Didattica per competenze ai tempi del Covid-19

Didattica per competenze ai tempi del Covid-19

di Bruno Lorenzo Castrovinci

Studiare, apprendere, realizzare, fare ovvero costruire la realtà, trasformare il mondo che ci circonda attraverso la manipolazione e l’assemblaggio della materia.

La didattica per competenze, con i suoi compiti di realtà, oggi si unisce alla formazione a distanza, con gli insegnanti che fanno da tutor, i genitori e i nonni che diventano compagni nell’apprendimento, rendendo il principio del lifelong learning più attuale che mai.

Ma aldilà del giro di parole, forse è meglio raccontare per raccontarsi il corso di un processo di compiti di realtà che, nell’istituto comprensivo di Brolo che dirigo, è durato tutto l’anno scolastico e che non si è fermato neanche con la sospensione delle attività didattiche in presenza.

Dopotutto i temi della creatività, dell’arte, delle tecnologie, sono quelli che meglio si applicano alla didattica laboratoriale per competenze, quella che ha visto nella Silicon Valley dei giovani universitari da soli, chiusi in un garage, avviare un processo d’innovazione che ha cambiato il mondo.

Eppure, anche davanti a queste evidenze, è difficile per i docenti allontanarsi dalla didattica trasmissiva tradizionale, che, più che il fare o il costruire, privilegia i processi mnemonici, con il mero trasferimento di contenuti, che oggi trovano spazio in mezzi di archiviazione indubbiamente più potenti e reticolari rispetto al passato.

E’ la stessa struttura del cervello umano che porta verso i collegamenti, che riesce a elaborare informazioni cogliendo anche aspetti che la didattica trasmissiva nei suoi limiti non riesce a dare.

E se questo periodo di sospensione delle attività didattiche ha avviato indubbiamente una nuova era dell’applicazione del digitale nell’apprendimento, in realtà basta ritornare un po’ indietro per ricordarsi del maestro Manzi che, a distanza, attraverso la televisione ha cambiato l’Italia, insegnando a leggere e scrivere ad un’intera generazione.

Certo oggi i mezzi sono più potenti, interattivi, ma esiste il limite delle reti infrastrutturali digitali, ancora in una fase embrionale di crescita e sviluppo.

Alla fine dell’anno scolastico ritorna il tema della valutazione, del dare valore, di riconoscere l’impegno, di valorizzare il merito, ma allo stesso tempo verificare che i processi di apprendimento abbiano prodotto dei risultati.

E se la didattica trasmissiva con le sue interrogazioni, con i suoi compiti tradizionali, entra inevitabilmente in crisi a distanza, per numerosi fattori, tra i quali il contributo non valutabile dei genitori nell’esecuzione del compito, o la presenza di mappe, schemi o appunti durante la verifica orale non facilmente individuabili a distanza, nei limiti del campo d’inquadramento di una webcam, il compito di realtà diventa un mezzo potente per valutare.

Attraverso la realizzazione di un prodotto significativo, il bambino o lo studente può avviare quel processo di apprendimento, quella costruzione dei saperi e delle abilità in cui la criticità dell’inevitabile contributo dei genitori diventa un punto di forza, trasformando questi ultimi in compagni nello svolgimento delle attività assegnate.

Insieme, in un percorso condiviso, chiusi nei confini degli spazi domestici, con materiali limitati, ma con l’immenso mondo di conoscenze oggi disponibili in rete, si realizza un progetto che porta in sé altre competenze.

Il bello dei compiti di realtà è che viene assegnato un tema, vengono poste delle criticità da superare e, pertanto, per realizzarlo prima bisogna ideare, progettare, trovare soluzioni, e per fare questo bisogna acquisire necessariamente delle conoscenze colmate oggi dagli immensi contenuti a cui il ragazzo può attingere in rete, tra video tutorial, articoli, saggi e immagini.

Dall’inizio dell’anno scolastico abbiamo avviato un processo di sistema che portasse avanti i compiti di realtà, attraverso concorsi d’istituto finalizzati a premiare oggetti costruiti, da soli o in gruppo, dai bambini e dai ragazzi, con temi unici per tutti gli ordini di scuola.

Un tema che unisce i piccoli e i grandi, una verticalizzazione del curricolo implicita e reale, in quanto i fratelli più piccoli imparano dai più grandi confrontandosi su temi comuni e dove, attraverso le mostre e le rassegne, tutti si possono confrontare, trarre idee, apprendere soluzioni, e allo stesso tempo crescere acquisendo, senza accorgersene, quelle competenze necessarie per affrontare con successo i percorsi futuri.

I compiti di realtà assegnati dai nostri insegnanti agli alunni sono sempre stati prevalentemente svolti a casa, ecco perché con la sospensione delle attività didattiche non ci sono state soluzioni di continuità nei processi in atto.

Per noi i temi sono stati prevalentemente quelli dell’arte e della musica, in quanto avevamo risorse umane in istituto che si sono rese disponibili ad avviare le attività laboratoriali e i percorsi di apprendimento correlati a queste discipline e poi perché per un comprensivo questi saperi e abilità iniziano già a partire dalla scuola dell’infanzia, basti pensare agli Atelier di Malaguzzi, e a Reggio Children.

Ma i temi possono essere dei più disparati, dalla robotica, ai circuiti elettronici di Arduino, allo sviluppo di un’ app, alla costruzione di modelli matematici, alla realizzazione di esperimenti scientifici fino al mondo dell’immateriale della letteratura che si sublima nella poesia, anche in lingue differenti, in un ottica di essere più che mai cittadini del mondo.

Oppure per i professionali alberghieri, nell’ideazione e realizzazione di un piatto con la relativa ricetta, il mondo dei compiti di realtà è infinito come il fare dell’uomo.

Ma, anche per i piccoli, nella realizzazione di serre, terrari e acquari, anche con modici mezzi. Una docente del nostro istituto ha realizzato un terrario per le lumache, con una vaschetta delle carote, un tributo inconsciamente dovuto alla pedagogia della lumaca del compianto Gianfranco Zavalloni.

Allo stesso tempo i percorsi fatti durante l’anno scolastico hanno permesso di acquisire i mezzi per una valutazione efficace anche a distanza.

Eh si! La didattica per competenze supera i confini dell’aula, lo ha sempre fatto da quando è nata, ed oggi sfrutta più che mai le nuove tecnologie.

Anche perché, l’impossibilità di uscire di casa, se da un lato è stato un limite degli ultimi mesi, dall’altro consente oggi di valutare oggetti costruiti indubbiamente dagli alunni, data l’impossibilità di farli realizzare all’esterno.

Gli istituti che avevano già adottato una didattica per competenza, si erano già muniti di rubriche valutative, pertanto la valutazione a distanza o in presenza non trova differenze, per gli altri è un’occasione per adottarle ora e utilizzarle al rientro per attività in presenza.

Insomma la scuola di domani passa per la didattica per competenze e si avvia progressivamente verso un uso della tecnologia sempre più a supporto dei processi di apprendimento, basti pensare alla realtà virtuale e aumentata e ai primi ologrammi che ci mostrano la scuola che verrà.