Scuola, cattedre vuote e banchi fantasma I disagi del primo giorno

da la Repubblica

Corrado Zunino

ROMA — Sette scuole toccate da un positivo: una dipendente di un istituto di Bitritto, provincia di Bari, un’operatrice di un asilo di Bari città, la bambina di un’elementare di Fosdinovo (Massa Carrara), un docente di un istituto superiore di Monfalcone (Gorizia), un alunno di un tecnologico di Bolzano. Un caso in provincia di Arezzo e uno in un alberghiero di Firenze. Tre edifici chiusi. Fosdinovo è rimasto aperto soltanto mezz’ora, a Monfalcone lo screening è ora su cinque classi. E 250 persone in tutto sottoposte a tampone. Lo aveva detto anche il presidente del Consiglio, che ora si dice soddisfatto dell’avvio convenzionale dell’anno scolastico italiano: «La scuola non è immune». Ma i numeri non sono marginali e bisogna tener presente che nella prima settimana, da lunedì 7 a venerdì 11, con pochi istituti aperti e i corsi di recupero iniziati, già si erano verificati trenta casi e 250-300 alunni, bidelli e insegnanti erano stati costretti alla quarantena. La media, per ora, è: quattro-cinque positività al giorno. A volte si chiude l’intero edificio, a volte una classe, a volte nulla.

Dice il premier, in una riunione a sera, che la scuola è ripartita in modo ordinato, che il servizio di trasporto, cresciuto del 15 per cento, ha retto. Già, ma le buone notizie finiscono qui. Il commissario Arcuri insiste: «Entro fine ottobre consegneremo tutti i banchi». E annuncia un report quotidiano: ieri consegnati 136 milioni di mascherine. Ma la segnalazione di protezioni personali utilizzate dagli studenti in mancanza di chirurgiche di Stato arrivano da tutta Italia, in particolare dal Lazio. I banchi, dice poi la Cgil, sono a quota 200.000 su 2,4 milioni. In Sicilia ne sono arrivati cento. Cento. E in un’elementare di una zona borghese di Genova, in assenza dell’appoggio, i bambini si sono messi in ginocchio a scrivere sulle sedie.

Trovati a forza e grazie alle Regioni gli spazi necessari, realizzati quasi tutti i lavori di edilizia leggera nelle classi e nelle mense, la questione centrale di una ripartenza da incubo è la voragine di docenti mancanti. I dirigenti scolastici non segnalano, per ora, certificati medici per insegnanti che temono il Covid, ma il problema è l’enorme numero di maestri e professori mancanti — resta valida la stima di 250 mila cattedre di ruolo da sostituire con supplenti — e in quest’avvio di lunedì le nomine fatte sono ancora poche. Le contestazioni dei precari — che si manifestano con picchetti ai provveditorati — sulle Graduatorie online (darebbero assunzioni a laureati e dottorati lasciando a casa precari con 6-8 anni di insegnamento) segnalano che con quasi due milioni di domande da trasformare in una classifica ci sono buchi da riempire a Torino, a Milano, a Treviso. A questi i dirigenti scolastici sono costretti a rispondere con gli orari ridotti, a volte ridottissimi (diversi hanno iniziato il lunedì 14 con tre ore di lezione). In diversi istituti della provincia Monza-Brianza si sono contati sessanta docenti in meno rispetto alla pianta organica. Nella provincia di Milano la Flc Cgil conta, su indicazio ne dell’Ufficio scolastico provinciale, 13 mila supplenti ancora da recuperare. Duemilasessantacinque sono solo sul sostegno.

Questa, l’assenza di specializzati per gli alunni con disabilità o disfunzionalità, è una piaga nell’ordine dei 50 mila ruoli. Provoca catastrofi come a Pisa, dove una mamma ha denunciato che il figlio di sei anni, con la sindrome di down, non è potuto andare a scuola perché mancava il docente di riferimento. E a Roma storia simile, solo che a denunciare è stato il papà. Ci sono cinquanta bambini portatori di handicap in tutto l’istituto, e sei docenti di riferimento. Gli ispettori del ministero dell’Istruzione indagano mentre la ministra Lucia Azzolina sposta ancora in avanti la data dell’andare a regime: «Entro il 24 avremo tutti i supplenti in cattedra». Si sono fatte lezioni in chiesa, ieri, e negli ex tribunali. Alla ministra che presenta disegni di legge contro le classi pollaio, le scuole presentano il conto di aule con ventinove, trenta ragazzi. In tempi di Covid, sono semplicemente aumentati. E un sondaggio di Skuola.net ricorda: un istituto su dieci non è partito neppure nelle tredici regioni con il calendario fissato al 14 settembre.