U. Eco, Le magnifiche sorti e progressive

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Umberto Eco, uno degli ultimi grandi umanisti

di Antonio Stanca

Le magnifiche sorti e progressive (Anticipazioni sul Terzo Millennio) di Umberto Eco (1932-2016) è un opuscolo uscito il 21 Febbraio insieme al quotidiano “la Repubblica”. E’ tratto da La Bustina di Minerva 1990-2000 dell’anno scorso e contiene alcune di quelle Bustine che allora comparivano sul settimanale “L’Espresso”. Sono state inserite quelle che più tendevano a mettere in evidenza quanto stava succedendo alla fine del XX secolo e quanto si pensava che sarebbe successo nel XXI.

  Eco è noto per queste riflessioni, osservazioni, per la sua tendenza a muoversi tra il passato più remoto e il futuro più lontano, tra gli estremi, tra i paradossi. E stavolta, trattandosi di un secolo che finiva ed uno che iniziava si è trovato nell’ambito più idoneo a trarre conclusioni, a fare previsioni. Non manca, naturalmente, il risvolto umoristico che gli appartiene pure insieme a quello drammatico, tragico. Tutto, però, viene chiamato a confrontarsi con quei principi, quei valori, quegli ideali che sempre sono emersi nella sua produzione, ai quali non ha mai rinunciato. Sono state tante le direzioni, saggistica, pubblicistica, narrativa, linguistica, filosofia, letteratura, storia, attualità, nelle quali si è applicato e sempre è risaltata la sua moralità, la sua volontà di noninterrompere il rapporto col passato, non rifiutare la storia, la vita di prima ma richiamarsi ad essa, sentirsi eredi di essa, combinarla con quella attuale, farle valere entrambe. Né la negazione totale del passato né l’accettazione incondizionata del presente doveva essercima un giusto, saggio equilibrio tra le loro parti migliori. 

Uno degli ultimi grandi umanisti lo si può definire e tale traspare anche dagli interventi raccolti in questo libretto. Preso tra i due secoli ha creduto bene discutere, vagliare quei problemi, le sorti del pianeta, l’ecologia, l’immigrazione, la guerra, la scienza, la cultura, la società, la religione, la famiglia, la scuola, i giovani, dei quali tanto si dice ma poco si fa. Si rende conto anche lui, lo dichiara, che il suo dire servirà a poco ma nonostante tutto non rinuncia ad inviare un messaggio, a formulare dei richiami. A muoverlo è un bisogno dello spirito, una necessità dell’intellettuale, dello studioso,dell’autore, dell’uomo che ha assistito ad un passaggio, ad una trasformazione, che ha visto cambiare i tempi, che allarmato è per quanto di grave è sopravvenuto nel privato e nel pubblico. Pertanto avvertire vuole dei pericoli che incombono su un’umanità che sembra aver perso il senso della responsabilità, della misura, dell’ordine. A quel senso vuole Eco richiamare negliinterventi. Lo aveva fatto altre volte e come altre volte scherza pure ma è pure duro, severo, condanna purequelle che giudica gravi omissioni, rischiose posizioni, consapevoli colpe.