Teatri, musei e parrocchie per fare lezione in sicurezza

da Il Sole 24 Ore

di Marta Casadei

Dalle sale della parrocchia ai padiglioni della Fiera, passando per strutture temporanee allestite fuori dagli istituti e musei. Sono queste le soluzioni, più o meno creative, che le scuole italiane, in collaborazione con gli enti locali, hanno trovato per riaprire in tutta sicurezza, rispettando le regole sul distanziamento che nei locali “originali” non avrebbe potuto essere mantenuto.

Il problema delle aule sovraffollate e delle strutture a capienza limitata sembra aver toccato soprattutto (ma non solo) le città metropolitane. Ecco alcune delle soluzioni che, a partire da agosto e fino a pochi giorni prima della partenza dell’anno scolastico, sono state messe a punto.

Firenze, scuola a teatro e al museo

Nel capoluogo fiorentino – oltre che nelle parrocchie – si andrà a scuola anche a teatro e al museo. Nello specifico, a ospitare gli studenti saranno il Museo della Matematica e il Teatro della Pergola. Quest’ultimo ospiterà tre classi della scuola media Carducci almeno fino a novembre, quando sarà pronta una struttura della Regione che si trova adiacente alla scuola.

Bologna, 70 aule in Fiera

A Bologna, invece, la campanella suonerà in Fiera: il padiglione 34 – circa 10mila metri quadrati – verrà riallestito per ospitare circa 70 tra aule e laboratori che accoglieranno, a partire dal 14 settembre, un totale di circa 1.600 studenti tra cui quelli del biennio dei licei Sabin, Minghetti e l’istituto di istruzione superiore Sirani. C’è poi l’iniziativa di educazione all’aperto dell’Istituto comprensivo 12: all’avvio del nuovo anno gli studenti torneranno a scuola sì, ma le lezioni si svolgeranno all’aperto, con banchi e sedute “speciali” realizzati con i tronchi d’albero. Sperando nella clemenza del meteo.

Sempre in Emilia-Romagna, ma questa volta a Reggio Emilia, ben 50 classi dovranno fare lezione in spazi non convenzionali. Alcune saranno ospitate all’interno degli spazi di Bankitalia, altre a Palazzo da Mosto, di proprietà della Fondazione Manodori, che affiancherà la funzione didattica a quella espositiva.

Moduli temporanei a Milano e Venezia

A Milano, invece, il Comune ha acquistato 50 moduli temporanei, costruiti da un’azienda di Bolzano, che saranno dati a supporto delle scuole che non hanno abbastanza spazi per ospitare gli alunni all’avvio dell’anno scolastico e, a emergenza finita, potranno essere utilizzati per far fronte a riduzione degli spazi di altri plessi in cui saranno programmati lavori di manutenzione straordinaria. Ad oggi i moduli (da un minimo di uno a un massimo di otto) sono stati assegnati – ma non ancora installati – a otto tra scuole e istituti comprensivi nei Municipi 6,7,e 8, mentre sei rimangono a disposizione del Comune per far fronte a ulteriori emergenze.

A Venezia si farà qualcosa di simile: non si tratta di un’iniziativa comunale, bensì di una soluzione trovata dal Convitto Foscarini, che riunisce scuole di diversi livelli, dalla primaria al liceo, e ha pensato di creare nuove aule assemblando prefabbricati trasparenti all’interno di una chiesa sconsacrata. Anche il Polo Museale del Veneto aveva avanzato la propria candidatura per ospitare le classi “orfane” a causa delle nuove regole legate al coronavirus.

Sono molti gli enti locali che hanno optato per tensostrutture o strutture temporanee da installare fuori dalle scuole: in Abruzzo, per esempio, a Giulianova verrà sistemata una struttura per dare spazio a cinque aule del liceo Marie Curie all’interno del parco circostante il polo scolastico.

Roma e Torino: a lezione nelle parrocchie

Il Comune di Roma, a fine luglio, ha siglato un protocollo d’intesa con il Vicariato per dare la possibilità agli studenti di frequentare le lezioni in spazi messi a disposizione dalle strutture ecclesiastiche.

La Regione Lazio, invece, il 6 agosto ha pubblicato online un avviso per raccogliere disponibilità di privati o imprese proprietari di immobili nuovi o ristrutturati che possano essere adibiti o adattati ad utilizzo scolastico. Secondo recenti dichiarazioni dell’assessore regionale all’Istruzione, Claudio Di Berardino, agli inizi di settembre il bando aveva raccolto 6 proposte relative ai Comuni di Roma, Falvaterra, Civitavecchia, Pomezia e Monterotondo.

Anche all’ombra della Mole, sul modello di quanto già fatto a Roma, l’ufficio scolastico regionale del Comune di Torino ha siglato un accordo con l’Arcidiocesi di Torino che metteràa disposizione delle scuole spazi di parrocchie ed enti religiosi dove fare lezione nel rispetto della normativa anti Covid-19. Per ora gli istituti alla ricerca di aule extra sono cinque.

Non sono certo solo le grandi città ad avvalersi di spazi messi a disposizione dalle istituzioni religiose. In Veneto, per esempio, le parrocchie ospiteranno alcune classi di scuole superiori di Vicenza e Bassano del Grappa. Poco distante, invece, a Valdagno, dovrebbe essere in corso la sottoscrizione di un contratto per l’affitto di uno spazio presso il Mumat, il Museo delle Macchine Tessili.