Banda ultralarga, sbloccati fondi per la connessione di oltre 40mila istituti con una rete tutta in fibra ottica

da Il Sole 24 Ore

di Andrea Biondi

«Stiamo mettendo tutto il nostro impegno per accelerare il piano banda ultralarga». In questo quadro – secondo la ministra dell’Innovazione, Paola Pisano – sul piano Bul «è ora di cambiare rotta e velocizzarne lo sviluppo, senza sconti».

Parole pronunciate in occasione della riunione del Comitato interministeriale per la banda ultralarga (Cobul) che la scorsa settimana si è riunito in videoconferenza per fare il punto. A quella riunione ha preso parte anche Open Fiber, vincitrice di tre bandi Infratel per portare la fibra nelle aree bianche (quelle più svantaggiate del Paese). E l’invito alla controllata di Enel e Cdp è stato perentorio. «Alla società è stata chiesta una tempistica chiara e dettagliata – spiega al Sole 24 Ore Mirella Liuzzi, sottosegretario al Mise – sull’avanzamento dei lavori e sulla conclusione. Che non sarà fine 2020 come originariamente previsto dai bandi, ma presumibilmente il 2023, quindi con 3 anni di ritardo rispetto alle previsioni iniziali. Ma non ci si possono permettere ulteriori ritardi. Abbiamo pubblicato sul sito bandaultralarga.italia.it una dashboard che raccoglie tutti i dati in cui vedere quali cantieri sono aperti, quali sono fermi e per quale motivo».

Si sta senza dubbio intensificando la pressione per accelerare sul piano che prevede di collegare in ultrabroadband 7,7 milioni di unità abitative di cui 6,1 in Ftth (la fibra fino a casa) e 1,6 in Fwa. Quest’ultimo sistema ha il wireless nell’ultimo tratto e Andrea Lasagna, Cto di Fastweb, lo definisce «una strada da imboccare a tutta velocità. La rete 5G Fwa ha le stesse performance del Ftth ma può essere realizzata velocemente: noi puntiamo a coprire il 30% del Paese in tre anni». Di fibra e infrastrutture digitali si sta del resto parlando ampiamente in questo periodo di emergenza coronavirus con il suo portato di smart working, videocollegamenti, contenuti audiovideo scaricati a piene mani dal web e timori – comunque fugati da telco e istituzioni – per la tenuta della rete.

Eccola la parola magica. È la rete che da una parte sta alimentando scenari su un possibile matrimonio fra Tim e Open Fiber e, dall’altra, è un po’ l’emblema dello scontento digitale dell’Italia. L’emergenza Covid-19 sta inevitabilmente dando una spinta. Tim, ad esempio, ha chiesto – e ottenuto dall’Agcom – l’accensione di 5mila cabinet (gli armadi di strada) nelle aree bianche. Open Fiber sta mettendo in campo azioni di sollecito sugli amministratori di condominio per poter accedere agli edifici, oltre a una promozione di 60 euro sui contributi di attivazione di linea. Altro tema: le scuole. Come spiega Liuzzi, «abbiamo sbloccato finanziamenti per la connessione di oltre 40mila plessi scolastici con collegamenti interamente in fibra ottica e con capacità a 1 Gigabit». La dotazione è di 200 milioni.

L’imperativo è accelerare. «Nell’ultimo anno – spiega Fabio Dotti, advisory Med Tmt leader di EY – si è registrato un incremento della copertura Ftth sul territorio nazionale, passando dal 17 % nel 2018 al 23% nel 2019, raggiungendo 6,8 milioni di unità immobiliari. Il 2020 sarà a nostro avviso l’anno in cui si amplierà in modo consistente lo spettro dei comuni coperti». Tutto questo in un quadro in cui, come segnala EY in uno studio aggiornato a gennaio 2020, i servizi Fttc (con il rame nell’ultimo tratto) sono in circa 4mila comuni contro i 206 comuni dell’Ftth (e non si parla solo di aree bianche ovviamente): 12 con oltre 250mila abitanti; 31 da 100mila a 250mila; 51 da 50mila a 100mila; 93 da 10mila a 50mila; 19 nei comuni fino a 10mila abitanti. In Ftth è coperto il 29% delle unità immobiliari del Nord Ovest; un quinto nel Nord Est e nelle Isole mentre il Centro, grazie principalmente a Roma, è al 24%.

L’attività, segnala EY, si sta spostando anche sulla fascia dei comuni di medie dimensioni: nel 2019 il maggiore aumento nel numero di centri coperti c’è stato proprio tra i 10mila e i 100mila abitanti (+44%). Le stime di EY prevedono ora che le unità immobiliari coperte nel 2020 saliranno a 8,8 milioni: il 30%. Coronavirus permettendo.