Scuola e digitale il nostro futuro

da Corriere della sera

L’articolo di de Bortoli di domenica scorsa sul Corriere chiama giustamente la classe dirigente privata all’impegno per un ambizioso progetto sul capitale umano e ho letto con piacere l’intervento in tal senso dell’«imprenditore» Berlusconi e il contributo di Guzzetti. In questi ultimi mesi molti di noi imprenditori, chi a titolo personale, chi attraverso le aziende, abbiamo contribuito a sostenere il servizio sanitario messo sotto pressione dalla pandemia. L’impegno straordinario di medici e infermieri meritava e merita aiuto concreto e riconoscenza. Tutti ci auguriamo che il peggio sia passato, dal punto di vista sanitario, ma una crisi economica senza precedenti ci ha colpito in pieno. Il passaggio alla crisi sociale è già in atto. I tanti notevoli esempi di filantropia individuale delle ultime settimane non basteranno più.

Lo Stato deve fare la sua parte e sappiamo bene che semplificazione, lavoro, investimenti, denaro a fondo perduto ai piccoli imprenditori, assistenza alle famiglie e ai lavoratori, sono le priorità su cui intervenire in tempi rapidissimi, superando ogni intralcio burocratico perché il denaro arrivi immediatamente a chi ne ha bisogno. Siamo già in gravissimo ritardo visto che troppi ancora non hanno ricevuto nulla.

Voglio però qui parlare di cosa è richiesto alla classe dirigente imprenditoriale. Tocca anche a noi dimostrare di essere all’altezza della sfida immane che abbiamo davanti. La mia proposta è semplice: mettiamoci insieme e investiamo massicciamente in un grande progetto a favore della crescita del capitale umano. Penso ad un «Telethon dell’istruzione», finanziato da imprenditori che contribuiscano anche a raccogliere ulteriori fondi con l’obbiettivo primario di combattere la povertà educativa e la dispersione scolastica con progetti concreti, ben gestiti e con una totale trasparenza della destinazione dei fondi. Oggi infatti per molte famiglie in stato di necessità l’istruzione dei figli sta diventando inevitabilmente secondaria rischiando così di ipotecare il futuro di una generazione. Ogni bambino deve essere messo in condizione di iniziare la competizione della vita dalla stessa linea di partenza. Non c’è cosa più importante. La povertà materiale segue sempre quella educativa.

La situazione in Italia era già per molti versi drammatica prima del coronavirus. Un sistema educativo fatto di punte di eccellenza certo, ma di ben più numerose situazioni di degrado. Gli indicatori internazionali segnalano l’Italia come il Paese occidentale con il più alto tasso di analfabetismo funzionale sulla popolazione. I giovani senza diploma sono il doppio rispetto alla media europea. I giovani che hanno competenze fragili o limitate sono il 40% (ancora una volta il doppio della media europea). Siamo quartultimi in Europa per competenze in lettura e scienze alla fine delle medie.

L’incompetenza  ha fatto disastri in Italia in periodi tutto sommato normali, oggi rischia di affondarci in pochissimo tempo

L’Italia, patria della cultura, è diventata una delle nazioni più ignoranti del mondo sviluppato. Non è accettabile.

La crisi del Covid-19 ha dato vita ad una sperimentazione senza precedenti della didattica online anticipando forse il futuro della scuola, a cui però eravamo drammaticamente impreparati. È certo che, superata l’emergenza, i giovani dovranno tornare anche nelle aule che rimarranno fondamentali per la scuola del futuro perché si impara attraverso la socialità e l’incontro con gli altri. Nel frattempo l’improvvisa irruzione del digitale ha escluso 1,2 milioni di ragazzi da un insegnamento continuativo. L’Italia è ventiquattresima in Europa come tasso di digitalizzazione. La banda larga è ancora colpevolmente assente in molte zone del Sud. Circa un terzo delle famiglie italiane non ha un computer o un tablet. Il 24% delle famiglie non ha accesso a Internet e i dati del Mezzogiorno, come al solito, sono ancora peggiori. Potrei citare molti altri dati per dimostrare che un «Telethon dell’istruzione» deve nascere subito, non solo per contrastare la povertà educativa, ma anche per garantire agli studenti più meritevoli e privi di mezzi, attraverso borse di studio ad hoc, l’accesso a percorsi di alta formazione per creare la classe dirigente che dovrà guidare la nazione del domani.

Impreparazione e incompetenza hanno già fatto disastri in Italia in periodi tutto sommato normali, oggi rischiano di affondarci in pochissimo tempo. Ma esiste anche un problema su cui riflettere cioè quei 2 milioni di giovani che oggi non studiano né lavorano che bisogna attivare attraverso il volontariato ma anche creando dei percorsi formativi tecnici che riacquistino la dignità e l’importanza di un recente passato, formando periti di cui industria e artigianato hanno enorme bisogno.

Einstein diceva che «la crisi porta progressi perché la creatività nasce dall’angoscia come il giorno dalla notte» e se in Italia oggi esiste una vera classe dirigente imprenditoriale, per essere tale, deve dimostrare non solo di saper creare lavoro e ricchezza, com’è suo dovere, ma anche di avere responsabilità nazionale facendosi carico dello sviluppo del capitale umano.