Irak 1997

Irak 1997: il seguito di “Un Papa a Ninive”

di Maurizio Tiriticco

Era l’agosto del lontano 1997 e, partiti da Amman, dopo un lungo e faticoso viaggio in pullman – lo ricordo! 950 chilometri! – io e il gruppo di amici spericolati e sempre desiderosi del nuovo, giungemmo finalmente a Bagdad. Ma le tappe furono numerose! E non solo per certi bisogni, tutti effettuati a cielo aperto! E con tanti gridolini delle nostre compagne di viaggio: “Non guardate! Voltatevi!”. Ogni tanto un accampamento di beduini! Ma anche soste più che interessanti! Ecco le rovine di Ctesifonte, antica capitale dei Parti: la facciata di un antico palazzo reale! Fondato da Cosroe I, il re più noto della dinastia sassanide, che regnò dal 531 al 579. E’ noto per aver costruito città e palazzi, ripristinato vie commerciali, costruito ponti, canali e dighe. Durante il suo regno, l’arte e la scienza persiane fiorirono e l’impero sasanide raggiunse l’apice della potenza e della prosperità.

Ctesifonte fu fondata sulla riva sinistra del Tigri intorno alla seconda metà del II secolo a.C., esattamente di fronte alla già esistente Seleucia, dall’imperatore Mitridate I di Partia della dinastia degli Arsacidi e scelta dai sovrani partici come residenza invernale. La residenza estiva era la città di Ecbatana, nella regione persiana della Media, la cui data di fondazione è anteriore a quella di Ctesifonte. La città, per la sua posizione su una delle direttrici dell’antica Via della Seta, fu teatro di tante battaglie, e alla fine, nel 637, venne conquistata dagli Arabi. In seguito, quando il califfo abbaside al-Manṣūr decise di fondare Baghdad, Ctesifonte si avviò a un lento declino e alla fine, nel corso dei secoli, si ridusse a un semplice villaggio. Tra ciò che resta, nell’attuale sito archeologico, numerose sono le rovine risalenti alle diverse epoche. Ricordiamo, tra queste, quelle del grande palazzo imperiale di Cosroe I (Tāq-i Kisrā).

E poi finalmente verso Bagdad! Ma prima una sosta in un villaggio di poche case. E il ciai, obbligatorio! O meglio, il the pressocché rituale! E poi dei fichi secchi! Perfidi! Infine a Bagdadl! L’Hotel Babylon, il più gande e più bello della città: almeno, allora! Una grande accoglienza! Ovviamente! Eravamo gli unici ospiti. Lamentai che una lampadina nella mia camera era fulminata. La risposta fu: “Non ne abbiamo; le importavamo ed ora con l’embargo che ci è stato imposto, non ne abbiamo più”. Comunque, avevo una magnifica vista sull’Eufrate! E il giorno seguente l’incontro con le nostre due guide. Due piloti che, con l’embargo, avevano perso il lavoro. Ovviamente conoscevano bene il Paese e parlavano un ottimo inglese. Nei giorni seguenti, visita alla città. La moschea Adamiyya (Al Kadmia): enorme, con un ampio patio, due cupole, con la caratteristica forma di cipolla e due minareti. Quindi un’altra splendida moschea, la Kaoimain.

E nei giorni seguenti tutti in viaggio per tutto il Paese! Ma prima la rituale visita al suk di Bagdad: non molto diverso dagli altri suk che ho avuto occasione di vedere. Con le due guide e… di volta in volta, con gendarmi in moto che ci precedevano: per la nostra sicurezza – la curiosità degli irakeni verso noi strani stranieri era tanta – ma anche perché non fossimo troppo curiosi e/o facessimo troppe domande. Con Saddam non si scherzava. Ed ecco la Zigurrat di Akarkuf. Il web mi dice che le zigurrat sono delle torri templari dell’antica Mesopotamia, costruite a gradini, con un sacello alla sommità e una gradinata d’accesso esterna; simboleggiavano la comunicazione tra il cielo e la terra. Qua e là sulle mura dello zigurrat si notavano delle aperture: operate nei secoli dai cacciatori di tesori! Ed uno dei due piloti/guida, Shaib, ci tenne al proposito una dotta lezione, a noi sudati all’ombra di un palmeto. Un po’ di storia del loro Paese e della sua grandezza! Il termometro segnava a volte 40 gradi e più, ma stranamente non avvertivamo un eccessivo calore. Ed ovviamente viaggiavamo sempre con provviste di acqua minerale.

Di ritorno a Bagdad, visitammo il monumento al milite ignoto, particolarmente importante per gli Iracheni, che da poco erano usciti dalla lunga guerra con l’Iran. Che fu combattuta tra i due Paesi dal settembre 1980 all’agosto 1988. Il monumento era sovrastato da una specie di enorme conchiglia, in effetti un po’ bruttina. In seguito visitammo il santuario-moschea di Jeke Omar Al Sawaawardi: un minareto possente. E più in là un altro minareto, a forma di cono, particolarissimo. Dal santuario era visibile, in un’ampia pianura, un enorme cimitero, con tante tombe, quasi tutte a forma di parallelepipedo. E all’interno del santuario tanti mosaici e tante scritte. Com’è noto, i mussulmani non rappresentano mai Dio, come invece avviene nella nostra cultura! Per cui, padreterni, madonne e santi sovrabbondano nelle nostre chiese! E molti affreschi, ritratti e statue, com’è noto, sono di grande valore, artistico, religioso e storico. Nelle moschee invece non apparendo ritratti, le scritte sono dominanti e costituiscono anche, di fatto, per la particolare grafia,un prezioso abbellimento.

Bagdad era una volta circondata da poderose mura e molti tratti ne restano. In alcuni resti delle mura della porta orientale della città sono evidenti tracce di canali per il trasporto dell’acqua. Ma pare che fosse poco raccomandabile circa la potabilità. Poco lontano raggiungiamo Tell Harmal, ovvero Shaduppum, un importante sito archeologico: era sede di un’importante scuola di matematici e logici. E dopo giungiamo a Samarra, una località con una moschea gigantesca, Al Mutawakkil, circondata da altrettanto gigantesche mura. E sempre a Samarra si erge il minareto a spirale Al Malwiya. Dall’alto del minareto vediamo in lontananza la cupola della Moschea d’oro, una delle più importanti della regione. E in vicinanza non mancano i resti dell’amata del califfo: non ricordo quale fosse, ma lui si chiamava ovviamente Al Mutawakkil! Raggiungiamo i resti di un altro palazzo, di cui non ricordo il nome, ma… ricordo che c’era una grandiosa piscina! C’era! Oggi senza un goccio d’acqua.

Finalmente giungiamo a Samarra, oggi poco più che un villaggio, ma allora? O, per lo meno, splendente come l’oro! Dominava – e in parte domina ancora – una moschea con due imponenti minareti ed una cupola… d’oro!!! Più in là un’altra moschea e un’altra cupola: tutta intarsiata con mattonelle che formano meravigliosi disegni geometrici multicolori. E’ la Grande Moschea di Samarra, risalente al IX secolo d.C. Purtroppo, in un maledetto giorno del 2006, uomini armati fecero esplodere due cariche esplosive contro l’edificio, provocando il crollo di una parte della cupola. Di essa sopravvive di fatto il solo minareto, chiamato Malwiyya, quello dalla particolare conformazione conica a spirale, che imitava la presunta struttura della Torre di Babele.

Ovviamente, in quel soggiorno iracheno, non mancò la visita a Mossul, il nome che gli Arabi mussulmani dettero all’antica Ninive, capitale dell’Impero Assiro. Si tratta, appunto, di un antico centro degli Assiri, fondato da Assur nel lontano 2640 a.C. Alle porte di ingresso due enormi tori in pietra accolgono gli ospiti. Allora! Oggi non so! A Mossul si conservano ancora i resti del Palazzo di Assarahadon (681-679), visibili sotto la moschea moderna. E chi avrebbe mai pensato, in quei giorni dell’agosto del 1997, che la città sarebbe stato teatro di una lunga e drammatica battaglia (2016-2017), quando le forze del governo iracheno, milizie alleate, soldati del Governo Regionale del Kurdistan e forze internazionali dovettero battersi per sottrarla all’occupazione del cosiddetto Stato Islamico del Levante, che l’aveva conquistata nel giugno del 2014?! A Mossul sostammo all’Hotel Ninive, e di lì la bella vista del fiume Tigri.

Ma le nostre escursioni non avevano mai sosta! Raggiungemmo Il Monastero di Mar Benham, che era stato completamente rinnovato nel 1968. Era meta di pellegrinaggi musulmani e cristiani, per pregare il principe assiro Mar Benham martire e sua sorella Sarah, convertitisi al cristianesimo insieme a 40 loro seguaci. Quando il padre, il re Sennacherib, seppe della conversione, ordinò di ucciderli tutti. Ma, dopo averli fatti uccidere, volle costruire il monastero come segno di penitenza. Il monastero è stato sotto la cura della Chiesa Ortodossa Siriana, e le sculture che vi erano presenti mostravano ristrutturazioni effettuate nel XII e nel XIII secolo, e testimoniavano anche i momenti di difficoltà, in particolare negli anni dal 1743 al 1790, a causa degli attacchi di Nader Shah, il leader persiano di religione musulmana.

Il monastero in seguito cadde sotto il controllo dell’ISIS nel giugno 2014. Le truppe islamiste avevano rimosso le croci dal monastero, minacciato i monaci di morte e poi cacciati gli stessi monaci, ai quali era stato autorizzato di portare con sé niente altro che i vestiti. La tomba di San Benham – cui è intitolato il monastero – fu bruciata. Ma il 20 novembre 2016, dopo più di due anni di occupazione, il monastero fu liberato dalle forze irachene. E’ bello ricordare che Padre Joseph, uno dei frati, saputo dell’avvicinarsi degli islamisti, raccolse i preziosi manoscritti dalla biblioteca, li chiuse in barili di ferro e li nascose in una nicchia dietro un corridoio del monastero, chiusi da un cancello. Così, nonostante i due anni di saccheggio continuo del monastero, e addirittura la distruzione del monastero stesso il 19 marzo 2015, i libri si sono salvati. Si tratta di antichi testi in siriaco, per lo più di autore anonimo, quasi tutti di natura spirituale, ma non solo: ci sono testi di astronomia, matematica e altre scienze antiche.

Per non dire poi dei resti del Palazzo di Sennacherib (705-681). Vi figurano iscrizioni da noi ancora leggibili e bassorilievi di ottima fattura! Ci sono anche i ruderi del castello del governatore: è interessante una torre che pende, ma che non crolla, dato che, sulla vetta, poggia su poderose mura. Giungemmo ad Hatra (al-Ḥaḍr), un’antica città del Governatorato di Ninawa, nella regione della Jazira, a 80 km a Sud di Mosul. Che fu anche capitale del regno arabo. Oggi vi sono resti di splendidi edifici, con archi e colonne: il tutto in buono stato di conservazione. Ed infine ad Assur! E’ conosciuta anche come Qal’at Shirqat ed è stata la prima capitale dell’Assiria. Le rovine sono situate sulla riva occidentale del Tigri, a nord della confluenza con il tributario Zab. Giova ricordare che il sito di Assur è stato dichiarato patrimonio dell’umanità dalle Nazioni Unite; ma nel 2003 è stato anche inserito nella lista dei siti in pericolo, a causa della guerra allora in corso in Medio Oriente e per la proposta di costruzione di una diga che potrebbe distruggere l’intera località.

Ed ecco le splendide mura di Ukhaidir, ottimamente conservate. La fortezza di Al-Ukhaidir, ovvero il palazzo abbaside di Ukhaider, si trova a circa 50 km a sud di Karbala. È una grande fortezza rettangolare eretta nel 775 d.C. con uno stile difensivo unico: archi all’interno, torrioni all’esterno. E poi ancora sempre in cammino, sulla via per Kerbala, città sacra agli Sciiti. Qui la grande moschea di Hussein: minareti, archi a sesto acuto, portici, mosaici multicolori di grande splendore. E poi la moschea di Abbas! Ed ancora, archi e mosaici.

E non poteva mancare una sosta a Najaf, una città a circa 160 km a sud di Baghdad, capoluogo del Governatorato omonimo. Ha una popolazione di poco più di un milione di abitanti ed è una delle città più sacre dell’Islam sciita e il centro del potere politico della Shīʿa in Iraq. E la moschea dell’Imām ʿAlī, nota anche come Masjid ʿAlī o moschea di ʿAlī, sita a Najaf è considerata dai circa 200 milioni di sciiti del mondo, il terzo luogo santo dell’islam di Medina.  Vi è sepolto ʿAlī ibn Abī Ṭālib, cugino e genero di Maometto, quarto califfo ortodosso per i sunniti e primo Imam per gli sciiti.

Insomma, viaggia che ti viaggia, cammina e cammina, eccoci giunti all’estremo Sud del Paese, a Bassora, là dove il Tigri, che proviene da Nord-Est, e l’Eufrate, che proviene da Nord-Ovest, si incontrano. E poi, lungo il lungomare si alternano le statue dei soldati caduti nella guerra contro l’Iran, che additano ad ovest l’Eterno Nemico! Eterno? Mah! Comunque, si trattò di un conflitto armato che aveva aviuto inizio con l’invasione dell’Iran da parte dell’Irak il 22 settembre 1980 e che oppose in armi i due Paesi affacciati sul Golfo Persico tra il 1980 e il 1988. Fu un conflitto devastante per ambedue i Paesi. Ad Abu Asib, all’estremo sud di Bassora, l’Irak e l’Iran “si toccano”. Notammo che Bassora è una città diversa rispetto alle altre dell’Irak. Forse perché tutte le città che si affacciano sul mare godono spesso di altri apporti e di altri stili, che le rendono uniche.

Ma in questo viaggio stupendo non poteva mancare Babilonia! O meglio “Bab lli qui”, eguale “Porta degli dei”, che conduceva all’interno di una città viva e attiva, dal 1850 a.C. al 322 d.C. Era già stata distrutta nel 539 a.C. Ciro II di Persia, ma poi risorse a nuova vita. Che però non ebbe lunga durata! Le rovine di Babilonia coincidono oggi con la città di Al Hillah, nella Provincia di Babilonia, in Irak, a circa 80 km a sud di Baghdad. Esistono in larga parte le poderose mura, ornate con bassorilievi di animali: il drago con la testa di serpente, sacro al Dio Marduk; il toro, sacro al dio delle tempeste: il leone. Sono ancora in piedi le mura di un castello e il palazzo dei Califfi Abassidi. Lungo le mura, per 900 metri, corre la Via delle processioni.

E poi il ritorno a Bagdad, in hotel stanchi e felici! Pronti a tornare a Roma, ma… sempre pronti a nuove avventure!