Perché il piano Bianchi non basta

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da ItaliaOggi

di Marco Campione* * esperto di politiche pubbliche scolastiche

La settimana scorsa Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli, sulle pagine di ItaliaOggi ha lucidamente tratteggiato un quadro desolante in relazione alla perdita in termini di apprendimenti per gli studenti italiani. La soluzione proposta a novembre dal Gruppo Condorcet, che anche Gavosto ha sottoscritto, era quella di recuperare ore in presenza a giugno, rivedendo il calendario scolastico. Il ministro Patrizio Bianchi invece ha scelto, mi riferisco all’art. 31 c. 6 del dl 41/2021, di assegnare alle scuole 150 milioni per «potenziare l’offerta formativa extracurricolare, il recupero delle competenze di base, il consolidamento delle discipline, la promozione di attività per il recupero della socialità, […] anche nel periodo [tra giugno e settembre]». È una cosa molto diversa e non sta a me giudicare se con più coraggio si poteva fare di più. Se ci mettiamo nell’ottica del bene degli studenti è doveroso a questo punto chiedersi se questo provvedimento, seppur limitato, potrà avere una sua efficacia. Io penso che la sua efficacia, peraltro tutta da dimostrare, sarà comunque troppo contenuta: è auspicabile un intervento del Parlamento per mitigare il rischio di perdere l’ennesima occasione per dare risposte all’altezza dei problemi conseguenti alla pandemia.

Si dice che il diavolo si nasconde nei dettagli. Nel dl 41 sono almeno tre: la possibilità di svolgere attività anche e non esclusivamente tra giugno e settembre; le modalità di erogazione; la cifra investita.

1) Si potrà completare l’affidamento dei fondi entro il 31 dicembre: quante scuole faranno davvero qualcosa prima del prossimo anno scolastico? Non sto dicendo che non sia utile svolgere attività extra il prossimo anno, ma il rischio è che l’inerzia che contraddistingue la scuola italiana porti a realizzare interventi che non sempre avranno a che fare con i danni causati dall’emergenza. Se la paura è quella di non riuscire a spendere, quanto meno si dia priorità ai progetti attivati tra giugno e settembre 2021.

2) Si è scelto di utilizzare la legge 440/1997 e di ricorrere a un dm per stabilire i criteri di riparto. Oltre ad allungare i tempi, rafforza il rischio di realizzare progetti scollegati dalla progettazione di ogni scuola e alle reali esigenze di recupero e potenziamento degli studenti. Si poteva fare diversamente? Lo stesso art. 31 stanzia altri 150 milioni per psicologi, mascherine e tamponi, ma prevede un automatismo nella loro assegnazione a ciascuna scuola autonoma, che avrà ampi margini per scegliere come usarli.

3) Per coinvolgere, come sarebbe necessario, l’intera la popolazione scolastica, 20 euro a studente sono troppo pochi. Se ne deduce che non è questa l’intenzione, ma è un errore perché cambia la natura degli interventi. Per tacere del fatto che le scuole paritarie sono totalmente escluse dal finanziamento, tagliando fuori circa 850 mila bambini e ragazzi.

Siamo in mezzo a un’emergenza educativa epocale: prima la politica, i corpi intermedi e le istituzioni dimostreranno di esserne consapevoli, assumendo decisioni e comportamenti conseguenti, meno devastanti saranno gli effetti.