
Hermann Hesse o di un tempo mai passato
di Antonio Stanca
È uscita, presso Adelphi, una nuova edizione de La cura, romanzo dello scrittore tedesco Hermann Hesse. La traduzione è di Italo Alighiero Chiusano. Hesse lo aveva pubblicato nel 1925, tre anni dopo la pubblicazione di Siddhartha, col quale La cura può essere collegato dal momento che sembrerebbe una continuazione, un completamento. Se in Siddhartha lo scrittore si mostra alla ricerca dei modi, degli ambienti, dei pensieri, delle azioni, di quanto è necessario per assurgere ad una condizione di vita fatta di solo spirito, di sola idea, completamente liberata dalla materia, dalla realtà, ne La cura si fa vedere, invece, deciso a rinunciare a quanto voluto in precedenza e ad adattarsi a quella vita più comune, più diffusa, che tutti praticano. Se lo proporrà come un compito, lo assumerà come un impegno e ci era quasi riuscito quando si sentirà richiamato, riassorbito da quella spiritualità, da quella idealità che sta sopra la materia, sopra la realtà, che le contiene, le comprende e con esse fa un’entità composta da ognuno dei loro aspetti, dei loro elementi, da quella totalità che è propria della dimensione superiore all’umana, alla terrena.
In verità questa ricerca, questo percorso verso il cosiddetto “occhio cosmico”, verso, cioè, la verità unica, assoluta, completa di ogni forma di vita, composta da tutto quanto esiste, è un motivo che ritorna in Hesse specie nello scrittore delle opere più mature, quelle scritte in Svizzera, dove si trasferirà nel 1912 e rimarrà fino alla morte anche se non nello stesso posto. Nel 1946 gli sarebbe stato conferito il Nobel per la letteratura che si sarebbe aggiunto al tanto diffuso successo che le sue opere riscuotevano da tempo.
Nato a Calw, Württemberg, nel 1877, morirà a Montagnola, Lugano, nel 1962. Educato da genitori che erano ferventi cattolici, entrambi erano stati missionari in India, aveva contratto un carattere pietista e durante gli anni della guerra mondiale era stato di aiuto per gli internati tedeschi.
In versi sarebbe stato il suo esordio nell’attività letteraria avvenuto nel 1899 con una raccolta di poesie. Sarebbero seguite brevi narrazioni di carattere autobiografico, nelle quali già s’intravedeva quella tendenza a ricavare dalla sua vita quanto poteva servire per un’indagine sociale, per una critica della moderna società, dei suoi aspetti tecnologici e consumistici. Attirato si mostrerà Hesse già da giovane dalla civiltà orientale poiché ancora di carattere spirituale, ancora sana, giusta, corretta era nei suoi principi, nelle sue regole, nei suoi valori. Farà un viaggio in India e ricaverà da questa esperienza gli spunti per un’opera che servisse a richiamare l’attenzione dell’Occidente su una vita ancora incontaminata. Anche i suoi genitori erano stati in India quali missionari e dalle presenze, dai contatti, dall’ambiente famigliare che si era formato intorno al giovane Hesse era provenuta in lui un’inclinazione, una tendenza rivolta a fare di quelli morali, religiosi dei valori assoluti perché unici e multipli come appunto quelli dello spirito, capaci di esistere, di valere per sé e per gli altri, di rimanere sopra la varietà, la totalità dei casi della vita, della storia presente e passata, di riassumerle nella unicità dell’idea, di contenere, comprendere tutto e valere per tutti. Da antiche, accese concezioni proprie delle tradizioni religiose della Germania erano provenute ad Hesse queste attrazioni. Poi erano ricomparse in tempi più recenti (Schopenhauer e Nietzsche), avrebbero costituito il motivo ricorrente della sua produzione letteraria. Sempre sarà possibile scoprire dei tratti autobiografici nelle opere di Hesse, si potrebbe dire che la sua maturazione è avvenuta tramite quelle e che sempre vi si potrà cogliere quel bisogno, quel messaggio, quel richiamo ai valori interiori, dell’anima, dell’idea, che dalla remota Germania, dall’India erano provenuti ad Hesse e glielo avevano fatto ritenere il modo migliore per correggere i guasti comparsi nel mondo occidentale con i tempi moderni.
Non riuscirà più a liberarsi da quel richiamo lo scrittore, tornerà ad esso anche quando si era proposto di superarlo come ne La cura. Qui scriverà di un’altra sua esperienza personale, del periodo di due settimane trascorse a Baden, stazione termale tedesca, per curare i suoi reumatismi con l’aiuto dei bagni caldi, di altre cure e del personale medico. Prima aveva pensato di annotare con appunti quella esperienza, di ricavarne un diario da utilizzare in seguito. Gli succederà, invece, che una volta abbandonata la condizione dell’intellettuale, dell’artista solitario perché intento nel suo lavoro completamente diverso da ogni altro, si senta così attirato dal nuovo ambiente, dalle tante persone, compagni di cura, personale medico, personale ausiliario, dai tanti posti che tra sale da pranzo, da gioco, cinematografiche, palestre, ambulatori, formano la stazione termale, da pensare di provare a stare con quegli altri, a fare come loro, liberarsi dalla condizione isolata, solitaria. Se lo proporrà come un obiettivo e di fronte ai primi risultati positivi non gli sembrerà tanto difficile. Contento, inoltre, si sentirà perché capace si scoprirà di procurarsi piaceri che finora gli erano rimasti sconosciuti. Di fronte, però, a queste scoperte arriverà a sentirsi perso perché diviso, scomposto in quello che era il suo essere, il suo vivere, nello spirito che lo formava, nel quale era possibile riconoscerlo, nel quale unico era oltre che multiplo, spirito che comprendeva la materia, solo era pur se formato da tanto, da tutto quanto era esistito ed ancora esisteva. Era la totalità nella quale c’è posto per tutto, era l’immensità, quella propria della divinità nella quale rientrava ogni umanità, ogni tempo. Hesse non vorrà rinunciare a questa che sentiva come la sua condizione più congeniale e concluderà La cura mostrando di riprenderla, risentirla e riviverla, mostrando come ancora presente mai passato fosse quel tempo remoto dal quale si sentiva ispirato. Questa componente religiosa, mistica, questo atteggiamento estatico, contemplativo, saranno i motivi principali del successo che gli scritti di Hesse riscuoteranno dal loro primo apparire e del recente, rinnovato interesse che hanno registrato soprattutto presso i giovani, presso coloro che più disposti, più pronti sono a sentirsi partecipi di tali accensioni nonché attirati dagli ambienti esotici che spesso fanno parte delle narrazioni hessiane.
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