
Marco Lodoli, nel tempo di un giorno
di Antonio Stanca
È da poco comparso uno degli ultimi lavori di Marco Lodoli, Solo un giorno, edizione Einaudi. Un racconto piuttosto lungo che è entrato a far parte delle tante altre narrazioni, compresi i romanzi, dello scrittore romano. Nato a Roma nel 1956, Lodoli ha esordito alla fine degli anni Settanta prima come autore di poesie, poi come giornalista, saggista e scrittore di romanzi e racconti. Molto avrebbe scritto, Einaudi glielo avrebbe pubblicato, avrebbe pure insegnato Italiano Lodoli e così sarebbe giunto ai nostri giorni quando una particolare evidenza avrebbe assunto la sua narrativa poiché capace di muoversi tra realtà e fantasia, evidenza ed evasione, vita e sogno. In verità è una maniera, una tendenza che si è andata diffondendo negli ultimi tempi e che è diventata propria di alcuni tra i maggiori autori contemporanei. Se non tra questi almeno tra i più prolifici può essere fatto rientrare Lodoli senza misconoscere le alte qualità, i buoni esiti di alcune sue opere. Non gli riesce difficile stare tra i due piani, quello vero e quello inventato, non si vede, non si sente completato se non ci sono entrambi, se la vita che rappresenta non si compone di entrambi, non fa posto al pensiero e all’idea, alla ragione e all’invenzione. Così succede pure in Solo un giorno, il racconto che fa assistere ad una lunga, interminabile serie di situazioni, di vicende vissute, godute, patite, sofferte da due ragazzi romani, il più maturo, Scipione, e la più giovane, Cecilia. Abitano nella stessa zona a Roma, si sono visti a distanza, lei dalla finestra, lui dal motorino. Il giorno del racconto è quello della laurea in Filosofia per Scipione e l’ultimo a scuola per lei, quello della foto di gruppo a fine anno. Capitano vicini, per strada, quella mattina, lui le propone di andare insieme a La Sapienza dove deve laurearsi, lei accetta e non pensa più alla foto con i compagni di scuola. Si sono visti altre volte, si sono pensati ogni tanto, hanno pure pensato di piacersi, di voler stare qualche tempo insieme, di parlarsi e quel che avevano pensato ora sta iniziando. Stanno andando insieme sul motorino, si tengono stretti, stanno parlando di cose loro, stanno andando a La Sapienza, è cominciato il loro viaggio. A casa di Scipione stanno arrivando parenti ed amici che, avvisati dal padre, sono contenti di partecipare alla festa, di vedere Scipione finalmente laureato e probabilmente sistemato dopo che tanti sacrifici avevano sopportato i genitori.
Si fermeranno in molti posti Scipione e Cecilia prima di arrivare all’Università. Passeranno per molte strade, per la Roma di molti quartieri che a quell’ora stava ripartendo nei suoi molti modi. Uno di questi era la macelleria di Zio Porco, un usuraio ben conosciuto da Scipione giacché presso di lui aveva contratto i maggiori debiti suo padre. Anche alla macelleria si fermeranno i due ma non per molto ché altri posti li attendono, altre situazioni cercano: liberi, nuovi, contenti si sentono, stare insieme, andare insieme vogliono. E così continueranno anche dopo che, arrivati all’Università, si scoprirà che Scipione non è tra i laureandi di quel giorno poiché non ha sostenuto gli esami richiesti dalla Facoltà di Filosofia, non ha frequentato l’Università ma ha trascorso quegli anni nei posti più diversi della città senza approdare ad alcun risultato. È stato uno sfaccendato, ha mentito in continuazione presso i genitori. Neanche la gravità di questa scoperta servirà, tuttavia, a cambiare quanto di bello, di buono stava avvenendo tra lui e Cecilia. Continueranno a passare, a muoversi tra i tanti posti, le tante strade della Roma di quella giornata. Si sentiranno sempre più vicini, sempre più innamorati, sempre più convinti di dover stare insieme. Torneranno da quell’usuraio che tanto aveva fatto soffrire il padre di Scipione, lo uccideranno per fare giustizia, occulteranno il cadavere, in una chiesa di periferia si faranno sposare da un prete immigrato. Scipione dovrà riconoscere che una bella bambina, Marinella, è figlia di Cecilia, che l’ha avuta qualche anno prima ma niente modificherà quella che era ormai la loro intesa. Staranno insieme a Marinella, sarà la loro famiglia, la loro gioia, quella che li aiuterà a superare i tanti ostacoli, i tanti problemi che sarebbero venuti compreso quello dei genitori di lui quando avrebbero saputo la verità.
Saranno molti i risvolti che la vita di Scipione e Cecilia assumerà quel giorno, “solo un giorno” li conterrà tutti: li farà vedere studenti isolati, ragazzi innamorati, liberi da obblighi, capaci di punire chi ha fatto del male, di unirsi in matrimonio, di formare una famiglia, di sentirsi vicini, legati a tanti posti, di far parte di quella Roma così vasta, così varia da permettere che tanto, che tutto possa accadere, possa spiegarsi. Anche questo aspetto di una città come Roma potrebbe stare all’inizio di una concezione, di una visione della vita così articolata come quella del Lodoli scrittore.
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