LE NUOVE INDICAZIONI NAZIONALI PER IL CURRICOLO DELLA SCUOLA DELL’INFANZIA E DEL PRIMO CICLO D’ISTRUZIONE: NUCLEO NAZIONALE PRESCRITTIVO E AUTONOMINA SCOLASTICA
di Giuseppe Farruggia
Il tema centrale posto dalle nuove Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione è il rapporto tra l’unità culturale e ordinamentale del sistema nazionale di istruzione e la responsabilità progettuale affidata alle istituzioni scolastiche autonome. Il curricolo di istituto, infatti, non si configura né come mera applicazione esecutiva di prescrizioni ministeriali né come costruzione integralmente rimessa alla discrezionalità della singola scuola, ma come esito di una sintesi tra un nucleo nazionale prescrittivo e una sfera di autonomia didattica, organizzativa e curricolare.
In questo quadro, diventa essenziale individuare con chiarezza la parte vincolante delle Indicazioni e delineare il campo di operatività dell’autonomia scolastica.
Quadro costituzionale
Il punto di partenza è l’art. 33 Cost., che afferma: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento” e, continua, “La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione”; ciò significa che la libertà di insegnamento si esercita dentro una cornice pubblica nazionale.
A questa disposizione si collega l’art. 117 Cost., che attribuisce allo Stato la legislazione esclusiva sulle “norme generali sull’istruzione”, mentre la materia “istruzione” è oggetto di legislazione concorrente “salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche”; l’autonomia, dunque, non è una semplice facoltà amministrativa, ma un principio costituzionalmente riconosciuto entro l’unità del sistema nazionale.
Le Indicazioni nazionali 2025 si muovono in questo quadro: la scuola italiana svolge una funzione pubblica costituzionale, opera in collaborazione con la famiglia, tutela la libertà di insegnamento ed è “centrata sull’autonomia funzionale delle scuole”, fermo restando che per garantire a tutti pari condizioni di accesso all’istruzione e un servizio di qualità lo Stato fissa gli elementi comuni del curricolo.
Regolamento dell’autonomia
In questo quadro, l’art. 4, comma 1, del D.P.R. 275/1999 contiene la formula centrale per leggere il rapporto tra curricolo nazionale e scuola autonoma: “Le istituzioni scolastiche, nel rispetto della libertà di insegnamento, della libertà di scelta educativa delle famiglie e delle finalità generali del sistema, a norma dell’articolo 8 concretizzano gli obiettivi nazionali in percorsi formativi funzionali alla realizzazione del diritto ad apprendere e alla crescita educativa di tutti gli alunni, riconoscono e valorizzano le diversità, promuovono le potenzialità di ciascuno adottando tutte le iniziative utili al raggiungimento del successo formativo”.
La ratio legis è chiara: la scuola non può sostituire con obiettivi propri quelli definiti a livello nazionale, ma deve tradurli in percorsi formativi concreti, inclusivi, personalizzati e coerenti con i ritmi e le caratteristiche degli alunni.
I successivi commi dell’art. 4 chiariscono che l’autonomia didattica si esercita attraverso flessibilità, articolazione dei tempi e dei gruppi, unità di insegnamento non rigidamente coincidenti con l’ora di lezione, percorsi individualizzati, iniziative di recupero e sostegno, continuità e orientamento, cioè mediante un’organizzazione didattica pensata per rendere effettivo il diritto all’apprendimento e il successo formativo.
L’art. 8, comma 1, del reg. cit. definisce invece il nucleo nazionale del curricolo, demandando al Ministro la determinazione di: “a) gli obiettivi generali del processo formativo; b) gli obiettivi specifici di apprendimento relativi alle competenze degli alunni; c) le discipline e le attività costituenti la quota nazionale dei curricoli e il relativo monte ore annuale”.
I commi 4, 5 e 6 dello stesso art. 8 precisano però che il curricolo deve tener conto delle esigenze formative concretamente rilevate negli alunni, della continuità, dell’orientamento, delle attese di famiglie, enti locali e territorio, prevedere possibilità di opzione e poter essere personalizzato anche in relazione a progetti, accordi e integrazioni con altri sistemi formativi.
Per questo le Indicazioni 2025 affermano testualmente che “Ogni istituzione scolastica predispone il curricolo verticale di istituto all’interno del Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF)” e che la relativa logica progettuale è “rispettosa delle autonomie delle scuole e dei raccordi possibili con i rispettivi territori”.
Nucleo prescrittivo delle Indicazioni 2025
Le nuove Indicazioni nazionali sono state adottate con il D.M. 9 dicembre 2025, n. 221, e sostituiscono quelle del 2012 trovando applicazione dall’a.s. 2026/2027 a partire dalle classi prime, con “prima attuazione e con gradualità” nella rielaborazione del curricolo di istituto; nella fase transitoria i collegi dei docenti devono adattare e rimodulare il curricolo delle classi interessate quando cambiano scansioni temporali, competenze attese, obiettivi specifici e conoscenze.
La parte prescrittiva è indicata in modo esplicito dal documento, che parla della “prescrittività delle Indicazioni Nazionali quanto alla definizione delle competenze attese, degli obiettivi generali del processo formativo e degli obiettivi specifici di apprendimento” e, nello schema dell’organizzazione del curricolo, precisa che gli “obiettivi specifici di apprendimento relativi alle competenze degli alunni” sono “prescrittivi come da D.P.R. 275/1999”.
Nello stesso tempo, le Indicazioni specificano che con esse “si fissano il Profilo dello studente, gli obiettivi generali del processo formativo, gli obiettivi specifici di apprendimento e le relative competenze attese degli allievi per ciascun campo di esperienza e disciplina unitamente a suggerimenti riferiti alle conoscenze”.
Per chiarezza, il nucleo prescrittivo può essere distinto in quattro elementi.
- Profilo dello studente al termine del primo ciclo: le Indicazioni affermano testualmente che “Il profilo descrive, in forma essenziale, le competenze riferite alle discipline di insegnamento e al pieno esercizio della cittadinanza che uno studente/una studentessa dovrebbe dimostrare di possedere al termine del primo ciclo di istruzione”; esso è quindi il traguardo finale unitario del percorso.
Un esempio è la competenza digitale del Profilo, secondo cui lo studente deve “utilizzare con consapevolezza e responsabilità le tecnologie digitali per ricercare, produrre ed elaborare dati e informazioni” e “interagire con gli altri sapendo scegliere i mezzi di comunicazione digitali adeguati a un determinato contesto”.
Un altro esempio è la competenza di cittadinanza, che richiede di “comprendere la necessità di una convivenza civile, pacifica e solidale”, “rispettare le autorità istituzionali riconosciute dalla Costituzione” e partecipare alla vita civica e sociale.
- Obiettivi generali del processo formativo: le Indicazioni li definiscono affermando che “Gli obiettivi del processo formativo rappresentano una declinazione operativa delle competenze indicate nel Profilo dello studente al termine del primo ciclo”; aggiungono inoltre che essi “costituiscono uno strumento fondamentale per guidare l’annuale progettazione educativo-didattica collegiale del consiglio di classe, la formulazione del sintetico giudizio intermedio e finale sul grado di sviluppo della maturazione complessiva dell’alunno, la certificazione delle competenze”.
Questo significa che gli obiettivi generali non coincidono ancora con i singoli contenuti disciplinari, ma traducono il Profilo finale in mete educative e formative operative, organizzate per aree di competenza e per grado scolastico.
Le Indicazioni precisano infatti che “All’inizio di ogni anno scolastico, per ciascuna delle otto competenze, il team docente sceglierà e adeguerà alla realtà della propria classe quegli obiettivi educativi generali che siano ritenuti più pertinenti ad essa”, mostrando già qui un primo raccordo tra parte prescrittiva e contestualizzazione didattica.
Esempi di obiettivi generali sono, per la scuola primaria, “Decodificare e comprendere messaggi chiave” oppure “Comunicare con chiarezza ed efficacia”, e per la secondaria di primo grado “Padroneggiare strategie di lettura e di analisi” oppure “Comunicare in modo efficace e consapevole”.
Nell’area matematico-scientifico-tecnologica, un altro esempio di obiettivo generale di primaria è “Utilizzare strumenti, tecnologie e dati per risolvere problemi semplici”, mentre sul versante digitale, per la secondaria, compare “Valutare la sicurezza e l’affidabilità di siti web”.
- Obiettivi specifici di apprendimento: nel quadro delle Indicazioni 2025, ogni disciplina è costruita secondo una struttura omogenea che identifica “perché si studia la disciplina”, “obiettivi specifici di apprendimento e competenze attese coerenti rispetto alle competenze chiave – D.M. 14/2024” e “conoscenze”, nonchè nuclei fondanti verticalizzati nei diversi gradi scolastici.
Gli obiettivi specifici di apprendimento sono dunque il livello disciplinare puntuale del curricolo: definiscono ciò che l’alunno deve apprendere in termini di conoscenze e abilità in una determinata disciplina o campo di esperienza, secondo una progressione verticale e verificabile.
La loro natura prescrittiva è espressa dal testo stesso quando, nello schema dell’organizzazione del curricolo, qualifica gli “obiettivi specifici di apprendimento relativi alle competenze degli alunni” come “prescrittivi come da D.P.R. 275/1999”.
- Competenze attese: esse sono gli esiti formativi disciplinari o d’area che la scuola deve promuovere in coerenza con le competenze chiave e con il Profilo finale, collegate esplicitamente al D.M. 14/2024 (decreto di adozione dei modelli di certificazione delle competenze).
In altri termini: mentre il Profilo descrive il risultato complessivo al termine del primo ciclo e gli obiettivi generali ne costituiscono la declinazione operativa annuale o di grado, gli obiettivi specifici di apprendimento indicano ciò che si deve insegnare e apprendere in ciascuna disciplina, e le competenze attese descrivono l’esito osservabile e significativo che dimostra l’uso di quelle acquisizioni.
Un esempio di questo rapporto si vede nell’area digitale: nel Profilo finale compare la competenza ampia di “usare responsabilmente le tecnologie digitali”, mentre tra gli obiettivi generali della secondaria compare il più operativo “Valutare la sicurezza e l’affidabilità di siti web”, che orienta poi la progettazione didattica concreta.
Da tutto ciò discende che la scuola non può modificare arbitrariamente né il Profilo finale dello studente, né gli obiettivi generali del processo formativo, né gli obiettivi specifici di apprendimento, né le competenze attese, né la quota nazionale delle discipline e del monte ore.
Può invece contestualizzare, distribuire, articolare e tradurre tali vincoli nel proprio curricolo, nel rispetto dell’ordinamento e delle Indicazioni.
Parte rimessa all’autonomia scolastica
La sfera rimessa all’autonomia emerge con grande chiarezza nelle Indicazioni 2025, che dichiarano: “Le scuole e, al loro interno, il lavoro collegiale dei docenti, sono chiamate a progettare, attuare, monitorare e valutare il curricolo” e aggiungono che “insegnanti e dirigenti scolastici sono i costruttori e i realizzatori di un curricolo reale, vissuto”.
Il documento precisa anche che il curricolo di istituto è “frutto delle scelte della scuola che calibra la sua offerta a seconda dei contesti allo scopo di soddisfare, in primis … i bisogni formativi e apprenditivi dei discenti”, e che la logica proposta è “rispettosa delle autonomie delle scuole e dei raccordi possibili con i rispettivi territori”.
Qui si colloca la vera autonomia curricolare: metodologie, strumenti, ambienti di apprendimento, organizzazione dei tempi, raggruppamenti degli alunni, percorsi di recupero e potenziamento, continuità, orientamento, raccordi con il territorio, ampliamenti dell’offerta formativa, opzioni per le famiglie e personalizzazione dei percorsi.
Un esempio concreto può chiarire bene il rapporto tra parte prescrittiva e parte autonoma.
Se nel curricolo di Italiano della secondaria la scuola assume come riferimento un obiettivo disciplinare del tipo: sviluppare la capacità di comprendere e produrre testi argomentativi coerenti e pertinenti, la parte prescrittiva sta nel fatto che la scuola deve garantire quell’esito di apprendimento nel quadro della disciplina e in coerenza con le competenze attese. La parte rimessa all’autonomia consiste invece nel decidere come conseguirlo: laboratorio di scrittura per processi; uso di mappe argomentative; cooperative learning; peer review; rubriche valutative condivise; scrittura su piattaforma digitale; podcast o dibattito regolato come compito autentico; articolazione modulare del tempo; gruppi di livello temporanei per recupero e potenziamento; utilizzo della biblioteca scolastica o del giornale locale come contesto di realtà.
In altri termini, l’obiettivo non è disponibile, ma gli itinerari metodologici e organizzativi per raggiungerlo sono rimessi alla professionalità docente e alla progettazione dell’istituto, nel rispetto dell’art. 4 del D.P.R. 275/1999.
La stessa logica vale per inclusione e personalizzazione.
Le Indicazioni 2025 insistono infatti sulla personalizzazione come strategia che governa le scelte educative e didattiche, richiamano il dovere di valorizzare le diversità, fanno riferimento a ambienti di apprendimento flessibili e al modello UDL, e collegano libertà di insegnamento e obbligo professionale di personalizzare e individualizzare i percorsi formativi affinché ciascun alunno possa accedere effettivamente al sapere e sviluppare le proprie potenzialità.
Anche l’insegnamento del latino per l’educazione linguistica costituisce un esempio di spazio di autonomia: il regolamento 2025 prevede che possa essere avviato, in prima applicazione, utilizzando “gli spazi di autonomia, flessibilità e ampliamento dell’offerta formativa”.
Aggiornamento del curricolo di istituto
Alla luce di questo quadro, l’aggiornamento del curricolo di istituto non è una semplice revisione formale, ma un’operazione di riallineamento ordinamentale e di riprogettazione pedagogico-didattica.
Operativamente, la scuola deve: leggere il nuovo impianto delle Indicazioni; confrontarlo con il curricolo vigente; distinguere ciò che è da recepire obbligatoriamente da ciò che è da contestualizzare; costruire o aggiornare il curricolo verticale nel PTOF; assicurare continuità infanzia-primaria-secondaria di primo grado; riallineare programmazione, prove, rubriche e criteri di valutazione agli obiettivi resi osservabili e verificabili; accompagnare l’attuazione con monitoraggio e formazione dei docenti.
Le nuove Indicazioni nazionali in definitiva rafforzano l’idea di un nucleo comune vincolante che garantisce unità del sistema, uguaglianza sostanziale e qualità del servizio pubblico di istruzione. Al tempo stesso, esse valorizzano l’autonomia scolastica come spazio di responsabilità professionale, capace di tradurre gli obiettivi nazionali in percorsi efficaci, inclusivi e coerenti con i bisogni formativi degli alunni e del territorio.