FAQ Handicap e Scuola – 63

Domande e risposte su Handicap e Scuola
a cura dell’avv. Salvatore Nocera e di Evelina Chiocca


Elenco FAQ

Sono una docente di Sostegno della Scuola Secondaria di primo grado. Quest’anno seguo un alunno con disabilità motoria che si muove con la sedia a rotelle. L’alunno in questione ha richiesto che non sia io a spingere la carrozzina ma bensì i suoi compagni e che venga controllato da me un po’ a distanza. Finora, durante gli spostamenti all’interno dell’edificio scolastico, l’ho sempre accontentato, limitandomi a camminargli più o meno affianco o a qualche passo da lui. Il problema però si pone durante le uscite didattiche e soprattutto in previsione di una gita all’estero. Io capisco il disagio del mio alunno e vorrei anch’io che potesse ritagliarsi dei momenti di normalità con i compagni. Tuttavia come insegnante di Sostegno, essendo contitolare della classe, ho una doppia responsabilità: su di lui e sull’intera classe. Per questo vorrei sapere se esiste una normativa a riguardo circa le mie responsabilità in merito. È lecito quello che chiede l’alunno? Sapreste indicarmi eventuali riferimenti normativi?

Le responsabilità di un docente incaricato su posto di sostegno sono le stesse in capo a ciascun docente (rif. CCNL di categoria). In relazione alla richiesta dello studente di poter fare affidamento sui compagni per gli spostamenti, durante le attività scolastiche (all’interno del plesso scolastico e anche all’esterno), dato che tali attività sono fra i compiti dei collaboratori scolastici, ma, soprattutto, tenuto conto della sua autodeterminazione, che va sostenuta, suggeriamo di convocare il gruppo di lavoro, il GLHO (cioè tutti i docenti della classe, i genitori dell’alunno e gli specialisti ASL) e di inserire nel PEI le relative indicazioni, nel rispetto delle richieste dello studente.

Sono la coordinatrice del GLI di una scuola, anche quest’anno l’USR ha inviato nota con oggetto “Rilevazione alunni con disabilità – organico di diritto anno scolastico 2019/2020” (n. 10519 del 07.03.19) nella quale si legge: “…alunni certificati per i quali la vigente normativa prevede l’attribuzione della risorsa professionale per le attività di sostegno alla didattica…la documentazione che dà diritto all’assegnazione della risorsa…verbale di accertamento rilasciato dall’apposita commissione ASL…L. 104/92; Certificazione per l’integrazione Scolastica (CIS), rilasciata esclusivamente dal TSMREE della ASL…”.​ Attualmente nel nostro istituto ci sono 3 alunni riconosciuti in situazione di handicap con delle specificità:​ • uno è in attesta di visita presso la ASL di appartenenza per il rilascio della CIS (i tempi sono lunghissimi); ​ • un alunno per il quale la neuropsichiatra infantile riconosce come unica risorse necessaria per l’inclusione scolastica l’operatore per l’autonomia (ex AEC);​ • un altro la specialista della ASL, valutato il funzionamento del bambino, non ritiene ci siano più le condizioni per avere l’insegnante di sostegno (è in passaggio dalla scuola primaria alla secondaria di primo grado).​ Vorrei sapere se per questi bambini, riconosciuti in situazione di handicap secondo l’art. 3 della L. 104/92, dovrà essere redatto un PEI (come previsto dall’art. 12 comma 5 della legge quadro) oppure no?​

La richiesta delle risorse viene formulata a fronte di completa documentazione acquisita dalla scuola (ad oggi, il verbale di accertamento e la Diagnosi Funzionale e, limitatamente alla Regione Lazio, il certificato per l’integrazione scolastica). In assenza dei documenti di rito, non è possibile inoltrare alcuna domanda. Il Piano Educativo Individualizzato è redatto a fronte di Diagnosi Funzionale consegnata dalla famiglia alla scuola; anche a fronte di disabilità fisica potrebbe essere necessario redigere un PEI se, per lo svolgimento delle attività, occorre utilizzare specifici ausili o sussidi come, per esempio, il puntatore oculare o un particolare banco, o altri accorgimenti irrinunciabili per l’esercizio del diritto all’educazione e all’istruzione

Sono un docente di sostegno in un alberghiero. Abbiamo fatto, presso il nostro istituto, un GLHO dove mancava solo l’equipe multidisciplinare. Due GLI dove ha partecipato anche il medico e assistente dell’UOMI. Inoltre abbiamo fatto incontri singoli con l’equipe, tutti gli alunni frequentanti e relativi genitori. Si è redatto il PEI con la firma di tutte le componenti. E’ arrivato un fax dall’UOMI con il calendario di incontri, senza specificare meglio, con ogni alunno e genitori presso gli uffici dell’UOMI, Il problema è che alcune date sono “complicate” per i docenti. Abbiamo chiesto, come scuola, di rifare il calendario perchè quelle date e quell’orario non consentono la partecipazione dei docenti ma non c’è stato nulla da fare. Come muoverci?

Forse è bene precisare che il GLHO è il gruppo i cui componenti sono: tutti i docenti della classe in cui è iscritto l’alunno con disabilità, gli specialisti dell’ASL che seguono lo studente, i genitori dell’alunno con disabilità. La convocazione del GLHO, gruppo di lavoro istituito ai fini scolastici, è compito del Dirigente Scolastico. Il Dirigente Scolastico deve, pertanto, scrivere al suo omologo dell’ASLper concordare con la scuola le riunioni; se l’ASL insiste nell’effettuarle in orari non concordati e in assenza di convocazione da parte del DS, sarà il Dirigente Scolastico a dichiarare che i docenti non si recheranno alla riunione e qualora l’ASL voglia svolgere la riunione in orari scelti solo da essa e senza convocazione del DS, lo stesso D.S. si vedrà costretto a denunciare il Dirigente dell’ASL per abuso di potere. Fra le possibili opzioni, che possono essere indicate per favorire la partecipazione dell’ASL, si può suggerire il collegamento tramite Skype, modalità ormai in uso e valida a tutti gli effetti.

Ho due gemellini di 3 anni con ipoacusia grave inseriti in due classi diverse, siccome la maestra di sostegno di uno dei bambini (il più grave) è in maternità,la scuola mi sta dando tante noie per riassegnare una nuova maestra di sostegno. Tutti hanno una scusa da scaricare sull’altro ed io vedo mio figlio indietreggiare sia a livello scolastico sia a livello psicologico. Come possiamo noi genitori far fronte a questa situazione? Esistono delle leggi (oltre il diritto al sostegno) a cui possiamo riferirci per mediare questa cosa?

Fermo restando che il diritto all’educazione e all’istruzione, che prevede l’assegnazione di docenti specializzati, non è in discussione (i diritti vanno garantiti), se in questo periodo lei ha registrato una notevole regressione, significa che gli altri insegnanti, presenti nella classe, non si stanno occupando di suo figlio; e se questo fosse vero, ciò sarebbe molto grave, non solo per inadempienza nei confronti del contratto (tenga presente che TUTTI gli insegnanti della classe di suo figlio sono suoi insegnanti: questo è importantissimo), ma anche per discriminazione (ignorando, cioè, uno degli alunni loro affidato). Chieda pertanto un urgente incontro con tutti i docenti della classe e con il dirigente scolastico per valutare nell’immediato questa situazione, affinché tutti si attivino per una positiva e significativa inclusione. Per quanto riguarda il supplente, in realtà, la scuola avrebbe dovuto nominarne uno fin dal secondo giorno di assenza della docente in maternità. La mancata nomina si configura come interruzione di pubblico servizio.

Sono la mamma di un bimbo di 5 anni al quale e’ stato diagnosticato un lieve ritardo del linguaggio e psicomotorio ha la legge 104 art 13 comma 1 e sta attualmente frequentando la scuola dell’ infanzia con sostegno. A ottobre c’e’ stato un incontro con l’ASL e la responsabile ha redatto la diagnosi funzionale pur non conoscendo mio figlio perche’ la sua neuropsichiatra infantile e’ un’altra ha pensato che siccome compie 6 anni il 26 dicembre 2019 avrei dovuto procedere con l’iscrizione alla scuola primaria anche se noi genitori non eravamo d’ accordo. A Marzo ho rifatto la visita dalla sua neuropsichiatra infantile e lei valutando il bambino era concorde con me che e’ il caso di fargli ripetere un altro anno e quindi mi ha rilasciato l’ autorizzazione di permanenza alla scuola dell’ infanzia. Parlando con la referente scolastica mi ha comunicato che se procediamo mio figlio non avrebbe il sostegno visto che e’ stata già fatta richiesta di organico e poi mi ha detto che le procedure di richiesta del sostegno sono diverse dalla scuola dell’infanzia da quella della scuola primaria alla quale adesso risulta iscritto, ma io mi chiedo come funziona adesso?

La normativa è molto chiara: in forza della legge n. 53/03 tutti i bambini, compresi quelli con disabilità, al compimento del sesto anno di età debbono frequentare la scuola Primaria, che è scuola dell’obbligo. Anche gli alunni in situazione di gravità debbono rispettare questa norma. Le consigliamo, pertanto, di preparare con cura l’ingresso alla scuola primaria.

Sono la mamma di un ragazzo con ritardo mentale medio grave. Poichè mio figlio ha il comma 1 articolo 3 della legge 104 vogliono diminuire le ore di sostegno. La legge 104 scade nel 2020 e contemporaneamente il ragazzo diventa maggiorenne. Come devo procedere per tutelare mio figlio?

Le ore di sostegno sono indicate dal GLHO, ovvero il gruppo di lavoro costituito da tutti i docenti della classe in cui è iscritto suo figlio, da voi, genitori dell’alunno con disabilità, e dagli specialisti dell’ASL che seguono l’alunno; queste ore sono inserite nel PEI. Se come gruppo di lavoro (GLHO) ritenete che siano necessarie più ore rispetto alle attuali, sta a voi specificarlo e scriverlo nel PEI. Tenga comunque presente che gli insegnanti di suo figlio sono tutti i docenti della classe, non uno solo; pertanto non sarà lasciato a sé, nelle ore in cui il docente di sostegno non è in servizio, ma sarà seguito dai docenti in servizio. Per quanto riguarda, invece, la questione della certificazione, anche quando suo figlio avrà 18 anni dovranno essere garantite le tutele previste (a fronte della possibile scadenza, la documentazione mantiene, infatti, la sua validità, finché l’INPS non avrà fatto gli accertamenti necessari e fino a quando l’INPS non rilascerà la nuova documentazione).

Sono intenzionata ad aprire una sezione di scuola dell’infanzia privata NON PARITARIA. Come organico sarei io ed un collaboratore. Se viene un genitore con un bambino portatore di Handicap devo obbligatoriamente assumere un insegnante di sostegno? Non ci sono disponibilità finanziarie e non ho titolo specifico. I locali sono privi di ascensore. Verrò penalizzata e rifiutata per la domanda?

Se la sua è una scuola semplicemente privata, non ha l’obbligo di accogliere alunni con disabilità, obbligo riguardante le scuole paritarie. Se però lo accoglie, stipula implicitamente con la famiglia un contratto di corresponsabilità; in forza di tale contratto, lei assume l’obbligo di fornire all’alunno con disabilità, che non era obbligato ad accogliere, tutto quanto richiesto dai suoi bisogni educativi a partire dal docente per il sostegno.

Sono la referente di uno stage linguistico in Inghilterra che vedrà partire studenti e accompagnatrici. Una di queste ultime è una docente con disabilità dovuta a mobilità ridotta (con ausilio di stampelle). Ho chiesto al DS un ulteriore accompagnatore per viaggiare e soggiornare in sicurezza, ma la mia richiesta è stata negata. Esiste una normativa di riferimento in proposito?

Se tra gli alunni viaggianti c’è almeno uno studente con disabilità, lei può chiedere, per questo alunno, la presenza di un altro docente accompagnatore, il quale potrà comunque aiutarla anche per supportare la collega con disabilità motoria. In mancanza, non può avere altri accompagnatori. Tuttavia, se la collega ha accettato di essere tra gli accompagnatori degli alunni, è perché sa di essere sufficientemente autonoma.

Sono un’insegnante di scuola superiore e mi appresto a portare in gita una classe in cui è presente uno studente con diagnosi di epilessia lieve e che gestisce in autonomia gli unici farmaci che deve assumere. Vorrei sapere se come docente accompagnatore devo avere una formazione specifica formalizzata.

No, non è necessario. Peraltro, da quanto scrive, è lo stesso studente che provvederà all’assunzione dei farmaci prescritti. Se vuole approfondire la questione, può prendere visione delle Linee guida interministeriali trasmesse con Nota 25 novembre 2005, Prot. n. 2312, oppure visitare il sito dell’Associazione italiana contro l’epilessia, in cui troverà informazioni utili al riguardo.

Sono un insegnate di sostegno, abilitata primaria e infanzia con laurea in SFP, specializzata su sostegno primaria, in servizio presso una scuola primaria, su sostegno, con contratto a tempo determinato. Sono stata assegnata ad una classe IV per promuovere l’integrazione scolastica, collaborando con i docenti contitolari della classe, di un alunno con disabilità, nel dettaglio: assenza di mobilità (il bambino non deambula, usa una carrozzina elettrica per gli spostamenti) e assenza di controllo degli sfinteri. Sin dal primo giorno di scuola, ho notato e segnalato (verbalmente) l’assenza di un assistente di base igienico-personale. Nulla a tal proposito mi è stato riferito. Nel dettaglio, ad oggi, 6 mesi dall’inizio dell’anno scolastico, non conosco se vi sono o meno, nel plesso, collaboratori scolastici formati per ricoprire compiti di assistenza materiale agli alunni con disabilità. Essendo di origini filippine, i genitori non comprendono tale mancanza/necessità. Io non mi sono tirata indietro (forse sbagliando), per il bene del bambino, assistendolo, da subito, anche nei sui bisogni primari, il bambino dovrà pure andare in bagno… Una situazione intollerabile ed a risentirne è sicuramente il bambino, limitato negli spostamenti, limitato nelle primarie necessita.

L’integrazione degli alunni con disabilità compete a tutti gli insegnanti della classe non ad uno soltanto. Era ed è corretto che tutto il team docente segnali al Dirigente scolastico la necessità dell’assistenza di base che, per contratto, spetta ai collaboratori scolastici (artt. 47-48 e tab. A del CCNL di categoria). È compito del Dirigente Scolastico individuare il collaboratore o la collaboratrice da incaricare per svolgere tali mansioni. Se il DS, debitamente informato, non interviene, incorre in una omissione e, per questo, può essere perseguito.

Sono una docente di storia e filosofia di un liceo, nonché funzione strumentale Inclusione e ho in classe un alunno con Disturbo dello Spettro Autistico. Questo alunno fino al secondo liceo aveva un PEI equipollente a quello della classe, ma a partire dal terzo anno di liceo linguistico i colleghi di sostegno, di matematica e fisica e scienze hanno convenuto di fare un PEI differenziato. Io sono sempre stata contraria, poiché è un ragazzo che va bene nelle materie umanistiche e la sua “caduta” nelle discipline scientifiche è ben documentata dalla sua Diagnosi funzionale (il ragazzo ha 80 di QI, ma con una grande caduta nel campo logico-matematico). Tuttavia, essendo l’unica a sostenere la mia contrarietà (anche la neuropsichiatra della ASL ai GLHO si diceva d’accordo), non sono riuscita a fare prevalere la mia opinione e la mamma, pur dispiaciuta, alla fine ha firmato il PEI. Quest’anno si è ripetuta la stessa situazione degli anni scorsi: tutti hanno firmato il PEI differenziato e anch’io ho ceduto. Tuttavia recentemente sono avvenuti tre elementi di novità: 1) il ragazzo è passato sotto la giurisdizione del servizio ASL per disabili adulti e la nuova neuropsichiatra non capisce come mai il PEI del ragazzo sia differenziato; 2) ho avuto modo di leggere bene il D.Lgs.62/17 e le relative ordinanze ministeriali sugli esami di stato, dove si dice che si possono ammettere agli esami alunni con insufficienze in una disciplina o gruppi di discipline: dunque mi sono detta che al limite potremmo applicare questa norma al ragazzo in questione; 3) ho scoperto dalla mamma del ragazzo che lui non sa di avere un PEI differenziato, nonostante ormai negli anni sia diventato molto autonomo (viene e torna da scuola da solo, studia da solo, fa sport). Sono pertanto preoccupata della sua reazione quando lo scoprirà. Tutto ciò premesso la mia domanda è: c’è qualcosa che possiamo fare a questo punto dell’anno per cambiare il PEI e renderlo equipollente, nonostante la mamma (genitore unico) lo abbia già firmato a dicembre? Lei ora vorrebbe non averlo firmato, ma è una donna molto semplice, non ha voluto rivolgersi ad associazioni o esperti.

E’ utile premettere che la scelta della programmazione è di competenza del solo Consiglio di classe e non degli specialisti, che non possono intervenire o dare indicazioni al riguardo. La competenza del Consiglio di classe deve, tuttavia, trovare conferma nella volontà dei genitori, che devono acconsentire l’adozione di un PEI differenziato, esprimendo il loro parere con la sottoscrizione della proposta avanzata dal Consiglio di Classe. Se la famiglia non condivide il PEI differenziato, non dà la sua approvazione; di conseguenza il CdC deve adottare un PEI semplificato, informando la famiglia che, unicamente ai fini della valutazione, il figlio sarà considerato “non con disabilità” e valutato come i compagni. In merito alle situazioni recenti, da lei descritte, lascia molto perplessi il fatto che lo studente non solo non sia stato informato e, da quanto lei scrive, apparirebbe evidente come un PEI differenziato risulti di per sé inadeguato (ovviamente si tratta di considerazioni espresse avendo quale unico riferimento il suo scritto, in quanto non disponiamo di tutti gli elementi oggettivi per sostenere l’affermazione). Veniamo al quesito posto. Sì, i genitori potrebbero, attualmente, ritirare formalmente il consenso al PEI differenziato. Sarà ovviamente cura del Consiglio di classe informare la famiglia di quanto segue: – lo studente dovrà superare le prove necessarie per accertare le sue competenze in relazione alla classe frequentata; – lo studente potrà non essere ammesso all’esame di Stato; – lo studente, unicamente per quanto riguarda la valutazione, sarà valutato come i compagni (naturalmente per il resto è alunno con disabilità e quindi dovranno essere adottate tutte le modalità previste dalla normativa in materia di inclusione scolastica).

Sono una docente di sostegno di scuola secondaria di secondo grado. Quest’anno lavoro in una classe con un allievo con disturbo dello spettro autistico. I coordinatori del sostegno hanno deciso di dividere la cattedra tra due docenti, perciò lavoro con un’altra docente. La situazione di particolare gravità dell’allieva rende necessaria la compresenza fissa di un docente e un assistente educativo. Gli educatori che ruotano sull’allieva sono tre. Considerata la gravità del caso è sempre necessario avvisare le famiglie del contenuto delle circolari pubblicate in istituto. La mia domanda è la seguente: in questi casi chi deve occuparsi della comunicazione con le famiglie? Docenti ed educatori hanno in questo le stesse funzioni? Oppure è il docente solo che deve comunicare il contenuto delle circolari alle famiglie? Ci sono scuole in cui i ruoli di educatori e docenti si confondono ingenerando malintesi e malessere, oltre una generica perdita del senso del proprio ruolo. Perciò sarebbe utilissimo avere guide che indichino (e laddove necessario) distinguano i differenti ruoli.

La nuova legge di riforma della scuola, la legge 107/2015, prevedeva, in uno dei suoi decreti attuativi, la definizione del profilo professionale delle figure addette all’assistenza e/o all’autonomia personale dell’alunno con disabilità. Intento che, al momento, resta nelle intenzioni del legislatore, ma non trova vita in un provvedimento che delinei compiti e competenze dell’assistente (o educatore). Certamente, sottoscrivendo queste figure, un proprio contratto, va da sé che esse non ricoprono il ruolo di “insegnante”, diversamente normato e definito da compiti e ruolo nel CCNL di categoria. La circolare applicativa della sentenza della Corte costituzionale del 1987, la n. 262/88, al punto 5 precisa che “In presenza di alunni con minorazioni fisiche e sensoriali o tali che ne riducano o impediscano l’autonomia e la comunicazione, le SS.LL., all’atto dell’iscrizione, chiedono ai comuni di nominare assistenti e accompagnatori, ai sensi degli articoli 42-45 del D.P.R. n. 616/77”, aggiungendo che “Èopportuno sottolineare che l’attività degli assistenti e degli accompagnatori deve sostanziarsi nella mera traduzione della volontà dell’alunno e in nessun caso quindi deve modificarne il contenuto”. Ne consegue che l’assistente o educatore (rif. Legge 104/92) è una figura diversa dal docente e svolge compiti legati all’assistenza all’autonomia personale e/o alla comunicazione dell’alunno con disabilità, sostanziando la sua azione nella “mera traduzione della volontà dello studente”, pertanto se nella classe sono distribuite circolari o altre comunicazioni “Scuola-Famiglia”, sarà compito delle figure professionali in servizio provvedere affinché lo studente riceva “copia della comunicazione, affinché la porti a casa”, così come fanno tutti gli altri studenti; quindi anche l’assistente non solo può, ma deve svolgere questo tipo di compito (accertarsi che venga consegnata copia della comunicazione o della circolare allo studente).

Sono la mamma di un ragazzo autistico ad alto funzionamento, che frequenta l’ultimo anno di liceo artistico e che l’anno prossimo vorrebbe studiare Storia all’Università per poi diventare giornalista. Durante tutti gli anni del liceo, sino a ora, è stato adottato un pei differenziato. Durante quest’ultimo anno il ragazzo ha raggiunto un considerevole livello di crescita, sia dal punto di vista personale, che didattico, riportando sempre ottime votazioni. Ai colloqui informativi presso due Università mi hanno pero’ comunicato che non potrà iscriversi, né tantomeno avere supporti, ma solamente avere una frequenza da uditore, non essendo in possesso di diploma, bensi’ di attestato. Il Preside del liceo non è convinto di questa teoria, a lui risulta che potrebbe iscriversi comunque all’Università. Vorrei sapere se risulta anche a voi, oppure se sia possibile cambiare in corsa il pei differenziato attuale per passare a un pei con obiettivi minimi, in modo da consentire un eventuale rilascio del diploma.

La normativa vieta a chi non ha il diploma di maturità di iscriversi all’Università. Se l’Università vuole accogliere una persona con o senza disabilità come uditore può farlo; ma tale persona non potrà avere mai la laurea. Chi vuole avere il diploma, può presentarsi da “studente privatista con disabilità”, facendo riferimento al decreto 10 dicembre 1984 sugli esami dei privatisti con disabilità agli esami di scuola media, utilizzabile per analogia anche per gli esami di Stato della secondaria di secondo grado.

Sono il coordinatore di una classe V superiore e fra i miei studenti uno fruisce di una programmazione differenziata. I genitori di questo studente vorrebbero farlo partecipare alla prova INVALSI che vedrà coinvolte le quinte quest’anno, pur consapevoli che il percorso di studi finali condurrà ad una certificazione delle competenze e non all’acquisizione di un diploma di studio. Il desiderio nasce dall’aspirazione del ragazzo di partecipare alla prova insieme alla classe per non sentirsi escluso. Il CdC vorrebbe invece estrometterlo, sostenendo che le circolari ministeriali non prevedono la partecipazione all’INVALSI delle quinte per i i disabili con programmazione differenziata. Per poter dare soddisfazione, con una informazione chiara e trasparente, alla famiglia e offrire una risposta, positiva o negativa che fosse, ho cercato chiarimenti, tuttavia non sono riuscito a trovare idati e indicazioni utili circa i disabili con programmazione differenziata, solo riguardanti i disabili con programmazione per obiettivi minimi e le operazioni compensative/dispensative da attuare. Potreste gentilmente dare chiarimenti?

Non capiamo da dove derivi la convinzione che uno studente, per il quale è stato adottato un PEI differenziato, non possa o, addirittura, non debba partecipare alle prove standardizzate. L’art. 20 del decreto legislativo n. 62/17, infatti, stabilisce in modo chiaro che gli studenti con disabilità devono partecipare alle prove INVALSI, senza fare distinzione fra alunni per i quali è stato predisposto un PEI semplificato e coloro per i quali è stato adottato un PEI differenziato. Sarà pertanto cura dei singoli Consigli di Classe predisporre, per ciascuno studente con disabilità, “prove adattate” coerentemente con il PEI (e questo vale sia per gli studenti con PEI semplificato che per gli studenti con PEI differenziato). Concordiamo con voi sull’assurdità di citare, come scritto nel testo, “adeguate misure compensative o dispensative”, ma confidiamo nel fatto che si tratti di una svista dell’estensore.

Sono una docente di sostegno, vorrei delle delucidazioni in merito alla riforma del sostegno, perché non mi è chiaro se la sua entrata in vigore è stata prorogata a settembre. Ma soprattutto vorrei sapere quali sono i punti salienti.

Per quanto riguarda le novità, che il d.lgs. 66/17 prevedeva per il 1 gennaio scorso, vi è stato uno slittamento al 1° settembre prossimo. Si dovranno pertanto attendere i decreti attuativi, che riguardano, nello specifico, la certificazione e la documentazione (ossia il Profilo di Funzionamento), il PEI (con le novità riportate nel decreto), il Gruppo per l’Inclusione Territoriale, GIT e l’iter per la richiesta delle ore di sostegno. Dovranno poi essere emanate indicazioni rispetto ai nuovi percorsi formativi, in particolare in merito al corso di specializzazione che pare che anche questo governo intenda mantenere come “aggiuntivo”, anche se con maggiori aperture per la frequenza (infatti, nel decreto che ha dato il via ai corsi sono stati inseriti candidati privi di abilitazione all’insegnamento). Di fatto, i corsi di specializzazione sia per la scuola dell’infanzia e primaria (art. 13 del D.lgs. 66/17) che per la secondaria (D.lgs. n. 59/17) potevano essere attuati anche da subito; però il Governo ha bandito tre corsi di specializzazione, che si svolgeranno nei prossimi tre anni accademici facendo riferimento alle vecchi regole; pertanto la nuova normativa potrà essere applicata, salvo ulteriori modifiche, fra quattro anni. Nel decreto pubblicato il 21 febbraio scorso sono indicate le Università con i posti per ciascun ordine e grado di scuola. Nel sito del MIUR e di molte Associazioni, come pure dei sindacati di categoria, è possibile trovare i provvedimenti citati.

Sono la mamma di una ragazzina che a settembre ha iniziato a frequentare la prima media. È una ragazza certificata con legge 104 in gravità in quanto cieca e con problematiche motorie e ritardo cognitivo a causa di un idrocefalo. A gennaio nella sua classe è arrivata una ragazzina adottata da anni con un PDP in quanto BES. Sta portando scompiglio a tutta la classe. Mi chiedo se è possibile fare questo inserimento da parte della dirigente in una classe dove è presente una disabilità grave e quindi rischiare che ci rimettano entrambe le ragazze in quanto gli insegnanti hanno 2 casi particolari da gestire.

Se esiste nella scuola un’altra prima senza alunni con disabilità, la cosa più logica è chiedere al Dirigente scolastico di spostare questa nuova ragazza nell’altra classe. Se invece questa è l’unica prima classe esistente nella scuola, allora occorre pretendere che intervenga anche il Comune per valutare l’assegnazione, a questa nuova studentessa, di una figura educativa. In questo dovranno, ovviamente, essere coinvolti i genitori dell’alunna e, all’eventuale incontro, potranno partecipare unicamente i docenti della classe, i genitori e, possibilmente, gli specialisti dell’ASL, oltre al Dirigente scolastico. Suggeriamo anche a voi di chiedere un incontro del GLHO (con tutto il Consiglio di classe, alla presenza del Dirigente Scolastico, e degli specialisti che seguono vostra figlia e voi, in quanto genitori) al fine di valutare, nel frattempo, quali misure possano essere adottate per garantire il diritto allo studio di vostra figlia.

Sono una docente di sostegno. Sto seguendo un’alunna affetta da disturbo del linguaggio e delle capacità scolastiche con emiparesi dx per cui ha una disabilità psicofisica, con facoltà mentali nella norma; la ragazza segue quindi un programma con obiettivi e supporti compatibili alla sua disabilità. Ha già 18 anni perché al primo anno scolastico ha avuto l’ictus che non le ha permesso di frequentare e la scuola, in cui io ancora non ero presente, non ha attivato percorsi per poter permettere l’inclusione della ragazza, per cui la ragazza è stata respinta. Nel mese di novembre, dopo i successi riportati negli anni precedenti ha espresso il suo desiderio di voler conseguire il diploma recuperando l’anno “perso” , per poter lavorare avendo una situazione socio-familiare deprivata. La scuola non ha accolto con piacere questa richiesta dichiarando che lei si debba ritirare entro marzo e presentarsi da privatista agli esami di idoneità e all’Esame di Stato, nonostante il fatto che per lei sia previsto il sostegno da diagnosi. In questo percorso di recupero l’alunna non può continuare ad avere il sostegno rientrando in un percorso individualizzato come supporto al raggiungimento dei suoi obiettivi pur essendosi ritirata formalmente?

In base a quanto da lei scritto, facendo riferimento in particolare alle capacità della studentessa, per lei è stato predisposto un PEI semplificato, ovvero “globalmente riconducibile ai programmi ministeriali”. Non trova pertanto ragion d’essere l’attivazione di un corso di recupero, proprio perché per la studentessa è previsto un percorso semplificato. Se attualmente la studentessa è iscritta al quinto anno è perché è stata regolarmente ammessa dal Consiglio di classe sulla base degli elementi di valutazione in suo possesso. Sarà cura del Consiglio di classe predisporre l’allegato riservato, da unire al documento del 15 maggio, in cui indicare il valore equipollente delle prove differenziate, prove strutturate coerentemente con il PEI e i criteri di valutazione, sempre indicati nel PEI, nonché l’utilizzo, se previsto nel PEI, degli ausili necessari per affrontare le prove. Non si capisce pertanto il motivo di pensare ad una bocciatura “a priori”.

Sono un’insegnante di scuola secondaria di secondo grado. Il cdc può decidere di sospendere un alunno disabile che segue una programmazione differenziata perché disturba continuamente le lezioni se nella sua diagnosi, oltre ad un ritardo medio, risulta un’elevata iperattività?

In base alle informazioni da lei fornite, risulta eccessiva e fuori luogo una sospensione che assume più la connotazione di discriminazione, mirata più a punire anziché educare e formare.

Sono la mamma di un bimbo di 6 anni che è certificato ex l.104 art. 3 comma 3 e che frequenta la prima elementare di una scuola paritaria cattolica. Visto che abbiamo inviato la certificazione in ritardo (dicembre perche’ abbiamo avuto solo allora tutta la documentazione) l’insegnante di sostegno arrivera’ a settembre. Nel frattempo la scuola ha messo altra persona a proprio carico per 10 ore e ci ha chiesto di coprire ulteriori 10 ore a nostro carico. La scuola puo’ farlo? Per chiedere un AEC come devo fare?

Tecnicamente no. La scuola Primaria è scuola dell’obbligo e la scuola paritaria deve garantire le stesse tutele che la scuola statale pubblica riconosce; non può, cioè, chiedere al con compenso alla famiglia. Al riguardo, la invitiamo a consultare le schede elaborate dall’avv. Nocera e pubblicate nel sito www.aipd.it (nella homepage deve leccare la voce “Scuola” e, nella pagina che si apre, deve ciccare su “Schede normative”. Facciamo presente, inoltre, che per gli alunni certificati con art. 3 comma 3, la Corte Costituzionale con la Sentenza n. 80 del 2010 ha stabilito il rapporto 1:1 (nel caso della scuola primaria questo rapporto corrisponde a 22 ore settimanali in classe più due di programmazione).

Sono un docente di una scuola secondaria di primo grado. Nella mia scuola un alunno con patologia grave che durante le ore scolastiche ha un assistente alla persona per interventi di tipo sanitario piuttosto importanti, parteciperà ai PON con i docenti della scuola. Il fatto è che vi parteciperà senza assistente alla persona perché non disponibile il sabato mattina il giorno dei PON. Mi chiedo di chi è la responsabilità se accadesse qualcosa?

Da quanto scrive, l’attività che si svolgerà di sabato è organizzata dalla scuola ed è rivolta a tutti gli studenti; e l’alunno con disabilità, giustamente, ha aderito. Ogni attività programmata dalla scuola deve prendere in considerazione tutte le situazioni, in modo da garantire la possibilità di partecipazione a tutti gli alunni, diversamente sarebbe discriminatoria. Pertanto avreste dovuto voi prevedere quanto necessario per rispondere ai bisogni dello studente. Che cosa fare adesso? Individuate la persona che possa garantire allo studente di prendere parte all’iniziativa promossa dalla scuola. Ci lasci concludere con un pensiero. Sorprende che voi affermiate, nella parte finale, che “la scuola non può accettare di far partecipare l’alunno”, ovvero che riteniate corretto escludere l’alunno dall’attività programmata, in quanto, scrivete, si troverebbe “senza un adeguato supporto di tipo sanitario”: il fatto è che, in fase organizzativa avreste dovuto prevedere, a fronte dell’adesione di questo come di altri studenti, quanto necessario per garantirne la piena e legittima partecipazione. Non potete in alcun modo pensare di non farlo partecipare, perché agireste in contrasto con la legge 67/2006, la norma che tutela contro la discriminazione. Viene davvero da chiedersi come si possa parlare di inclusione scolastica quando è la scuola che, per prima, esclude.

Sono una docente di una scuola primaria, all’interno della mia scuola sono stati messi dei bidoni dell’organico dove ogni giorno i custodi gettano i sacchetti dell’umido che rimangono nel bidone per alcune settimane. Faccio presente che nelle aule limitrofe vi sono alunni disabili con patologie respiratorie gravi. Noi docenti volevamo scrivere una lettera al DS per togliere i bidoni per salvaguardare la salute di tutti.

Sembra quanto mai corretto inviare tempestivamente al Dirigente Scolastico comunicazione in merito alla questione qui segnalata. Il diritto alla salute riguarda tutti, indistintamente.

Un ragazzo di 13 anni di seconda media con handicap riconosciuto dalla legge 104 ha obbligo di frequenza come gli altri alunni? In caso quanti giorni minimi deve essere presente a scuola? Dopo quanto tempo in cui il ragazzo è assente va segnalata la situazione?

L’obbligo scolastico riguarda indistintamente tutti gli alunni, siano essi con o senza disabilità, pertanto le assenze devono essere sempre giustificate. Dato che nel corso dell’anno potrebbero verificarsi assenze talora prolungate, le Istituzioni scolastiche possono deliberare, in sede di Collegio Docenti, motivate deroghe al vincolo del numero dei giorni di frequenza, limite necessario per l’ammissione alla classe successiva o all’esame di Stato; esse riguardano casi eccezionali, che devono essere documentati. E poiché per gli alunni con disabilità tali assenze potrebbero essere dovute, per esempio, a motivi di salute o altro, comunque documentabile, il MIURha fornito alcune indicazioni ricordando che le deroghe vanno applicate considerando le ore complessive e non quelle riguardanti le singole discipline (rif. C.M. 20/2011); indicazione ripresa e ribadita anche dall’art. 4 del D.lgs. 62/17, a condizione che il Consiglio di Classe, in base alla frequenza effettiva, disponga di elementi sufficienti per la valutazione. In genere quando ci verificano assenze prolungate le famiglie avvertono la scuola; se ciò non fosse accaduto, potreste contattare la famiglia per avere informazioni sullo studente, magari tramite il Dirigente Scolastico. Sarà il D.S. a valutare se la situazione rientra nei casi di segnalazione oppure no.

Ho un bimbo che sta per compiere 6 anni e che, da settembre, dovrebbe iniziare le elementari. Durante l’ultimo glh la npi della asl ha richiesto un anno di permanenza all’infanzia, le maestre concordano che non è pronto per la primaria, la responsabile dell’aec ha dato parere favorevole, le terapiste che lo seguono (3 diverse figure) mi hanno caldamente consigliato un ulteriore anno perché al momento non è pronto. La preside dice no perché la normativa scolastica non lo permette e perché pensa sia inutile essendo seguito dal sostegno. Io non so a chi rivolgermi per farmi aiutare per la richiesta che dovrò preparare e se sarà necessario l’intervento di un legale. Sapete indicarmi a chi posso rivolgermi per capire cosa posso fare anche legalmente?

La norma prevede l’obbligo scolastico per tutti i bambini e per tutte le bambine al compimento dei sei anni e questo vale anche per gli alunni con disabilità (legge 53/2003). Vi sono valide motivazioni tanto dal punto di vista pedagogico che socio-culturali che sostengono questo orientamento, attento al periodo di sviluppo del bambino e all’importanza delle sue interazioni con i coetanei, come hanno dimostrato più ricerche pedagogiche. È bene approcciarsi con fiducia e guardare al bambino valorizzando le sue capacità, le sue potenzialità e le sue attitudini. Le suggeriamo di orientare la sua attenzione al nuovo ordine di scuola, accertandosi che la classe che accoglierà suo figlio sia costituita con non più di 20 alunni, come prevede la normativa vigente, che siano richieste le ore di sostegno e/o di assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione se prevista, precisando per ciascuna figura professionale le ore che ritenente necessarie il prossimo anno e indicandole, in sede di GLHO, nel PEI. Verificate anche la presenza o meno di barriere architettoniche, per intervenire in tempo utile.

Ho un figlio affetto da disturbo dello spettro autistico. Lui purtroppo non entra a scuola in orari previsti per motivi legati alla sua patologia. Alle scuole elementari non hanno fatto problemi, quest’anno che frequenta la prima media, mi è arrivata una comunicazione nella quale mi comunicano che il bambino fa troppe ore di assenza e se continua a farne non potrà essere giudicato a fine anno. Vorrei sapere se c’è una legge che tutela mio figlio e se in caso di bocciatura posso fare ricorso.

L’ammissione alla classe successiva, nella scuola secondaria di primo grado (art 16 comma 2 della legge n. 104/92), è subordinata al raggiungimento degli obiettivi per ciascuna disciplina, in base ai criteri fissati nel PEI, al comportamento e alla frequenza, ossia alla validità dell’anno scolastico, così come disciplinato dalla Circolare Ministeriale 20/2011 e dall’art. 4 del D.lgs. 62/2017. Le Istituzioni scolastiche possono deliberare, in sede di Collegio Docenti, motivate deroghe al vincolo del numero di presenze necessarie per l’ammissione alla classe successiva; esse riguardano casi eccezionali, debitamente documentati. In tal caso, se il Consiglio di classe, in base alla frequenza effettiva, dispone di sufficienti elementi di valutazione, può essere prevista l’ammissione alla classe successiva; in caso contrario potrà proporsi una bocciatura. Il suggerimento è di valutare se il ragazzo riesce a frequentare per il tempo-scuola previsto o, almeno, per la maggior parte. Se le assenze sono prive di documentate giustificazioni rientranti nei criteri stabiliti dal Collegio Docenti e se il Consiglio di classe non dispone di elementi di valutazione sufficienti, infatti, potrà verificarsi la bocciatura.

Ho un dubbio riguardo il trattenimento alla scuola dell’infanzia degli alunni con disabilita’. C’è una normativa che regola quanto in oggetto? Chi decide il trattenimento: Asl? famiglia? scuola? Se un bambino seguito dell’insegnante di sostegno e dall’educatore,nonché dalle insegnanti di sezione, raggiunge dei buoni risultati, perché trattenerlo?

Al compimento del sesto anno di età l’obbligo scolastico interessa tutti i bambini e le bambine, anche quelli con disabilità certificata ai sensi della legge 104/92. La norma vigente contempla la possibilità del trattenimento unicamente “in rari ed eccezionali casi” ampiamente documentati. Se il Dirigente Scolastico, al quale compete la decisione, ha già espresso il parere negativo, il bambino, a settembre, deve frequentare la classe prima della scuola Primaria. Da un punto di vista pedagogico il trattenimento alla scuola dell’infanzia non è coerente con il processo di crescita (con i compagni più piccoli, infatti, si riducono le interazioni e, di conseguenza, anche gli apprendimenti), mentre dal punto di vista culturale ha un impatto negativo sul contesto sociale nei confronti degli alunni con disabilità. “Pensami adulto” diceva l’ispettore Neri, proprio per invitare docenti e genitori a credere nel bambino e nelle sue capacità e potenzialità.

Sono un’insegnante di sostegno di una scuola secondaria avrei bisogno di chiarimenti in merito al ruolo dell’educatore all’interno della scuola. Ci sono “voci” negli ultimi tempi che riguardano il ruolo degli educatori, mi spiego: abbiamo ragazzi abbastanza gravi che hanno ore di sostegno ed ore di educativa. Durante il Pei può essere deciso di far svolgere un’attività all’alunno all’esterno della scuola, tipo attività di autonomia, magari organizzando progetti per una spesa ai supermercati o una sorta di applicazione pratica alla studio della matematica sull’uso del denaro, al concetto di resto, o addirittura attività di stage personalizzato. Può capitare che l’orario coincida con la presenza dell’educatore e che tali uscite vengano effettuate con la sua presenza senza l’insegnante di sostegno. Mi è stato chiesto se ero a conoscenza del fatto che sia intervenuta una nuova normativa che vieti le attività fuori dalla scuola solo con la presenza dell’educatore, nonostante vi sia il nulla osta della famiglia e l’approvazione del cdc, e che per poter fare questo tipo di attività occorra la presenza dell’insegnante di sostegno insieme all’educatore. Chiedo com’è possibile? Considerato che le attività a scuola non possono esser svolte in compresenza con l’educatore? Può essere subentrata una legge regionale in merito?

Tutti gli studenti, e questo vale da sempre, sono affidati alla responsabilità degli insegnanti della classe alla quale sono iscritti. Gli assistenti ad personam, invece, sono assegnati ai singoli alunni con disabilità, per compiti di assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione personale. Insegnanti e assistenti, per competenze e per contratto, sono figure professionali differenti, i cui diversi compiti concorrono a sostenere l’alunno con disabilità nel suo percorso educativo e formativo. Va considerato che per le uscite didattiche e i viaggi d’istruzione la responsabilità degli alunni è affidata dal Dirigente scolastico agli insegnanti; analogamente per le uscite nel territorio, che equivalgono per l’appunto a uscite didattiche.

Sono un’insegnante di sostegno e mi sto occupando fin dalla prima classe, scuola primaria, di un bambino adottato all’età di due anni e mezzo. È stato trattenuto un anno in più alla scuola materna. E’ un bambino oltremodo vivace con scatti di rabbia conseguenti al non volersi adeguare alle poche, basilari, semplici regole che possono essere date a dei bambini di prima. I genitori anziché collaborare VERAMENTE attaccano mettendo in discussione gli interventi didattici e la mia preparazione. La scuola, cioè il Dirigente, quale mio datore di lavoro perciò responsabile della mia sicurezza e di quella dei bambini, data la pericolosità del soggetto obbligare ad un’indagine specialistica presso centri specifici?

L’intervento educativo-didattico è frutto dell’azione condivisa e messa in atto da tutti i docenti della classe, non da parte del solo insegnante di sostegno. Infatti, e non a caso, le Linee Guida non solo richiamano tutti i docenti alla corresponsabilità, ma ribadiscono che, per non disattendere mai gli obiettivi dell’apprendimento e della condivisione, è indispensabile che la programmazione delle attività sia realizzata da “tutti i docenti della classe”, i quali devono definire obiettivi correlati con quelli previsti per la classe, cui l’alunno con disabilità è iscritto. Tali obiettivi sono riportati nel PEI, elaborato dal GLHO. Il GLHO, il gruppo costituito da tutti gli insegnanti della classe, dalla famiglia e dagli specialisti che seguono l’alunno, è chiamato anche ad affrontare tutte le questioni che possono essere sollevate dalla scuola o dalla famiglia: è in tale sede che i docenti possono far presenti tanto le loro preoccupazioni in merito al comportamento del bambino quanto i progressi da questi raggiunti, trovando concordemente le modalità per interventi di tipo educativo, senza entrare nel merito di aspetti che sono di competenza degli specialisti sanitari e che richiedono la decisione autonoma dei genitori. Se quindi non è ancora stato fatto, si suggerisce di convocare urgentemente un GLHO e, in quella sede, prendere le decisioni opportune, verbalizzandole nel PEI, individuando le strategie didattiche che possano aiutare l’alunno ad acquisire un maggior autocontrollo e autoregolazione mediante, se necessarie, opportune tecniche educative.

Sono un’insegnante di sostegno di scuola secondaria ormai da più di 10 anni. Quando un alunno si iscrive e consegna alla segreteria la certificazione 104 per ottenere il sostegno ho avuto sempre l’abitudine di controllare se c’è gravità (art 3 comma 3) e l’eventuale scadenza che generalmente viene riportata nel modello regionale che abbiamo in fondo alla certificazione rilasciata dall’Inps. Mi è capitato che le 104 non avessero scadenza e ho dedotto che fosse dovuto al fatto che l’alunno fosse con gravità o avesse una patologia particolare che non richiedesse almeno per il periodo scolastico la revisione. Ultimamente mi è capitato di trovare nei fascicoli dei ragazzi la certificazione 104 senza scadenza o termine e successivamente trovare un rinnovo. Le richieste di sostegno almeno fino ad ora avvenivano sulla base di una certificazione 104 valida, se poi c’era scadenza si chiedeva alla famiglia di sollecitare chi di dovere ad effettuare il rinnovo sempre per garantire all’alunno l’insegnante. Ci sono capitate certificazioni senza scadenza (ed ultimamente ne sono capitate tante senza che ci sia gravità, intendo anche con livello lieve) e poi nel corso degli anni scolastici arrivare un rinnovo di certificazione, in alcuni casi con scadenza. Cosa può esser successo? Come possiamo come scuola sapere dove non c’è nessuna scadenza che sarà necessaria una revisione e comunque successivamente sia una certificazione con scadenza? Su che base verrà chiesto il sostegno se poi magari con una revisione inavvertita la certificazione 104 non verrà rinnovata? L’alunno ha comunque diritto al sostegno?

La legge 114/14 stabilisce che, in attesa di eventuali visite di revisione e del relativo iter di verifica, per gli alunni con disabilità sono conservati tutti i diritti in materia di benefici, prestazioni e agevolazioni di qualsiasi natura (art. 25). Per cui, fino a quando l’alunno non sarà chiamato a visita medica, convocazione che è di competenza dell’INPS, continua ad aver valore la certificazione precedente e la scuola deve richiedere regolarmente le risorse previste (insegnante e/o assistente e/o gli ausili necessari).

Sono un professore di sostegno e seguo per 18 ore settimanali un ragazzo con sindrome dello spettro autistico frequentante regolarmente la classe quarta del Liceo Scientifico. Lo studente ha finora seguito un Pei con programmazione differenziata. Mi è stata ora prospettata la possibilità, da parte della famiglia, di prevedere per il seguente anno scolastico 2019-20 un Pei con obiettivi minimi, finalizzato al conseguimento del diploma di maturità. Le chiedo se può fornirmi indicazioni in merito alla definizione degli obiettivi minimi da conseguire, la strutturazione delle prove dell’Esame di Stato e riferimenti sulla normativa vigente, nonchè un suo parere personale, in modo da poter correttamente valutare la sostenibilità effettiva di tale percorso.

È soltanto il Consiglio di Classe che, sulla base degli elementi di conoscenza dello studente con disabilità, ossia delle sue capacità, potenzialità, interessi e attitudini, nonché degli elementi di criticità e dell’influenza dei fattori contestuali, individua e definisce il percorso ritenuto adeguato a suo favore. Nel caso di passaggio da PEI differenziato a PEI semplificato dopo il quarto anno di scuola secondaria di secondo grado, determinato da mancato consenso da parte della famiglia, il Consiglio di Classe, in conformità all’art. 15 comma 4 dell’OM 90/2001, predispone “prove di idoneità relative alle discipline dell’anno o degli anni precedenti” (prove che non verrebbero richieste se fosse il Consiglio di Classe a stabilire il passaggio al PEI semplificato); inoltre, il Consiglio di Classe deve informare la famiglia che lo studente sarà considerato “non con disabilità” ai fini della valutazione e che sarà valutato come i compagni della classe e, ricorrendone le condizioni, non essere ammesso alla classe successiva, mentre restano invariate le altre tutele previste a favore degli alunni con disabilità (OM 90/01, L. 104/92, Linee Guida del 4/9/09). È importante, infine, che anche il PEI differenziato contenga per ciascuna disciplina i relativi obiettivi, raccordati alla progettazione di classe.

Sono la mamma di un ragazzo disabile che frequenta la quinta superiore in un liceo con Pei differenziato. Poiché secondo noi genitori non sono stati raggiunti gli obiettivi del Pei e non vi è stato ancora redatto un progetto vita, abbiamo chiesto al Preside di trattenere ancora un anno il ragazzo in quinta. Lui ha risposto di no dicendoci che i ragazzi con Pei differenziato non possono essere bocciati. Vogliamo sapere se questo risulta vero e se possiamo appellarci a quanto deciso dal Preside.

È competenza esclusiva del Consiglio di Classe stabilire, sulla base di opportune valutazioni pedagogico-didattiche e coerentemente con gli obiettivi fissati nel PEI, l’ammissione o la non ammissione alla classe successiva o all’esame di Stato. Agli studenti con disabilità che partecipano alle prove d’esame “non equipollenti a quelle ordinarie” (ossia sulla base degli obiettivi definiti nel PEI differenziato) o che sostengono solo una parte delle prove d’esame o che non si presentano all’esame di Stato, viene rilasciato un attestato di credito formativo (Decreto legislativo n. 62/2017, art. 20). Per completezza, si fa presente che il Progetto di Vita non è un documento a parte, bensì trattasi dell’insieme delle azioni promosse nei differenti ambiti di vita a favore dello studente, che, a scuola, trovano espressione nel PEI.

Sono un’insegnante di scuola secondaria di primo grado. Nel mese di gennaio è arrivata una certificazione di disabilità e la relativa diagnosi funzionale di un alunno. Non c’è insegnante di sostegno. Quali documenti bisogna redigere tra la certificazione e l’arrivo, ormai per l’anno prossimo, dell’insegnante di sostegno?

Seppur con ritardo, l’alunno ha diritto al sostegno anche per quest’anno. Inviate subito la richiesta di ore all’Ufficio Scolastico Regionale (USR) allegando la certificazione medica, la Diagnosi Funzionale e il PEI, in cui dovete indicare il numero delle ore richieste. Se l’USR non intende dare le ore, rivolgetevi a un avvocato.

Ho avuto un problema con l’uscita scolastica. Mio figlio, non vedente, si spaventa molto e piange quando si crea una notevole confusione e le maestre urlano per ripristinare l’ordine; il giorno della gita purtroppo è successo proprio questo, impedendogli di partecipare. Cosa dovrei fare?

La scuola, secondo l’orientamento introdotto dal Classificatore ICF (e che troverà ospitalità come impostazione nel “Nuovo PEI”), deve valutare e analizzare i fattori contestuali per agire su essi. Non tanto per trovare (o indovinare) codici alfanumerici (compito, questo, che appartiene agli specialisti sanitari), ma per capire in che modo far sì che l’influenza dei fattori contestuali possa produrre effetti positivi, ovvero come agire per modificare comportamenti, atteggiamenti, ambienti. Ed è quanto dovrebbe essere applicato nel contesto da lei descritto. Se il bambino prova disagio di fronte alle urla, i docenti devono controllare il tono di voce e provare a impostare forme di gestione della classe maggiormente efficaci (per esempio avvalendosi dell’apprendimento cooperativo, promuovendo negli alunni tanto l’autocontrollo quanto l’autoregolazione, sostenendo la motivazione intrinseca). Il fatto di non aver consentito al piccolo di partecipare all’uscita didattica si configura come comportamento discriminatorio, perseguibile ai sensi della legge 67/2006. Le suggeriamo di chiedere un urgente incontro del GLHO con la presenza del Dirigente Scolastico non solo per l’increscioso episodio, che ha visto il piccolo escluso dall’attività didattica, ma anche per intervenire su quei fattori contestuali (come possono essere le voci troppo alte) che impediscono al bambino di vivere in modo sereno il tempo scuola. Al tempo stesso, si suggerisce di chiedere al Dirigente l’attivazione di un breve corso di formazione sulle problematiche dell’inclusione scolastica degli alunni con disabilità, non solo per superare la delega al solo docente di sostegno, ma anche per apprendere, insieme, le strategie per migliorare la gestione della classe e intervenire positivamente sui fattori contestuali.

Nella nostra scuola primaria, su due piani, vi è un’alunna con deficit motorio e un unico bagno per i docenti, che avendo il wc più alto è stato allestito dai genitori dell’alunna, con un supporto che lo ha alzato maggiormente per consentirle di alzarsi con maggiore facilità. Purtroppo alcune docenti non hanno avuto la possibilità di utilizzarlo per le proprie necessità lasciandolo nelle dovute condizioni igieniche. Quindi si è pensato di usare solo il bagno del secondo piano. A questo punto i collaboratori si sono rifiutati di pulire quest’ultimo servizio in quanto non presente nel piano delle attività. Esiste quindi una normativa che disciplini l’uso dei servizi dei disabili nella scuola?

Ogni luogo pubblico deve essere dotato di servizi igienici ad uso delle persone con disabilità, quindi anche la scuola. È compito del Dirigente scolastico accertarsi che ogni locale della scuola venga pulito, compresi i servizi igienici presenti (e utilizzati), da parte dei collaboratori scolastici (salvo che tale compito non sia stato affidato a ente esterno). Segnalate al D.S. l’inadempienza da voi riscontrata.

Sono il papà di un bambino che frequenta la scuola primaria e che possiede la certificazione per stato di invalidità e di handicap con gravità. A lui come altri ragazzi nella medesima situazione sono stati assegnati insegnante di sostegno e assistente all’autonomia. Chiedo se è lecito per i genitori avere trasparenza sulle modalità di assegnazione delle ore di assistente all’autonomia che è evidente non vengano attribuite con criteri oggettivi. La DS ogni anno fa richiesta al Comune del pacchetto ore necessario, il quale accorda un numero di ore (solitamente inferiore alla richiesta) e poi è la stessa DS a decidere la distribuzione delle ore sui vari alunni. E’ corretta questa procedura? Premesso che il Comune non è in grado di coprire il 100% delle ore richieste, la distribuzione delle ore disponibili, non dovrebbe essere ripartita in modo pesato/proporzionale alle indicazioni della neuropsichiatria su cui in teoria si è basata la richiesta iniziale della dirigente al Comune?

La richiesta della figura addetta all’assistenza all’autonomia e alla comunicazione personale dell’alunno con disabilità viene inserita, per l’anno successivo, nel PEI da parte del GLHO (ovvero il gruppo formato da tutti i docenti della classe, i genitori dell’alunno e gli specialisti dell’ASL). In base alle indicazioni contenute in ciascun PEI, il Dirigente inoltra richiesta all’Ente competente (in questo caso il Comune), quindi attribuisce le risorse ai singoli casi. Come lei ha precisato, le ore concesse spesso sono inferiori a quelle effettivamente chieste dal D.S. A questo punto non resta che inoltrare ricorso, affinché siano attribuite le risorse, secondo quanto indicato in modo chiaro nel PEI, al fine di garantire il diritto allo studio dell’alunno con disabilità.

Sono un’insegnante di sostegno di un ragazzo down con autismo di secondo livello. Il ragazzo segue un programmazione differenziata. In questi due anni il ragazzo ha avuto dei miglioramenti. Nella riunione di inizio con l’equipe medica, su proposta del genitore di fermarlo almeno per un anno, visti i miglioramenti del discente e della voglia del ragazzo di venire a scuola, tutti gli operatori si sono trovati d’accordo. Ora sembra che la dirigente vorrebbe tornare sui suoi passi. Cosa e come dovremmo produrre la documentazione idonea e relazionare per il trattenimento del ragazzo nella terza classe?

È importante premettere che, per legge, nella scuola secondaria di primo grado non si parla, per legge, di “PEI differenziato”, valido solo ed esclusivamente nelle scuole secondarie di secondo grado (cfr. art. 15 dell’OM 90/2001 e Linee Guida per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità del 4 agosto 2009). Nelle scuole del Primo Ciclo si applica quanto previsto dall’art 16, commi 1 e 2, della l.n. 104/92; in base a tale articolo, il PEI dell’alunno con disabilità può contenere una personalizzazione del percorso scolastico, con la specificazione della programmazione didattica, ovvero “i criteri didattici adottati per le singole discipline, le attività integrative e di sostegno previste, compresa la sostituzione parziale dei contenuti programmatici di alcune discipline”; in sintesi, il PEI è formulato non con riguardo alle indicazioni nazionali, bensì alle “effettive capacità dell’alunno”. Pertanto, se l’alunno dimostra progressi rispetto ai livelli iniziali degli apprendimenti, raggiungendo gli obiettivi per lui fissati nel suo PEI (Piano individualizzato), egli deve essere ammesso agli esami ed essere promosso (conseguendo regolare titolo di studio). Se, pur essendo ammesso agli esami, non si presenta, non può più essere considerato bocciato come avveniva sino a due anni fa ma, in forza dell’art 11 del decreto legislativo n. 62/17, riceverà dalla commissione l’attestato coi crediti formativi maturati, che è titolo idoneo per la frequenza della scuola secondaria di secondo grado da lui scelta, attestato utile al fine di conseguire altro attestato agli esami conclusivi del secondo ciclo di istruzione.

Sono una insegnante di sostegno specializzata e l’alunno che seguo, in situazione di GRAVITÀ (art.3 c.3), segue una programmazione DIFFERENZIATA ed ha compiuto 19 anni. Quest’anno l’alunno in questione sta frequentando il quinto superiore in un istituto PROFESSIONALE e quindi, a breve, terminerà il suo ciclo scolastico. Per il benessere del ragazzo sarebbe preferibile prolungare di almeno un anno la permanenza a scuola ma, una bocciatura, sarebbe devastante per la personalità fragile del ragazzo. Vorrei quindi sapere se si può ISCRIVERE NUOVAMENTE al terzo superiore, ma con un indirizzo diverso rispetto a quello frequentato finora. I genitori, pur di permettere al figlio di proseguire la sua permanenza a scuola, RINUNCEREBBERO (se necessario) al sostegno, di cui ha sempre usufruito e farebbero frequentare la scuola al figlio solo per 2, massimo tre, giorni a settimana, quando ci sono le attività pratiche in cui è molto portato. I genitori sono consapevoli che il figlio andrebbe incontro a una bocciatura, ma questo anno in più gli permetterebbe una uscita graduale dal mondo della scuola.

La ripetenza, in particolare per gli studenti per i quali è stato predisposto un PEI differenziato, sa di parcheggio e quindi non è possibile. La reiscrizione ad altro indirizzo, trattandosi di una nuova iscrizione, non può più avvenire ai corsi del mattino, in quanto l’alunno è ultradiciottenne, bensì ai corsi serali per adulti. Sarebbe invece opportuno far frequentare allo studente un corso di formazione professionale nel settore della ristorazione, in modo che acquisisca ulteriori apprendimenti pratici.

Sono una docente di sostegno alla scuola dell’infanzia e vorrei chiederle un’informazione. Ho un bambino a scuola con sindrome di down, livello di gravità medio che usufruisce di 15 ore di sostegno e 9 di educativa. Il prossimo anno, visto che sarà l’ultimo della scuola dell’infanzia, vorremmo come scuola, ma anche la famiglia, avere più ore. Abbiamo chiesto al neuropsichiatra che ha fatto l’accertamento di handicap un aiuto ma lui è molto restio a ritoccare la diagnosi perché effettivamente non è lui che lo segue bensì un equipe privata e si dimostra poco disponibile anche a visitare il bambino neo tempi che ci possano consentire l’incremento delle ore. Il bambino ad oggi, non parla e non è autonomo avrebbe proprio bisogno di aiuto aggiuntivo. Potete dirmi qual è la giusta procedura per avere diritto alla richiesta di più ore?

Dovreste convocare una riunione di GLHO (ossia di tutti i docenti della sezione in cui è iscritto l’alunno con disabilità, i genitori dell’alunno con disabilità e gli specialisti dell’ASL che seguono l’alunno); in tale sede, come stabilità dalla legge 122/2010, art. 10 comma 5, specificate le risorse necessarie per il prossimo anno scolastico; la norma, infatti, prevede l’obbligo di indicare “in sede di PEI iniziale” le ore necessarie per garantire il diritto allo studio dell’alunno con disabilità Si ricorda che, in base a una Sentenza della Cassazione, l’Amministrazione scolastica non può discostarsi dal numero di ore richieste nel PEI, che sono giustificate dalla situazioni di gravità in cui versano tutte le persone con sindrome di Down e che sono chiaramente specificate nel PEI. Se le risorse richieste non venissero assegnate, i genitori possono inoltrare ricorso alla Magistratura.

Ho una bambina con sindrome rara e ritardo psicomotorio che ha iniziato da pochi mesi la prima elementare. Purtroppo nella sua classe di 23 alunni è presente un altro bambino in attesa di certificazione con forti disturbi comportamentali e fortemente aggressivo… alla bambina sono state date 20 ore di sostegno settimanali ma praticamente l’insegnante di sostegno è quasi sempre impegnata a limitare i danni dell altro bambino e questo sta creando un forte disagio alla nostra bambina che reagisce con atteggiamento oppositivo e esplosioni emotive difficili da gestire per le insegnanti. Cosa possiamo fare?… è lecito da parte nostra chiedere che i due vengano divisi? Come possiamo tutelare nostra figlia fisicamente e psicologicamente?… e difendere i nostri diritti?

Dovreste convocare immediatamente un GLHO e discutere, durante l’incontro, della situazione, adottando soluzioni equilibrate, tra cui, anche quella della separazione dei due bimbi, sembra molto ragionevole; decidete chi dei due debba andare in altra classe, pretendendo però, che sia richiesto al Comune un assistente per l’autonomia e la comunicazione da assegnare al bimbo aggressivo e la sua visita ai fini di conoscere se si è in presenza di un bimbo con disabilità, in modo che poi la scuola adotti quanto necessario per l’applicazione delle norme relative ai suoi diritti.

Sono un docente di sostegno della scuola secondaria di primo grado e per il ragazzo che seguo, nel GLH, con parere favorevole di tutte le componenti, è stata presa la decisione di fermarlo. domanda: la famiglia deve fare l’iscrizione alla scuola superiore pur sapendo che il ragazzo sarà trattenuto?

Non è compito del GLHO stabilire la promozione o la bocciatura di un alunno; questo compito attiene esclusivamente agli insegnanti della classe i quali, sulla base delle dovute e motivate considerazioni di ordine pedagogico-didattico, stabiliscono se ammettere o se non ammettere l’alunno alla classe successiva. Si ricorda che anche gli alunni che s’intende fermare debbono comunque iscriversi all’ordine di scuola successivo, poiché ciò serve alla formulazione dell’organico di diritto; in relazione a tale computo, non è, infatti, legittimo prevedere già una bocciatura alla fine del primo quadrimestre. L’eventuale decisione di non ammissione alla classe successiva, in sede di scrutinio finale, comporterà, di conseguenza, una modifica nell’organico di fatto. Tuttavia sulle ripetenze a conclusione della scuola secondaria di primo grado occorre riflettere, in quanto potrebbero sussistere più conseguenze negative, fra cui:
– la ripetenza impedisce all’alunno diciottenne, ossia che abbia compiuto il 18° anno di età prima dell’inizio del successivo anno scolastico, di frequentare i corsi del mattino della scuola secondaria di secondo grado; potrà frequentare unicamente i corsi serali per adulti, sia pur con tutti i diritti;
– l’aspetto culturale, ovvero il metamessaggio inviato ai compagni e alla società sulle persone con disabilità, per le quali il successo formativo è “impedito dalla loro stessa condizione”;
– l’aspetto personale: lo studente come vivrà la sconfitta di una bocciatura? Il suo impegno verrà vanificato, con probabili conseguenze sul piano psicologico;
– l’aspetto socio-affettivo, derivante dall’interruzione della relazione e della socializzazione con il gruppo dei pari;
– e, non da ultimo, la programmazione messa in atto, che risulterebbe non adeguatamente formulata. Come, infatti, non interrogarsi se quanto stabilito nel Piano Educativo Individualizzato sia stato non debba debitamente rivisto, come prevede la norma. Infatti, se il Consiglio di classe ritiene che gli obiettivi fissati nel PEI siano difficili da raggiungere, deve modificarli in sede di GLHO, in modo da formulare un PEI coerente con le capacità dell’alunno e accompagnarlo, così, al successo formativo, secondo il percorso programmato. Un buon PEI e una buona attuazione dello stesso non giustificano la non ammissione alla classe successiva.

Mio figlio a dicembre 2018 ha compiuto 5 anni gli e’ stato riscontrato un lieve ritardo psicomotorio e di linguaggio ha la 104/92 comma1. Voglio fargli ripetere un altro anno di materna. Come funziona la procedura?

La normativa sull’inizio dell’obbligo scolastico al compimento del sesto anno di età si applica a tutti, compresi i bambini con disabilità. In tal senso è stata abrogata una vecchia circolare che consentiva la permanenza. Le consigliamo pertanto di pretendere di preparare bene con la scuola primaria l’ingresso di suo figlio, a partire dall’inserimento, il prossimo anno, in una classe con non più di 20 alunni (DPR 81/2009, art. 5), proseguendo con la richiesta di ore di sostegno secondo le sue effettive esigenze (le ore per il prossimo anno scolastico devono essere indicate nel PEI, da parte di tutto il GLHO, il gruppo di lavoro formato da tutti gli insegnanti della sezione in cui è iscritto suo figlio, dagli specialisti ASL e da voi genitori). Tale numero verrà poi confermato nella richiesta che la scuola invierà per la costituzione delle cattedre della scuola primaria. Sempre nel PEI vanno indicate, se necessarie, le seguenti risorse: le ore di assistenza per l’autonomia e per la comunicazione (che la scuola inoltrerà al Comune), e la richiesta di assistenza per la cura dell’igiene personale del bimbo, che deve essere svolta da un collaboratore scolastico (CCNL del 2005 art 47,48 e tab. A., nonché all’art 3 del decreto legislativo n. 66/17).

Sono una insegnante di sostegno di scuola primaria. Le scrivo in merito ad una problematica presente in una classe di per sé complessa con più alunni h, con d.s.a. e con ancora qualche difficoltà presente. La classe lavora su un progetto di tipo metacognitivo, dove grande rilevanza ha il lavoro di gruppo e dunque la coordinazione dell’azione didattica del team docente. La presenza di un’insegnante di sostegno che ha difficoltà oggettive ad inserirsi in una didattica di questo tipo è aggravata da evidenti riscontri comportamentali. Purtroppo non sappiamo bene come muoverci e quali risorse poter attivare.

I problemi esposti non sono risolvibili da voi docenti. È opportuno che siano le famiglie a parlarne col Dirigente scolastico e concordare con lui se chiedere la sostituzione della docente oppure se sia il caso che lo stesso Dirigente scolastico invii la docente a una visita medicolegale o inoltri richiesta di visita ispettiva. Vi suggeriamo di parlarne subito con le madri interessante. Nel frattempo
– cercate di evitare che il bambino esca con l’insegnante, prevedendo attività, come d’altra parte avete già descritto, che lo rendano il più possibile partecipe alla vita scolastica, continuando il progetto di tipo metacognitivo avviato,
– contestualmente scrivete al Dirigente scolastico per comunicare le vostre preoccupazioni.

Sono un insegnante di scuola primaria. Nel plesso in cui lavoro è  inserito un alunno frequentante la terza  con un disturbo oppositivo provocatorio accentuato. In classe  riesce a stare per una o due ore poi con vari pretesti (se viene ripreso per un compito non svolto correttamente, se viene elogiato per compiti o altro ….) esce dalla classe  sbattendo la porta tirando calci, sedie, lancia calci o botte a chiunque li capiti vicino sia adulto che coetaneo, apostrofa le insegnanti con parole offensive, talvolta rientra in classe sale sui banchi butta in terra tutto cio’ che trova strappa fogli, quaderni dei compagni, alcuni giorni anche a più riprese. Le insegnanti relazionano quotidianamente  i comportamenti , da quest’anno ha un insegnante di sostegno per 11 ore , che però non accetta, assume terapia farmacologia ma è  regolata dai genitori per cui dorme un giorno si agita a dismisura un altro. Le insegnanti di classe sono sfinite poiché  i suoi comportamenti  sono imprevedibili e repentini temono per l’incolumità  degli altri. Mi chiedo se sia possibile  una riduzione dell’ orario di frequenza per agevolare in primis l’alunno  che mostra un disagio notevole ma anche i compagni e in ultimo le insegnanti che quotidianamente lavorano con poca serenità.

È necessario convocare il GLHO con urgenza, assicurando la partecipazione di tutti i componenti: della famiglia, degli operatori ASL e di tutti i docenti della classe. Nella riunione sarà utile far presente il comportamento tenuto dall’alunno, sottolineando anche i momenti di tranquillità e aggiungendo le vostre perplessità come qui delineate. Forse il dosaggio dei farmaci deve essere rivisto, ma, in questo caso specifico, spetta all’ASL intervenire per dare le giuste indicazioni alla famiglia. Se i farmaci sono necessari al figlio e loro non li somministrano, qualche assistente sociale potrebbe prendere la scusa per riferirlo al Tribunale dei minori. Per quanto riguarda l’orario scolastico, dato che per l’alunno vige l’obbligo di frequenza, è il caso di verificare se nella scuola ci sono corsi a orario ridotto, in modo che il bambino non veda compromesso il suo percorso formativo; quale seconda ipotesi da accertare vi è la non frequenza delle ore non obbligatorie (ore opzionali) in genere presenti. Parlatene in tale contesto. Ma prima della riduzione dell’orario, sarà necessario valutare quali strategie la scuola possa e debba adottare, in piena sintonia con la famiglia, per gestire le situazioni comportamentali descritte. Al riguardo, suggeriamo di prendere visione della Nota 15 giugno 2010, Prot.n. 4089, in cui trovate precise e utili indicazioni riguardanti gli alunni con ADHD. Se l’ASL dovesse rifiutare di partecipare, adducendo scuse varie, il DS deve contattare il Direttore sanitario e amministrativo del Distretto al fine di pretendere che il personale ASL, data la delicatezza del caso, venga alla riunione, pena segnalazione alla Magistratura dell’omissione di atti di ufficio.

Ho un bimbo in carrozzina che l’anno prossimo andrà in prima elementare, il bimbo è ipovedente grave non parla e non cammina. L’istituto non possiede un ascensore quindi il bimbo dovrebbe rimanere su un solo piano e per entrare ed uscire da scuola deve prendere un ascensore esterno nel retro dell’istituto. Cosa posso pretendere di diritto per mio figlio?

Se nella scuola vi sono aule al piano terra, la classe di suo figlio potrà trovarsi in quel piano, così come, eventualmente la mensa. Se non vi sono aule al piano terra, è necessario che la scuola si attivi per l’abbattimento delle barriere architettoniche, in modo che il bambino possa frequentare serenamente. Per la questione “via di fuga”, il piano terra resta probabilmente la soluzione migliore. Ne parli con il dirigente scolastico.
Per quanto riguarda, invece, le figure professionali, in base al PEI, elaborato l’ultimo anno di scuola dell’Infanzia, immaginiamo che il GLHO (ossia il gruppo di lavoro formato da tutti i docenti della sezione, voi, in quanto genitori, e gli specialisti ASL) abbia indicato quanto necessario per favorire l’integrazione del bambino: le ore di sostegno (ossia la presenza del docente di sostegno) ed eventualmente la figura addetta all’assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione. Se il bambino necessita di assistenza igienica, va fatto presente al Dirigente, il quale provvederà a nominare un collaboratore o una collaboratrice scolastica (ex bidello).

Sono insegnante di sostegno dell’infanzia, vorrei sapere se è possibile la permanenza nella scuola dell’Infanzia di un bambino autistico con ritardo cognitivo medio-grave per 2 anni scolastici

La normativa sull’obbligo scolastico, che inizia per tutti al compimento del sesto anno di età, si applica anche agli alunni con disabilità. Pertanto occorre preparare bene il passaggio dalla scuola dell’infanzia a quella primaria, pretendendo il rispetto della normativa sul tetto massimo di 20 (con la possibilità di un aumento in percentuale del 10%, ovvero massimo 22) alunni per classe, la richiesta entro maggio o giugno del numero di ore di sostegno e di eventuale assistenza per l’autonomia e/o per la comunicazione, la formazione e l’individuazione di un collaboratore o una collaboratrice scolastica per l’assistenza igienica (se necessaria), l’eventuale trasporto gratuito da chiedere al Comune, etc. Se gli alunni con disabilità rimangono nella scuola dell’infanzia, trattenuti, poi perdono il contatto coi compagni e si troveranno in seguito a vivere con ragazzi più piccoli di loro, dai quali non possono ricevere gli stimoli che, invece, si ricevono dai coetanei e, quando arrivano alla scuola secondaria di primo e di secondo grado si troveranno in difficoltà a integrarsi coi compagni; da non dimenticare il fatto che, se arrivano a iscriversi alla scuola secondaria di secondo grado avendo superato i 18 anni di età, non potranno frequentare i corsi del mattino e dovranno frequentare quelli serali per adulti.

La scuola organizza corsi di formazione sulla sicurezza gestiti da docenti interni per gli studenti alla fine è previsto come da normativa un test. Questi test permettono l’accesso ai nostri laboratori oltre che all’alternanza. A seconda della specializzazione è sufficiente una formazione di base, in altri anche una specifica. Primo quesito. Nella scuola sono presenti due studenti certificati ai sensi della 104 con PEI ob minimi  che sia in terza sia in quarta non hanno potuto frequentare. Il responsabile della sicurezza mi dice che se dovessero tornare a  scuola non li fa entrare nei laboratori. Ho chiesto di fare i test on line mi  ha risposto che non se ne parla. Mi sembra follia dal momento che li isolerebbe dalla classe.
Secondo quesito. Nella medesima scuola ci sono 3 studenti che hanno un PEI differenziato che non sono in grado di fare il test. Hanno frequentato il corso ma così come è strutturato il test non sono in grado di farlo. Il responsabile mi dice che non li farà entrare nei laboratori al mattino.
Terzo quesito. Il responsabile della sicurezza dice che se a scuola c’è un ragazzo con sindrome schizofrenica non deve frequentare i laboratori e quindi non lo ammetterebbe a determinate specializzazioni anche se lo demotiva.
Chiedo eventuali riferimenti normativi per arrivare ad una soluzione sensata.

La certificazione di ammissione ai laboratori è prevista dalla Circolare Ministeriale n. 363/94; ivi è precisato che tale attestato viene rilasciato dall’ASL, che ha formulato la Diagnosi Funzionale. Qualora l’ASL, che può chiedere di visitare i laboratori, ritenesse che i pericoli per l’alunno siano superabili con eventuali opportuni accorgimenti da essa suggeriti (ad esempio utilizzando prese di corrente protette oppure reti divisorie da fonti di pericolo o, ancora, la presenza di assistente per l’autonomia), l’alunno ha diritto alla frequenza dei laboratori e la scuola è obbligata a predisporre tali accorgimenti. Solo se tali accorgimenti non siano materialmente possibili, per quell’anno l’alunno non potrà frequentare i detti laboratori. In merito a ciascuno dei punti da lei sollevati, si fa presente che: 1) tali alunni debbono essere messi in condizione di poter entrare nei laboratori, sulla base di quanto previsto dalla circolare citata, pena il rischio che la scuola venga denunciata per abuso di potere o per discriminazione; 2) a tali alunni si applica quanto detto sopra; 3) per questi alunni è necessario acquisire un parere dell’ASL e comportarsi secondo quanto da essa indicato.

Sono un’insegnante di sostegno nella scuola secondaria di primo grado e quest’anno ho soltanto 9 ore su un ragazzo con un lieve ritardo. Avendo 9 ore seguo soltanto alcune discipline. Mi è venuto un dubbio. Nel PEI devo inserire soltanto le materie da me seguite oppure tutte le materie che il ragazzo segue?

Il PEI, Piano Educativo Personalizzato dell’alunno, è elaborato “congiuntamente” dai seguenti soggetti: a) tutti i docenti della classe (in cui è iscritto l’alunno con disabilità), b) i genitori o esercenti responsabilità genitoriali dell’alunno co disabilità, c) gli specialisti ASL, che seguono l’alunno. Il PEI, pertanto, deve contenere tutte le discipline studiate dall’alunno, siano esse svolte come gli altri (in modo semplificato), siano invece rapportate alle sue effettive capacità (art. 16, c. 2, della legge 104/92).

Sono la mamma di un ragazzo di 12 anni che frequenta la terza media. Un ragazzo educato, che non mi ha dato mai problemi a scuola, con un media alta e distinto nel comportamento. Mio figlio ha in classe una ragazza violenta (sono stata io stessa aggredita da lei), una bulla, ma che dicono che e’ un elemento h (che scopriamo solo quando succedono degli spiacevoli episodi). Martedi scorso mio figlio ha subito in classe un aggressione da parte sua prima verbalmente e poi fisicamente. Mio figlio si e’ difeso ed ha reagito e per questo motivo gli sono stati dati tre giorni di sospensione. Sospensione decisa esclusivamente dalla reggente, il martedi accade l’episodio e il mercoledi mi notifica la sospensione in piena autonomia, senza consiglio di classe e senza ascoltare i ragazzi. Cosa posso fare?

Il tipo di sanzione disciplinare e l’organo scolastico che può irrogarle sono chiaramente regolati dal DPR n. 235/2007, che ha integrato il Regolamento dei Diritti delle studentesse e degli studenti, emanato alla fine degli anni Novanta. A nostro avviso La sanzione irrogata, senza sentire le parti e senza rispettare il DPR citato, è illegittima e può essere contestata avanti al TAR.

Come insegnante specializzato per le attività di sostegno, vorrei sapere se, in riferimento agli esami conclusivi per la scuola secondaria di primo grado, ci sono sostanziali novità nella valutazione degli alunni nel Decreto Legislativo n 62/17 oppure si fa sempre riferimento alla DPR 122 del 2009 o all’art 16 legge 104? Inoltre si aggiunge qualcosa alla circolare ministeriale 48 del 2012 che parlava di prove differenziate come equipollenti? Insomma, avendo sempre scritto giudizi di amminissione con questi riferimenti normativi, dovrò anche inserire il Decreto Legislativo n 62/17? Se sì in quale forma rispetto la normativa precedente che ho citato?

Per quanto riguarda la valutazione, come precisato nel D.Lgs. n. 62/2017, si deve, obbligatoriamente, far riferimento ai criteri indicati, per ciascuna disciplina, nel PEI (citando l’art. 16 della legge 104/92). Le prove d’esame sostenute dagli studenti con disabilità, preparate dalla Sottocommissione, sono prove differenziate con valore “equivalente”, il cui superamento comporta regolare conseguimento del titolo di studio (D.lgs. 62/2017).

Sono una docente di sostegno. Scrivo nel tentativo di poter dirimere una controversia tra docenti che si è sviluppata nella scuola dove mio marito, docente di sostegno di terza fascia, ha avuto un incarico fino al 30 Giugno. Ora, mio marito segue, in un Liceo, per 9 ore settimanali, una ragazza con ritardo lieve, priva di autostima, la quale adempie ai doveri scolastici con grande motivazione e impegno e segue una programmazione per obiettivi minimi. Sul tema della valutazione, il docente di matematica, fratello di un avvocato, asserisce che gli studenti con obiettivi minimi non possano essere valutati con votazioni superiori al 6. La stessa funzione strumentale per l’inclusione scolastica non ha saputo produrre norme giuridiche attestanti il contrario e ha lasciato la questione in sospeso. Potrebbe, Lei, essere così gentile da fornirmi delucidazioni in merito alla suddetta questione?

Va precisato che l’OM 90/2001, all’art. 15, stabilisce che, nella scuola secondaria, il Consiglio di Classe adotti un PEI i cui obiettivi sono “globalmente riconducibili ai programmi ministeriali” finalizzato al conseguimento del Diploma; tale Pei prende il nome di “semplificato”. In alternativa il Consiglio di Classe può adottare, previa acquisizione del consenso firmato da parte della famiglia, un PEI differenziato, i cui obiettivi, personalizzati, consentono allo studente di conseguire un Attestato di partecipazione. Non esiste, nella norma, la dicitura “obiettivi minimi”. Tanto premesso, dato che il PEI, come contenuti e come “criteri di valutazione”, viene predisposto dal Consiglio di classe per ciascuna disciplina, la valutazione farà riferimento unicamente ai criteri indicati nel PEI, con l’attribuzione coerente del voto; ciò significa che il voto, laddove vi siano capacità e potenzialità evidenti, non debba e non può essere appiattito sul “6 politico”, bensì su valori che arrivano fino al 10, coerentemente con i principi indicati dall’art. 16 della legge 104/92.

Sono una docente della scuola primaria. Nella mia scuola docenti a ruolo su sostegno da un anno all’altro a seconda delle circostanze cambiano alunni a loro assegnati. Per me è un fatto grave. Vorrei sapere qual è la normativa sulla continuità didattica del sostegno.

Se un docente si trasferisce o chiede l’assegnazione provvisoria, la sua partenza determina un’interruzione di continuità nelle classi in cui era assegnato. Se invece il cambio di classe dipende da una decisione assunta dal Dirigente scolastico, allora la situazione cambia. È vero che la normativa assegna al Dirigente Scolastico il potere di assegnare i docenti alle classi, ma è pur vero che il principio della continuità didattica è egualmente presente nella normativa e costituisce, a nostro avviso, un limite ai poteri del DS, quando sono in gioco i diritti degli alunni. Vi suggeriamo di rivolgervi al responsabile regionale per l’inclusione scolastica.Se non riusciste a risolvere tramite l’intervento del referente regionale, non vi resterebbe che rivolgervi ai sindacati-scuola o alla Magistratura.

Sono la mamma di una ragazza down di 16 anni frequentante il secondo anno di un liceo… è stata organizzata una gita scolastica alla quale in principio mi è stata negata la partecipazione ad accompagnarla e poi in seguito pretendono che io paghi la mia quota… mi sono rifiutata e dopo molti incontri e facendo presente che esiste una normativa in tema che dice il contrario pretendono che io faccia una domanda scritta per la mia partecipazione… la mia domanda è giusto che io lo faccia… ho paura che nel momento che faccio questa domanda poi mi facciano pagare perché sono io ha chiedere di partecipare… la scuola in merito alla normativa risponde che non la conoscono e che questa normativa non ha nessun valore ne per la scuola ne a livello giuridico

In realtà, essendo l’uscita didattica un’attività della scuola, devono essere i docenti ad accompagnare tutti gli alunni della classe. E se la scuola è pronta a garantire l’accompagnamento con proprio personale, è sicuro che se lei, in quanto genitore, chiede di accompagnare la figlia, dovrà pagare la quota. Pertanto le suggeriamo di non scrivere nulla e di chiedere alla scuola di provvedere, affinché vi sia il numero di accompagnatori adeguato per consentire a tutti gli alunni della classe, quindi anche a sua figlia, di partecipare all’uscita. Se la scuola assicura l’accompagnatore, lasci che sua figlia, che è già grande (l’associazione italiana Persone Down è disposta ad allenare all’autosufficienza), vada da sola con la classe. Concludendo, l’unica possibilità affinché la ragazza non partecipi all’uscita è una vostra libera e autonoma scelta, in quanto genitori. Diversamente, il diniego a prendere parte all’attività, si configurerebbe come discriminazione, perseguibile ai sensi della legge 67/2006.

Vorrei avere un chiarimento sulle prove equipollenti richieste per l’esame di maturità 2019. Mio figlio frequenta la V Liceo Linguistico ad obiettivi minimi ed essendo affetto da tetraparesi spastica abbiamo indicato nel Pei le prove equipollenti con il docente di sostegno che scriva per lui. Il grave danno motorio (art 3 comma 3 ) lo rallenta molto e i docenti hanno scelto gli obiettivi minimi. La domanda riguarda le simulazioni da fare durante l’anno soprattutto per le lingue inglese spagnolo e tedesco per la seconda prova. Come prova equipollente è stata decisa la lettura e comprensione del testo in lingua straniera con 10 risposte (scritte- vero/falso-a risposta multipla) oltre alla produzione di un tema (dettando al prof di sostegno.) Il chiarimento riguarda il tipo di testo che il docente di lingua deve preparare per fare le simulazioni in corso dell’anno. Attendiamo di conoscere le materie a gennaio ma nel frattempo a scuola stanno facendo le simulazioni. Per inglese e spagnolo la comprensione è buona ma per tedesco è più difficile. L’insegnante di tedesco propone lo stesso testo della classe (livello b2 ) con l’unica modifica di prepararlo in 350 parole anziché 500 con la valutazione uguale al resto della classe. Io mi chiedo se mio figlio ha la programmazione per obiettivi minimi il testo dovrebbe essere equipollente agli obiettivi minimi e non al livello di tedesco B2. Infatti gli studenti che comprenderanno tutto il testo correttamente avranno 10. Quindi il testo in lingua per la comprensione dovrebbe essere più semplice essendo l’obiettivo minimo ma come si può richiedere di fare applicare questo nel Pei? Quale deve essere il livello di Lingua (B1 o B2) per la prova equipollente del liceo linguistico per mio figlio?

Gli alunni con PEI semplificato hanno diritto a prove equipollenti, la cui definizione è descritta all’art 6 comma 1 del DPR n. 323 del 1998.

Sono un’insegnante di sostegno di un Liceo. Quest’anno, per la prima volta, seguo una studentessa di 19 anni, inserita in una quinta classe, affetta da Displegia con assenza di linguaggio verbale fluido e intenzionale. Ha sempre seguito programmazioni differenziate. L’uso del computer, introdotto dal mese di settembre, ha consentito di stimolare il dialogo didattico, educativo e relazionale, dando opportunità, a tutto il Consiglio di Classe, di scoprire abilità cognitive inattese, oltre alla presenza di un mondo interiore ricco e aperto alle nuove conoscenze. Al fine di potenziare il processo educativo della ragazza, il Consiglio di Classe, all’unanimità, e anche su richiesta della famiglia, propone una ripetenza del quinto anno, per poter verificare, in un tempo maggiore, quanto gli obiettivi didattici possano avvicinarsi o corrispondere a quelli minimi delle programmazioni curriculari.Ho letto con attenzione le sue considerazioni in merito alla permanenza degli alunni che svolgono programmazioni differenziate, ma vorrei capire se, appellandoci all’autonomia decisionale del Consiglio di Classe, possiamo, con la ripetenza del quinto anno, garantire all’alunna un recupero dignitoso del diritto allo studio.

La mancata presenza all’esame di Stato comporta, da quest’anno, il rilascio automatico dell’Attestato. Per rispondere alla sua richiesta, è responsabilità esclusiva del Consiglio di Classe stabilire l’ammissione o meno alla classe successiva, così come l’ammissione o meno all’esame di Stato. In sintesi, solamente in caso di non ammissione la studentessa potrebbe ripetere l’anno scolastico (decreto legislativo n. 62/2017).

Abbiamo una ragazza con autismo che frequenta una 1^ liceo.Riteniamo che la richiesta per le ore di sostegno non è stata adeguata da parte della scuola, che non vengano erogati strumenti compensativi per lo studio e che per le valutazioni debbano essere utilizzate metodologie adeguate alla difficoltà di nostra figlia. ABBIAMO BISOGNO DI UNA PERSONA ESPERTA IN MATERIA – ANCHE UN LEGALE – CHE CI AIUTI A METTERE NOSTRA FIGLIA IN GRADO DI FARE IL SUO PERCORSO

Se il docente per il sostegno non è in grado di fare quanto voi richiedete, parlando coi colleghi curricolari, potete rivolgervi al Referente regionale per l’inclusione scolastica della vostra Regione. Se anche con questo non si riesce a superare il problema, allora rivolgetevi ad un avvocato, specie per le ore di sostegno, che debbono corrispondere in base a quanto indicato nel PEI (vedasi legge n. 122/2010, art. 10 comma 5).

Sono insegnante di sostegno nella scuola primaria, mi assento x assistere mia sorella tre giorni al mese, prima il DS mi sostituiva, ora non più. Cosa potrei suggerire al D.S.?

Sembra che le classi in cui lei lavora siano formate solo da alunni “a sviluppo tipico”. Acclarato quindi che la classe è formata da tutti gli alunni, quando lei si assenta per i motivi esposti, deve essere nominato un docente? Se per il primo giorno di lezione il Dirigente può nominare personale interno (ad esempio il potenziamento), per i successivi giorni deve incaricare un supplente, magari affidando l’incarico a personale non in servizio e che ha dato la disponibilità ad aumentare, per supplenze, il suo orario di servizio per massimo 6 ore la settimana (cfr. Nota MIUR 8 novembre 2010, Prot. n. 9839). Tenga presente che la nomina del supplente, dopo il primo giorno, deve effettuarsi se le sue assenze sono consecutive. Se sono separate, il D.S. non può nominare supplenti per un solo giorno. Potrebbe però mandare, come già scritto, un docente del potenziamento.

Sono un insegnante di sostegno. Quest anno sono in una scuola superiore di secondo grado. Ho un dubbio su come vengono assegnate le ore dall’usp. Da un primo conto sono scarse 6 ore ad allievo per la succursale. Come si può fare per avere più ore?
La DS non vuole che la documentazione dei ragazzi disabili e dsa sia presente nella sede della succursale. Quindi quando serve visionare la documentazione bisogna andare nella sede centrale dopo l’orario di servizio. Volevo chiedere se c è un riferimento normativo da presentare per avere la documentazione anche in succursale?

1) Se il numero di ore richieste per i singoli alunni risulta nei singoli PEI, allora le famiglie possono pretendere che l’Ufficio Scolastico Regionale rispetti quell’indicazione, in forza della legge n. 122/2010, art 10 comma 5, diffidando la scuola e l’Ufficio Scolastico Regionale a rispettare tale numero e minacciando che, in mancanza, si rivolgeranno al TAR.
2) I docenti hanno diritto di avere anche copia anonima della documentazione e della diagnosi dei singoli alunni, eventualmente contrassegnata da un numero di codice identificativo. Senza la documentazione relativa, infatti, i docenti non sono in grado di impostare e svolgere un PEI adeguato ai bisogni indicati nelle diagnosi medesime.

L’educatore può accompagnare minori a lui in carico in attività esterne al plesso scolastico (gite, soggiorni, attività sportive, ecc…) anche in assenza di insegnanti ?

L’assistente educatore non ha alunni in carico; egli viene assegnato all’alunno con disabilità per l’assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione personale. L’alunno con disabilità, e ciò vale per tutti gli alunni della classe, è affidato agli insegnanti (a tutti gli insegnanti della classe). In caso di viaggi di istruzione o di uscite didattiche o di attività che si svolgono fuori dal plesso scolastico, attività autorizzate dal Dirigente scolastico e che vedono coinvolti tutti gli alunni della classe, fra gli accompagnatori possono esserci figure educative, ma questo non sottrae i docenti dalla presenza in qualità di accompagnatori, responsabili dell’alunno con disabilità a loro affidato.

Il mio istituto ha aderito ad un progetto educativo motorio presso un altro istituto della nostra città. L’insegnante di sostegno di un alunno non è presente nell’ora in cui l’alunno disabile dovrebbe partecipare al progetto prendendo un pulmino per recarsi all’altro istituto. Potrebbe essere accompagnato dall’educatore che in quell’orario sta con l’alunno?

Non ha indicato se si tratta di una scuola Primaria o Secondaria, né di quale tipo di intervento si tratta e, nello specifico, chi vede coinvolti questo progetto. Se lo desidera, ci dia maggiori informazioni al riguardo. Nel frattempo, facciamo presente quanto segue: poiché la scuola è impegnata in percorsi inclusivi, se viene promosso un progetto in orario scolastico, esso deve essere rivolto a tutti gli alunni della classe e non al solo alunno con disabilità.

Sono un insegnante di scuola primaria su posto di sostegno da ormai 22 anni. Seguo da due anni una bambina autistica e sono da molti anni funzione strumentale per l’inclusione nel mio istituto. Ora, dal prossimo anno scolastico risulterò perdente posto per mancanza di alunni certificati. La mia domanda è questa: essendo presente nel mio istituto un posto di potenziamento su posto comune, in cui però la titolare non ha mai effettivamente preso servizio per motivi di salute, non è possibile chiedere il cambiamento in posto di sostegno? Premetto che non è un problema di posto di lavoro, dopo 22 anni potrei chiedere tranquillamente e ottenere il cambio su posto comune e lavorare vicino casa mia…. ma vorrei poter continuare a seguire la funzione che svolgo con passione…

In via di principio riterremmo che la Sua richiesta possa ottenere accoglimento.
Ne parli col DS, il quale prenderà contatti con l’USR. L’unico problema potrebbe essere costituito dal fatto che i posti di sostegno sono creati in presenza di iscrizioni di alunni con disabilità. In mancanza di alunni certificati, potrebbe passare su posto comune nel suo istituto, mantenendo l’incarico di funzione strumentale per l’inclusione.