Una didattica in modalità a distanza

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Una didattica  in modalità a distanza

di Maria Carmela Barresi

L’improvvisa emergenza  per il COVID -19 ha interessato vari comparti tra cui l’Istruzione,  che si è trovata ad interrompere il  percorso scolastico-formativo  per alcune settimane  e a dover ,  con grande disponibilità dei docenti ,  garantire  la  continuazione delle attività didattiche   in modalità di DAD  .   E’ chiaro a questo punto  l’importanza della  funzione del docente  in grado di offrire  non una proceduralizzazione dell’ esercizio della sua  funzione  ma una riprogettazione più ampia legata ad un apprendimento correlato ad  uno scambio di conoscenze, di scelte , di critica e dialogo .  Tuttavia , sebbene  già  le scuole  dovessero essere pronte ad operare  con alcuni modelli di  didattica in blendend  learning  e strutturare   l’offerta formativa sulla base di una  programmazione  indirizzata non solo all’asservimento delle discipline e alla classe fisica ma anche alla  classe ” virtuale”, come indicato nel piano  definito  PNSD , dobbiamo riconoscere che non erano per nulla  pronte  nell’attivare un’ azione didattica in tal senso . Ancora una volta, la scuola,  si è, infatti,  fatta trovare  impreparata  . Così , i docenti  hanno pensato che bastasse presentare una lezione espositiva in videochiamata  già bella e confezionata, inviare compiti su schede strutturate, esercitazioni  varie, per  attuare la didattica a distanza, ed  il Ministero  che bastasse fornire gratuitamente computer e tablet  per far si che il processo didattico/formativo proseguisse in modalità DAD  , dimenticando  quest’ultimo soggetto  che la fruizione di  tali strumenti  e strettamente dipendente dalla connessione ad una rete internet  a pagamento e di cui purtroppo si sono  dovuti far carico famiglie e docenti  .  In quest’ottica ci sembra che  non emerga il diritto alla  gratuità della scuola , così come sancito  dall’art.34 della Costituzione :  Stato deve garantire a tutti il diritto all’istruzione gratuitamente   e che siano  mancati degli interventi risolutivi come ad esempio:  attuare convenzioni gratuite e non agevolate , con i vari gestori   della rete internet .  Lungi da noi  illustrare proposte e suggerimenti su tale argomento   ma   è  importante  attivare magari  una strategia complementare , poiché questa criticità, a nostro avviso , limita  la possibilità di raggiungere tutti gli alunni. Dobbiamo , tuttavia,  fare tesoro dell’esperienza vissuta in questo momento di emergenza perché ,  seppur strano  , è un’alleata preziosa,  che ci conduce a considerare gli errori fatti ,   a ragionare e a pensare  costruttivamente al  nuovo modello  di fare scuola e a come mettere in campo la  metodologia DAD.

UNA RIFORMA DELLA COSCIENZA SOCIALE

La consapevolezza che  la scuola non è solo  fornire un servizio ma offrire risposte efficaci e mirate ai bisogni educativi non è uno slogan ma  un messaggio che purtroppo  negli anni recenti non è stato pienamente recepito dalla coscienza sociale, tanto che in questi giorni di emergenza pandemica  le contestazioni  al Ministro della Pubblica Istruzione  non sono certo mancate .  Molti, infatti, velando la reale ed oggettiva necessità  sociale  di affidare i loro figli a strutture statali o meno a mo’ di servizio ,  in quanto in ogni famiglia lavorano entrambi i genitori ,  hanno sbandierato varie argomentazioni :  la violazione del  diritto allo studio , la  privazione di emozioni, di  contatti , di riferimenti ,di esperienze mancate ed interrotte  dei bambini, tutto  per  contrastare la decisione  della  non riapertura delle scuole.  Chiediamoci , quindi , se  la scuola,  attenutasi  al parere tecnico-scientifico di  evitare contagi con la riapertura , possa in questo contesto sociale  dare un’importante  svolta al suo sistema educativo-formativo ed attivare una didattica non in presenza ma  a distanza . Nella società frenetica e caotica di oggi per molti genitori costituirebbe  un impegno non conciliabile  con le loro attività lavorative ,  poiché  li porterebbe   a rivedere  le condotte di riferimento tenute nel crescere i  loro figli.  E’ chiaro  che l’argomento implica un ampia riflessione  e motiva non poche discussioni che non possiamo affrontare  in questa sede,   in quanto entrano in gioco vari aspetti : consapevolezza genitoriale, comportamenti adeguati alle esigenze dell’età del figlio, comportamenti deleganti, e tanto altro, ma si vuole proporre un’analisi  su  quanti genitori, ancor prima dell’emergenza,  si siano  trovati  a non poter seguire   direttamente l’applicazione  dei propri figli.  E’ facile riconoscere  che per chi lavora diventa già complicato assicurarsi che i propri figli abbiano studiato e se si siano applicati per il loro percorso di studi. Operare,  quindi, per una scuola del cambiamento significa ponderare adeguatamente le proposte da mettere in campo e  principalmente   sanare  quelle  problematiche sociali che più o meno vengono a frapporsi al  nuovo progetto didattico/ formativo della scuola.

 LA COSTRUZIONE DI UN NUOVO MODELLO NEL  FARE SCUOLA CON LA DAD

 Sicuramente  questo concetto sarà fonte  di ampio dibattito ,  ma la nostra riflessione lenta ed esperienziale  ci pone nella consapevolezza circostanziata che l’improvvisazione e  la fretta non  facilitano l’ applicazione della  DAD , ma  ne riducono la forza e la ricchezza  nell’impostazione della  stessa.  La DAD deve fondarsi su una programmazione che permetta di interagire in diversi ambienti di apprendimento,  per modellare strategie e modalità non  ancorate all’apprendimento disciplinare . E’ nuovo processo di costruzione dove  diventa consuetudine lo  scambio di conoscenze, la partecipazione alla programmazione, la condivisione di competenze, non più esclusivamente individuale ma di gruppo dell’apprendimento e   reso  possibile  dalla modalità di strategia più efficace,  scelta anche dai soggetti fruitori . Un aspetto che si  pone in  un chiaro collegamento  con la capacità di autovalutazione e di riflessioni metacognitive , necessari per  delineare un’ ampia  mappatura  dell’apprendimento.  La convinzione , poi,  dell’impossibilità di introdurre la DAD nella scuola dell’Infanzia , esposta da molti eminenti studiosi ed organismi rilevanti del comparto  istruzione,  fa emergere  l’impossibilità di dichiarare  la scuola italiana come scuola innovativa.  In questo nuovo scenario emergenziale ,  in cui  anche la scuola dell’infanzia si è messa in gioco , tali teorie  di carattere deterministico sono state suffragate  dalla competenza ,           dall’ intenzionalità ed esperienza   di chi nella sua funzione docente ha operato  con i piccoli alunni della scuola materna.  Una competenza che   ha permesso la costruzione di scenari logico costruttivi ed interpretativi  e che ha fatto si che  emergesse in modo dialogante e critico il punto di vista dei piccoli . Non si può, quindi,   pensare di cambiare il volto della scuola attuando  un’ azione  innovativa che   si  concretizza  solo  per alcuni comparti scolastici  e non per tutta l’utenza scolastica  .  Innovazione ,  ricerca, sperimentazione , stanno alla base di un nuovo processo di fare scuola , che indiscutibilmente deve essere calibrato e modellato in relazione alla fascia d’età di tutta l’utenza , così  come l’applicazione della  didattica a distanza , che proprio  per la sua peculiare modellabilità può considerarsi   attuabile anche nella scuola dell’Infanzia.  Dobbiamo dare un significato nuovo all’agire didattico considerandolo come  un “ contratto”   dove  le parti :   apprendimento e  insegnamento  insieme indagano, si fermano a riflettere e a rielaborare per poi ripartire alla scoperta di nuove mete conoscitive……


Bibliografia:

  • Claudia Fanti: 2014, odissea nella scuola –  Pubblicato da Youcanprint Tricase (LE)
  • L.Lelli : Professionalità docente per la  buona scuola –   Roma : Armando, 2016
  • Maglioni, La classe capovolta. Innovare la didattica con la flipped classroom, Erickson (2014),  Trento
  • Mauro Palumbo: Il processo di valutazione: decidere, programmare, valutare, FAngeli  2à edizione 2001-2002
  • Parmigiani, L’aula scolastica, Franco Angeli, 2014

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