8 Settembre 1943

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8 Settembre 1943

di Maurizio Tiriticco

Ostia, o Lido di Roma, come il Duce l’aveva ribattezzata, estate 1943 —- I giorni passavano, ci si avviava verso la fine di quel mese di agosto, che sarebbe stato lungo quanto non mai. Poi si sarebbero riaperte le scuole… e tutto sarebbe stato come prima! Come prima? Come sempre? Possibile che questo armistizio non si faceva mai? Anche il colonnello Stivens, che tutte le sere ascoltavamo su Radio Londra, ovviamente a bassissimo volume,su questa cosa non diceva nulla, o molto poco. Ci incoraggiava solo il fatto che i messaggi speciali erano sempre più numerosi e più cervellotici. Erano inviati alla resistenza, così ci diceva il colonnello… ma dove fossero e chi fossero questi resistenti non si sapeva nulla… io almeno non sapevo nulla. Di quei messaggi ne ricordo alcuni: La raganella non canta, Felice non è felice. Ad Hitler fa male il Reno. A Mussolini fa male il Po. Le scarpe mi stanno strette. La mucca non dà latte. Un po’ si rideva, ma… sapevo che ad ogni messaggio corrispondeva un’azione, ma quale? E dove? E quando? La Resistenza, quella con la R maiuscola era un fenomeno che ancora non conoscevo. Ed era difficile interpretarli, perché erano messaggi in codice: così mi aveva detto mio padre.

E poi giunse settembre e ancora nulla! Mussolini era stato incarcerato, ma nessuno sapeva dove; dei fascisti neanche l’ombra, ma… la guerra continuava. Il bollettino della sconfitta – ironizzavamo pensando al Bollettino della Vittoria, quella della prima guerra mondiale, che sapevo a memoria, ovviamente – alla radio alle ore venti non veniva mai letto. Contavamo i giorni! Mia madre stava perdendo ogni speranza. Le comunicazioni con mio padre, in servizio all’Aquila, erano sempre più difficili! La posta non veniva più distribuita! Le comunicazioni erano quelle che erano… le telefonate interurbane ormai pressoché impossibili. E sull’Aquila non piovevano bombe… fortunatamente… almeno i giornalieri bollettini di guerra non lo dicevano.

Ma poi finalmente… il bollettino tanto atteso venne! Era la sera dell’8 settembre, una sera come tante, calda, tranquilla, il profumo del mare! Anzi, non fu un bollettino! Non erano ancora le venti e stavo in strada, per l’esattezza in Piazza Anco Marzio, dove sostavamo e chiacchieravamo, gli amici di sempre! Era la radio di un bar, anzi di un caffè! Bar era un nome inglese ed era stato cancellato dal nostro vocabolario: ma forse i fascisti non sapevano che viene dal latino barra, il piano di servizio del termopolio, insomma il bar dei Romani antichi. Ma io lo sapevo, avviato agli studi classici!!!

A un certo momento si interrompono le trasmissioni e… un annuncio solenne! «Attenzione! Attenzione! Sua Eccellenza il Capo del governo e Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio rivolgerà un proclama alla nazione!» Era la voce di Arnoldo Foà, come seppi a guerra finita. Seguirono le parole di Badoglio, sì, proprio del Maresciallo Badoglio in persona, quindi la notizia doveva essere più che importante! Eravamo tutto sospesi! E poi… delle parole secche, stentoree, scandite, anche con una voce un po’ chioccia…. non era uno speaker: «Il governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza». E, nella grande gioia, tutti ci chiedevamo: ma, se la guerra è finita, chi altro dovrebbe attaccarci? E perché? Quale ingenuità!

COMUNQUE… ERA FINITA! CHETTRIPUDIODIGGIOIAAA!!! Difficilmente ho vissuto emozioni più intense, momenti più felici! In piazza c’erano anche dei soldati in libera uscita! Berretti e giberne venivano lanciate in aria insieme a grida di giubilo: «E’ finita! E’finita! Tutti a casa! Tutti a casa! Finalmente! Era ora…» CHETTRIPUDIODIGGIOIAAA!!! Ci abbracciavamo tutti e tutti eravamo convinti che tutto fosse finito, veramente e per sempre! «Da domani non più tessete annonarie», gridava una donna, malmessa ma ridente, una madre di famiglia, una delle tante… mi abbracciò e mi disse: «Figlio mio, figlio mio»! Anch’io la abbracciai! Ci abbracciavamo tutti. Ci baciavamo tutti! TUTTO era ormai finito! FINITOOO… PER SEMPREEE… Invece, il TUTTO, anzi il peggio del peggio, doveva ancora cominciare!

Ma che diavolo era successo in Italia, da quel 25 luglio, quando il Duce era stato imprigionato dal Re, fino all’8 settembre? NULLA! ASSOLUTAMENTE NULLA DI NUOVO, stando alle dichiarazioni ufficiali. Però tutti ci chiedevamo dove fosse quella restaurata democrazia! E poi ogni giorno battaglie, ogni giorno cadaveri! La guerra continuava, e come! Ma finalmente venne l’agognato armistizio! E, nel giro di una notte, i nemici diventarono i tedeschi. Sul fronte, però, quel 25 luglio non aveva prodotto nulla di nuovo! “La guerra continua”: ci aveva detto Badoglio! Lo stesso Maresciallo d’Italia – a quei tempi i titoli onorifici non mancavano – che, con il Re Pippetto e la sua corte, il successivo 8 settembre sarebbe scappato da Roma! Per raggiungere Pescara ed imbarcarsi sulla corvetta Baionetta per riparare a Brindisi, che già era stata liberata dagli Alleati.

Ma l’ironia volle che lo stesso 8 settembre 1943 venissepubblicato l’ultimo bollettino di guerra (tali bollettini venivano pubblicati quotidianamente in tarda serata), nel quale nulla di nulla si diceva a proposito dell’armistizio! Ecco il testo: “Bollettino di guerra n. 1201 dell’8 settembre 1943 — Sul fronte calabro reparti italiani e germanici ritardano in combattimenti locali l’avanzata delle truppe britanniche. L’aviazione italo-tedesca ha gravemente danneggiato nel porto di Biserta 5 navi da trasporto per complessive 28 mila tonnellate; nei pressi dell’isola di Favignana un piroscafo da 15 mila tonnellate è stato colpito con siluro da un nostro aereo. Formazioni avversarie hanno bombardato Salerno, Benevento e alcune località delle provincie di Salerno e di Bari perdendo complessivamente 10 velivoli: 3 abbattuti dalla caccia italo-germanica e 7 dall’artiglieria contraerea”.

Ci sarebbe da ridere se non di trattasse, invece, dell’ultimo anodino atto formale di una immane tragedia. Insomma, dal 3 settembre del 1943 civili e militari continuavamo a morire, anche se il Paese non era più in guerra! Formalmente! Perché la guerra, non dichiarata, ma più tremenda, contro i civili, fu quella condotta successivamente dai soldati di Hitler contro una popolazione inerme! Lunga e sanguinosa! Fino a quel 25 aprile del 1945!

Estratto, con alcune modifiche, dal mio “BALILLA MOSCHETTIERE” – Roma, 8 settembre 2020