Test sierologico, docenti e Ata non sono obbligati a farlo

print

da La Tecnica della Scuola

Il ministero dell’Istruzione provvederà ad “attivare la collaborazione istituzionale con il Ministero della Salute, il Commissario straordinario e l’Autorità garante per la protezione dei dati personali, affinché si dia l‘opportunità di svolgere test diagnostici per tutto il personale del sistema scolastico statale e paritario, incluso il personale supplente, in concomitanza con l’inizio delle attività didattiche e nel corso dell’anno, nonché di effettuare test a campione per la popolazione studentesca con cadenza periodica”: il Protocollo sulla sicurezza per il rientro a scuola a settembre, sottoscritto dal ministero dell’Istruzione con i sindacati, conferma quindi le anticipazioni dei giorni scorsi dalla ministra Lucia Azzolina, anche sulla non obbligatorietà dell’esame sierologico da attuare per verificare se si è contratto il Covid-19.

L’esame non a scuola

Il test sierologico potrà essere proposto al personale (agli alunni solo a campione) già dalla metà di agosto (dopo che a fine luglio si è anche conclusa la “gara” per l’aggiudicazione della mega-commessa da due milioni di kit sierologici). Si tratta, dunque, di un’opportunità.

Nel protocollo si legge, infatti, che “saranno adottati i criteri di: volontarietà di adesione al test; gratuità dello stesso per l’utenza; svolgimento dei test presso le strutture di medicina di base e non presso le istituzioni scolastiche“.

Obblighi solo per chi risulta positivo

L’obbligo a sottoporsi a degli esami di accertamento scatterà, invece, qualora il test sierologico risulti positivo: in tal caso, infatti, scatterà obbligatoriamente il tampone.

Nel frattempo, tra i due esami, il docente, Ata o dirigente scolastico sarà posto in stato di malattia coatta.

Solo qualora il dipendente scolastico dovesse risultare positivo anche al tampone, scatterà la quarantena.

Nel Protocollo è previsto, inoltre, che per tornare a scuola, di un certificato di “avvenuta negativizzazione” per eventuali casi di Covid tra docenti o studenti.

Isolare chi ha dei sintomi

Il documento, sottoscritto il 6 agosto, stabilisce anche che nel caso in cui una persona presente nella scuola sviluppi febbre o anche sintomi di infezione respiratoria, si dovrà procedere al suo isolamento in base alle disposizioni dell’autorità sanitaria e provvedere quanto prima al ritorno a casa.

Una “circostanza” che, per gli alunni, potrà essere indicata al dirigente scolastico anche da un loro docente o da un collaboratore scolastico.

Inoltre, le nuove linee guida messe a punto da Iss e Ministero della salute stabiliscono che non sarà un solo caso a decretare la chiusura di un istituto: l’eventuale stop infatti sarà deciso “in base al numero dei casi confermati” e dunque al livello di trasmissione del virus.

Nel Lazio già pronti

Intanto, dopo essere stata la prima regione ad avre deliberato la somministrazione al personale scolastico dei test sierologici, nel Lazio sono partiti i primi esami rivolti al personale degli istituti scolastici.

“Scuola sicura: oggi nel Lazio partiamo con le prove dei primi test sierologici a docenti e personale amministrativo. Al lavoro per garantire il rientro a scuola nei tempi previsti e nella massima sicurezza”, ha scritto il 6 agosto sulla sua pagina Facebook, il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.

L’opportunità del test anche agli autisti trentini

E ci sono regioni che allargano i test anche ad altre figure professionali. Come gli autisti. Accade in Trentino Alto Adige, dove Trentino Trasporti ha deciso che nei prossimi giorni – su iniziativa concordata tra società e Provincia – i quasi mille operatori a contatto con il pubblico avranno la possibilità di accedere su base volontaria e gratuita al servizio sanitario, per l’effettuazione dei test sierologici.

L’iniziativa – ha spiegato la Provincia – si inserisce nella campagna di sensibilizzazione #pullmansicuro per garantire sicurezza a bordo dei mezzi pubblici, proprio in vista della riapertura delle scuole a settembre: un’esigenza, del resto, molto sentita anche dai genitori degli alunni.

A Bergamo positivo un cittadino su cinque

L’utilità di questo genere di test è, del resto, accertata. A Bergamo, ad esempio, il 21,4% dei 21.716 cittadini che si sono presentati ai test sierologici gratuiti è risultato positivo, dunque è venuto in contatto con il virus: si tratta di 4.657 persone.

Ai successivi tamponi, obbligatori dopo la positività al sierologico, sono risultati positive 114 persone che sono state sottoposte alla quarantena di 14 giorni.

Di queste, 15 hanno mantenuto la positività anche dopo il periodo di isolamento. I partner che hanno aderito all’iniziativa del Comune di Bergamo avevano messo a disposizione 50 mila test sierologici.