Scuola, il ministero in trincea “Fanno campagna elettorale”

da La Stampa

Niccolò Carratelli

Roma

Le lezioni di recupero si faranno. Gli studenti che hanno manifestato delle lacune in alcune materie, dopo i mesi della didattica a distanza, saranno aiutati a rimettersi in pari. Il ministero dell’Istruzione smentisce che su questo fronte ci siano delle difficoltà: «Si comincerà regolarmente dai primi di settembre, in presenza o a distanza, decideranno le singole scuole». Nessun problema di spazi o aule mancanti quindi, «perché è vero che molti istituti sono ancora in fase di riorganizzazione – spiegano fonti del ministero – ma queste lezioni riguarderanno il 15-20% degli studenti, non sarà difficile garantire il distanziamento». Quanto agli insegnanti, che per i sindacati dovrebbero essere pagati a parte per queste lezioni, «dal 1° settembre devono prendere servizio e mettersi a disposizione dei dirigenti scolastici per l’attività ordinaria, nella quale possono rientrare anche questi corsi di recupero».

In sostanza, non un euro in più dovuto oltre al normale stipendio. «Alimentare la narrazione del rifiuto dei docenti di svolgere alcune attività o addirittura di presentarsi al lavoro come sta succedendo in questi giorni – avvertono da Viale Trastevere – crea solo un danno di immagine alla categoria». Il riferimento è anche all’ipotesi di un passo indietro da parte dei cosiddetti lavoratori “fragili”, quelli con particolari patologie o condizioni di salute che li rendono più esposti al contagio: «Non c’è nulla di nuovo rispetto all’anno scorso, le procedure sono le stesse – spiegano dal ministero – magari ci sarà un po’ di preoccupazione in più legata al Covid, ma non ci aspettiamo un aumento degli esoneri, saranno pochi gli insegnanti che si faranno certificare dal medico la non idoneità al servizio». Stesso ottimismo sul successo della “chiamata veloce”, la nuova procedura partita ieri, prevista dal decreto sulla scuola approvato a dicembre in Parlamento. Consente a chi è in graduatoria, ma non ha ottenuto il ruolo con la normale tornata di assunzioni, di poter presentare domanda in un’altra regione dove ci sono posti vacanti. Ma, per ottenere la prima cattedra a tempo indeterminato, gli insegnanti del Sud saranno disposti a spostarsi a Nord, nonostante il rischio Covid? «Abbiamo registrato un buon afflusso sul sistema – assicurano dal ministero – la prospettiva dell’assunzione in ruolo sarà più forte della paura del virus».

A viale Trastevere, invece, devono essere più forti delle critiche: «Siamo sovraesposti, abbiamo tanti fronti aperti, spesso gonfiati con dinamiche politiche e sindacali evidenti – dicono dallo staff della ministra – sono un po’ tutti dirigenti scolastici, oltre che Ct della nazionale, ma così si allarmano senza motivo le famiglie». La stessa Azzolina, nelle chat con i suoi collaboratori, non ha nascosto l’irritazione: «Sulla scuola si sta facendo una campagna elettorale permanente, ma noi dobbiamo rispondere colpo su colpo».

È sotto attacco nonostante non si sia fermata un solo giorno questa estate, «nemmeno a Ferragosto». Arrivando a chiedere di sistemare una brandina nel suo ufficio al ministero, per poter rimanere a dormire lì, al termine delle riunioni serali o notturne. Richiesta che poi non si è concretizzata. Sa di giocarsi tutto, la ministra. Spera di riuscire alla fine a garantire il distanziamento in tutte le scuole italiane, aggiungendo e adeguando gli spazi: «Avevamo un 15% di scuole con un numero insufficiente di aule – precisano dal ministero – ora, con la collaborazione degli enti locali, questa percentuale è stata nettamente abbattuta». Intanto aumentano le regioni che scelgono di rinviare la partenza delle lezioni, dopo Puglia e Calabria, anche Campania e Abruzzo sono pronte a spostare il via al 24 settembre. Al ministero la data cerchiata resta però il 14: «Ma sappiamo che da lì comincerà un altro lavoro – dicono da Viale Trastevere– sarà unanno scolastico particolare, la vera sfida è portarlo a termine». —