Il Maestro ci è presente anche quando è distante

Il Maestro ci è presente anche quando è distante

di Gabriele Boselli

Lavoro a distanza, monete virtuali, musica in streaming,  guida autonoma, domotica, ingegneria genomica, 5G, Playstation 5…..  Inevitabile (ma perchè evitarlo?) l’espandersi dell’immateriale anche nei vissuti. La materia è solo uno degli stati dell’essere; siamo in perenne evoluzione entro un campo di relazioni, quantistiche direbbero i fisici.Virus o non virus, le nuove condizioni biologiche, sociali e tecnologiche dell’esistere fanno si che un’altra forma, di umanità e di scuola, si stia evolvendo.

Come è venuto emergendo anche dal recente convegno di Bergamo, il mondo dell’educazione e dell’istruzione evochi  nelle donne e negli uomini di ogni età la capacità di percorrere le nuvole dell’ immateriale. Grazie a dei Maestri. I Maestri sono presenti pur se distanti nel tempo e nello spazio. Se invece non sono Maestri, i “prof” hanno voglia ad agitarsi….

Distanza dalla ragion conforme, specie quando è presente un prof.

 Da studente presso l’Istituto Magistrale di Forlimpopoli abitavo spesso nell’altrove, anche quando di fronte a me un professore si agitava cercando di insegnar qualcosa. Mentre quello parlava mi indirizzavo altrove, costruivo teorie strampalate (non ho mai perso il vizio) a spiegazione dei fenomeni e dei testi che non comprendevo, poichè mi risultava meno noioso e faticoso inventare che cercar di capire cosa veramente significassero. Anche per questo un anno venni bocciato. Scrivevo alle ragazze, in italiano e in latino, poesie che spesso le destinatarie non avrebbero nemmeno letto. Leggevo sottobanco i libri che mi piacevano mangiucchiando lentamente i numerosi panini portati da casa. Perfino alcuni libri di testo risultavano interessanti se letti sottobanco mentre il prof dissertava d’altro. E poi oggi si stigmatizzano i ragazzi che durante le lezioni trafficano con gli smartphone.

Ma quando in cattedra sedeva un Maestro, o una Maestra, ascoltavo. Ascoltavo, almeno per qualche minuto, sinchè l’onda di quelle parole ne accendeva in me altre, innescava processi di concettualizzazione autoalimentanti. Ascoltavo la musica di quelle parole, le note che suonavano fluide, gli accordi, i ritorni. Godevo del gioco del concetto, evitandone il più possibile la fatica. Gli spazi più rarefatti, i silenzi che mi aprivano a divergenti generazioni d’idee senza un contenuto preciso, determinato. Mi aprivano all’indeterminato. Mi sollecitavano obiezioni, ben accolte dai compagni poiché riducevano il tempo delle interrogazioni.  Quelle Presenze presenti, ma pure quelle assenti m’in-segnano ancora, rispettosamente, con i loro pieni e i loro vuoti.

Presenza dei corpi e dis-trazione come trazione ad altro

Presenza è, materialmente o immaterialmente, presenza di-a, requisito di comunanza, partecipazione, immediatezza dell’intuizione. Un assente può essere presente e un presente con il corpo assente. La presenza significante opera attraversando o evitando rapporti spaziali e temporali tra i corpi e tra i cuori; opera ugualmente anche attraverso i disturbi e i silenzi. E’ denotativa e denotata dai luoghi,  dalle voci, dalla luce che viene dalle finestre dell’aula. La Presenza si fa presente attivando -se l’insegnante è anche un Maestro-  circolarità di concetti ed emozioni.

Ogni presenza, anche solo elettronica, è fisica. Presenza fisica corporea è qualcosa che non si attiva con un doppio clic e non si cancella con un clic. E’ già li, sta,  senza bisogno di accensione di un apparecchio.  Non si può eludere del tutto una presenza sostenuta da un corpoanche se certo, per cogliere autenticamente ovvero autonomamente qualsiasi tipo di presenza occorre un poco o un tanto di epochè, di messa in parentesi.  La presenza di un insegnante/Maestro, di uno che abbia qualcosa da dire e da dare forza le iperdifese psicologiche, riduce la distanza che ordinariamente intercorre tra un soggetto e un altro. E’ più facile con una persona in carne ed ossa per il suo non-esser-cosa laddove la cosalità della presenza elettronica lascia nella didattica ampi spazi alla dis-trazione; molto di più, certamente rispetto alla soggettualità di quella corporea-

Ne discutevo già allora con i compagni: assistere a una lezione in presenza di un  Maestro e non di un prof quando questi è  presente a se stesso e agli alunnicomporta curvature dell’intenzionalità, nuove aperture verso il conoscere. Si creano occasioni per un’originaria apertura all’essere.  L’alunno è colui per il quale un mondo viene dischiuso; toccherà a  lui aprire l’uscio, se crede. Nella Presenza sia corporea che incorporea la presenza appare spazializzandosi,  temporalizzandosi, mondanizzandosi,  co-esistendo. Presenza didattica è entrare con ogni spettro di presenza fisica entro l’orizzonte, essere visti e non solo guardati. Il vedere di una persona non è un’attivazione di OLED, una cosa. Importante che sia una presenza evocativa, non sintagmatica, che lasci spazio negli alunni per originarie produzioni di pensiero, Succede quando i “prof” sono Maestri, ovvero capaci di pensare in proprio, quale che sia lo strumento elettronico usato.

Il di-stare dell’ hardware

Nell’atmosfera rarefatta e sterilizzata di questi ultimi mesi quasi ogni tipo di relazione è stata fisicamente  caratterizzata dalla distanza. Tranne che al supermercato e in casa, abbiamo interagito a metri o migliaia di chilometri di distanza intercorporea: Lavoro a distanza tramite robotica avanzata, monete virtuali, musica in streaming, 5G, guida autonoma, domotica, Playstation 5, home banking e, per miliardi di alunni e insegnanti, forme didattiche distanziate. I mesi (o gli anni?) del coronavirus saranno ricordati come la stagione della distanza tra i corpi e della sospensione – e spesso della fine- degli amori clandestini. Distanza allora come inter-vallo,  fossato che separa tra un lato e l’altro il vallum.  Ma distanza è anche spazio di garanzia e di difesa dall’omologazione. Mentre la presenza nell’immediato tenta a una costituzione ontologica regionale dei fenomeni e dei concetti, nella distanza si approda più facilmente alla considerazione della natura degli enti, quella in cui anche l’uomo è una “cosa del mondo”.

Dopo mezzo secolo sono tornato da ispettore nelle aule dell’istituto magistrale che mi avevano visto alunno. Lì mi hanno raggiunto le parole perdute.