Azzolina sotto assedio poi il governo la soccorre “Ma servono soldi in più”

da la Repubblica

Annalisa Cuzzocrea

ROMA — Lucia Azzolina si guarda intorno, nel suo stesso ministero, dentro al governo di cui fa parte, e si rende conto di avere molti nemici. Di essere la pedina di un gioco più grande, che scarica su di lei la responsabilità della fase più delicata della ripartenza. Di quella più difficile: riaprire le scuole italiane in sicurezza. Tutte. Consentire a bambini e ragazzi di tornare tra i banchi sentendosi al riparo dal rischio coronavirus.

Se l’impresa fallisse, se per questo la ministra M5S dovesse dimettersi, partirebbe un rimpasto che molti nella maggioranza attendono ansiosi. Di qui, una solitudine finita solo ieri sera quando — era quasi ora di cena — i ministri della Salute Roberto Speranza e degli Affari regionali Francesco Boccia, insieme ad Azzolina, si sono collegati con alcuni presidenti di Regione per cercare un accordo. E arrivare a un’intesa che consenta oggi di varare finalmente le linee guida per la ripartenza. O al massimo di rimandarle di 48 ore, perché attendere ancora una settimana — come pure i governatori avevano proposto — sarebbe l’ennesimo rinvio fatto ai danni dei veri invisibili di questa crisi: i bambini e i ragazzi che ancora non sono in grado di immaginare come sarà, a settembre, il ritorno in classe dopo sei mesi di blackout. L’invito a dare una mano alla ministra nel suo giorno più difficile è arrivato dallo stesso presidente del Consiglio Conte. Allarmato dal clima creato intorno alla scuola, dagli attacchi scomposti dell’opposizione («Azzolina non è in grado neanche di pulirle, le scuole», dice Matteo Salvini) e da quelli sempre più duri dei sindacati.

Al ministero dell’Istruzione raccontano che certo, è stato un errore fare uscire le bozze delle linee guida senza parlare delle risorse aggiuntive che probabilmente arriveranno. Che devono arrivare. In una riunione tra il premier e i capi delegazione della maggioranza, lunedì, si è parlato di una cifra che va dai 500 milioni al miliardo di euro. Da aggiungere al miliardo e mezzo previsto nel decreto Rilancio. A inizio luglio si farà un primo monitoraggio dei tavoli regionali. A fine luglio un secondo. Così, quando ci sarà da votare il nuovo scostamento di Bilancio cui il governo sta lavorando, un intero capitolo sarà dedicato alla scuola. A chiederlo al premier sono stati, paradossalmente, il Pd e Leu. «La scuola è troppo importante — dice Speranza — adesso deve essere la priorità di tutti noi». Per questo, alla riunione con le Regioni, il ministro della Salute ha difeso le linee guida che prevedono la mascherina per gli studenti in classe. «C’è una legge vigente che la prevede in tutti gli spazi chiusi dove non è possibile rispettare il distanziamento », ha ricordato. L’unica mediazione accettata è fare un’ulteriore valutazione su questo ad agosto.

Quanto alla decisione di affidare molte scelte all’autonomia degli istituti scolastici, Azzolina non retrocede. È l’indicazione che le ha dato la task force ministeriale guidata da Patrizio Bianchi (le linee guida recepiscono quei consigli e quelli delle Regioni). È una cosa in cui crede, come ha ripetuto nella call con i dirigenti: «C’è il liceo di Roma in un palazzo dell’’800 e c’è l’Its di Bergamo che ho visitato pochi giorni fa e che ha spazio a sufficienza. Poi ci sono le scuole negli appartamenti, nei territori disagiati. Ipotizzare una soluzione uguale per tutti, centralizzata, sarebbe fantascienza. Chi lo pensa non conosce la scuola italiana. L’autonomia non è una scorciatoia, è l’unica strada possibile». In più, ricorda che in quel piano è scritto chiaro: «Se serviranno nuovi docenti, è previsto il potenziamento dell’organico ». Anche a questo serviranno le risorse aggiuntive. «Abbiamo pensato a più soluzioni da dare ai dirigenti e a un lavoro di supporto per accompagnarli », promette, davanti alle proteste di chi teme di avere invece, come sempre, solo più problemi e più responsabilità. Con i collaboratori però si sfoga: perché alle linee guida hanno lavorato anche i due sottosegretari, che le hanno approvate. E alla riunione con le forze di maggioranza tutti hanno detto “viva l’autonomia”. Per poi lasciare che gli attacchi ricadessero tutti su di lei. Soffiando sul fuoco di un mondo, quello della scuola, giustamente impaurito da un’impresa che a due mesi dal via appare titanica.