente riflette su come ha lavorato o documenta il proprio percorso, sta costruendo consapevolezza di sé e delle proprie risorse. La documentazione fotografica e video, infine, permette di condividere l’esperienza con le famiglie e con la comunità scolastica, conferendo al compito una dimensione pubblica che ne amplifica il significato educativo, anche in coerenza con il nuovo patto educativo tra scuola e famiglia promosso dalle Indicazioni.

Sarebbe poco onesto presentare i compiti di realtà come una ricetta miracolosa priva di controindicazioni. Nella pratica quotidiana, l’insegnante si scontra con ostacoli concreti: i tempi stretti imposti dalla programmazione, la necessità di coprire i contenuti disciplinari previsti, la resistenza di alcuni colleghi o genitori che percepiscono queste attività come una perdita di tempo rispetto allo studio tradizionale, e la difficoltà di valutare prestazioni complesse in modo equo e trasparente. A queste sfide si aggiunge, oggi, quella della transizione curricolare: le scuole dovranno gestire per alcuni anni la coesistenza tra le Indicazioni 2012 e le Indicazioni 2025, con classi diverse che seguono documenti diversi.

Il valore profondo di un’educazione autentica

In definitiva, i compiti di realtà non sono semplicemente un’innovazione metodologica fra le tante: sono un modo diverso di concepire il rapporto tra scuola e vita, tra sapere e fare, tra insegnante e alunno. Le Indicazioni Nazionali 2025, con la loro visione integrata di conoscenze e competenze, con il rilancio dell’approccio laboratoriale e con l’attenzione alla dimensione orientativa della didattica, offrono a questa metodologia una cornice istituzionale più robusta e coerente che mai. Quando un bambino calcola il resto al mercatino, scrive una lettera vera a un destinatario vero, o si prende cura di una piantina osservandone la crescita con gli occhi dello scienziato, non sta soltanto imparando la matematica, l’italiano o le scienze. Sta imparando a stare nel mondo con competenza, curiosità e responsabilità.

Questo è forse il dono più prezioso che la scuola primaria può fare ai suoi alunni: non un bagaglio di nozioni da portare a casa nello zaino, ma la certezza, maturata attraverso l’esperienza concreta, che ciò che si impara a scuola serve davvero, qui e ora, per affrontare le piccole e grandi sfide della vita quotidiana. Come le stesse Indicazioni 2025 ricordano, la scuola non è chiamata ad aggiungere qualcosa di nuovo, ma a guardare diversamente ciò che già fa, riconoscendo nel lavoro quotidiano il seme di un apprendimento che dura tutta la vita. E per un insegnante, vedere brillare negli occhi dei propri alunni la scintilla della scoperta e del significato resta, nonostante tutto, la più grande delle ricompense.

Sperimentazione sviluppo competenze non cognitive e trasversali

Avviso 30 marzo 2026, AOODPIT 537
Sperimentazione nazionale finalizzata allo sviluppo delle competenze non cognitive e trasversali nei percorsi scolastici di cui alla legge 19 febbraio 2025, n. 22

Legge 19 febbraio 2025, n. 22
Introduzione dello sviluppo di competenze non cognitive e trasversali nei percorsi delle istituzioni scolastiche e dei centri provinciali per l’istruzione degli adulti nonché nei percorsi di istruzione e formazione professionale


Come previsto dall’Avviso 30 marzo 2026, AOODPIT 537, le candidature relative alla sperimentazione nazionale finalizzata allo sviluppo delle competenze non cognitive e trasversali nei percorsi scolastici di cui alla Legge 19 febbraio 2025, n. 22, devono essere presentate tassativamente entro e non oltre le ore 23.59 del 30 aprile 2026

Festa della Liberazione

Con la legge 269/49 il 25 aprile, giorno nel quale, nel 1945, ebbe inizio la ritirata dei soldati della Germania nazista e di quelli fascisti della repubblica di Salò da Torino e Milano, si celebra la “Festa della Liberazione”.

Posizioni economiche ATA

Con Avviso 24 marzo 2026, AOODGPER 7392, si rende noto che la prova suppletiva della procedura selettiva per l’attribuzione delle posizioni economiche finalizzate alla valorizzazione professionale del personale A.T.A. all’interno delle Aree, di cui al decreto ministeriale 12 luglio 2024, n. 140, si svolgerà in data 23 aprile 2026, in un unico turno pomeridiano. Le operazioni di identificazione avranno inizio alle ore 13:30, mentre lo svolgimento delle prove è previsto dalle ore 14:30 alle ore 15:00.

Nota 28 gennaio 2026, AOODGPER 2151
Prova finale di valutazione della procedura selettiva per l’attribuzione delle posizioni economiche finalizzate alla valorizzazione professionale del personale A.T.A. all’interno delle Aree, di cui al decreto ministeriale n. 140 del 12 luglio 2024 – ISTRUZIONI PER I CANDIDATI

Con Avviso 23 gennaio 2026, AOODGPER 1744, viene reso noto il nuovo calendario della prova finale di valutazione della procedura selettiva per l’attribuzione delle posizioni economiche finalizzate alla valorizzazione professionale del personale A.T.A. all’interno delle Aree, di cui al decreto ministeriale n. 140 del 12 luglio 2024

Calendario della prova scritta

  •  23 febbraio 2026, ore 09:00
    profilo professionale di Operatore dei servizi agrari.
  • 23 febbraio 2026, ore 14:30
    profilo professionale di Collaboratore scolastico (primo turno).
  • 24 febbraio 2026, ore 14:30
    profilo professionale di Collaboratore scolastico (secondo turno).
  • 25 febbraio 2026, ore 14:30
    profilo professionale di Assistente tecnico (prima posizione economica).
  • 26 febbraio 2026, ore 14:30
    profilo professionale di Assistente tecnico (seconda posizione economica).
  • 27 febbraio 2026, ore 09:00
    profili professionali di Cuoco, Guardarobiere, Infermiere e Assistente amministrativo (prima posizione economica).
  • 27 febbraio 2026, ore 14:30
    profilo professionale di Assistente amministrativo (seconda posizione economica).

Con Avviso 29 novembre 2025, AOODGPER 215456, la procedura per l’attribuzione delle posizioni economiche per la valorizzazione professionale del personale A.T.A. all’interno delle aree ai sensi del decreto ministeriale 12 luglio 2024, n. 140, è rinviata a data da destinarsi.


Con Avviso 12 novembre 2025, AOODGPER 213920, viene reso noto il calendario della prova finale di valutazione della procedura selettiva per l’attribuzione delle posizioni economiche finalizzate alla valorizzazione professionale del personale A.T.A. all’interno delle Aree, di cui al decreto ministeriale n. 140 del 12 luglio 2024

Calendario della prova scritta

  • 15 dicembre 2025 ore 9:00
    profilo professionale di Operatore dei servizi agrari.
  • 15 dicembre 2025 ore 14:30
    profilo professionale di Collaboratore scolastico (primo turno).
  • 16 dicembre 2025 ore 14:30
    profilo professionale di Collaboratore scolastico (secondo turno).
  • 17 dicembre 2025 ore 14:30
    profilo professionale di Assistente tecnico (I posizione economica).
  • 18 dicembre 2025 ore 14:30
    profilo professionale di Assistente tecnico (II posizione economica).
  • 19 dicembre 2025 ore 09:00
    profili professionali di Assistente amministrativo (I posizione economica), Cuoco, Infermiere e Guardarobiere.
  • 19 dicembre 2025 ore 14:30
    profilo professionale di Assistente amministrativo (II posizione economica).

Giornata Mondiale del Libro

Il 23 aprile si celebra l’annuale Giornata Mondiale UNESCO dedicata al Libro ed al Diritto d’Autore celebrata dall’UNESCO sin dal 1996, nel giorno dell’anniversario della morte di tre fra i più grandi autori della letteratura mondiale (Miguel de Cervantes, William Shakespeare e Garcilaso de la Vega) e in corrispondenza della festa di San Giorgio quando in Catalogna per ogni libro venduto si regala tradizionalmente una rosa.

Giornata della Terra

Il 22 aprile di ogni anno, un mese e due giorni dopo l’equinozio di primavera, si celebra l’Earth Day, la Giornata della Terra, dedicato all’ambiente ed alla salvaguardia del pianeta.

Insieme per l’Educazione Stradale

Si svolge lunedì 20 aprile l’iniziativa “Insieme per l’Educazione Stradale”, promossa dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e dall’Automobile Club d’Italia, con l’obiettivo di sensibilizzare le giovani generazioni sui temi della sicurezza stradale e della mobilità consapevole.

L’evento, che si inserisce nell’ambito del Protocollo d’Intesa siglato tra il Ministero dell’Istruzione e del Merito e l’Automobile Club d’Italia (ACI), dal titolo “Per la promozione dell’educazione alla sicurezza stradale nelle istituzioni scolastiche”, coinvolgerà oltre 650 studenti delle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado in un articolato programma di attività educative e formative, distribuite tra il Centro di Guida Sicura ACI SARA di Lainate e l’Autodromo Nazionale di Monza.

La giornata prevede attività ludico-educative, lezioni teoriche e dimostrazioni pratiche, con focus su rispetto delle regole, mobilità sostenibile e guida consapevole. Nel corso della mattinata sono previste anche attività presso gli stand istituzionali dell’Arma dei Carabinieri e della Polizia di Stato, oltre a esperienze pratiche e simulate volte a rafforzare la consapevolezza dei comportamenti corretti alla guida.

All’incontro istituzionale, fissato per le ore 12.30, sono previsti i saluti del Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, e del Presidente dell’Automobile Club d’Italia, Geronimo La Russa. Tra gli interventi, anche quello di Gabriella Saracino, rappresentante delle vittime della strada, e del pilota Kimi Antonelli.

L’educazione stradale è una delle priorità su cui il MIM lavora per favorire tra i giovani la cultura della sicurezza in strada. L’iniziativa rappresenta un’importante occasione di educazione civica e formazione, finalizzata a promuovere tra i giovani responsabilità, rispetto delle regole e tutela della vita.

ile l’iniziativa “Insieme per l’Educazione Stradale”, promossa dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e dall’Automobile Club d’Italia, con l’obiettivo di sensibilizzare le giovani generazioni sui temi della sicurezza stradale e della mobilità consapevole.

L’evento, che si inserisce nell’ambito del Protocollo d’Intesa siglato tra il Ministero dell’Istruzione e del Merito e l’Automobile Club d’Italia (ACI), dal titolo “Per la promozione dell’educazione alla sicurezza stradale nelle istituzioni scolastiche”, coinvolgerà oltre 650 studenti delle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado in un articolato programma di attività educative e formative, distribuite tra il Centro di Guida Sicura ACI SARA di Lainate e l’Autodromo Nazionale di Monza.

La giornata prevede attività ludico-educative, lezioni teoriche e dimostrazioni pratiche, con focus su rispetto delle regole, mobilità sostenibile e guida consapevole. Nel corso della mattinata sono previste anche attività presso gli stand istituzionali dell’Arma dei Carabinieri e della Polizia di Stato, oltre a esperienze pratiche e simulate volte a rafforzare la consapevolezza dei comportamenti corretti alla guida.

All’incontro istituzionale, fissato per le ore 12.30, sono previsti i saluti del Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, e del Presidente dell’Automobile Club d’Italia, Geronimo La Russa. Tra gli interventi, anche quello di Gabriella Saracino, rappresentante delle vittime della strada, e del pilota Kimi Antonelli.

L’educazione stradale è una delle priorità su cui il MIM lavora per favorire tra i giovani la cultura della sicurezza in strada. L’iniziativa rappresenta un’importante occasione di educazione civica e formazione, finalizzata a promuovere tra i giovani responsabilità, rispetto delle regole e tutela della vita.

Gazzetta ufficiale – Serie Generale n. 90

90 del 18-04-2026

Permessi formazione

Contrattazione d’istituto assente: 3 mosse per gestire i permessi formazione in sicurezza

Avv. Gianfranco Nunziata (Foro di Salerno)

In merito alla legittimità della pretesa avanzata da un’associazione, la quale sollecita la partecipazione dell’intero personale scolastico a un evento formativo, è legittima? Come si deve comportare il Dirigente Scolastico?

QUADRO NORMATIVO E CONTRATTUALE DI RIFERIMENTO

Per l’analisi della questione, occorre fare riferimento alle seguenti fonti normative e contrattuali:

  • Legge 13 luglio 2015, n. 107, art. 1, comma 124: Sancisce il carattere “obbligatorio, permanente e strutturale” della formazione in servizio per i docenti di ruolo.
  • Decreto Legislativo 16 aprile 1994, n. 297, art. 282: Riconosce l’aggiornamento come diritto-dovere del personale ispettivo, direttivo e docente.
  • Decreto Legislativo 30 marzo 2001, n. 165, art. 25: Attribuisce al dirigente scolastico la gestione delle risorse umane e strumentali e la responsabilità dei risultati del servizio, assicurandone il buon andamento.
  • Legge 12 giugno 1990, n. 146: Qualifica l’istruzione come “servizio pubblico essenziale”, imponendo un contemperamento tra l’esercizio del diritto di sciopero (e, per analogia, di altri diritti sindacali o del lavoratore) e la garanzia dei diritti costituzionalmente tutelati dell’utenza.
  • CCNL Comparto Istruzione e Ricerca 2019-2021 (sottoscritto il 18/01/2024):
    • Art. 36, comma 8: Riconosce al personale docente il diritto a fruire di cinque giorni di permesso retribuito per la formazione durante l’anno scolastico, con esonero dal servizio [La partecipazione alle attività di formazione e l’esonero dal servizio.
    • Art. 30, comma 4, lett. c10: Affida alla contrattazione integrativa d’istituto la determinazione dei contingenti di personale per garantire i servizi pubblici essenziali in caso di sciopero.
  • CCNL Comparto Istruzione e Ricerca 2022-2024 (sottoscritto il 23/12/2025):
    • Art. 11, comma 9, lett. b3: Stabilisce che i “criteri per la fruizione dei permessi per l’aggiornamento” sono oggetto di confronto a livello di istituzione scolastica.
    • Art. 8, comma 7: Prevede che, in caso di mancato accordo in sede di contrattazione integrativa e qualora il protrarsi delle trattative pregiudichi la “funzionalità dell’azione amministrativa”, l’amministrazione (il Dirigente Scolastico) può provvedere in via provvisoria sulle materie oggetto del mancato accordo.
  • Giurisprudenza: Sentenze di merito  hanno confermato che il diritto alla formazione non è assoluto e può essere legittimamente limitato dal Dirigente Scolastico per evitare la paralisi del servizio.

1. Sulla natura del diritto alla formazione e i suoi limiti
Il diritto alla formazione, incluso il permesso di cinque giorni con esonero dal servizio, è un diritto soggettivo del personale docente, non subordinato a una valutazione discrezionale di merito da parte del Dirigente Scolastico. Tuttavia, l’esercizio di tale diritto non è incondizionato. Esso deve essere contemperato con l’esigenza primaria di non interrompere un servizio pubblico essenziale, quale è l’istruzione, ai sensi della L. 146/1990.

La pretesa di un’organizzazione di determinare, attraverso la partecipazione massiva del personale a un evento formativo, la chiusura totale di uno o più plessi scolastici si pone in palese contrasto con tale principio. Nessuna norma contrattuale o di legge prevede la possibilità di sospendere integralmente le attività didattiche e amministrative per consentire la fruizione di un diritto individuale, seppur collettivamente sollecitato. La chiusura della scuola costituisce un’interruzione di pubblico servizio, evenienza non contemplata per la fattispecie in esame.

2. Sui poteri e doveri del Dirigente Scolastico
Il Dirigente Scolastico, quale legale rappresentante dell’istituzione e responsabile della gestione (art. 25 D.Lgs. 165/2001), ha il potere-dovere di organizzare l’attività scolastica in modo da assicurare la regolarità e la continuità del servizio, la vigilanza e la sicurezza degli alunni.

Di fronte a una richiesta di partecipazione totalitaria, il Dirigente non solo ha la facoltà, ma l’obbligo giuridico di intervenire per prevenire la paralisi del servizio. Un’eventuale inerzia potrebbe esporlo a responsabilità per interruzione di pubblico servizio.

3. Sulla gestione in assenza di criteri nella contrattazione d’istituto
La circostanza che la contrattazione integrativa d’istituto non abbia preventivamente definito i criteri per la fruizione dei permessi per la formazione non genera un vuoto normativo che legittimi un’adesione indiscriminata. In tale scenario, si verificano due condizioni:

  • Prevalenza delle fonti di rango superiore: Si applicano direttamente le disposizioni del CCNL e i principi generali dell’ordinamento, tra cui la L. 146/1990, che impongono la garanzia delle prestazioni indispensabili.
  • Attivazione del potere sostitutivo del Dirigente: Il CCNL 2022-2024, all’art. 8, comma 7, fornisce lo strumento giuridico per superare l’impasse. Laddove il mancato accordo (o, come nel caso di specie, la mancata previsione) su una materia della contrattazione integrativa rischi di compromettere la “funzionalità dell’azione amministrativa”, il Dirigente Scolastico è legittimato ad adottare unilateralmente e in via provvisoria le misure organizzative necessarie a garantire il funzionamento del servizio.

La comunicazione che contesta la riapertura della contrattazione non è pertinente al caso di specie. L’intervento del Dirigente non si configurerebbe come una “integrazione sostanziale” di un contratto già chiuso, ma come un atto gestionale di natura provvisoria e urgente, imposto dalla necessità di tutelare un interesse pubblico prevalente (la continuità del servizio) minacciato da una situazione contingente.

CONCLUSIONI

Alla luce dell’analisi normativa, contrattuale e giurisprudenziale, si formulano le seguenti conclusioni:

  1. La pretesa dell’organizzazione di ottenere la partecipazione totalitaria del personale all’evento formativo, con conseguente chiusura dei plessi, è da considerarsi illegittima, in quanto contraria al principio di continuità del servizio pubblico essenziale sancito dalla L. 146/1990 e non prevista da alcuna fonte contrattuale.
  2. Il Dirigente Scolastico ha il dovere giuridico di opporsi a tale richiesta e di adottare tutte le misure necessarie a garantire il regolare svolgimento delle attività didattiche e la sicurezza degli alunni.
  3. Per adempiere a tale dovere, il Dirigente Scolastico dovrà intraprendere le seguenti azioni:
    a. Comunicare formalmente e tempestivamente il diniego alla chiusura totale dell’istituto, motivando tale decisione con l’inderogabile necessità di garantire la continuità del servizio pubblico essenziale e la vigilanza sugli alunni.
    b. Contestualmente, avviare il confronto sindacale, come previsto dall’art. 11, comma 9, lett. b3 del CCNL 2022-2024, per definire in futuro i criteri per la fruizione dei permessi, dimostrando un approccio collaborativo pur nella fermezza della decisione attuale.

c. In considerazione dell’imminenza dell’evento e in assenza di criteri pattizi, adottare con proprio atto motivato, in via provvisoria e unilaterale ai sensi dell’art. 8, comma 7 del CCNL 2022-2024, i criteri per la gestione delle richieste di partecipazione. Tali criteri dovranno essere oggettivi, trasparenti e non discriminatori, quali ad esempio:
Contingentamento numerico: fissazione di un numero massimo di docenti e/o personale ATA che possono assentarsi contemporaneamente per ciascun plesso, in modo da assicurare la funzionalità minima.
Rotazione: dare priorità a chi non ha fruito di permessi analoghi nell’anno scolastico.
Scaglionamento: ove possibile, proporre la partecipazione a una sola delle due giornate.
d. Gestire le singole istanze di permesso sulla base dei criteri provvisori adottati, autorizzando le richieste fino al raggiungimento del contingente massimo e respingendo le altre con motivazione puntuale riferita all’oggettiva impossibilità di accoglimento per esigenze di servizio.

In sintesi, il Dirigente Scolastico deve governare il processo, bilanciando il diritto alla formazione con la responsabilità primaria di garantire il funzionamento dell’istituzione scolastica.

Gazzetta ufficiale – Serie Generale n. 89

89 del 17-04-2026

Il mondo in una classe

4° seminario nazionale
sulle tracce del pensiero di Giancarlo Cerini

IL MONDO IN UNA CLASSE
per un’educazione interculturale agita

Firenze, 17 aprile 2026

EDUSTRADA

Educazione e sicurezza stradale

Nota 24 febbraio 2026, AOODGSIP 662
Educazione e sicurezza stradale – Offerta formativa A.S. 2025/2026. Portale EDUSTRADA


Nell’ambito della promozione di valori e comportamenti coerenti con i principi costituzionali posti alla base delle Linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica, prosegue l’impegno del Ministero dell’istruzione e del merito in ordine alla EDUCAZIONE E SICUREZZA STRADALE, allo scopo di favorire l’acquisizione da parte degli studenti di comportamenti responsabili quali utenti della strada, la diffusione di una cultura del rispetto nei confronti della vita propria e altrui nell’osservanza delle norme del Codice della strada e la sensibilizzazione in tema di mobilità sostenibile.

Il portale EDUSTRADA del Ministero dell’istruzione e del merito è il portale interamente dedicato alla tematica della educazione e sicurezza stradale, in cui oltre alle indicazioni normative di riferimento, è illustrata l’offerta formativa in materia destinata alle Istituzioni scolastiche del primo e del secondo ciclo di istruzione, attraverso progettualità del dicastero e di ulteriori Amministrazioni, Istituzioni ed Enti da anni impegnati nella diffusione della cultura della sicurezza stradale e della relativa formazione.

Whistleblowing a scuola

Whistleblowing a scuola: chi può segnalare e come funziona il canale interno

Avv. Gianfranco Nunziata (Foro di Salerno)

1.    L’integrità dell’amministrazione scolastica e il ruolo del whistleblower.

Il principio di trasparenza e buon andamento della pubblica amministrazione, sancito dall’art. 97 della Costituzione, assume una valenza del tutto peculiare nel settore dell’istruzione, presidio fondamentale per la formazione dei cittadini e la coesione sociale. In questo contesto, la prevenzione e il contrasto di fenomeni di mala administratio o di veri e propri illeciti non rappresentano solo un obbligo di legge, ma un imperativo etico. Strumento cardine per il perseguimento di tale obiettivo è l’istituto del whistleblowing, ovvero la segnalazione di illeciti da parte di chi, operando all’interno dell’organizzazione, ne viene a conoscenza in ragione del proprio rapporto di lavoro.

La disciplina, originariamente introdotta con la Legge n. 190/2012 e successivamente potenziata dalla Legge n. 179/2017, ha trovato un assetto organico e definitivo con il Decreto Legislativo 10 marzo 2023, n. 24, che, in attuazione della Direttiva (UE) 2019/1937, ha ridisegnato l’intero sistema di tutele per i segnalanti. Il presente contributo si propone di analizzare la portata di tale normativa con specifico riferimento al comparto scolastico, delineando gli obblighi per le istituzioni, le tutele per il personale e le implicazioni pratiche che ne derivano, anche alla luce della contrattazione collettiva di settore.

2. L’ambito di applicazione della disciplina nel contesto scolastico.

Il D.Lgs. 24/2023 si applica ai “soggetti del settore pubblico”, categoria nella quale rientrano a pieno titolo le istituzioni scolastiche ed educative di ogni ordine e grado. La platea dei soggetti legittimati ad effettuare la segnalazione è stata notevolmente ampliata e comprende non solo il personale di ruolo (docenti, personale ATA, dirigenti scolastici), ma anche i lavoratori a tempo determinato, i collaboratori, i tirocinanti e, in generale, chiunque operi in un “contesto lavorativo” legato alla scuola, a prescindere dalla natura del rapporto giuridico.

L’oggetto della segnalazione può riguardare un’ampia gamma di “condotte illecite”, non limitate ai soli reati contro la Pubblica Amministrazione, ma estese a illeciti amministrativi, contabili, civili o penali. La giurisprudenza ha tuttavia precisato che la tutela è accordata quando la segnalazione è effettuata “nell’interesse dell’integrità della pubblica amministrazione” e non per veicolare “lamentele di carattere personale del segnalante o richieste che attengono alla disciplina del rapporto di lavoro”. La distinzione, talvolta sottile, risiede nella finalità della segnalazione: essa deve mirare a far emergere un danno per l’interesse pubblico, anche se questo può coincidere con un interesse privato del segnalante, ma non può esaurirsi in una mera rivendicazione individuale.

Per quanto concerne le modalità, il D.Lgs. 24/2023 prevede l’obbligo per le amministrazioni di istituire un “canale di segnalazione interna” che garantisca la massima riservatezza. Per il comparto scolastico, l’ANAC ha chiarito che la gestione di tale canale è affidata al Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale (USR), in qualità di Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza (RPCT) per tutte le scuole della regione. È fondamentale che il personale sia informato dell’esistenza e delle modalità di utilizzo di tale canale.

3. Il sistema di tutele: il divieto di ritorsione e la nullità degli atti.

Il cuore della normativa è rappresentato dal robusto sistema di protezione accordato al segnalante. Il principio cardine è il divieto assoluto di ritorsione. L’art. 17 del D.Lgs. 24/2023 definisce la ritorsione come qualsiasi “comportamento, atto od omissione […] che provoca o può provocare alla persona segnalante […] un danno ingiusto”. L’elenco fornito dalla norma è esemplificativo e include le misure più frequentemente adottate in ambito lavorativo: il licenziamento, la sospensione, il demansionamento, la mancata promozione, il trasferimento punitivo, l’irrogazione di sanzioni disciplinari e persino le note di merito negative.

A presidio di tale divieto, il legislatore ha introdotto due meccanismi di eccezionale efficacia:

a) L’inversione dell’onere della prova: Una volta che il dipendente dimostri di aver effettuato una segnalazione e di aver subito un atto pregiudizievole (es. una sanzione disciplinare), scatta una presunzione legale relativa. Si presume, cioè, che l’atto sia una ritorsione. Spetta quindi all’amministrazione dimostrare, con prova rigorosa, “che tali condotte o atti sono motivati da ragioni estranee alla segnalazione”. Si tratta di una presunzione che la giurisprudenza ha ritenuto centrale per l’effettività della tutela.

b) La nullità dell’atto ritorsivo: Qualsiasi atto adottato in violazione del divieto di ritorsione è nullo. La nullità, sanzione civilistica più grave, comporta che l’atto sia considerato come mai venuto ad esistenza. Una sanzione disciplinare nulla, ad esempio, deve essere rimossa dal fascicolo del dipendente e le eventuali trattenute stipendiali devono essere integralmente restituite.

A ciò si aggiunge la garanzia di riservatezza sull’identità del segnalante, che deve essere protetta in ogni fase del procedimento, salvo il consenso dell’interessato o specifiche e tassative esigenze di difesa dell’incolpato in sede disciplinare o penale.

4. Il rapporto con la contrattazione collettiva e la responsabilità disciplinare.

La disciplina del rapporto di lavoro del personale scolastico è retta, per molti aspetti, dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro. Il CCNL Comparto Istruzione e Ricerca 2019-2021 delinea il quadro generale della responsabilità disciplinare, rinviando tuttavia a una futura sequenza contrattuale la definizione di dettaglio per il personale docente ed educativo (Art. 178). È essenziale sottolineare che la normativa sul whistleblowing, in quanto norma imperativa di legge posta a tutela di interessi pubblici, prevale su qualsiasi disposizione contrattuale eventualmente configgente. Le procedure disciplinari previste dal CCNL devono essere applicate in modo da rispettare pienamente le tutele del segnalante. Un procedimento disciplinare avviato in conseguenza di una segnalazione e che non rispetti l’inversione dell’onere della prova, ad esempio, sarebbe illegittimo e la sanzione irrogata nulla, anche se la procedura formale prevista dal CCNL fosse stata rispettata.

Ne consegue che i Codici di Comportamento e i Codici Disciplinari, che ogni istituzione scolastica è tenuta a pubblicare sul proprio sito, devono essere aggiornati per recepire esplicitamente le tutele previste dal D.Lgs. 24/2023. La mancata conformità delle procedure interne espone l’amministrazione a sanzioni da parte dell’ANAC, che può irrogare al responsabile multe da 10.000 a 50.000 euro. In caso di ritorsione accertata, la sanzione pecuniaria per il responsabile va da 5.000 a 30.000 euro.

5. Conclusioni: uno strumento da conoscere e valorizzare.

La nuova disciplina del whistleblowing rappresenta un passo avanti decisivo per la promozione della legalità e della trasparenza anche nel mondo della scuola. Le tutele rafforzate, e in particolare l’inversione dell’onere della prova e la nullità degli atti ritorsivi, offrono al personale scolastico uno scudo protettivo robusto, incentivando la segnalazione di condotte illecite senza il timore di subire ingiuste rappresaglie.

Per le istituzioni scolastiche e per i dirigenti, la corretta applicazione della normativa non è solo un obbligo di legge, ma un’opportunità per rafforzare la propria integrità e il rapporto di fiducia con la comunità. È fondamentale che le amministrazioni, a livello centrale e periferico, promuovano una cultura della legalità, informando adeguatamente il personale sui propri diritti e doveri e gestendo le segnalazioni con la massima serietà e riservatezza. Solo in questo modo il *whistleblowing* potrà dispiegare appieno la sua funzione di presidio democratico, contribuendo a rendere l’amministrazione scolastica sempre più trasparente, efficiente e al servizio del bene comune.

Gazzetta ufficiale – Serie Generale n. 88

La scuola ferma i bulli. Esempi di buone pratiche educative

Nota 14 aprile 2026, AOODGSIP 1454
“LA SCUOLA FERMA I BULLI – Esempi di buone pratiche educative” Ministero dell’istruzione e del merito, 16 aprile 2026. Evento in diretta streaming, ore 11,00-12,00


Giovedì 16 aprile dalle ore 11.00, presso la Sala “Aldo Moro” del MIM, si svolge l’evento “La scuola ferma i bulli. Esempi di buone pratiche educative”.

Interviene il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.