Lo studio americano Cdc avverte: prioritario vaccinare i docenti

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da ItaliaOggi

Emanuela Micucci

Mascherine, distanziamento, barriere in plexiglass non bastano. A scuola ci si contagia. E i docenti potrebbero svolgere un ruolo centrale nelle reti di trasmissione del Sars-Cov-2. Oltre alle misure di mitigazione dell’infezione nelle scuole, allora, la vaccinazione degli insegnanti è una componente importante per prevenire il contagio a scuola. A dimostrarlo uno studio pubblicato il 26 febbraio dal Cdc, il centro di prevenzione e salute del governo americano, sulla trasmissione di Sars-Cov-2 in un distretto scolastico della Georgia dal 1 dicembre 2020 al 22 gennaio 2021. «Comprendere la trasmissione del virus nelle scuole», si spiega, «è fondamentale per migliorare la sicurezza dell’apprendimento in presenza» che «offre importanti vantaggi ai bambini e alle comunità». L’indagine, condotta dal Cdc con il locale dipartimento di salute pubblica tracciando tutti i contatti, i collegamenti epidemiologici e valutando la probabile direzionalità della trasmissione e di quella a scuola, dà indicazioni utili anche per la trasmissione in Italia e per l’analisi che va fatto sul sistema scolastico.

L’esame ha identificato 9 gruppi di casi di covid-19 (cluster) che hanno coinvolto 13 educatori e 32 studenti di 6 delle otto scuole elementari del distretto. Due cluster/focolai hanno coinvolto la probabile trasmissione da docente a docente, che è stata seguita poi dalla trasmissione da docente a studente in classe e ha portato a circa la metà, cioè 15 su 31, casi associati alla scuola. Mentre 69 membri della famiglia di persone con casi associati alla scuola sono stati testati e il 26% (18) sono risultati positivi. In media ogni cluster era di 6 persone, compresi i membri della famiglia. Un docente era il paziente indice in 4 cluster, uno studente in un cluster; in 4 cluster o era lo studente o l’educatore o entrambi. Otto cluster hanno coinvolto almeno 1 docente e probabilmente la trasmissione da docente a studente, Quattro cluster prevedevano una probabile trasmissione da studente a studente e 3 da studente a insegnate. Due gruppi una probabile trasmissione da docente a docente durante riunioni o pranzi a mensa di persona, che è stata poi seguita dalla trasmissione docente-alunno in classe e ha portato a 15 casi su 31, cioè ben il 48%, associati alla scuola.

Tutti i 9 focolai erano caratterizzati da un distanziamento non ideale. Sebbene, infatti, i divisori in plexiglass fossero posizionati sui banchi, gli alunni sedevano a meno di 3 piedi (1 metro circa) di distanza: il distanziamento maggiore di 6 piedi (quasi 2 metri) non è stato possibile per l’elevato numero di alunni e la disposizione della aule. In 7 cluster la trasmissione tra docenti e studenti potrebbe essersi verificata durante le lezioni in piccoli gruppi, in cui gli insegnati lavorano in stretta vicinanza con gli alunni. Inoltre in 5 cluster, sebbene obbligatoria, la mascherina non veniva utilizzata in modo adeguato da parte degli studenti, contribuendo così alla diffusione del virus. Inoltre, scrive il Cdc, «gli studenti hanno pranzato nelle loro classi, il che avrebbe potuto facilitare la diffusione».

«Questi risultati suggeriscono che gli insegnati», sottolinea lo studio, «svolgano un ruolo centrale per le reti di trasmissione nelle scuole e che la trasmissione a scuola possa verificarsi quando il distanziamento e l’uso della mascherina non sono adeguati». Il Cdc, inoltre, spiega che uno dei limiti dello studio è la difficoltà a distinguere la trasmissione nella scuola da quella nella comunità quando l’incidenza supera i 150 casi per 100.000 abitanti in una settimana ed è in aumento. Ma anche che alcuni cluster e casi dentro i cluster potrebbero non essere stati rilevati perché non tutti i contatti sono stati testati. Infine, poiché gli adulti infettati hanno maggiori probabilità di avere sintomi e di essere testati, i casi incide potrebbero essere stati identificati più frequentemente nei docenti che negli studenti, con il rischio di non identificare catene di trasmissione da studente a docente. «Coerentemente con i risultati di studi internazionali», osserva il Cdc, questo rapporto ha evidenziato l’importanza di prevenire le infezioni tra docenti in particolare.

«Sebbene non sia un requisito per la riapertura delle scuole, l’aggiunta della vaccinazione covid-19 per gli insegnati come misura di mitigazione aggiuntiva, quando disponibile, potrebbe svolgere diverse importanti funzioni, inclusa la protezione degli educatori a rischio di gravi malattie associate al covid-19, riducendo potenzialmente la trasmissione di Sars-Cov-2 a scuola e riducendo al minimo le interruzioni all’apprendimento in presenza»: «tutte cose che hanno importanti implicazioni per l’equità educativa e la salute della comunità».

Poiché la maggior parte dei bambini non è ancora vaccinabile, aggiunge lo studio, «la continua implementazione delle sfaccettate strategie di mitigazione del covid-19 nelle scuole, compreso l’uso corretto e universale della maschera e il distanziamento fisico, anche dopo la vaccinazione degli educatori, sarà fondamentale poiché sono limitate le prove disponibili sulla riduzione della trasmissione post-vaccinazione e sulla protezione a lungo termine correlata al vaccino».