Ecco il piano per aiutare gli studenti in Campania e Sicilia

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da ItaliaOggi

Si partirà dalla Campania e dalla Sicilia, per poi realizzare anche nelle scuole di Calabria, Puglia e Sardegna le azioni per migliorare i risultati negli apprendimenti, previsti dal Piano di intervento del Miur per la riduzione dei divari territoriali in istruzione presentato la scorsa settimana al ministero, confermando le anticipazioni di ItaliaOggi di questa estate (si veda il giornale del 23 luglio 2019). Definito in stretta collaborazione con gli enti di ricerca Invalsi e Indire, gli enti locali e gli Usr, prevede una fase preliminare di promozione di un confronto tra gli assessori regionali competenti e gli Usr per analizzare i dati Invalsi e gli interventi in campo, integrarli con i dati del Miur e degli enti locali, coordinare i progetti in atto, concordare alcuni obiettivi di processo e di risultato nel medio termine.

Il Piano, infatti, prevede la valutazione nel tempo dei risultati e degli impatti complessivi. «Diamo il via libera a un piano organico, che coinvolge tutti gli attori in campo», spiega la viceministra all’istruzione Anna Ascani. Quattro le aree fondamentali in cui sono individuati, in relazione alla situazione specifica delle scuole, obiettivi perseguibili, rilevabili e valutabili: competenze chiave di cittadinanza, apprendimento, varianza dei risultati, effetto scuola (cioè il valore aggiunto della scuola). L’attenzione è rivolta innanzitutto alle terze classi delle medie, individuando le scuole in forte difficoltà, in cui in media il 45% degli alunni in tutte le materie non raggiungono livelli adeguati alle prove Invalsi sia nel 2017/18 sia nel 2018/19, e le scuole in difficoltà, in cui la percentuale riguarda in media il 30% degli studenti. «Mettiamo a disposizione le nostre competenze per riconoscere capillarmente le situazioni di difficoltà e approfondirne le ragioni», commenta la presidente dell’Invalsi Anna Maria Ajello. Entrambe le scuole sono state messe in relazione ad altri indicatori. È così emerso che il 100% dei ragazzi delle scuole in forte difficoltà provengono da situazioni socioeconomiche e familiari basse.

«Da qui», si legge nel Piano, «la necessità di prefigurare progetti integrati tra scuola e territorio». Le scuole nel Rav hanno chiara la percezione delle difficoltà degli alunni e tendono a investire negli esiti degli studenti per ottenere un incremento dei risultati. «Spetta», allora, «allo stato riconoscere i loro sforzi e promuovere interventi che le sostengano». L’impatto delle assenza raggiunge livelli molto allarmanti nelle scuole in forte difficoltà, dove a volte il loro numero è più del doppio rispetto alle altre. «Pertanto è prioritario facilitare e motivare alla frequenza scolastica questi studenti».

Significativo anche l’impatto della comunità professionale dei docenti. I risultati, infatti, migliorano se ci sono più docenti di ruolo e insegnati con una certa anzianità di servizio. Infine, «il numero di finanziamenti ottenuti, per quanto rilevanti, non sempre comporta differenze tra le scuole nella percentuale degli alunni in difficoltà». Il Piano prevede un repertorio di interventi, in collaborazione con Indire, da cui le scuole individuano quelli più significativi per la loro realtà. Diversamente ogni intervento promosso dal centro «è destinato al fallimento». Il repertorio prevede la condivisioni di buone pratiche, associando per esempio ognuna delle scuole in forte difficoltà con una uguale e simile per caratteristiche socio-economico-culturali e composizione, ma che raggiunge livelli adeguati nelle prove Invalsi. Oppure creando uno spazio collaborativo in rete per docenti. Individuare e promuovere buoni progetti di cura didattica per dare la possibilità alle scuole di scegliere e valorizzare in autonomia quello più pertinente. Investire su alcune non cognitive skills che a loro volta sono di supporto alle cognitive skills, evitando il rischio di puntare ad una didattica esclusivamente mirata al miglioramento dei risultati Invalsi. Sostenere l’autonomia dei docenti, perché in Italia le analisi disponibili mostrano che «la continuità e l’incentivazione dei docenti motivati è il valore aggiunto che determina risultati migliori, soprattutto nei contesti socialmente molto problematici». Tuttavia, docenti e presidi «non vengono adeguatamente sostenuti e le stesse opportunità di supporto a disposizione del direttore dell’Usr per i dirigenti scolastici e del dirigente scolastico per i docenti non vengono adeguatamente esercitate».