Le Linee pedagogiche del sistema integrato “zerosei”

Le Linee pedagogiche del sistema integrato “zerosei”
L’introduzione e i diritti dell’infanzia

di Pietro Boccia

Le Linee pedagogiche del sistema integrato “zerosei” rappresentano l’ultima fatica dell’ispettore Giancarlo Cerini, che, come presidente della Commissione istituita durante la pandemia del Covid 19, ha condotto a termine e pubblicato a fine marzo del 2021.  Esse sono suddivise in sette parti.
Giancarlo Cerini ha appena, come ha scritto l’amica Preside Anna Maria De Luca su Facebook, fatto in tempo a lanciare le sue Linee guida per la fascia 0-6 anni.
Ho esaminato ed elaborato tutto il documento, ma pubblico sulla Rivista Educazione&Scuola, per ricordare la perdita di cui la scuola, come continua la Dirigente calabrese, è  rimasta orfana, soltanto l’introduzione e la prima parte.

L’articolo 10 del D.lgs n. 65/2017 prevedeva l’affidamento di elaborare le Linee pedagogiche per il sistema integrato “zerosei” anni ad una Commissione nazionale. Questa, in maniera definitiva, è stata costituita con D.M. n. 55/2020, che ha modificato la composizione di quella dell’anno precedente (D.M. n. 325/2019). Anche questo decreto era intervenuto per cambiare la composizione della Commissione originaria istituita nel gennaio del 2018 con il Decreto ministeriale n. 48.

Le Linee pedagogiche sono un punto di riferimento per l’intero Sistema integrato “zerosei”, in cui i diversi documenti concernenti i nidi, i servizi educativi e le scuole dell’infanzia si posizionano, cogliendo un significato unitario. Esse si prefiggono l’obiettivo di cogliere positivamente:

  • i contributi delle scienze dell’educazione;
  • gli apporti delle migliori consuetudini educative;
  • le indicazioni delle specifiche normative europee e italiane.

Tutto ciò allo scopo di motivare culturalmente e di orientare praticamente non solo chi opera nei nidi, nei servizi educativi e nelle scuole dell’infanzia, ma anche chi ha responsabilità nel costruire il nuovo progetto, vale a dire il personale educativo, i docenti, le famiglie, i decisori politici e gli amministratori.

“Siamo ambiziosi – ha sostenuto il Presidente della Commissione del sistema integrato “zerosei”, Giancarlo Cerini, sul quotidiano Il Sole 24 Ore (1 aprile 2021) – vogliamo arrivare al 40%, ancora più degli europei e abbiamo bisogno di creare e rafforzare strutture che siano belle, luminose e accoglienti, dei veri e propri campus, sarebbero degli spazi bellissimi per bambini e genitori: così faremo crescere anche la domanda dei genitori per i servizi, che non è scontata, e sarebbe un’ottima risposta ai diritti dei bambini”.

Il documento delle Linee pedagogiche si inserisce su una situazione, la quale, giacché la società sta vivendo una fase di crisi delle sfide pedagogiche (di scuola aperta, di relazioni sociali intense, di vicinanza e accoglienza), immagina un rilancio di tali sfide con uno sguardo costruttivo e con strutture a misura delle bambine e dei bambini verso un futuro maggiormente sostenibile.

I  diritti dell’infanzia

Il sistema integrato di educazione e d’istruzione dalla nascita ai sei anni è stato istituito il 13 aprile del 2017 con D.lgs n. 65. Esso ha, da un lato, l’obiettivo di superare le disuguaglianze e le barriere non solo territoriali ed economiche, ma anche sociali e culturali, e, dall’altro, ha, come finalità, l’esigenza di assicurare, durante l’intera infanzia, le pari opportunità di sviluppo delle potenzialità sociali, cognitive, emotive, affettive, relazionali di tutte le bambine e di tutti i bambini in un ambiente di apprendimento, professionalmente qualificato.

Il sistema integrato “zerosei”, propone, per attuare tali obiettivi, una visione unitaria a favore di un percorso educativo storicamente distinto in due segmenti:

  • 0-3 anni, che comprende nidi, micro-nidi, servizi educativi e sezioni primavera;
  • 3-6 anni, che corrisponde alle scuole dell’infanzia.

Le Linee pedagogiche del sistema integrato “zerosei” hanno, come riferimento, il rispetto dei diritti delle bambine e dei bambini, sanciti dalla Convenzione internazionale del 20 novembre 1989. Oggi tutti sanno “quanto critiche e allarmanti – recita la prima parte delle Linee pedagogiche – siano le condizioni di vita dell’infanzia, anche in alcune realtà italiane, ed è evidente come il rispetto dei diritti dei bambini non si risolva in una semplice dichiarazione formale, ma è necessario che essi vengano tradotti in scelte legislative e amministrative, in coerenti prassi organizzative, educative e di cura che offrano una concreta garanzia del loro perseguimento. Tale compito spetta alla Repubblica nelle sue diverse articolazioni, dallo Stato alle Regioni e agli Enti locali, in stretta e continuativa collaborazione tra loro. Si tratta di progettare insieme, nel rispetto delle competenze istituzionali, condizioni di apprendimento e di socializzazione che garantiscano ad ogni bambino il diritto soggettivo all’educazione e consentano a ciascuno di sentirsi riconosciuto e accolto nella propria unicità e diversità”.

Le bambine e i bambini non sono soltanto soggetti che stanno crescendo e, pertanto, destinatari di interventi e cure, ma sono anche soggetti di diritto a tutti gli effetti, che, all’interno della famiglia, della società e delle istituzioni educative, devono poter esercitare le prime forme di cittadinanza attiva. Bisogna, dunque, valorizzare e sostenere i nidi, i servizi educativi e le scuole dell’infanzia per tutti; essi devono essere capaci, rinnovandosi continuamente, tanto di assecondare i nuovi bisogni e di diventare luogo di benessere, quanto di promuovere l’uguaglianza educativa e l’integrazione/inclusione culturale e sociale. In tal modo il sistema integrato “zerosei” anni potrebbe contribuire all’attuazione degli articoli 2, 3 e 31 della Costituzione.

I documenti europei, le leggi nazionali e quelle regionali hanno, in questi ultimi tempi, sviluppato, in considerazione delle esperienze e delle prassi educative maturate nei nidi, nei servizi educativi e nelle scuole dell’infanzia con la partecipazione attiva di educatori, insegnanti e ricercatori, maggiormente i diritti dell’infanzia, soprattutto quello all’educazione e alla cura fin dalla nascita. La collaborazione ha consentito di passare, in pochi decenni, ad un livello di riflessione e di consapevolezza tale da produrre una prospettiva educativa da zero a sei anni, basata su salde fondamenta e adeguata ad accrescere le premesse per la creazione di un autentico sistema integrato.

Anche la Commissione europea, con la Carta dei diritti fondamentali del 2000, aveva, recependo la Convenzione ONU del 1989, previsto il diritto, a livello individuale, all’istruzione e alla formazione. Successivamente, i documenti europei, soprattutto quelli promulgati dal 2011 in poi, sono diventati strumenti di un confronto aperto sui problemi educativi con il contribuito anche di un gran numero di esperti italiani, che, in un crescendo culturale, hanno offerto scenari attuativi dei diritti delle bambine e dei bambini, attivabili all’interno di nidi, di servizi educativi e di scuole dell’infanzia di alta qualità. Tali servizi sono contraddistinti sia da accessibilità, da sostenibilità, da inclusività e da professionalità del personale docente e non, sia tanto da un’accurata progettazione del curricolo quanto da sistemi efficaci di monitoraggio e di valutazione, nonché da finanziamenti congrui.

Le politiche a favore dell’infanzia sono, per le Linee pedagogiche, considerate come la strada maestra per progettare comunità non solamente solidali, giuste ed eque, ma anche attente all’educazione dell’infanzia e orientate a favorire il dialogo, la coesione sociale e l’inclusione. In diversi documenti dell’Unione europea è avvalorata la centralità del bambino nel rispetto delle sue esigenze di crescita.

In essi si afferma che la bambina e il bambino hanno diritto:

  • ad essere coinvolti nelle scelte che li riguardano;
  • ad affrontare diverse e complicate esperienze;
  • a socializzare;
  • a relazionarsi con coetanei e adulti diversi dalle figure parentali.

Ci si rende, così, conto che le bambine e i bambini devono essere disponibili, per costruire autentici percorsi di conoscenza, a relazionarsi con gli altri sia coetanei che adulti e ad apprendere attraverso codici linguistici diversi. A tale scopo, l’intero territorio deve predisporsi ad un impegno verso l’infanzia con una robusta proposta di nidi, di servizi educativi e scuole dell’infanzia di elevato profilo educativo, migliorando, così, con costi sostenibili, la cura educativa come processo formativo non solo mirato ma anche inclusivo per le bambine e i bambini.

Per le Linee pedagogiche, elaborate dalla Commissione, “l’educazione e la cura sono inseparabili”. Sono di riferimento, a tale intreccio, cinque dimensioni per le politiche proattive a favore dell’infanzia e per le prassi educative coerenti. Tali dimensioni sono:

  • l’accesso ai servizi, tramite una diffusione e distribuzione adeguate sul territorio nazionale;
  • l’elevata professionalità degli operatori, sostenuti e agevolati non solo nelle scelteeducative, nelle pratiche didattiche e nei progetti di ricerca, ma anche negli scambi con realtà differenti e nella riflessione comune sulle proprie attività;
  • l’elaborazione di un curricolo per il benessere personale, eretto sul riconoscimento dellediversità e capace di favorire la continuità;
  • il monitoraggio continuo, basato sulla valutazione e sull’autovalutazione;
  • le normative nazionali e regionali per garantire non solo la qualità dell’offerta formativa, ma anche i diritti sia delle bambine e dei bambini sia del personale scolastico e delle famiglie;
  • i finanziamenti strutturali che devono essere congrui non solo per rafforzare l’esistente, ma anche per incrementarlo e per qualificare l’offerta.

L’approccio dell’Unione europea, attraverso il Consiglio del 22 maggio 2019 che ha deliberato relativamente ai sistemi di educazione e cura di alta qualità della prima infanzia, ha, pertanto, una prospettiva organica, olistica e inclusiva. Esso ha come sfondo l’esigenza di comprendere lo sviluppo globale della persona e di rispondere ai bisogni di ognuno, contestualizzati a livello sociale, culturale ed economico.

In tal modo, sicuramente si prospetta un sistema efficiente di nidi, di servizi educativi e di scuole dell’infanzia, che si caratterizza per un’elevata professionalità e per degli ambienti attraenti e stimolanti, nei quali le relazioni educative e gli apprendimenti potranno essere costruiti insieme dalle bambine, dai bambini, dagli educatori/insegnanti e dai soggetti adulti.

Le Linee pedagogiche affrontano anche il sistema integrato pubblico-privato, sostenendo che esso è attualmente un quadro di riferimento delle politiche educative; infatti, si sostiene che il forte incremento dei servizi 0-6 è stato prodotto negli ultimi anni sia dalla presenza di strutture comunali e statali sia dall’apertura di servizi privati. L’integrazione tra gestioni diverse é stato, poi, per l’intera rete, un valore aggiunto, perché ha legittimato azioni per un continuo miglioramento, riguardanti la qualità e il rinnovamento delle pratiche educative.

Il rafforzamento delle politiche educative per l’infanzia deve essere favorito e sostenuto da un’efficace governance; solo in tal modo la consapevolezza organizzativa delle istituzioni pubbliche può, attraverso distinti livelli di coordinamento, atti ad integrare aspetti normativi, educativi, organizzativi, gestionali e di costante monitoraggio, evidenziare migliori condizioni e determinare la solidità del sistema integrato. Anche l’aspetto della sostenibilità finanziaria è, secondo le Linee pedagogiche, di fondamentale importanza. Esso deve fondarsi sulla fiscalità generale per i nidi e per i servizi educativi pubblici, nonché per le scuole statali e comunali.

Per quanto concerne le scuole paritarie dell’infanzia e i servizi educativi a titolarità privata, devono, a tale fiscalità, provvedere e contribuire:

  • le famiglie;
  • gli utenti, attraverso le rette;
  • i privati, con gli investimenti.

La complessa problematica della fiscalità deve, in ogni modo, essere disciplinata nel quadro delle politiche a sostegno dell’infanzia, affinché sia effettivamente possibile riconoscere il diritto all’educazione fin dalla nascita di tutte le bambine e di tutti i bambini. E’, inoltre, necessario, come sostengono le Linee pedagogiche, che siano diffusi, in maniera omogenea, i nidi e i servizi educativi da 0-3, come già fissato nel 2002 negli obiettivi di Barcellona, con una copertura su tutto il territorio nazionale di almeno il 33% di servizi a tempo pieno (nidi, micronidi e sezioni primavera).

Bisogna, poi, fare, in considerazione che i servizi integrativi (spazi-gioco, centri per bambini e famiglie, servizi educativi in contesto domiciliare), sono, in tale prospettiva, elementi complementari e integrativi dell’offerta, adeguati investimenti non solo sulla diffusione quantitativa ma anche sull’accessibilità, come condizioni essenziali affinché i nidi e i servizi educativi dell’infanzia possano svolgere pienamente la loro funzione e il loro ruolo.

Le politiche scolastiche per i diritti dell’infanzia devono indicare che la presenza di una rete di nidi, di servizi educativi e di scuole dell’infanzia di qualità possa trasformare, in sintonia con l’art. 3 della Costituzione italiana, una città e un territorio a misura umana e inclusivi. Statisticamente la scuola dell’infanzia, rapportata alle bambine e ai bambini della stessa età è pari:

  • al 90,1% per le bambine e i bambini di 3 anni;
  • al 92,4% per le bambine e i bambini di 4 anni;
  • all’87% per le bambine e i bambini di 5 anni.

Occorre, tuttavia, considerare che il 7,4% delle bambine e dei bambini di 5 anni è iscritto in anticipo alla scuola primaria nell’anno scolastico di riferimento. Perciò, il numero dei bambini di 5 anni che frequenta una struttura educativa è pari al 94,4%.