Intelligenza artificiale e “Magnifica humanitas”
di Gabriele Boselli
Abstract – Generalmente presentata come una “enciclica sull‘ intelligenza artificiale” la Magnifica Humanitas investe un campo assai più largo, a partire dall’ economia (la principale disciplina delle intelligenze dell’Intero dopo teologia e filosofia) e illumina od oscura a seconda dei punti di vista le disposizione fondazionali della cultura contemporanea verso le trasformazioni della post-modernità. Firmata da un papa che proviene da studi matematici, rappresenta un felice episodio d’incontro tra le millenarie radici linguistiche del magistero della Chiesa e il ceppo anglosassone all’origine dei linguaggi dell’intelligenza artificiale. Gli sviluppi dell’ AIG in campo finanziario e militare suscitano legittime diffidenze; vanno però coniugate con l’attenzione alle immense possibilità che il potenziale linguistico di questo nuovo “soggetto trascendentale”, moralmente non neutro ( MH & 105), apre in molteplici settori del conoscere e della vita quotidiana,
La struttura fondazionale
In attesa dell’integrazione con le lingue dell’India e della Cina, nonché di una maggior compenetrazione con quelle dell’Europa continentale, sinora l’ AI nei suoi LLM e nelle sue procedure pensa e scrive angloamericano e questo veicola o almeno non contrasta etiche di radice calvinistica, idolatrie dell’ individuo e del successo, della supremazia del bene privato contro quello pubblico. Lingue e linguaggi sempre si portano dietro la loro storia e il loro potenziale etico di pre-concetti e concetti infuturanti. Tra questi, nelle culture di lingua angloamericana: la solidarietà è un valore se contribuisce utilmente all’immagine pubblica; la natura è dominio esclusivo della specie vincente e può essere tranquillamente depredata. Non è certi solo questione di linguaggi ma dal profondo le eredità semantiche delle parole e delle strutture sintattiche agiscono, “legittimano” comportamenti. E con l’AI migrano dai linguaggi dell’informatica al pensiero ordinario. Leone XIV, per lingua madre angloamericano, ha però attraversato tutte le lingue della Chiesa, specialmente il latino. Conosce i linguaggi della matematica (pensata nei millenni in indoeuropeo) e ne maneggia gli algoritmi. E’ perciò capace di critica, ovvero, fenomenologicamente: analisi, decostruzione del testo e ricomposizione del tema secondo altri principi differenti e diversi. Le chiese cristiane storiche (non quelle “evangeliche” delle invasate sacerdotesse trumpiane) sostengono il primato del bene comune, della solidarietà, della sussidiarietà, della giustizia uguale per tutti.
Linguaggi di pace e di guerre
Da millenni nella chiesa cattolica, ordinata secondo strutture linguistiche latine, si è insegnato come in ogni campo si debba agire sempre secondo principi e non privilegiando gli interessi e i risultati utili a una parte. Nella confidenza con quel Dio che (Agostino docet) habitat in interiore homine. Questa almeno la predicazione, più intensa dopo la privazione del potere temporale. Di segno analogo l’insegnamento prevalente nella scuola italiana ed europea: amare il prossimo e il lontano e trattare gli altri e se stessi sempre come fine e mai come mezzo dovrebbero costituire la principale linea ispiratrice dell’attività scientifica, economica e politica.
C’è una guerra che alcuni poteri occidentali hanno intrapreso contro la civiltà d’Occidente, la sua cultura e le sue istituzioni, una guerra interna di cui Trump è l’esponente più visibile. Di sono poi le sciagurate guerre esterne in corso, quella contro i palestinesi, quella contro l’antica civiltà persiana, quella contro la Russia (terra troppo vasta, ricca di materie prime e poco popolata, dunque appetibile) e altre come quella in gestazione contro la Cina. Sono impostate dai decisori politici e dalle alte sfere militari utilizzando ampiamente l’AI: si opera secondo programmi di distruzione e/o sterminio elaborati e messi in atto da intelligenze artificiali attraverso reti di comunicazione satellitare o prossimale che generano la terminazione di soldati nemici, civili, ricchezze artistiche, naturali, industriali. Le macchine non hanno almeno sinora crisi di coscienza, gli stermini possono essere automatici, Criterio loro decisori è considerare l’umanità (altrui) sempre come mezzo e mai come fine. Qualcosa di molto simile accade nella finanza.
La cultura della potenza/prepotenza e una possibile versione “disarmata e disarmante” dell’ AI
Il potenziale maggiormente distruttivo dell’AIG è nelle applicazioni militari, in tempi di obnubilamento del diritto internazionale e in cui le guerre sono prevalentemente combattute dai droni e dirette principalmente contro i civili e le strutture economiche.
Certo -pur non infondato- aleggia nell’enciclica un pessimismo; si sottolineano più i rischi che le possibilità; sono pure presenti alcune risonanze di letture antimoderne. Io penso però che i vantaggi possano prevalere. Un’AI “disarmata” (MH, &111), estesa nella gamma epistemica ed etica e sottratta al dominio esclusivo delle grandi corporation ( MH, &95) può essere agenzia per estendere e approfondire la coscienza, la conoscenza e la gestibilità di tutti i campi di fenomeni con cui si entra in relazione diretta, mediata o semplicemente altra. Ci si potrebbe con l’AIG riconoscere meglio come soggetti realmente attivi, passivi e interattivi attraverso la relazione con il mondo così come attraverso capacità autoriflessive. L’io -individuale e collettivo- potrebbe farsi pienamente soggetto, ovvero appropriarsi di una potenzialità trascendentale, divenire autore di una propria meno faticosa e forse più produttiva e ricca impresa di visione e trans-formazione del mondo nel rispetto della natura e dell’umanità.
Nel servire l’ umanità, quella che molto ma molto generosamente Leone XIV chiama magnifica, la persona può abbracciare, con l’amplificazione della conoscenza, l’interezza dell’essere e degli enti senza perder di vista le singolarità.
Perdere (e ritrovare, o inventare) un orizzonte di senso
A volte riduttivamente presentata solo come un’enciclica sull’intelligenza artificiale, la lettera papale ha lo spazio teoretico e il respiro dell’ intera tradizione della Chiesa. Invita certo ad andare oltre le apparizioni elettroniche, verso il mondo della natura come della cultura nel loro intero e nella successione degli orizzonti. Ora è purtroppo il tempo della creazione dei deserti (Laudato sì, 2018) ma nulla è irreversibile; torneranno le foreste. Di grande interesse teologico la presenza in una enciclica papale del concetto (MH & 146 p 146), fondazionale in fenomenologia, di orizzonte di senso. Con questa espressione si può intendere, almeno in una lettura in chiave metafisica, la tensione trascendentale dal passato al futuro del mondo e delle generazioni, dal tempo all’ eterno, dal finito all’ infinito pur mantenendo il senso del limite e rimanendo nella consapevolezza della contingenza.
La nuova gravità dei saperi potrebbe favorire un rafforzamento delle interiori capacità del soggetto trascendentale, ovvero personale e collettivo insieme. E’ possibile anche nel tempo dell’AI curvare la sua inerenza e appartenenza al mondo-cosa secondo vettrici intenzionali autentiche, secondo positivi assetti categoriali, nuove visioni e ragioni di vita. Anche nella scuola ciò può significare aiuto al superamento dell‘ egoismo, avvertire come ragione di vita il bene comune, comunicare la proiezione del soggetto nelle regioni introduttive alla trascendenza. Per questo occorre “non inseguire la velocità del mondo digitale offrendo tempo condiviso per apprendere e relazioni affidabili”; ma anche mantenere una forte connessione.
Leone XIV , Magnifica humanitas, Libreria editrice vaticana, Città del Vaticano, 2026
L. Floridi, La differenza fondamentale, Mondadori 2025
AAVV, Indagine sul capitalismo digitale in Aut Aut, 407/2025
G. Boselli, AIG, per una gamma di paradigmi: un esercizio di fenomenologia In Encyclopaideia – Journal of Phenomenology and Education. Vol.29 n.73 (2025), pp 63–79