La scuola ai tempi del coronavirus

print

da Tuttoscuola

Se i contatti e i luoghi di maggiore aggregazione rappresentano la condizione favorevole per il contagio e la diffusione del coronavirus, non vi è dubbio che soprattutto le scuole, crocevia quotidiano di personale scolastico, di alunni e di genitori, costituiscono una base di potenziale contatto patologico.

Lo scambio giornaliero di rapporti e contatti fisici degli alunni a casa con i propri familiari e in classe con i propri compagni, nonché un medesimo rapporto del personale scolastico all’esterno con familiari ed estranei e all’interno delle scuole con i colleghi e i propri alunni, rappresentano nell’insieme una condizione di possibili contagi da fronteggiare con immediate azioni mirate di prevenzione e contrasto.

In caso di rischio grave, come si sa, il sindaco può disporre la chiusura delle scuole con ordinanza d’urgenza, ma se la scuola, invece, non viene chiusa, quali azioni e comportamenti possono o si debbono adottare?

Il ministero dell’istruzione dovrà fornire con urgenza, d’intesa con il ministero della Salute e con le Regioni di competenza, norme prescrittive di comportamento, vietando un pericoloso ‘fai da te’, assicurando un necessario coordinamento.

In attesa di tale auspicabile coordinamento, diverse regioni stanno prendendo posizione autonomamente, come, ad esempio, la Campania e il Trentino, che invitano le istituzioni scolastiche a sospendere viaggi d’istruzione e gite scolastiche in entrata e in ingresso nei rispettivi territori.

Il premier Conte e la ministra Azzolina hanno annunciato lo stop temporaneo ad ogni viaggio d’istruzione.

Per le scuole interessate alla chiusura con sospensione di qualsiasi attività didattica si prospettano almeno due questioni da risolvere: come sterilizzare l’effetto delle assenze degli studenti ai fini della validità dell’anno scolastico, e come mantenere viva l’attività didattica e gli insegnamenti durante la prolungata sospensione delle lezioni.

Affinché l’assenza obbligata non incida sul limite (tre quarti dell’orario annuo) previsto dalle norme, occorre un apposito provvedimento ministeriale o legislativo.

La seconda questione è un po’ più complessa e, per essere attuata, potrebbe richiedere un vero e proprio salto di qualità tecnologica per una nuova interazione digitale. Un cambiamento che potrebbe essere propedeutico ad un diverso modo di formazione a distanza.