Paolo Crepet, soli tra la gente
di Antonio Stanca
Da poco è comparsa, presso Feltrinelli, una nuova edizione di Solitudini (Memorie di assenze). Sono quattro racconti dello psichiatra Paolo Crepet pubblicati la prima volta nel 1997 pure da Feltrinelli. Personaggio noto è Crepet perché oltre che psichiatra è saggista, sociologo, narratore, educatore, opinionista, autore di monologhi teatrali, partecipe di trasmissioni televisive. Non c’è momento, aspetto della vita, della storia, specie di quella attuale, non c’è problema sociale che non richiami la sua attenzione, che non lo veda impegnato a cercare una soluzione. È stata una tendenza, un’inclinazione che lo ha esposto anche a inconvenienti, a conseguenze di carattere giudiziario. È successo per aver reso pubblici i pericoli, i danni che possono comportare per i più giovani certi modi di fare, certi giochi. Quanto patito non ha, tuttavia, arrestato o ridotto la sua volontà, la sua aspirazione a riuscire utile, a perseguire nel suo lavoro di psichiatra, saggista, scrittore, risultati che valessero, che servissero. Una funzione morale ma anche civile, sociale è convinto che debba svolgere chiunque abbia i mezzi per farlo.
Era nato a Torino nel 1951 da una famiglia veneta di origini francesi. Era cresciuto, aveva studiato a Padova dove il padre era prorettore e professore dell’Università. Nipote del pittore Angelo Maria Crepet, marito di Cristiana Melis, nel 1976 Paolo si era laureato a Padova in Medicina e Chirurgia, nel 1980 in Sociologia all’Università di Urbino. Nel 1985 si era specializzato in Psichiatria presso la Clinica Psichiatrica dell’Università di Padova. Aveva svolto il primo lavoro all’ospedale psichiatrico di Arezzo ed in quel periodo aveva accolto e condiviso le posizioni, le convinzioni di Franco Basaglia circa una Psichiatria diversa da quella comunemente intesa, liberata dalle regole, dai rigori che ne facevano una disciplina poco disposta ad accogliere cambiamenti, novità. Basaglia (1924-1980) sarà un innovatore, un riformatore nel campo della Salute Mentale, della Psichiatria in Italia. Fonderà la Psichiatria Democratica. Revisionerà l’ordinamento degli ospedali psichiatrici italiani. Esponente della Psichiatria Fenomenologica, sarà lo psichiatra italiano più influente del XX secolo. Crepet ne avrebbe continuato l’insegnamento.
Dopo l’esperienza di Arezzo si era spostato all’estero per molto tempo: aveva lavorato in India, Danimarca, Inghilterra, Germania, Svizzera, Repubblica Ceca, aveva insegnato presso le Università di Toronto, Rio de Janeiro, Harvard. Infine era rientrato in Italia e si era stabilito a Roma per seguire i corsi di Basaglia. Vive ora, a settantacinque anni, tra Padova e Civita di Bagnoregio. Molto ha fatto, molti riconoscimenti ha ottenuto, molto ha lavorato come psichiatra e come autore di opere di saggistica e di narrativa che generalmente dal suo primo lavoro gli sono state ispirate. Non ha distinto Paolo Crepet, non ha separato quanto era chiamato a fare in ospedali, case di cura, ambulatori, da quanto richiedevano i suoi libri, la sua scrittura. A volte erano sue esperienze dirette, veri e propri casi di malati mentali da lui curati a trovare espressione nelle sue opere letterarie. Naturalmente li liberava da ogni elemento che potesse permettere di riconoscere, identificare le persone interessate e così ha fatto in Solitudini dove sono quattro queste persone: una donna che è stata con molti uomini senza legarsi a nessuno, un adolescente che si è ridotto a comunicare col computer ed a rifiutare ogni altro tipo di scambio, una ragazza con la quale la madre ha finito di parlare, una madre giovane che perde la piccola figlia a causa di una gravissima malattia e il marito perché suicida. Sono i quattro casi, le quattro parti che compongono il libro del Crepet. Le ha tenute in cura queste persone, le ha trattate con le terapie richieste, si è soffermato a parlare con loro perché molto importante è per lui quanto emerge dai discorsi, dalle confessioni, dalle rivelazioni di chi ha la mente disturbata, deviata a causa di pensieri ossessivi, di paure ricorrenti, di immagini inquietanti, di parole indecifrabili, di distinzioni mancate. Sole, col tempo, erano venute a trovarsi quelle persone, sole erano rimaste, erano diventate in un mondo, in una società, in una vita come quella attuale, contemporanea dove tanti, infiniti sono i contatti, i rapporti, i punti, i modi di incontro che nei nuovi ambienti si sono venuti a creare. Carico, colmo, pieno di scambi, di comunicazioni, di trasmissioni di notizie, di informazioni, di combinazioni tra tradizioni, culture, lingue diverse è diventato il nuovo tempo. Allo spettacolo continuo di esperienze, di persone, di vicende che si cercano, si combinano sembra di assistere specie da quando si sono diffusi i mezzi di comunicazione telematica. Ma pur in un contesto simile c’è chi sta solo con sé stesso, chi non trova il modo per comunicare con gli altri, chi tra tanta gente che si cerca, si parla, non sa, non può farlo. E c’è anche l’osservatore, lo studioso di questo e di ogni altro fenomeno, lo psichiatra al quale non poteva sfuggire un simile paradosso, una contraddizione tanto lampante e di essa si è messo a cercare le cause dalle più remote alle più prossime, da quelle individuali a quelle sociali fino a ricavarne un libro intitolato Solitudini. Non poteva essere trascurato da Paolo Crepet questo che è diventato un grave fenomeno dei tempi moderni. È stato sempre attento a quanto succede in privato e in pubblico, nel singolo e nella comunità, nella famiglia e nella scuola, in tutto ciò che è venuto a formare la vita, la storia contemporanea. Nessuno dei loro problemi ha trascurato. Una figura importante va considerata la sua, un’attività, una produzione determinante. Di un esame, di un’interpretazione, di una valutazione dell’intero suo tempo, dell’intera sua epoca si può dire a proposito di quanto ha scritto Crepet tra saggistica e narrativa. È successo pure altre volte, con altri autori, che il tempo, la storia abbia trovato espressione nelle loro opere ma con Crepet è stato diverso giacché quell’espressione è venuta da persone malate, confuse nei pensieri, smarrite nello spirito, senza possibilità di regolarsi, di ordinarsi. È stata una vita che avveniva ai margini, che era esclusa dalla partecipazione, dal coinvolgimento generale quella da lui rappresentata. Crepet ha fatto sapere quanto c’è dietro quella vita, cosa è successo, cosa succede, ha mostrato quali sviluppi, quali risvolti si possono attendere: è questa la vera novità della sua opera, quella che la rende insolita se non unica dal momento che con la chiarezza, la facilità di un linguaggio quanto mai scorrevole espone ad un pubblico diventato sempre più vasto quelle che finora erano rimaste conoscenze inadeguate, incomplete, supposizioni. A tutti vuole parlare Crepet della sua scienza e per questo la chiarisce, la spiega, ne fa un racconto.

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