E-learning, quando la scuola arriva a casa

da la Repubblica

Maria Francesca Fortunato

Emergenza Coronavirus, la didattica si reinventa a distanza e le piattaforme di insegnamento on line diventano il canale principale. Raggiunto l’81% degli studenti. E anche nelle università otto iscritti su dieci seguono le lezioni e affrontano gli esami tra le mura domestiche. Insomma, un’indicazione per il futuro. Ecco quali sono le piattaforme e come funzionano

La campanella suona ancora. Magari in radio, come succede a Frosinone, all’Istituto “Bragaglia”, dove le giornate di lezione sono diventate un palinsesto e raggiungono i ragazzi via streaming. È una delle storie della scuola che cambia ai tempi del Coronavirus, per non fermarsi.
Secondo i dati del ministero dell’Istruzione gli alunni finora raggiunti dalla didattica a distanza sono 6,7 milioni, pari all’81 per cento del totale. Tra le prime scuole a sperimentarla l’istituto comprensivo di Lozzo Atestino, in Veneto, con un plesso anche a Vo’: zona rossa dal 21 febbraio, la scuola ha organizzato in dieci giorni lezioni di coding e incontri sull’intelligenza emotiva. A Passirano, nel bresciano, si fanno a distanza anche le prove dell’orchestra della scuola media mentre a Caivano (Napoli) i ragazzi dell’Alberghiero “Morano” fanno pratica di cucina girando videotutorial.
Preservare il contatto tra classi e insegnanti
Le modalità, insomma, sono tante. I mezzi essenziali due – una connessione internet e un pc, sostituibile con tablet o smartphone – ma non è detto che siano accessibili a tutti. Il digital divide, è l’ostacolo principale oggi per i presidi che cercano di portare avanti l’anno scolastico. Gli istituti che ne avevano la possibilità hanno distribuito in comodato gratuito pc e tablet alle famiglie ancora sprovviste e il ministero dell’Istruzione è corso ai ripari con uno stanziamento di 85 milioni di euro. Soldi destinati all’acquisto di dispositivi per gli studenti e al potenziamento delle piattaforme di e-learning delle scuole. Perché il ministero su un punto è stato chiaro: per fare didattica a distanza non basta assegnare compiti, dicono le circolari di viale Trastevere, ma bisogna preservare il contatto tra insegnanti e classi. Via libera quindi a chat di gruppo, documenti condivisi, videolezioni in diretta o registrate (e se si decide di andare live, meglio farne una copia e caricarla sulla piattaforma, a disposizione di chi ha una connessione ballerina).

Applicativi per classi virtuali
Gli applicativi che consentono di mettere su la propria classe virtuale sono diversi. Accanto al registro elettronico o a social network dedicati all’insegnamento, come Edmodo, ci sono anche gli stessi strumenti che nella stanza accanto mamma e papà usano per fare smart working.
Tra le piattaforme più usate c’è la G-Suite for Education di Google, con le app Meet, per comunicare via chat e in videoconferenza, e Classroom, per scambiare compiti e commenti. «Nell’ultimo mese il numero di scuole che usa la nostra suite si è quadruplicato – dice Marco Berardinelli, head of education di Google Italia – E pur sommersi dalle richieste, abbiamo ridotto i tempi di approvazione da due settimane a pochi giorni. Stiamo per rilasciare anche nuove funzioni per gestire meglio le classi virtuali». Per aiutare le scuole, Google ha allestito un sito pieno di consigli (Insegna da casa) e, con Tim, un servizio di helpdesk. «Sfatiamo un mito: per un’ora di lezione bastano pochi mega – continua Berardinelli – e se ci sono problemi di connessione, consigliamo di chiudere la webcam e utilizzare solo il canale audio».
Le videolezioni delle scuole italiane viaggiano anche su Microsoft Teams, WeSchool, Zoom, Cisco Webex, Amazon Chime. Come avviene con Google Meet, la lezione diventa una riunione, gli alunni sono i suoi partecipanti. Il docente parla ai ragazzi avviando la conference call, può condividere lo schermo per mostrare slide o attivare una lavagna virtuale. Non è proprio come disporre di una lavagna vera, ma per avere la stessa resa di scrittura si può connettere al pc una tavoletta grafica o uno schermo touch per disegnare. Anche Skype, grazie alla videochiamata di gruppo, è uno strumento adottato in queste settimane dalle scuole. In casa Facebook, invece, c’è la funzione Gruppi, per utenti dai 13 anni in su.

Attenzione alla tutela dei dati personali
Nella scelta della piattaforma le scuole devono però prestare attenzione alla tutela dei dati personali. Il Garante della privacy pochi giorni fa ha raccomandato, nel caso in cui si scelgano piattaforme non destinate solo alla didattica, di attivare solo i servizi necessari per la formazione e ridurre i dati personali trasmessi (niente geolocalizzazione, ad esempio).

Anche gli atenei bussano alle porte
Come la scuola, anche l’Università è ormai on line. I dati della Crui (la Conferenza dei rettori delle università italiane) dicono che l’80 per cento degli iscritti, ovvero 1 milione 400mila studenti, fa lezione via web. E nel salotto di casa sostiene anche gli esami e discute la tesi di laurea.
L’Università di Milano Bicocca ha registrato, agli inizi di aprile, oltre 200mila accessi sulla piattaforma Moodle (una delle due utilizzate per la didattica a distanza), con 2 milioni e mezzo di videolezioni visualizzate. A Bologna l’Alma Mater ha messo on line per i suoi 85mila studenti tutti i 3.667 insegnamenti del secondo semestre e nelle prime due settimane di stop ha permesso a 2.400 studenti di laurearsi. All’Università della Calabria si assicurano in modalità telematica lezioni, esami, lauree e tutti quei tirocini compatibili con lo smart working. L’ateneo ha messo su anche una task force per aiutare le scuole del territorio ad avviare la didattica a distanza.
La Federico II di Napoli combina le lezioni in live streaming su Teams al piano di intervento straordinario del centro d’ateneo Federica Web Learning. Nata 13 anni fa, la piattaforma Federica.eu è nella top ten mondiale per la produzione di Mooc (Massive open online courses): ne ospita 200, gratuiti e aperti a tutti. Per la fase di emergenza ha lanciato FedericaGo, una linea di produzione più rapida di corsi e-learning: un team di videomaker assiste i docenti, che registrano da casa o in dipartimento. «Il live streaming è la risposta che può andar bene nei momenti d’emergenza, su Federica invece si fa didattica multimediale avanzata con corsi progettati e strutturati, dall’organizzazione dei contenuti alla registrazione in studio – spiega Mauro Calise, professore di Scienza politica e direttore del Centro di Web Learning – È alla seconda formula che speriamo si avvicinino in futuro molti più atenei».