Collaborazione scuola-famiglia nella realtà

Collaborazione scuola-famiglia nella realtà

di Margherita Marzario

Pensiero divergente, apprendimento divertente, giocando s’impara, classe capovolta, metodologie innovative, collaborazione scuola-famiglia, restano solo parole se dall’altra parte non ci sono insegnanti che si mettono in gioco, con un proprio pensiero, una propria personalità e professionalità, con la ricchezza delle differenze e inferenze (e non divergenze e interferenze). Sono gli/le insegnanti che fanno la scuola e non l’edilizia scolastica, le riforme, le innovazioni tecnologiche (dal registro elettronico all’intelligenza artificiale), la crescente burocrazia.

La formatrice Silvia Iaccarino, a proposito della collaborazione scuola-famiglia, parla di “foto-incontri” o “foto-colloqui”: “L’interazione con le famiglie non è solo un atto informativo; è una necessità quotidiana e un’occasione preziosa per costruire una reale comunità educante. Utilizzare le immagini non significa solo mostrare cosa hanno fatto bambini e bambine, ma creare un contesto comunicativo adatto agli adulti, dove le idee diventano visibili e i significati possono essere condivisi in modo profondo. In un colloquio o in un incontro di gruppo, la fotografia può agire come un terzo elemento che media la relazione tra professionisti e famiglie, valorizzando lo sguardo verso i bambini”. Con i “foto-incontri” o “foto-colloqui” (senza abusare, però, nello scattare le foto ai bambini durante le attività didattiche o forzarli a essere fotografati o addirittura a farli mettere in posa) si può consentire ai genitori di conoscere altri aspetti dei figli e favorire così un’educazione alla genitorialità.

Silvia Iaccarino, sui “foto-incontri” o “foto-colloqui” di gruppo a scuola, soggiunge: “Questo aiuta le famiglie a uscire dal focus esclusivo sul proprio figlio per iniziare a comprendere le dinamiche del gruppo dei bambini e il valore della socialità nel servizio/scuola. […] L’immagine come memoria evolutiva […]. Vedere come è cambiato il modo di abitare lo spazio o di relazionarsi con gli altri attraverso le immagini degli ultimi mesi dà al genitore la misura reale della crescita del proprio bambino”. Un sostegno alla genitorialità può arrivare anche dalla scuola (come scritto pure nelle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione del 2012 e del 2025) e i cosiddetti “foto-incontri” o “foto-colloqui” di gruppo possono essere un valido strumento per educare i genitori a fare un buon uso dell’immagine dei figli e non fotografarli continuamente e pubblicare sui social ma avere uno sguardo attento a dettagli o segnali e non distratto o filtrato da uno schermo verso i figli. L’alleanza (termine da preferirsi perché etimologicamente significa “stringere un vincolo, un patto” e nelle nuove Indicazioni nazionali del 2025 si legge “nuovo patto di alleanza”) scuola-famiglia scaturisce pure dai principi costituzionali.

La formatrice Iaccarino evidenzia anche altro: “La comunicazione umana è un atto complesso che ci permette di lasciare un segno nel mondo. Per un bambino con MS [mutismo selettivo], questo atto viene interrotto da un’ansia paralizzante che si attiva solo in determinati contesti (tipicamente la scuola) mentre svanisce totalmente in ambienti protetti come la famiglia, dove il bambino è spesso un “gran chiacchierone”. L’errore più comune è scambiare questo blocco per eccesso di timidezza, testardaggine o addirittura sfida verso l’autorità dell’adulto. Niente di più lontano dalla realtà: il bambino vorrebbe parlare, ma l’ansia congela le sue corde vocali. Accogliere il mutismo selettivo richiede un cambio di postura: non dobbiamo “estorcere” la parola, ma abbassare il livello di ansia nell’ambiente affinché la voce, quando sarà pronta, possa emergere in modo naturale”. Ai genitori e agli altri educatori non si chiede che siano psicologi o tuttologi ma che siano attenti a ogni segnale e che stabiliscano una collaborazione in caso di problemi, come il mutismo selettivo, senza scaricarsi responsabilità a vicenda. Si può ritenere la collaborazione scuola-famiglia un dovere scaturente altresì dalla Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia (in particolare dall’art. 3 in cui si parla di interesse superiore del fanciullo di cui tener conto in ogni procedimento).   

Fondamentale la collaborazione scuola-famiglia per “accompagnare” i bambini con disturbi dello spettro autistico (e anche per mettere in pratica un vero holding terapeutico o abbraccio contenitivo). “Individuare i segnali precoci dell’autismo è di cruciale importanza per avviare il prima possibile un intervento mirato. I primi anni di vita del bambino, infatti, rappresentano una finestra temporale privilegiata in cui il cervello è estremamente plastico e ricettivo a nuove stimolazioni. Una diagnosi precoce consente di fornire al piccolo un supporto adeguato e personalizzato, migliorando le competenze relazionali, comunicative e comportamentali. Comprendere i campanelli d’allarme e i comportamenti atipici tipici dell’autismo aiuta genitori, insegnanti e pediatri a cogliere eventuali differenze con lo sviluppo tipico. In questo modo, si può iniziare un percorso di valutazione diagnostica e, se necessario, intervenire con programmi come la Terapia ABA (Applied Behavior Analysis) o il Parent Training, fondamentali per favorire l’apprendimento e il benessere del bambino e della famiglia. […] Cogliere i segnali precoci dell’autismo nei bambini significa, in ultima analisi, aprire le porte a un intervento tempestivo e su misura, che consenta loro di sviluppare appieno le proprie potenzialità. La sensibilità, la consapevolezza e la collaborazione di genitori, insegnanti e professionisti rappresentano la chiave per garantire a ogni bambino il sostegno e le opportunità di cui ha bisogno per crescere in modo armonico, riducendo il rischio che le difficoltà comunicative, sociali e comportamentali possano ostacolare il suo percorso evolutivo. Un intervento precoce e multidisciplinare, infatti, è spesso la base solida da cui partire per costruire un futuro più sereno e ricco di possibilità” (un team di esperti). Dato l’aumento della nascita di bambini con disturbi dello spettro autistico è necessario che i genitori, sin dai primi tempi, si preparino e imparino a riconoscere eventuali atteggiamenti premonitori per elaborare innanzitutto l’“accettazione” (o, meglio, l’“accoglienza”) da parte loro e poter agire poi di conseguenza. L’art. 24 lettera f della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia prevede: “[…] sviluppare la medicina preventiva, l’educazione dei genitori e l’informazione ed i servizi in materia di pianificazione familiare”.

“La disabilità non è una barriera ma una componente della nostra società e la scuola è il primo luogo dove imparare a rispettare, accogliere e valorizzare ogni unicità. Promuovere l’inclusione significa guardare con attenzione alla quotidianità scolastica: ai bisogni, agli stili di apprendimento, alle potenzialità e alle difficoltà di ciascuno” (cit.). Oltre alla disabilità, in alcuni bambini si osserva una sorta di “inabilità indotta” dalle famiglie, cioè bambini che presentano ritardi nel linguaggio, nella deambulazione, nelle prassie o altre funzioni vitali perché i genitori si sostituiscono a loro in tutto e li trattano da bambini più piccoli rispetto all’età. Gli stessi genitori, poi, non sono nemmeno tanto aperti alla collaborazione scuola-famiglia perché si sentono giudicati o inadeguati.

Silvia Iaccarino precisa: “Non basta formare solo la coordinatrice, né una singola educatrice, educatore, insegnante. La qualità reale si percepisce nel movimento del collettivo: negli sguardi che si intendono, nei passaggi di consegne fluidi, nelle parole che diventano un linguaggio comune. È una danza d’insieme: quando un passo cambia, cambia per tutti – bambini e genitori sentono quella coerenza come sicurezza e come punto di riferimento. È qui che l’educazione smette di essere un elenco di tecniche e diventa un gesto condiviso. Il valore di un servizio si vede (e si sente) là dove la crescita è distribuita: nelle riunioni più chiare, nelle scelte allineate, nei confini che non irrigidiscono ma contengono. Non “una persona brava”, ma un’équipe che si muove all’unisono”. Si deve e si può educare bambini e ragazzi alla legalità non con i soliti progetti scolastici stilati ad hoc ma con la vera collaborazione scuola-famiglia, adempiendo ciascuno ai propri doveri e ruoli da adulti e assumendosi le personali responsabilità.

L’alleanza educativa non deve esistere solo tra scuola e famiglia ma innanzitutto all’interno della scuola tra le/gli insegnanti.

Pur parlandosi tanto di collaborazione scuola-famiglia manca, di frequente, l’essenziale collaborazione tra colleghi e tra i vari ordini, per cui si fa scaricabarile quando i bambini passano da un grado all’altro puntando il dito contro gli insegnanti del grado precedente per la mancata scolarizzazione degli alunni o per altro. La scuola sembra essere diventata uno degli ambienti più difficili, se non proprio ostili.

L’oncologo Alberto Scanni scrive: “Oggi non è più così, i tempi sono cambiati. Bisogna sì osservare, essere attenti, perspicaci nell’ individuare segnali, nel fare una diagnosi, ma poi bisogna confrontarsi e avere nello scambio di esperienze un moderno modo di lavorare, il primario è un «primus inter pares»: le prescrizioni, anche se da fonte autorevole, non devono essere dogmatiche, meritano un confronto e il contributo di tutti. La discussione, il dire la propria, la seconda opinione, il sedersi in giro a un tavolo e discutere il caso, sono tutti esempi concreti di quanto si fa ai nostri giorni. La «macchina» non è in grado di interpretare nel momento specifico i bisogni profondi e i sentimenti del malato, di quel preciso malato. Un modo di procedere che fa crescere, che va conservato e non deve andare in crisi, soprattutto con l’avvento della Intelligenza artificiale (IA), novità tecnologica, che può determinare le scelte” (nell’articolo “L’occhio clinico e l’intelligenza artificiale” del 31 maggio 2026). Anche i genitori e gli insegnanti devono conservare e coltivare l’atteggiamento della collaborazione tra di loro e dell’osservazione dei bambini prima di esprimersi e per intervenire adeguatamente, pur con l’avvento e l’uso dell’intelligenza artificiale.

Percorso triennale sull’educazione digitale MIM-INDIRE

Il Progetto formativo MIM-INDIRE volto a “Rafforzare il ruolo della scuola per l’educazione al rispetto e alla parità di genere” ha registrato la partecipazione di oltre la metà delle scuole, con un elevato numero di adesioni nelle aree del Paese con maggiori criticità. Per dare ulteriore concretezza a quanto previsto nelle nuove Linee guida sulla Educazione civica, il MIM ha approfondito, con INDIRE, i temi dell’educazione digitale, dell’uso consapevole degli strumenti digitali, e in particolare dei social.

Si aggiunge quindi al Piano formativo un percorso triennale orientato all’uso consapevole delle tecnologie come elemento di sviluppo della persona, coinvolgendo tutte le figure professionali della scuola, con particolare attenzione alle Scuole secondarie di II grado.

“L’introduzione del percorso triennale dedicato all’educazione digitale sviluppa ulteriormente il nostro Piano per l’educazione alle relazioni e al rispetto, con particolare attenzione al corretto utilizzo dei canali social e alla salvaguardia della salute dei giovani. È un obiettivo fondamentale che stiamo realizzando in coerenza con le nuove Linee guida sull’Educazione civica e le nuove Indicazioni nazionali”, ha dichiarato il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.

In particolare, la formazione si articola in una fase introduttiva comune e in successive fasi differenziate per profilo ed esperienza, finalizzate a trasferire strumenti e metodologie nella pratica educativa e organizzativa, con particolare riferimento alla gestione delle tecnologie digitali e delle dinamiche relazionali negli ambienti online. L’obiettivo è promuovere contesti educativi basati sul rispetto, sviluppando competenze socio-emotive, competenze digitali e un uso critico, consapevole e responsabile delle tecnologie e dei social media. Attraverso i temi del benessere digitale, della cittadinanza digitale, della media literacy, dell’uso responsabile dei social media, della prevenzione del cyberbullismo e dello sviluppo del pensiero critico, il percorso fornisce strumenti concreti per accompagnare studenti e studentesse a vivere gli ambienti digitali in modo sicuro, consapevole e rispettoso. Nel dettaglio, sono stati avviati tre moduli formativi con relative videolezioni di 20 ore su: benessere digitale nell’era dei social, connessioni consapevoli e cittadinanza digitale. A settembre, si svilupperà la seconda fase, articolata su più livelli, che terrà conto sia del profilo professionale che dell’esperienza della scuola di appartenenza, e affronterà temi quali: cyberbullismo, cybersecurity, utilizzo consapevole dell’Intelligenza Artificiale, identità social, isolamento e ricadute a livello fisico, mentale e sociale, dipendenza da cellulare, carico cognitivo.

“È la prima volta che si promuove un grande percorso di educazione all’uso della strumentazione digitale e all’utilizzo corretto dei social. Questo significa farci carico concretamente della salute e dello sviluppo equilibrato della personalità dei nostri giovani”, così il Ministro Giuseppe Valditara a commento dell’iniziativa.

Gazzetta ufficiale – Serie Generale n. 154

154 del 06-07-2026

Mondiali di robotica: l’Italia sul podio

La scuola italiana protagonista alla Robocup, i mondiali di Robotica educativa, appena conclusi in Corea del Sud. A salire sul podio come primo classificato è stato il Liceo Scientifico “Boggio Lera” di Catania nella categoria “OnStage Advanced”, che unisce tecnologia, recitazione e spettacolo. Al terzo posto l’Istituto Tecnico Industriale Statale “Fermi – Guttuso” di Giarre (CT) nella categoria “Rescue Simulation”.

Gli studenti del team del Liceo “Boggio Lera (Emma Oddo, Simone Previti, Andrea Consalvo, Giovanni Misenti, guidati dai docenti Carmelo Maccora e Massimo Marletta) hanno portato sul palco una performance dal titolo “Revenant”, ispirata agli Avangers: i robot sono il risultato di anni di passione e lavoro tecnico, tra progetti, stampe 3D, programmazione di schede, videocamere e algoritmi di intelligenza artificiale.

Il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara si congratula con le scuole e con gli studenti vincitori, invitandoli insieme ai propri docenti al Ministero. “È un grande risultato per la scuola italiana – ha dichiarato il Ministro –. Auguro agli studenti protagonisti di questa grande impresa di continuare a coltivare con orgoglio le proprie aspirazioni: il loro percorso è la prova di quanto l’impegno e i talenti possano far conseguire traguardi importanti”.

I mondiali della Robocup, il più importante campionato di Robotica educativa al mondo, si sono tenuti dal 30 giugno al 6 luglio al Songdo Convensia di Incheon, nei pressi di Seul. L’appuntamento unisce ricercatori, studenti e leader del settore provenienti da tutto il mondo per condividere conoscenze, confrontarsi sulle innovazioni e guardare al futuro della robotica autonoma.