De Benedetti: “Usare per la scuola i soldi delle missioni militari”

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da Repubblica.it

De Benedetti: “Usare per la scuola i soldi delle missioni militari”

Il presidente onorario della Cir al dibattito organizzato da MicroMega: “L’elemento di competitività è il sapere. Su questo bisogna investire, invece di spendere soldi per portare soldati all’estero in missioni che non ci possiamo permettere”. E sull’Ilva si è dichiarato d’accordo sul sequestro conservativo: “Ma le spese poi le deve pagare Riva”. Sul lavoro: “detassare i primi tre anni di assunzione”

Risparmiare in spese militari cancellando anche la missione di pace in Afghanistan e investire questi soldi nella scuola e nel sapere per costruire il futuro.
E’ quanto ha affermato l’industriale Carlo De Benedetti affrontando uno dei nodi che serve per creare competitività nel sistema Italia, intervenendo in  un dibattito organizzato da MicroMega sui temi di attualità.  “So di dire una bestemmia ma lo dico lo stesso – ha affermato – in un Paese come il nostro invece che spendere soldi per attività militari e in missioni all’estero che non ci possiamo permettere, come quella in Afghanistan, se investissimo nel sapere evidentemente costruiremmo il nostro futuro”.
De Benedetti ha ricordato che nel mondo su 3 miliardi di persone in età lavorativa ce ne sono 1,2 che stanno cercando lavoro. “Qual’è in questo contesto l’elemento di competitività – ha detto – è il sapere. Non i soldi ma la testa. E su questo bisogna investire”.
De Benedetti ha quindi risposto ad alcune domande relative ai nodi che pesano sullo sviluppo del Paese. “Il costo del lavoro assolutamente no”, ha detto mettendo invece in risalto l’irrilevanza che l’Italia e l’Europa hanno nella nuova geografia politica e economica del mondo.
Su questo punto De Benedetti ha disegnato un cambiamento che sposta il peso del mondo verso l’Est e verso gli Stati Uniti. “Dieci anni fa – ha portato ad esempio – la Borsa italiana capitalizzava due volte quella della Corea del Sud, ora quest’ultima è quattro volte quella italiana”.
L’ingegnere ha parlato anche della situazione dell’Ilva. “Farei un sequestro conservativo, ridurrei la capacità produttiva e aggiornerei l’impianto. Poi direi ai Riva ‘prendi l’impianto e paga o altrimenti lo vendo’ “. “Magari dico banalità, ma la responsabilità di costruire quell’impianto è stata dello Stato, con l’Italsider, – ha detto De Benedetti – poi Riva è stato abilissimo a comprarlo e a farci i soldi”.
“Vorrebbe fare un esproprio proletario?” gli ha chiesto il direttore di MicroMega Paolo Flores d’Arcais. “Chiamatelo come vi pare ma lo Stato ha la responsabilità di risanare e poi di chiedere a Riva di pagare il conto. Se lo fa bene altrimenti lo mette in vendita”.
Nel corso del dibattito De Benedetti ha anche accennato all’impegno che i Riva hanno avuto nell’acquisto di Alitalia, tema su cui era intervenuto anche Landini per evidenziare “una commistione di interessi”. “Concordo con Landini – ha detto De Benedetti – non conosco Riva ma se è il primo azionista di Alitalia, con soldi buttati nel gabinetto, lo ha fatto per benevolenza politica. Magari per far chiudere gli occhi su quello che faceva in acciaieria”.
Sul tema del lavoro, De Benedetti ha lanciato la sua proposta: Togliere i contributi ai datori di lavoro e le tasse ai lavoratori nei primi tre anni di assunzione. “Per me la precarietà non dovrebbe esistere – ha sostenuto – tutti dovrebbero avere lo stesso contratto ma per i neoassunti bisognerebbe prevedere nei primi tre anni nessun contributo e nessuna imposta. Le aziende risparmierebbero così sul costo del lavoro e i lavoratori avrebbero un vantaggio sul salario. Ma in questi tre anni si potrebbe licenziare liberamente. Credo che però un imprenditore dopo aver allevato un buon artigiano o dipendente non lo fa poi andar via”.
De Benedetti ha detto di aver parlato della sua idea ad un ministro “ma mi ha detto che così il contratto sarebbe troppo rigido mentre a me sembra che ci sarebbe molta flessibilità. Inoltre – ha aggiunto De Benedetti – “sarebbe a costo zero e, alla fine, anche se non ci sarebbero tasse e contributi, lo stato incasserebbe la maggior Iva dovuta ai consumi dei nuovi salari”. Secondo De Benedetti tra i vantaggi di questo sistema ci sarebbe quello “di far sentire tutti i lavoratori uguali con lo stesso trattamento”.