Assunzioni, giallo progressioni

da ItaliaOggi

Marco Nobiliio

Il governo dispone 16 mila immissioni in ruolo in più, ma dimentica di calcolare i costi delle ricostruzioni di carriera. Leggendo la relazione illustrativa del cosiddetto decreto legge rilancio, varato dal governo nell’ultimo consiglio dei ministri, si considera l’operazione a zero oneri aggiuntivi per lo stato.. Il dispositivo prevede 16mila posti in più per i concorsi a cattedra nelle secondarie. Le assunzioni andranno a incrementare, rispettivamente, di 8mila unità le immissioni in ruolo previste per il concorso straordinario, che passano da 24mila a 32mila, e di 8mila unità quelle del concorso ordinario per le scuole secondarie, che passano da 25mila a 33mila.

Nella relazione illustrativa del provvedimento l’esecutivo afferma che le nuove assunzioni non comporteranno costi aggiuntivi. Salvo 4 milioni in più per consentire ai neoassunti dello straordinario di conseguire i 24 Cfu, i cui costi sono a carico dell’erario. Ma omette del tutto di considerare che le nuove assunzioni potrebbero comportare ulteriori aggravi dovuti alla necessità di corrispondere ai diretti interessati gli incrementi dovuti alla ricostruzione di carriera e i relativi arretrati. Specie per quanto riguarda i docenti assunti dallo straordinario, che in diversi casi vantano molti anni di servizio. Quanto alle misure economiche in senso stretto, il governo ha intenzione di versare sulla scuola un vero e proprio fiume di denaro.

In primo luogo, un miliardo per contenere il rischio epidemiologico in relazione all’avvio del prossimo anno scolastico: 400 milioni di euro nel 2020 e 600 milioni nel 2021. Le risorse saranno versate in un «Fondo per l’emergenza epidemiologica da Covid-19». E poi altri 331 milioni di euro per incrementare il fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche statali. E cioè il fondo che grava sul capitolo 1204 del bilancio statale e che, dopo la stabilizzazione degli ex Lsu, serve essenzialmente per finanziare il funzionamento amministrativo e didattico delle istituzioni scolastiche.

Il dispositivo reca anche un elenco tassativo di voci di spesa che potranno essere coperte dalle scuole utilizzando questi fondi. In particolare, le risorse potranno essere impiegate per l’acquisto di dispositivi di protezione e di materiali per l’igiene individuale e degli ambienti e di ogni altro materiale, anche di consumo, in relazione all’emergenza epidemiologica da Covid-19. Oppure per l’acquisto di servizi professionali, di formazione e di assistenza tecnica per la sicurezza sui luoghi di lavoro, per la didattica a distanza e per l’assistenza medico-sanitaria e psicologica, di servizi di lavanderia, di rimozione e smaltimento di rifiuti. Oppure, ancora, per l’acquisto e messa a disposizione, in particolare degli studenti meno abbienti, in comodato d’uso, di dispositivi digitali individuali e della necessaria connettività di rete per la fruizione della didattica a distanza.

I fondi aggiuntivi potranno essere impiegati dalle scuole anche per finanziare interventi in favore della didattica degli studenti con disabilità, disturbi specifici di apprendimento e altri bisogni educativi speciali oppure per l’acquisto e utilizzo di strumenti editoriali e didattici innovativi. Infine, le risorse potranno essere impegnate pure per finanziare lavori di adattamento degli spazi interni ed esterni degli edifici scolastici e per la loro dotazione allo svolgimento dell’attività didattica in condizioni di sicurezza. E anche per interventi di piccola manutenzione, ritinteggiatura e decoro della scuola e di miglioramento degli spazi verdi, di pulizia straordinaria e sanificazione e anche interventi di realizzazione, adeguamento e manutenzione dei laboratori didattici, delle palestre, di ambienti didattici innovativi, di sistemi di sorveglianza e dell’infrastruttura informatica. La novità è costituita dal fatto che i soldi per disporre questi interventi e queste attività non saranno versati agli enti locali proprietari degli immobili, ma direttamente alle istituzioni scolastiche.

Considerando che gli interventi possono avere ad oggetto anche la realizzazione di lavori, il dispositivo prevede che i dirigenti scolastici possano utilizzare fino a un massimo del 10% della somma disponibile per retribuire il necessario supporto al responsabile unico del procedimento e l’assistenza tecnica. Questa possibilità è vincolata al fatto che la realizzazione dei lavori avvenga necessariamente entro il 31 dicembre 2020.

Le scuole, in pratica, assumeranno le funzioni di vere e proprie stazioni appaltanti e, per ogni appalto, dovranno individuare un responsabile unico del procedimento (Rup) che dovrà occuparsi della programmazione, della progettazione, dell’affidamento e dell’esecuzione. Nelle nuove disposizioni non si fa alcun rinvio ad un atto regolamentare per la definizione delle norme di dettaglio per individuare il Rup all’interno delle istituzioni scolastiche. Resta il fatto, però, che l’articolo 31 del codice degli appalti prevede che il Rup debba essere individuato tra i dipendenti in servizio nella stazione appaltante. E che l’incarico è obbligatorio e non può essere rifiutato.

Per quanto riguarda l’edilizia scolastica il «decreto rilancio» dispone una semplificazione delle disposizioni procedurali di approvazione e di autorizzazione dei mutui della Banca europea degli investimenti (Bei) a valere sulla programmazione triennale nazionale. Il dispositivo prevede, infatti, che tutte le eventuali variazioni ai singoli interventi saranno effettuate, invece che con decreto interministeriale, con il solo decreto del ministro dell’istruzione. E prevede la possibilità di concedere anticipazioni agli enti locali anche nell’ambito della procedura dei mutui Bei, per garantire in questa delicata fase emergenziale la liquidità necessaria sia agli enti locali sia alle imprese. Infine, l’esecutivo ha stanziato anche altri 15 milioni da destinare ai nidi e alle scuole dell’infanzia private.