Educazione digitale e Media Education

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Educazione digitale e Media Education

di Renato Candia

    Tra le varie questioni che l’emergenza pandemica ha messo in evidenza nel contesto dei processi di apprendimento, ci sono anche quelle che riguardano il travasamento dell’Educazione Digitale (che da ancillare in presenza è diventata disciplina principe nella Didattica a Distanza) nei campi del sapere di tutte le altre discipline presenti nelle programmazioni scolastiche.

Un particolare ambito, in tal senso, è tuttavia quello che riguarda la Media Education. Le particolari condizioni di trasmissibilità dei prodotti mediali hanno potuto, magari, suggerire nel tempo l’idea che l’azione tecnologica e quella linguistica si potessero in qualche modo sovrapporre (divenendo magari l’una strumento di esercizio dell’altra e viceversa). In realtà ovviamente non è così perché in entrambi i casi siamo in presenza di campi di competenza ben distinti.

È possibile fare maggiore chiarezza a partire da piccole prassi quotidiane piuttosto diffuse sia tra i giovani che tra gli adulti, come quella della partecipazione ai contesti comunicativi generati dai social media, e in particolare ai processi di condivisione di immagini e opinioni. Chiedere e/o ricevere l’amicizia su un qualunque social, per esempio, non è che un primo passo verso la costruzione di una relazione inter-personale: molto frequentemente però accade che il semplice aver ricevuto una considerevole quantità di amicizie costituisca per il richiedente (ovvero per chi le avesse ricevute) un vero e proprio patrimonio di relazioni sociali, spendibile come indicatore di un personale successo e quindi, ma soltanto all’apparenza, particolarmente gratificante ma altrettanto generatore di false convinzioni su se stessi.

Il processo della condivisione è invece un po’ più complesso e articolato e si completa realmente nel superamento di più livelli fino ad arrivare allo sviluppo e al consolidamento di una relazione vera e propria tra chi si propone alla rete e chi ne raccoglie la richiesta. Il dato è ben chiaro, per esempio, nelle strategie del Marketing pubblicitario digitale, per le quali like e follower in sé non contano assolutamente nulla, se per ciascuno di questi non viene attivata una adeguata procedura di conversione che porti all’acquisto del prodotto reclamizzato: si chiama tecnicamente “costo contatto”, più alta è la capacità dell’azienda di agganciare il cliente e condurlo alla fase finale dell’acquisto, più basso sarà il costo contatto ovvero maggiore sarà l’efficacia dell’imput pubblicitario messo nella rete.

Sul piano della programmazione dei processi di apprendimento la questione potrebbe riassumersi in una semplice formula: se è vero che ad ogni click dovrebbe essere corrisposta una relazione, si può genericamente dire che la Digital Education si occupa del click, mentre la Media Education si occupa della relazione.

La relazione, nell’educazione ai Media, ha a che fare con i suoi contenuti, che sono testi, a loro volta portatori di narrazioni, ovvero di sensi e significati strutturati e complessi: educare ai Media vuol dire allora accompagnare l’alunno verso un’abitudine al pensiero critico, al discernimento, alla consapevolezza del senso e, soprattutto, alla cura della memoria poiché ogni narrazione mediale è portatrice a sua volta di un proprio mondo narrativo, percorrendo (-comprendendo) il quale è necessario riconoscerne e ricordarne le caratteristiche che lo identificano. Altrimenti ci si confonde e ci si perde.

L’oggetto su cui si fonda storicamente la Media Education è il racconto audio-visivo, ovvero il film e, per così dire, i suoi derivati televisivi. Il film, a sua volta, è una rappresentazione del mondo reale, o almeno una narrazione che a quello si ispira, magari il più fedelmente possibile (come nelle forme del Realismo) o il più dissacrante immaginabile (come nelle forme del surrealismo onirico, o delle avanguardie). Educare al film significa esercitare la decodifica delle immagini (come nella pittura, nella fotografia, nella grafica…) e dei suoni (che possono essere rumori, parole, dialoghi, musiche ecc…), ma significa anche comprendere la tessitura delle combinazioni possibili che hanno dato vita ad ogni singola opera, e significa infine avere coscienza dei contesti di consumo e dei contesti di produzione.

Il lavoro didattico sul film rimane tuttavia e in gran parte ancora oggi ancorato nella nostra scuola a modelli operativi di carattere trasversale: il racconto audiovisivo come strumento d’accesso e di esercizio di contenuti appartenenti a discipline altre. Il termine stesso ‘audiovisivo’ sembra tra l’altro rifarsi ancora alle lontane esperienze dei cineforum scolastici che appartengono ormai ad una storia superata.

Il possibile riappropriarsi in forma attuale del film come esercizio didattico passa attraverso una importante considerazione del carattere di questo tempo: la crisi delle sale cinematografiche (su cui la pandemia ha gettato un’ombra tragica, che ci si augura non sia definitiva) e l’ingigantirsi degli strumenti della fruizione domestica hanno contribuito non poco a spostare gli spazi del racconto audiovisivo dal modello del film autoconclusivo, nel quale la storia nasce e si conclude nel tempo di durata dello stesso film, al modello del racconto audiovisivo seriale, nel quale la storia nasce e si sviluppa in trame e sotto-trame che dilatano all’infinito il mondo narrativo di partenza senza più portare la storia iniziale ad una conclusione vera e propria.

In questo senso l’esercizio didattico potrebbe considerare questa mutazione storica, che consiste essenzialmente in un evidente potenziamento del ruolo dello spettatore, stimolato a orientarsi dentro mondi narrativi sempre più sovraccarichi di bivi, di scarti improvvisi, di figure che scompaiono e riappaiono, di personaggi secondari che diventano di colpo primari e viceversa, di trame complicate che anziché risolversi si complicano sempre di più e molto altro ancora. La Media Education gioca in questo caso un ruolo molto importante nell’accompagnare concretamente lo spettatore giovane dentro la relazione col racconto audiovisivo, esercitando la memoria attraverso la scoperta e il riconoscimento dei mondi narrativi che convivono dentro il racconto audiovisivo stesso e cercando di svelarne, tanto per cominciare, il sistema di reciproche coerenze (o incoerenze) su cui si basa il suo stesso senso.