Quale scuola a settembre?

Quale scuola a settembre?

di Maurizio Tiriticco

A proposito dell’arredo delle aule che l’amministrazione sta progettando per la prossima riapertura delle scuole, l’insegnante Dalia Collevecchio scrive tra l’altro su Facebook: “La seduta monoposto scolastica non ha come problema fondamentale il fatto che venga o non venga prodotta in Italia o che il bando vada deserto. La seduta monoposto richiama una tipologia di scuola che fortunatamente ancora non abbiamo e che ancora non sono riusciti ad imporre al cento per cento: quella smart, senza libri, senza dizionari, senza tavole da disegnare. È la seduta dei test a crocette, delle aule itineranti, delle lezioni brevi, della multimedialità come l’assoluto. Il covid poco ci entra. Ci entra invece la visione della scuola (anche Europea) dove a strutture incantevoli si affianca la scuola intesa come spazio dove stare, come servizio e in cui mancano criticità, studio matto e finanche il compito di italiano e il dizionario cartaceo di latino. Non conta che esso sia già on line perché saper cercare su un dizionario è già questa una grande abilità. Abilità tecnica nel ricercare la parola, critica nel comprendere quale scegliere e sintetica nel mettere del proprio in questo processo. Che è altro rispetto al rivolgersi ad una piattaforma, dare un input e ricevere risposta. Senza alcun tipo di attività pregressa. Insomma è la scuola delle competenze e delle migliaia di lezioni che dicono tutto e niente. Dei quiz e dell’incapacità poi di scrivere e di comprendere un testo o criticarlo. Per intenderci la scuola che da 20 anni vogliono raggiungere. Nel caso della Azzolina non c’è premeditazione. Lei è una di quelle che già votava su piattaforma, che aveva nella rete il mondo. Una di quelle per cui già avere due lauree significa essere competenti. Ahimè, la vedo finita”.

Ed io aggiungo: come non essere d’accordo? A mio avviso, stiamo assistendo ad una decadenza generalizzata di tutto ciò che è cultura: parlo di quella vera! Che è in primo luogo curiosità, piacere di ricercare il nuovo, di scoprirlo, catturarlo e farlo proprio! Il piacere di leggere, anche! Di scoprire nuovi mondi, nuove epoche, nuove esperienze. Da ragazzo leggevo “Topolino”, ovviamente, “l’Avventuroso”, “l’Intrepido”. I settimanali per ragazzi e bambini non mancavano! C’era “il Corriere dei Piccoli”, con tante piccole/grandi avventure americane anche, a cui i fumetti venivano cancellati e sostituiti con dei versi: ottonari a rima baciata. Ricordo Bibì e Bibò – in effetti The KatzenjammerKids – bambini più discoli che mai, che facevano impazzire la Tordella e il Capitan Cocoricò. Ricordo l’italiano signor Buonaventura del nostro Sergio Tofano. Ecco il refren: “Qui comincia l’avventura del signor Buonaventura”. Ne ricordotanti altri che non sto a dire! E c’era anche “Il Balilla”! Ricordo un refrain settimanale, “Per paura della guerra, Re Giorgetto d’Inghilterra chiede aiuto e protezione al ministro Ciurcillone”; e poi seguiva la storiella! Ma “il Balilla” piaceva a pochi! Meglio Dick Fulmine, o l’Uomo Mascherato, o Mandrake!

Ma oggi la pubblicistica settimanale per ragazzi non esiste. Fatta eccezione per “Topolino”, in formato libro piccolo piccolo con storie pressoché assurde, disegni e fumetti piccoli piccoli, spesso anche di difficile comprensione. Insomma, i nostri bambini e i nostri ragazzi non possono leggere una produzione fatta tutta per loro. E non so quanto siano letti oggi Salgari e Verne. E non so se ci siano dei sostituti. E allora? Ma sì! Avanti allora con il PC e con quelle diavolerie offerte dai videogiochi “fortnite”. Inseguimenti, sparatorie, corse sfrenate che non finiscono mai. Immagini troppe, parole nessuna. Che cosa ne consegue? Vedere/ascoltare molto! Ma leggere poco! Scrivere nulla!

Ma c’è un’eccezione: le tonnellate di messaggini sgrammaticati e sempre implementati da faccine strane ed altri emoticon che i nostri ragazzini si scambiano ad ogni piè sospinto. E con un velocissimo girar di pollici sulla microtastiera del cellulare. Emozioni a basso prezzo. Mapoi… a che serve scrivere correttamente? Basta capirsi! Ebbene, occorre rispondere un forte e deciso NO! Perché alungo andare non solo si impoverisce il linguaggio, ma si impoveriscono anche l’intelligenza, la curiosità di cercare, di scoprire, di inventare e di produrre qualcosa. E in effetti, che cosa resta? Lo sballo del sabato sera. Quindi si è VIVI, se ci si sbronza, se si litiga, se si scagliano bottiglie di birra vuote per uno sguardo di troppo, per una parola in più. Perché si è vivi, solo se si sanno menar le mani.

In tale contesto, penso che la triste vicenda dei quattro carabinieri di Piacenza, rei di traffico e spaccio di stupefacenti, ricettazione, estorsione, arresto illegale, tortura, lesioni personali, peculato, abuso d’ufficio e falso ideologico non ci deve sorprendere più di tanto. La ricerca del piacere ad ogni costo, sostenuta da una progressiva caduta di valori. è l’emergenza di questa “società affluente”. Il covid può essere un’occasione per riflettere sulla china in cui stiamo discendendo e i valori che stiamo perdendo.