Dal voto al giudizio nella primaria. Che fine ha fatto l’ordinanza che regola il cambiamento?

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da Tuttoscuola

Due mesi fa, il 7 giugno, è entrata in vigore la legge 41 di conversione con modifiche e integrazioni del decreto legge 22/2020 sulla scuola. Tra le diverse modifiche introdotte, il comma 2-bis del primo articolo ha previsto per la scuola primaria l’abbandono del voto in decimi e il ritorno al giudizio per la valutazione degli apprendimenti a cominciare dall’anno scolastico 2020-21.

Leggiamo infatti: «2-bis. In deroga all’articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 62, dall’anno scolastico 2020/2021, la valutazione finale degli apprendimenti degli alunni delle classi della scuola primaria, per ciascuna delle discipline di studio previste dalle indicazioni nazionali per il curricolo è espressa attraverso un giudizio descrittivo riportato nel documento di valutazione e riferito a differenti livelli di apprendimento, secondo termini e modalità definiti con ordinanza del Ministro dell’istruzione».

Il voto in decimi nelle diverse discipline di studio per la scuola primaria era stato introdotto dalla legge 137/2008 e regolamentato dal DPR 122/2009 sulla valutazione e confermato nelle successive norme sulla valutazione, compreso il decreto legislativo 62/2017.

Il superamento del voto e il ritorno al giudizio è stato voluto al Senato da parlamentari del PD che hanno superato i dubbi dei pentastellati e anche la contrarietà del Ministero dell’Istruzione. In merito, la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, aveva nascosto la contrarietà dei funzionari del suo dicastero con una specie di “si potrebbe fare, ma non è il momento”, perché quasi tutte le misure del DL riguardavano la conclusione di questo anno scolastico. I proponenti l’hanno presa in parola e hanno proposto la modifica per il 2020-21.

Il testo dell’innovazione parla di “valutazione finale”, ma è evidente che l’intero impianto valutativo che passa dal voto numerico al giudizio ha bisogno di impostare da subito il cambiamento di termini, modalità e mentalità per gli insegnanti e per le famiglie. Il MI però non ha nemmeno avviato e abbozzato la struttura di questa ordinanza che riveste una certa urgenza, in quanto fin dai primi mesi di scuola gli insegnanti dovranno impostare le nuove modalità di valutazione. Fors’anche il POF triennale dovrebbe essere rivisto.

Se l’ordinanza dovesse tardare ancora per orientare circa 200 mila docenti di primaria di scuola statale e circa 10 mila della paritaria, sorgerebbero non poche difficoltà nell’impostazione di lavoro di un anno scolastico che si annuncia carico di problematiche.

Se si tardasse l’emanazione dell’ordinanza di qualche mese, pregiudicando già la valutazione del primo quadrimestre, occorrerebbe intervenire con il decreto mille proroghe di fine anno per farne slittare l’applicazione di un anno.