Lettera aperta ai 10 presidi del Vergognatevi

Lettera aperta ai 10 presidi del Vergognatevi” (anche se diventassero 10.000)

Gentili dirigenti scolastici,

ho lasciato passare qualche giorno dal vostro “Vergognatevi” perché dovevo far sbollire la rabbia e riacquistare la lucidità compatibile col momento.

Ancor oggi, però, non ho idea di cosa debba, come docente e, in quanto RSU, dirigente sindacale, vergognarmi.

Perché sto sul pezzo, come tutte le mie colleghe e i miei colleghi, sindacalizzati o non, da giorni e pure qualche notte.

Sentendomi impegnato esattamente come i medici e gli infermieri, evocati nel vostro comunicato, in una trincea particolare che ha a che fare sia con lo studio ma anche con la salute.

Quella dei miei studenti ma anche la mia.

La Costituzione tutela, oltre al diritto allo studio, anche il diritto alla salute come diritto imprescindibile.

Non ha alcun senso, perciò, stressare i docenti con prescrizioni o ukase o minacce o comunicati come il vostro e tutto ciò può contribuire, però, a minare la loro salute mentale già messa a dura prova.

Offenderli offendendo le loro organizzazioni sindacali ha ancora meno senso.

Perchè in questi giorni i docenti, tutti, sindacalizzati e non, sono al lavoro, di giorno ed anche di notte, di domenica e nel loro giorno libero.

Far finta che questo non accada significa essere irresponsabili.

Quindi tutti al lavoro e senza clamori mediatici perchè la “fucilazione alla schiena per i disertori” (certamente non l’avete scritto ma qualcuno può averlo immaginato viste certe espressioni usate) può valere al massimo  per le guerre ingiuste.

Mentre nella “guerra giusta” contro il coronavirus, tutto serve tranne dividere chi la combatte.

Tutto serve tranne il protagonismo.

Che ci sia una emergenza epocale è sotto gli occhi di “quasi” tutti.

Ed il quasi, mi dispiace veramente scriverlo, comprende anche voi.

Quanto “alla dignità di tacere”  presente nel vostro comunicato, esso è un invito decisamente irritante oltre che incostituzionale.

Perché vorrei ricordarvi che se tacessimo e dovremmo essere in tanti, le scuole oltre che chiuse sarebbero mute.

Al lavoro e alla lotta.

Contro il coronavirus e non solo.

Prof. Franco Labella –
docente e RSU FLC-CGIL